DONATO CARRISI.
...
.
...
L'UOMO DEL LABIRINTO.
...
.
...
2018. Longanesi Editore, MILANO.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
PRESENTAZIONE.
...
.
...
Londata di caldo anomala travolge ogni cosa, costringendo tutti a invertire i ritmi di vita: soltanto durante le ore di buio  possibile lavorare, muoversi, sopravvivere. Ed  proprio nel cuore della notte che Samantha riemerge dalle tenebre che lavevano inghiottita. Tredicenne rapita e a lungo tenuta prigioniera, Sam ora  improvvisamente libera e, traumatizzata e ferita,  ricoverata in una stanza dospedale. Accanto a lei, il dottor Green, un profiler fuori dal comune. Green infatti non va a caccia di mostri nel mondo esterno, bens nella mente delle vittime. Perch  dentro i ricordi di Sam che si celano gli indizi in grado di condurre alla cattura del suo carceriere: lUomo del Labirinto. Ma il dottor Green non  lunico a inseguire il mostro. L fuori c anche Bruno Genko, un investigatore privato con un insospettabile talento. Quello di Samantha potrebbe essere lultimo caso di cui Bruno si occupa, perch non gli resta molto da vivere. Anzi: il suo tempo  gi scaduto, e ogni giorno che passa Bruno si domanda quale sia il senso di quella sua vita regalata, o forse soltanto presa a prestito. Ma uno scopo c: risolvere un ultimo mistero. La scomparsa di Samantha Andretti  un suo vecchio caso, un incarico che Bruno non ha mai portato a termine. E questa  loccasione di rimediare. Nonostante sia trascorso tanto tempo. Perch quello che Samantha non sa  che il suo rapimento non  avvenuto pochi mesi prima, come lei crede.
LUomo del Labirinto lha tenuta prigioniera per quindici lunghi anni. E ora  scomparso.
...
.
...
L'AUTORE.
...
.
...
Donato Carrisi (Martina Franca, 25 marzo 1973)  uno scrittore, sceneggiatore, drammaturgo, giornalista e regista italiano, vincitore del Premio Bancarella nel 2009 con Il suggeritore e del premio David di Donatello nel 2018 con La ragazza nella nebbia.
Collaboratore per il Corriere della Sera, si cimenta come Sceneggiatore di serie televisive e per il cinema. Dopo aver studiato al Liceo Classico Tito Livio di Martina Franca, si  laureato in giurisprudenza, con una tesi su Luigi Chiatti, "il Mostro di Foligno". Ne  seguita poi la specializzazione in criminologia e scienze del comportamento.
Nel 2018 diventa insegnante all'Universit IULM, dove tiene il corso di "Scrittura di genere: thriller, noir, giallo, mystery" nel master di Arti del racconto.
...
.
...
L'UOMO DEL LABIRINTO.
...
.
...
1.
...
.
...
Mentre per la maggioranza dell'umanit quel 23 febbraio era solo un mattino come un altro, per Samantha Andretti poteva essere l'inizio del giorno pi importante della sua giovane vita.
Tony Baretta aveva chiesto di parlarle.
Sam si era rigirata nel letto per tutta la notte come l'indemoniata di alcuni film dell'orrore, provando a ipotizzare i motivi che spingevano uno dei ragazzi pi carini della scuola - e del creato - a voler scambiare frasi di senso compiuto proprio con lei.
L'inizio dei fatti, per, doveva essere collocato al giorno precedente. Per prima cosa, la richiesta non era stata fatta direttamente a lei, e nemmeno da lui in persona. Fra i preadolescenti certe cose prevedevano il rispetto di regole precise. Certo, l'iniziativa partiva sempre dall'interessato. Ma poi c'era tutta una procedura. Tony si era servito di Mike, uno del suo giro, che l'aveva riferito a Tina, la compagna di banco di Sam. Tina poi l'aveva detto a lei. Una frase semplice, diretta, ma che, nell'imperscrutabile universo delle scuole medie, poteva significare molte cose.
-Tony Baretta vuole parlarti- le aveva sussurrato in un orecchio Tina durante l'ora di ginnastica, saltellando per la contentezza e con gli occhi e la voce che brillavano - perch  una vera amica gioisce per le cose belle che ti riguardano come se fossero capitate a lei.
-Chi te l'ha detto? aveva chiesto subito Sam.
-Mike Levin, mi ha fermata mentre tornavo dal bagno.
Se Mike si era rivolto a Tina, la materia era confidenziale e doveva rimanere tale. -Ma cosa ti ha detto, esattamente? aveva chiesto lei, per essere sicura che Tina avesse capito veramente bene - a scuola nessuno aveva dimenticato la storia della povera Gina D'Abbraccio, soprannominata -la vedova- perch  quando un ragazzo le aveva chiesto se avesse o meno un cavaliere per il ballo di fine anno, lei aveva scambiato quella semplice curiosit per un invito, e cos si era ritrovata in abito lungo di tulle color pesca ad attendere in lacrime un fantasma.
Tina aveva ribadito pedissequamente: -Mi ha detto: 'Di' a Samantha che Tony vuole parlare con lei'-.
Ovviamente, mentre commentavano la cosa, Samantha le aveva fatto ripetere quelle parole ancora e ancora. Proprio per avere la garanzia che Tina non avesse travisato o magari per timore che qualche alieno avesse deciso di clonare la sua compagna al solo scopo di burlarsi di lei.
Non era dato sapere il -quando- e il -dove- sarebbe avvenuta la chiacchierata con Tony, e ci per Sam era un ulteriore elemento di frustrazione. Forse sarebbe accaduto nel laboratorio di scienze o in biblioteca, immaginava. Oppure dietro le gradinate della palestra dove Tony Baretta si allenava con la squadra di basket e Samantha con quella di pallavolo. Erano escluse entrata e uscita da scuola, e non sarebbe successo nemmeno in mensa o nei corridoi - troppi occhi e orecchie indiscreti. A pensarci bene, per, non possedere altri dettagli, oltre che una tortura, era anche il bello della cosa. Sam non avrebbe saputo descrivere meglio la strana alternanza di euforia e depressione che era seguita a quella semplice richiesta, perch  l'argomento dell'incontro poteva essere una sorpresa o una delusione ma lei era comunque grata -s  grata - per ci che le stava capitando.
E stava capitando proprio a lei - Samantha Andretti - e non a qualcun altro!
Sua madre aveva torto nel dire che certe cose che succedono a tredici anni si apprezzano meglio da adulti, quando le rivedi nel passato. perch  al momento Sam era felice di una felicit che era soltanto sua, che nessun altro sulla faccia della terra avrebbe potuto comprendere o provare. E ci faceva di lei una privilegiata... O, forse, una povera illusa che stava per andare a sbattere il muso contro un'atroce verit: in fondo, Tony Baretta era noto per fare lo sbruffone con le ragazze.
Il fatto era che lei a Tony non ci aveva mai pensato. Non in quel senso almeno. La natura aveva iniziato a operare misteriosamente sul suo corpo e Sam si era gi abituata alla piccola condanna mensile che avrebbe dovuto scontare per gran parte della vita, ma fino a quel momento non aveva potuto apprezzare gli effetti positivi di quella -mutazione-. Samantha non si era mai resa conto di essere carina - o forse lo sapeva anche prima, ma la cosa non era ancora rilevante. In realt, le nuove forme che avevano iniziato a incuriosire i ragazzi erano una rivelazione anche per lei.
Tony se n'era accorto? Era a questo che mirava? Metterle le mani sotto la maglietta o - gesperdonami e signoresantoaiutami - anche pi sotto?
Ecco perch  il mattino del 23 febbraio - il giorno dei giorni! -, mentre spossata dall'insonnia osservava il bagliore dell'alba invadere il soffitto della propria stanza, Sam si era persuasa che la frase di Tony Baretta non fosse reale, bens  solo il frutto di un'allucinazione. O, probabilmente, lei ci aveva pensato troppo e, nel passaggio fra i meandri della fervida fantasia di ogni preadolescente, l'idea aveva perso credibilit. C'era un solo modo per scoprire se si era ingannata. E per questo non doveva far altro che sollevare il proprio corpo stanco da un letto di sudore, prepararsi e andare a scuola.
Cos, dopo aver ignorato i rimproveri della madre sul fatto che non si fosse nutrita abbastanza a colazione - non riusciva a respirare, figurarsi a mangiare, diamine! -, Sam si mise lo zaino in spalla e infil velocemente la porta di casa per andare incontro, impavida ma anche un po' rassegnata, al proprio ineluttabile destino.
Alle otto meno cinque, le strade del quartiere in cui viveva la famiglia Andretti erano pressoch  deserte. Chi lavorava era gi uscito da un pezzo, i disoccupati erano impegnati a smaltire a letto i postumi della sbornia della sera prima, gli anziani attendevano le ore pi calde della giornata per mettere la testa fuori dall'uscio e gli studenti avrebbero atteso fino all'ultimo minuto prima di avviarsi. In effetti, era un orario insolito anche per Sam. Avrebbe voluto passare da Tina, come faceva spesso. Ma poi pens che probabilmente l'amica non era ancora pronta e lei non aveva la pazienza per aspettarla mentre finiva di prepararsi.
Non quel giorno.
Nel tragitto lungo il marciapiede di mattoni grigi incroci solo un fattorino intento a cercare l'indirizzo a cui consegnare della merce. Non si accorse nemmeno di lui, e l'uomo registr appena la ragazzina tranquilla che gli passava accanto - guardandola, nessuno avrebbe potuto immaginare il tumulto che si portava dentro. Sam super la casa verde dei Macinsky, con quel brutto cagnaccio nero che si acquattava nella siepe spaventandola ogni volta, e poi anche la villetta che un tempo era appartenuta alla signora Robinson e che adesso cadeva a pezzi perch  i parenti non si mettevano d'accordo sull'eredit. Costeggi il campo di calcio dietro alla chiesa della Santissima Misericordia. C'era anche un giardino con il piccolo parco giochi con le altalene, lo scivolo e il grande tiglio su cui padre Edward affiggeva i volantini con le attivit della parrocchia. Mentre tutt'intorno era silenzio, in fondo alla strada deserta si vedeva gi il vialone su cui scorreva il traffico frenetico diretto in centro.
Ma Sam non notava niente di tutto ci.
Il paesaggio davanti ai suoi occhi era come uno schermo su cui la mente proiettava il volto sorridente di Tony Baretta. A guidarla lungo il percorso era solo la memoria inconscia di passi familiari, ripetuti centinaia di volte prima di allora.
Tuttavia, giunta a met strada dall'istituto in cui frequentava la seconda media, Sam fu colta dal dubbio se fosse vestita in modo adeguato per l'appuntamento. Aveva indossato i jeans preferiti - con gli strass sulle tasche posteriori e piccoli strappi all'altezza delle ginocchia - e, sotto un bomber nero di un paio di taglie pi grande, la felpa bianca che le aveva regalato il padre al ritorno dall'ultimo viaggio di lavoro. Ma il vero problema erano le occhiaie causate dalla lunga veglia notturna. Aveva provato a nasconderle col fondotinta della madre, ma non era del tutto convinta di esserci riuscita - ancora non le era permesso truccarsi e non era pratica.
Rallent il passo e osserv le auto parcheggiate lungo la carreggiata. Scart subito la Dodge grigio metallizzato e una Volvo beige perch  non facevano al caso suo, erano troppo sporche. Finalmente intravide ci che le occorreva. Dall'altro lato della strada c'era un minivan bianco con i finestrini a specchio. Samantha attravers per raggiungerlo e si guard. Ma dopo aver verificato che il fondotinta in effetti copriva bene le borse sotto gli occhi, non riprese subito il cammino. Rimase invece a contemplare il proprio volto riflesso, incorniciato da lunghi capelli castani - adorava i suoi capelli. Si domand se davvero fosse abbastanza carina per Tony e prov a immaginare di vedersi con gli occhi di lui. Cosa ci trova in me? E mentre si interrogava, per un istante prolung il fuoco dello sguardo oltre la superficie riflettente.
Non pu essere, si disse. E osserv meglio.
Dall'altra parte del vetro, nell'ombra, c'era un coniglio gigante. E la stava osservando, immobile.
Samantha avrebbe potuto scappare - una parte di s le diceva di farlo, e in fretta - e tuttavia non fugg. Era affascinata da quello sguardo che emergeva dall'abisso, come ipnotizzata. Non sta succedendo sul serio, si disse. Non sta capitando a me, si ripet con la tipica incredulit delle vittime, che invece di sottrarsi al proprio destino ne sono inspiegabilmente attratte.
La ragazzina e il coniglio si fissarono per un tempo infinito, come spinti da una morbosa curiosit reciproca.
Poi, improvvisamente, il portellone del minivan si spalanc, sottraendole la vista del proprio riflesso. Nel momento in cui il suo volto di bambina svaniva davanti a lei, Samantha non colse alcuna paura nei propri occhi. Semmai, un lampo di sorpresa.
Mentre il coniglio la trascinava nella tana, Sam non immaginava che quella sarebbe stata l'ultima volta che avrebbe rivisto se stessa per molto molto tempo.
 2.
La prima cosa che emerse dall'oscurit furono i suoni, come un'orchestra che accorda gli strumenti prima di un concerto. Suoni caotici oppure ordinati, ma sempre lievi. Note elettroniche, cadenzate. Ruote di carrelli che scorrono da una parte all'altra e tintinnio di vetri che urtano fra loro. Squillo discreto di telefoni. Passi veloci ma leggeri. Il tutto mischiato a voci incomprensibili e distanti, ma comunque umane - quanto tempo era che non udiva delle voci? E sentiva il proprio respiro. Regolare, ma cupo. Era come respirare in una caverna. No, c'era qualcosa che le premeva la faccia.
Il secondo dato che la sua mente indebolita registr fu l'odore. Disinfettante per ambienti. E medicina. s  c'  odore di medicinali, pens.
Prov a orientarsi. Non aveva cognizione del proprio corpo, sapeva solo di essere supina. Teneva gli occhi chiusi perch  le palpebre erano pesanti, tanto pesanti. Ma doveva sforzarsi di sollevarle. Doveva farlo in fretta, prima di essere sopraffatta dagli eventi.
Controllare il pericolo. Questo   l'unico modo.
La voce che aveva appena parlato proveniva da qualche parte dentro di lei. Non era un ricordo. Era un istinto. Qualcosa che si era formato nel tempo, attraverso l'esperienza. Aveva dovuto imparare a sopravvivere. Ecco perch, nonostante il torpore, una parte di lei era sempre allerta.
Apri gli occhi - apri quei maledetti occhi! E guarda.
Si dischiuse una leggera fessura nel campo visivo. Lacrime si riversarono nelle iridi, ma non era una reazione emotiva, semmai di fastidio - ormai concedeva raramente a quel bastardo la soddisfazione di vederla piangere. Per un attimo temette di incontrare il buio, scopr invece una luce bluastra che inondava lo spazio intorno a lei.
Sembrava di stare sul fondo dell'oceano. Confortevole, tranquillo.
Ma poteva essere uno sporco trucco, lo sapeva bene, aveva sperimentato sulla propria pelle quanto potesse essere rischioso fidarsi. Appena gli occhi si abituarono alla nuova condizione, inizi a muoverli per esplorare l'ambiente circostante.
Era distesa su un letto. La luce blu proveniva da alcuni neon sul soffitto. Intorno a lei, una grande stanza coi muri bianchi. Nessuna finestra. Ma in fondo, sulla sinistra, c'era un'enorme parete a specchio.
A lui non piacciono gli specchi, le disse ancora la voce. Com'era possibile?
E poi c'era una porta socchiusa e, oltre, un corridoio illuminato. Era da l  che provenivano i suoni che udiva.
Non era reale. Non aveva senso. Dove mi trovo?
Davanti alla porta stazionava una figura umana, di spalle, vestita di scuro - riusciva a intravederla nello spiraglio lasciato dal battente. Sul fianco portava una pistola. Che scherzo   questo? Cosa significa?
Solo allora si accorse che, a poca distanza dal letto, c'era un tavolino con un microfono e un registratore. Accanto, una sedia di ferro, vuota. Ma sulla spalliera era poggiata la giacca di un abito da uomo. E' vicino,  pens. Torner. E sent  un'ondata di paura crescerle dentro come una marea.
La paura no, si disse. La paura era il vero nemico. Devo andarmene da qui.
Non sarebbe stato facile, non credeva di averne le forze. Prov a muovere le braccia, sollev i gomiti e li punt sul materasso per tirarsi su. Lunghi capelli castani le scivolarono sul volto. Le membra erano pesanti, riusc a issare parzialmente il busto ma ricadde subito indietro. Qualcosa le tratteneva il volto: una maschera d'ossigeno collegata a una valvola sul muro. E al braccio aveva una flebo. Stratton il tubo, sfilando l'ago dalla vena. Ma appena si priv anche del gas benefico, si accorse che le mancava il respiro. Toss. Prov a ingoiare l'aria che la circondava, ma aveva una consistenza pi densa del fresco refolo che aveva inalato fino ad allora. Gli occhi le si riempirono di vivacissimi puntini neri.
Il buio riprendeva il sopravvento, ma non si arrese.
Scost il lenzuolo che la copriva dalla vita in gi e, in mezzo alle ombre che le offuscavano la vista, intravide un tubicino che partiva dal suo inguine e terminava in una sacca trasparente in cui si era raccolto del liquido giallastro.
Ancora supina, mosse la gamba destra con l'intenzione di scendere dal letto. Ma qualcosa tratteneva la sinistra. Un peso. Colta alla sprovvista dalla zavorra, perse l'equilibrio e si sent  precipitare verso il basso. Croll su una superficie dura e fredda, sbatt la faccia. La gamba sinistra fran per ultima sul pavimento, e produsse un suono sordo, di pietra.
Il rumore aveva richiamato l'attenzione di qualcuno, perch  sent  chiaramente la porta aprirsi e richiudersi. Poi scorse un'ombra correre verso di lei: qualcosa tintinnava sul suo fianco - un moschettone pieno di chiavi. L'ombra appoggi una tazza fumante per terra e l'afferr per le ascelle. -Sta' tranquilla- la incoraggi una voce maschile mentre lei veniva tirata su. -Tranquilla- ripet lo sconosciuto mentre maneggiava il suo corpo quasi esanime con delicatezza. -Non   nulla.
Si sentiva quasi soffocare, stava per perdere i sensi. Cos abbandon il capo sul torace dell'uomo. Sapeva di acqua di colonia e portava la cravatta, cosa che le parve crudele e assurda.
I mostri non mettono la cravatta.
L'uomo la iss sul letto e, dopo averle scostato i capelli dalla faccia, le riposizion la mascherina sulla bocca. L'ossigeno le riemp i polmoni, dandole sollievo. Dopo averla fatta distendere per bene, le sistem un cuscino sotto la gamba sinistra, che era ingessata dalla caviglia fin sopra il ginocchio. -Starai pi comoda- le disse, premuroso. Infine, pass alla cannula della flebo che si era staccata e le infil nuovamente l'ago nel braccio. Mentre compiva queste operazioni, lei non smetteva di osservarlo con stupore.
Non era pi abituata alla gentilezza. E, soprattutto, a una presenza umana.
Cerc lo stesso di metterlo a fuoco. Lo conosceva? Le sembrava di non averlo mai visto. Gli attribu circa sessant'anni, aveva un aspetto atletico. Portava occhiali tondi dalla montatura scura. I capelli erano arruffati. Oltre al moschettone con le chiavi attaccato alla cintura, aveva un tesserino con la foto appuntato sul taschino di una camicia blu. Le maniche erano arrotolate fino ai gomiti.
Quando ebbe finito, l'uomo recuper la tazza fumante che aveva lasciato sul pavimento e l'appoggi su un comodino su cui c'era anche un telefono giallo.
Un telefono? Non pu essere un telefono!
-Come ti senti? le chiese.
Non rispose.
-Riesci a parlare?
Tacque e lo guard con occhi sgranati, pronta a saltargli addosso.
Le si avvicin. -Capisci le mie parole?
-Questo   un gioco? La frase scatur rauca, soffocata dalla mascherina dell'ossigeno.
-Cosa? domand lui.
Si schiar la voce. -Questo   un gioco? ripet.
-Non so cosa intendi, mi spiace. Poi aggiunse: -Sono il dottor Green-.
Non conosceva nessun dottor Green.
-Sei al Saint Catherine,   un ospedale. Va tutto bene.
Cerc di assimilare le parole, ma non ci riusciva. Saint Catherine, ospedale - erano informazioni al di fuori della sua portata.
No, non va tutto bene. Chi sei tu? Cosa vuoi da me, veramente?
-Capisco che tutto questo ti scombussoli- disse l'uomo. -E' normale,   ancora troppo presto. La fiss un attimo in silenzio, con compassione.
Nessuno mi guarda cos .
-Ti hanno portato qui due giorni fa- prosegu l'altro. -Hai dormito per quasi quarantott'ore. Ora per sei sveglia, Sam.
Sam? Chi   Sam? -Questo   un gioco? chiese per la terza volta.
Forse l'uomo aveva colto la perplessit nell'espressione del suo volto, perch  adesso sembrava preoccupato. -Tu sai chi sei, vero?
Ci pens un momento, aveva paura di rispondere.
L'uomo si sforz di sorriderle. -Ok, una cosa alla volta... Dove pensi di essere adesso?
-Nel labirinto.
Green lanci una breve occhiata verso lo specchio, poi torn a rivolgersi a lei. -Ti ho detto che siamo in un ospedale, non mi credi?
-Non lo so.
-E' gi qualcosa, mi sta bene. Si accomod sulla sedia di ferro, si sporse in avanti, poggiando i gomiti sulle ginocchia e intrecciando le mani, in un atteggiamento confidenziale. -perch  pensi di essere in un labirinto?
Lei si guard intorno. -Non ci sono finestre.
-E' strano, hai ragione. Ma, vedi, questa   una stanza speciale: siamo nel reparto ustionati. Ti hanno portata qui perch  i tuoi occhi non sono pi abituati alla luce naturale, potrebbe rivelarsi nociva proprio come se avessi un'ustione. Ecco anche il motivo delle lampade ultraviolette.
Sollevarono insieme lo sguardo ai neon blu.
Quindi l'uomo si gir verso la parete a specchio. -Da l  medici e parenti possono osservare un paziente senza esporlo a rischio di infezione... Lo so, sembra una stanza per gli interrogatori della polizia, come quelle che si vedono in tv o al cinema- prov a scherzare. -A me ha fatto subito questo effetto.
-A lui non piacciono gli specchi- disse lei, di getto.
Il dottor Green torn serio. -Lui?
-Gli specchi sono proibiti. Infatti fino a quel momento aveva evitato di voltarsi verso la parete a sinistra.
-Chi ha proibito gli specchi?
Non disse nulla, pens che il silenzio potesse bastare. L'uomo le riserv un altro sguardo indulgente. Era dolce come una carezza, ma una parte di lei prov rabbia. Non era ancora sicura di niente.
Non mi faccio fregare.
-Be', mettiamola cos - disse Green senza attendere una risposta. -Se gli specchi sono proibiti ma qui ce n'  uno, allora forse non ti trovi pi nel labirinto. Giusto?
Il ragionamento non faceva una piega. Ma dopo tanti inganni - dopo tanti giochi - era faticoso anche solo provare a fidarsi di qualcuno.
-Ricordi come sei arrivata nel labirinto?
No, nemmeno questo si ricordava. Era consapevole che ci fosse un -fuori- ma, per quanto ne sapeva lei, era sempre stata l  dentro.
-Sam. Pronunci di nuovo quel nome. -E' venuto il momento di chiarire alcune cose, perch  purtroppo non abbiamo molto tempo.
A cosa si riferiva?
-Anche se siamo in un ospedale, io non sono propriamente un dottore. Il mio compito non   curarti, ci sono persone molto pi capaci che si stanno occupando della tua salute. Il mio lavoro   trovare uomini malvagi come quello che ti ha rapita e poi ti ha tenuta prigioniera nel labirinto.
Rapita? Di che sta parlando?
Le girava la testa, non era sicura di voler ascoltare altro.
-Lo so che   doloroso, ma dobbiamo farlo. E' l'unico modo che abbiamo per fermarlo.
Che voleva dire -fermarlo-? Non era certa di volerlo fare. -Come sono arrivata qui?
-Probabilmente sei riuscita a fuggire- disse subito Green. -Due notti fa, una pattuglia ti ha trovata su una strada in una zona disabitata, vicino alle paludi. Avevi una gamba rotta ed eri senza vestiti. Quindi aggiunse: -Forse stavi fuggendo, a giudicare dalle escoriazioni che hai addosso-.
Si osserv le braccia, piene di piccole ferite.
-E' un vero miracolo che tu ce l'abbia fatta.
Non ricordava niente.
-Eri in stato di shock. Gli agenti ti hanno portata in ospedale e hanno avvertito il dipartimento. Hanno cercato un riscontro fra le denunce di scomparsa e sono risaliti alla tua identit... Samantha Andretti.
Infil una mano nella tasca della giacca appesa alla spalliera, ne estrasse un foglietto e glielo consegn.
Lei lo osserv attentamente. Era un volantino con la foto di una ragazzina sorridente, coi capelli e gli occhi castani. Sotto l'immagine era stampata una parola in rosso.
SCOMPARSA.
Prov una stretta allo stomaco. -Questa non sono io- disse, e gli restitu il foglietto.
-E' normale che ora tu dica cos  - afferm Green. -Ma non devi preoccuparti, hai gi fatto grandi progressi rispetto a quando ti hanno ritrovata. Per renderti docile e controllarti meglio, il rapitore ti drogava con farmaci psicotropi, ne hanno riscontrata una notevole quantit nel tuo sangue. Poi indic la flebo attaccata al suo braccio. -Ti stanno somministrando una specie di antidoto. E sta funzionando, perch  adesso sei cosciente. Presto recupererai anche la memoria.
Voleva crederci - Dio quanto lo voleva.
-Sei salva, Sam.
A quelle parole, una strana quiete si impossess di lei. -Salva- si ripet, sent  una piccola lacrima formarsi all'angolo dell'occhio. Sper che rimanesse l, immobile, perch  non poteva permettersi di abbassare la guardia.
-Purtroppo per non possiamo aspettare che le cure facciano completamente effetto, ecco perch  sono qui. Poi la fiss. -Dovrai aiutarmi.
-Io? chiese, sbigottita. -Come posso aiutarla io?
-Ricordando il maggior numero di cose, anche le pi insignificanti. Indic nuovamente la parete a specchio. -L dietro ci sono degli ufficiali di polizia, assisteranno alla nostra conversazione e trasmetteranno ogni dettaglio che riterranno rilevante agli agenti che l fuori sono impegnati a catturare il tuo sequestratore.
-Non lo so se sono capace. Era stanca, spaventata e voleva solo riposare.
-Ascolta, Sam: tu vuoi che quell'uomo paghi per ci che ti ha fatto, vero? E, soprattutto, non vorresti mai che facesse la stessa cosa a qualcun altro...
Stavolta la lacrima scivol sulla guancia, si and a fermare sul bordo della mascherina d'ossigeno.
-Come avrai capito, non sono un poliziotto- prosegu l'altro. -Non ho una pistola e non vado in giro a inseguire i criminali e a farmi sparare addosso. Anzi, a dire il vero, non sono nemmeno tanto coraggioso. Rise alla sua stessa battuta. -Ma una cosa posso assicurartela: lo prenderemo insieme, io e te. Lui non lo sa, ma c'  un posto da cui non pu scappare. Ed   l  che avverr la caccia: non l fuori, ma nella tua mente.
L'ultima frase del dottor Green la fece rabbrividire. Anche se non riusciva ad ammetterlo, aveva sempre saputo che lui le era entrato nella testa - come una specie di parassita.
-Che ne dici: ti fidi di me?
Dopo un istante, gli tese la mano.
Green approv la decisione con un gesto del capo, quindi le ridiede il volantino. -Bene, brava la mia ragazza.
Mentre lei cercava di prendere confidenza con il volto nella fotografia, il dottore si gir verso il tavolino con il microfono e il registratore, e azion l'apparecchio.
-Quanti anni hai, Sam?
Osserv bene la fotografia. -Non saprei... Tredici? Quattordici?
-Sam, hai idea di quanto tempo hai trascorso nel labirinto?
Scosse il capo. No, non lo so.
Il dottor Green annot qualcosa. -Sei sicura di non riconoscere proprio nulla di te in quella foto?
Scrut meglio l'immagine. -I capelli- disse e con la mano si accarezz una ciocca. -Li adoro.
Accarezzarmi i capelli   il mio passatempo preferito, nel labirinto.
Il ricordo la colse all'improvviso, come un rapido flash giunto da chiss dove.
Li pettino con le dita per scacciare il tempo, in attesa di un nuovo gioco.
-Nient'altro?
Vorrei uno specchio. Ma lui non vuole darmelo. La colse un dubbio. -Sono... carina? chiese, timorosa.
-S, lo sei- conferm l'altro con tenerezza. -Ma voglio essere sincero con te... Io so perch  lui proibiva gli specchi.
La colse un senso di angoscia.
-Vorrei che ti voltassi verso la parete a sinistra e lo scoprissi da sola...
Nel silenzio che segu  percep solo il proprio respiro che accelerava in un'affannosa ricerca di ossigeno. Guard negli occhi il dottor Green per capire  se doveva avere paura. Ma lui sembrava imperturbabile. Comprese che si trattava di una prova, e che non poteva evitarla. cos  inizi a voltare il capo sul cuscino. sent l'elastico della mascherina tendersi sulla guancia.
Adesso vedr la ragazzina del volantino e non mi riconoscer, si disse. Ma la verit era mille volte peggio.
Quando incontr se stessa nel riflesso, impieg un po' a visualizzare l'immagine che le veniva restituita.
-Sei stata rapita un mattino di febbraio, mentre andavi a scuola- le spieg il dottore.
La vecchia bambina coi capelli castani nello specchio cominci a piangere.
-Mi spiace- disse Green. -E' successo quindici anni fa.


 3.
-... Quindici anni senza notizie, senza un indizio, una speranza. Quindici anni di silenzio. Un incubo lunghissimo, che si   concluso in modo felice e inaspettato. perch  nessuno, fino a due giorni fa, sarebbe stato in grado di immaginare che Samantha Andretti era ancora viva...
Bruno cercava di seguire la cronaca dell'inviata del telegiornale che stazionava davanti all'ingresso del Saint Catherine, ma l'ascolto era impedito dai colpi del manico di scopa con cui il vecchio Quimby stava percuotendo l'altrettanto vetusto condizionatore del bar, sperando che si convincesse a funzionare di nuovo.
-Cristo, Quimby, la vuoi piantare? Non   che quello si aggiusta solo perch  lo picchi con un bastone- esclam Gomez, uno fra i pi assidui frequentatori del locale, da uno dei spar in fondo alla sala.
-Che cazzo ne sai tu di condizionatori? domand il barista, indispettito.
-So che dovresti mettere mano al portafoglio e assicurare ai tuoi clienti un po' di aria fresca- afferm il grassone sudato, sollevando una bottiglia di birra mezza piena dal mucchio che aveva davanti.
-Certo, potrei farlo se in questo posto tutti pagassero regolarmente.
Le animate discussioni fra Quimby e gli avventori erano uno spettacolo abbastanza comune per chi frequentava il Q-Bar. E non ci voleva molto a far perdere la calma al titolare. Al momento, per, a parte Gomez, l'unico spettatore presente era Bruno Genko, che quel pomeriggio non era in vena di cazzeggiare.
Genko era seduto a uno degli sgabelli del bancone, stringeva in una mano un bicchiere di tequila e continuava a fissare lo schermo del televisore posto su un ripiano in alto. Le pale dei ventilatori sulla sua testa muovevano aria calda e umida mista a odore di sigaretta. L'alcolico non era ancora riuscito a scacciare del tutto il sapore di quando, mezz'ora prima, aveva vomitato anche l'anima nel vicolo sul retro. Non aveva usato il bagno del locale perch  non voleva che qualcuno si accorgesse che stava male.
Aveva comunque un aspetto orribile e la nausea minacci di tornare allorch, per un attimo, gli ricomparve in mente il contenuto della tasca destra della sua giacca di lino.
Il talismano.
Genko cancell la visione svuotando in un solo sorso il bicchiere. E' il caldo, si disse per farsi forza mentre il ricordo svaniva. Nessuno deve saperlo. cos, ignor il battibecco, i colpi di scopa e il rantolo del condizionatore e prov a concentrarsi su ci che diceva la tv.
La notizia della riapparizione di Samantha Andretti teneva banco da pi di quarantott'ore sui network locali e nazionali e aveva relegato in secondo piano perfino l'eccezionale ondata di calore che si stava abbattendo sulla regione, con temperature ben al di sopra degli standard e un tasso di umidit mai registrato prima.
-... Secondo fonti non ufficiali, in questo momento la ventottenne Samantha Andretti riceve supporto psicologico da un esperto, nella speranza che possa presto fornire elementi utili alla cattura del mostro che l'ha rapita e tenuta prigioniera... A detta di alcuni, a breve ci saranno importanti sviluppi della vicenda...
-Naaa, quelli dei tg non sanno un cazzo. Quimby liquid con un gesto della mano l'inviata sullo schermo e, contemporaneamente, l'intera categoria dei giornalisti. Poi riprese il proprio posto dietro al bancone. -Ma se cambi canale, la canzone   identica. Ormai   la quinta o sesta volta da stamattina che sento la stessa cosa: vanno avanti a ripetere la storia degli 'sviluppi imminenti' perch  non sanno pi cosa raccontare.
-Eppure, avrei scommesso che i poliziotti avrebbero fatto a gara per passare soffiate ai media- azzard Bruno.
-L'ispettore capo ha blindato l'indagine per non dare alcun vantaggio al figlio di puttana che stanno cercando... Se non lo prendono, qualcuno far scontare al dipartimento di aver ignorato per anni che Samantha Andretti era ancora viva. Sai che bella figura per la polizia. Quimby si blocc, un'improvvisa consapevolezza lo fece rabbrividire: -Dio mio, quindici anni... Non ci posso pensare-.
-Gi- convenne Genko, agitando il bicchiere vuoto.
Quimby recuper la bottiglia di tequila e gli somministr un'altra dose della dolce medicina. -La questione   come ha fatto a sopravvivere per cos   tanto tempo...
Bruno Genko conosceva la risposta, ma non poteva dirgliela. E forse Quimby non voleva nemmeno ascoltarla. Il fatto era che anche il barista, come la maggior parte della gente normale, voleva credere alla favola dell'eroina coraggiosa che era riuscita a resistere e, alla fine, anche a scampare al proprio mostro. Ma, in verit, ce l'aveva fatta solo perch  cos aveva voluto il suo carceriere. Lui aveva deciso di non ucciderla, certo. Ma anche di nutrirla e di assicurarsi che non si ammalasse.
In altre parole, si era preso cura di lei.
Giorno dopo giorno, le aveva riservato un affetto malato. Proprio come fanno gli esseri umani con gli animali dello zoo, si disse Bruno portando la tequila alle labbra. Possiamo anche essere buoni con quelle bestie, ma in fondo al cuore sappiamo bene che la loro vita vale meno della nostra. E Samantha Andretti aveva sperimentato la violenza di quell'ipocrisia. Era stata l'animale nella gabbia, la creatura da ammirare. L'avere su di lei un potere di vita o di morte era il vero appagamento del sadismo del rapitore. Ogni giorno, lui aveva scelto di farla vivere. Sicuramente si era sentito nobile per questo, perfino magnanimo. E forse aveva ragione il mostro. In fondo, l'aveva protetta da se stesso.
Ma tutto questo Quimby e la gente comune non potevano saperlo. Non avevano visitato gli inferni in cui si era addentrato Bruno. Perci li compativa e, di solito, li lasciava parlare liberamente. perch  in mezzo alle loro chiacchiere poteva nascondersi l'informazione preziosa, quella che fa svoltare un'indagine.
Per tutti, Bruno Genko era un investigatore privato. In realt, il suo mestiere era ascoltare.
Il Q-Bar era perfetto per carpire voci, indiscrezioni o semplici soffiate. Era il locale di riferimento dei tutori della legge da quando, circa vent'anni prima, il tenente Quimby si era beccato una pallottola in un rene durante una normale operazione di rastrellamento. Congedo anticipato, carriera finita, ma col denaro dell'assicurazione aveva rilevato il pub. Da allora, ogni volta che i poliziotti dovevano festeggiare qualcosa - che fosse il pensionamento di un collega, la nascita di un erede, un diploma o un anniversario - si ritrovavano al Q-Bar.
Anche se non aveva mai indossato una divisa, Bruno bazzicava regolarmente il locale e ormai era considerato uno di famiglia. Certo, doveva accettare gli sfott e le battutacce. Ma ci stava, era il prezzo da pagare per raccogliere informazioni che gli sarebbero tornate utili nella sua attivit. Quimby era il suo principale confidente. Tutti gli sbirri, perfino gli ex, sanno che bisogna sempre diffidare degli investigatori privati. Ma il vecchio non lo faceva per ricevere qualche tipo di tornaconto. Era una questione di vanit. Forse condividere notizie riservate con un civile lo faceva sentire come se appartenesse ancora al corpo. Ovviamente, Bruno non spingeva mai Quimby a parlare perch, davanti a una domanda diretta, l'ex poliziotto non gli avrebbe detto una parola. cos si limitava ad appostarsi nel locale, a volte anche per ore, aspettando che fosse l'altro a cominciare.
Anche quel giorno.
Ma oggi   diverso, non   rimasto molto tempo.
Mentre attendeva, infil una mano nella tasca della giacca di lino per prendere il fazzoletto e tergersi il sudore sulla nuca. Le dita sfiorarono il foglio di carta spiegazzato - l'aveva chiamato -talismano- perch  non se ne separava mai. Una vampata risal lungo lo stomaco, ebbe paura di vomitare di nuovo.
-Ieri sera erano qui Bauer e Delacroix, sono passati prima di attaccare il turno di straordinario- disse Quimby all'improvviso.
Bruno dom la nausea e dimentic il foglio, perch  i due sbirri nominati dal barista erano gli agenti ufficialmente incaricati del caso di Samantha Andretti. Ecco, ci siamo, si disse. Aveva trascorso ore in attesa di quel momento, e adesso veniva ripagato.
Infatti, dopo aver menzionato Bauer e Delacroix, il barista gli rabbocc la tequila nel bicchiere, senza che gli fosse stato richiesto. Segno che aveva voglia di chiacchierare. Poi Quimby si sporse sul bancone. -Mi hanno confermato la storia dell'esperto che sta parlando con la ragazzina, pare sia un profiler con le palle: uno specialista nella cattura di serial killer fatto venire apposta da non so dove- spieg. -Uno che usa metodi poco ortodossi...
Genko sapeva che era statisticamente improbabile sopravvivere a uno psicopatico. Quando ci accadeva, per, la polizia aveva a disposizione un prezioso testimone e anche un lasciapassare per accedere ai meandri di una natura criminale complessa. Un intrico multiforme di fantasie, pulsioni irrefrenabili, istinti e oscene perversioni. Per questo avevano convocato un professionista per scandagliare la mente di Samantha Andretti.
Bruno not anche che Quimby continuava a riferirsi a lei come se avesse ancora tredici anni. Non era il solo. Molti, anche in tv, dicevano -la ragazza- o -la ragazzina-. Era inevitabile, perch  nella memoria della gente c'era ancora l'ultima foto diffusa subito dopo la scomparsa. Tuttavia, bench  i media non fossero ancora entrati in possesso di un'immagine recente da mostrare al pubblico, Samantha era una donna ormai.
-La ragazza   ancora sotto shock- confid Quimby a bassa voce. -Ma al dipartimento sono ottimisti.
Bruno non voleva sembrare troppo curioso, per era sicuro che l'altro fosse venuto a conoscenza di qualcosa. -In che senso, ottimisti?
-Delacroix lo conosci: parla poco e non si sbilancia mai... Ma Bauer   convinto di prenderlo, quel bastardo.
-Bauer   uno sbruffone- comment lui, finse di non essere interessato e torn nuovamente a dedicarsi alla tv.
Quimby abbocc. -S, ma pare che abbiano una pista...
Una pista? Possibile che Samantha avesse gi fornito qualche dettaglio determinante? -Ho sentito dire che stanno cercando la prigione allestita dal rapitore. Bruno lo disse distrattamente, per ravvivare un po' la conversazione. -La polizia ha circondato una zona disabitata a sud, a ridosso delle paludi. E' l che un'autopattuglia si   imbattuta in Samantha, no?
-Gi... Hanno creato un perimetro di sicurezza e non fanno passare nessuno. Vogliono tenere alla larga i curiosi.
-Non troveranno mai quel posto. Bruno cercava di apparire scettico, in modo che l'altro si sentisse in dovere di smentirlo. -Non l'hanno individuato in quindici anni, chiss com'  mimetizzato.
-Samantha Andretti era a piedi e s'  pure rotta una gamba, perci dopo la fuga non pu aver fatto molta strada, non ti pare? Quimby sembrava contrariato dalla sua diffidenza.
L'investigatore decise di gettare un osso all'ego ferito dell'ex sbirro. -Secondo me, la chiave di tutto   lei: se collabora, allora c'  qualche speranza di catturare il mostro.
-Collaborer- si disse sicuro Quimby. -Ma hanno anche altro per le mani...
Dunque la pista non veniva dalla ragazza. Da cosa, allora? Bruno tacque e bevve un sorso. La pausa strategica serv per dare tempo al barista, che doveva decidere se raccontargli o meno il resto.
-La storia del ritrovamento, in realt, non corrisponde completamente alla versione che hanno fatto trapelare- afferm Quimby. -La pattuglia che l'ha notata sul ciglio della strada, senza vestiti e con una gamba rotta, non passava di l  per caso...
Bruno ponder rapidamente le implicazioni che comportava quell'informazione. perch  mai mentire sulle modalit del ritrovamento? Cosa non doveva essere svelato? -I poliziotti sono stati avvisati- azzard. -Qualcuno ha segnalato la presenza di Samantha.
Quimby si limit ad annuire.
-Un buon samaritano, dunque.
-Una telefonata anonima- lo corresse l'altro.


 4.
Genko usc sulla soglia del Q-Bar e l'afa venne subito ad abbrancarlo, stringendogli la gola e il torace in una morsa. Il caldo era qualcosa di vivo, una bestia invisibile che non lasciava scampo. Bruno faceva fatica a respirare ma si infil lo stesso una sigaretta fra le labbra, la accese e aspett che la nicotina entrasse in circolo.
Tanto, che male gli poteva fare?
Si guard intorno. Alle tre del pomeriggio le vie del centro erano deserte. Uno spettacolo insolito per l'ora, la zona e per un giorno feriale. Negozi e uffici chiusi. Nessun passante. Un silenzio spettrale. Solo i semafori continuavano assurdamente a disciplinare la circolazione in strade svuotate dal traffico.
A causa delle temperature proibitive, le autorit erano state costrette a ricorrere a misure straordinarie al fine di salvaguardare la salute dei cittadini. Si raccomandava alla popolazione di dormire di giorno e di uscire di casa soltanto nelle ore notturne. Per facilitare la transizione, erano stati modificati i turni di servizio di polizia, vigili del fuoco e personale ospedaliero. Gli uffici pubblici aprivano nel tardo pomeriggio per chiudere all'alba. Perfino i tribunali svolgevano la loro attivit a partire dalle ore serali. Aziende e societ si erano conformate al cambiamento: intorno alle venti, operai e impiegati affollavano le strade per raggiungere il posto di lavoro come in una normale ora di punta. Nessuno si lamentava. Anzi, grandi magazzini ed esercizi commerciali avevano addirittura registrato un incremento degli affari, perch  la gente non vedeva l'ora di fuggire dalle proprie case. Col calare del sole, tutti sbucavano fuori dai nascondigli, come topi.
Da circa una settimana, le giornate cominciavano al tramonto.
Il tempo   impazzito, si disse Bruno rammentando ci che era accaduto un anno prima a Roma, dove una tempesta si era abbattuta sulla citt causando un blackout e una devastante inondazione. Effetti dell'inquinamento, del surriscaldamento globale e, comunque, della maniera del cazzo in cui veniva trattato il pianeta. Chiss quanto ci sarebbe voluto perch  il maledetto genere umano si autodistruggesse senza nemmeno accorgersene. Un vero peccato. Ma poi si ricord del talismano nella propria tasca e consider che, in fondo, il problema non lo riguardava pi.
Cos decise di fregarsene e di contribuire ulteriormente al degrado generale: diede un paio di tiri alla sigaretta e gett il mozzicone sul marciapiede rovente, schiacciandolo sotto la suola della scarpa. Quindi si avvi verso la propria auto parcheggiata dietro l'angolo.
Una telefonata anonima.
Mentre guidava la vecchia Saab per le strade vuote, Genko continuava a rimuginare sull'informazione ricevuta da Quimby. L'aria condizionata non funzionava da anni, cos teneva i finestrini aperti. Vampate improvvise lo investivano per poi ritirarsi, sembrava di procedere in mezzo a un incendio. Bruno aveva bisogno di un rifugio, non per sottrarsi alla calura bens a quell'idea. Smettila di pensarci, non ti riguarda. Ma il dubbio lo tormentava. Chi aveva fatto la chiamata? perch  l'informatore non aveva soccorso personalmente Samantha? perch  omettere le proprie generalit? Quello sconosciuto avrebbe potuto diventare l'eroe della vicenda, eppure aveva preferito rimanere nell'ombra. Di cosa aveva paura? O cosa cercava di nascondere?
Genko sapeva di non essere abbastanza lucido per ragionare. Troppa tequila, oppure solo quel maledetto foglio nella tasca. Poteva rintanarsi nella stanza d'albergo che aveva prenotato una settimana prima, completare la sbronza iniziata al Q-Bar e precipitare in un sonno profondo con la speranza di non svegliarsi pi.
Non sar cos   indolore, vecchio mio, rassgnati.
Decise che era meglio non stare da solo. Ma c'era soltanto una persona che poteva sopportarlo in quelle condizioni.
Quando Linda gli apr la porta, Bruno comprese dalla sua espressione di avere un aspetto orribile.
-Cristo, ma sei pazzo ad andare in giro con questo caldo? lo rimprover, tirandolo dentro. -E hai anche bevuto- aggiunse con una smorfia di disgusto. Linda attribuiva alla temperatura e all'alcol la colpa del pallore e delle occhiaie.
Genko non la sment. -Posso entrare?
-Sei gi entrato, idiota.
-Ok, allora posso restare un po' qui o hai da fare? Aveva i vestiti impregnati di sudore e le vertigini.
-Ho un cliente fra un'ora- disse l'altra, sistemandosi il kimono di seta blu sulla pelle di bronzo. La scollatura svelava seni piccoli e sodi.
-Devo stendermi qualche minuto, mi baster. Si addentr nella casa in cerca del divano. A differenza del Q-Bar, l'aria condizionata funzionava e c'era una bella penombra perch  le tapparelle erano abbassate.
-Puzzi di vomito, lo sai? Potresti fare anche una doccia.
-Non voglio darti troppo disturbo.
-Mi disturba di pi se mi appesti l'appartamento.
Bruno si sedette sul sof bianco, in tinta con la moquette, che troneggiava in salotto in mezzo ai mobili laccati di nero e agli unicorni. Ce n'erano ovunque e di diverse fogge - poster, statuine, peluche, perfino alcuni prigionieri di ampolle con la neve. Erano la passione di Linda. -Sono un unicorno- si era definita lei una volta. -Una bellissima creatura leggendaria: nessuno sano di mente ammetter mai di credere all'esistenza degli unicorni, ma da sempre gli uomini insistono a cercarli sperando che siano reali...
Su una cosa aveva ragione. Era davvero bella. Per questo gli uomini la cercavano. Ed erano disposti a pagare caro il privilegio di stare con lei.
-Vieni, lasciati aiutare- disse quando vide che non riusciva nemmeno a sfilarsi la giacca. Gli tolse i mocassini e gli distese le gambe sul divano, poi sprimacci un cuscino e glielo piazz dietro la nuca. Gli sfior la fronte con una carezza. -Ma hai la febbre.
-E' solo il caldo- ment lui.
-Vado a prenderti dell'acqua fresca, con quest'afa   facile disidratarsi... Specie se si beve tequila di pomeriggio- lo rimbrott. -E metto questo straccio nell'asciugatrice- aggiunse recuperando la giacca di lino. -Magari riesco a togliere un po' di cattivo odore. Quindi spar nel corridoio.
Bruno fece un respiro profondo. Gli doleva il capo e si sentiva indolenzito. E, anche se non voleva ammetterlo, aveva paura. Da settimane faceva fatica a prendere sonno. Lo stress lo divorava e, quando il fisico non ce la faceva pi a reggere l'ansia, si addormentava di schianto. Non era dormire, era una resa. Infatti, dopo mezz'ora al massimo trascorsa nell'oblio, la realt lo ridestava rammentandogli che il suo destino era segnato.
Poteva parlarne a Linda, condividere con lei quel peso. Forse sarebbe stato perfino liberatorio. In fondo, una parte di lui aveva voluto andare l  per questo, non poteva negarlo. Non era semplicemente una buona amica. Anche se fra loro esisteva un limite che non avevano mai valicato, per lui Linda era ci che pi si avvicinava a una moglie.
Quando sei anni prima gli aveva telefonato in lacrime per chiedergli aiuto, si prostituiva gi da tempo ma ancora si chiamava Michael. La metamorfosi non era completa, la donna bellissima era imprigionata in sembianze maschili e un'ombra di barba incorniciava il viso angelico - zigomi alti, labbra carnose, occhi azzurri. Michael si era rivolto a Bruno per sfuggire alla persecuzione di un cliente. All'epoca, il transessuale si concedeva per poco e andava con chiunque. cos  si era imbattuto in un tizio che prima se lo scopava e poi lo picchiava, accusandolo di averlo costretto a un atto contro natura. Per poi tornava sempre a cercarlo, pentito. E la storia ricominciava, ogni volta con lo stesso epilogo.
Michael non sapeva per quanto ancora sarebbe stato in grado di resistere. Aveva provato ad allontanare il persecutore, ma senza successo. Diventava sempre pi arduo mascherare i lividi dei pestaggi. Era spaventato a morte.
Lavorando all'inferno, Bruno riusciva a immaginare come sarebbe finita. I transessuali erano le vittime preferite di violenti e disadattati carichi di livore. cos, quando aveva guardato in fondo agli occhi di Michael, l'investigatore privato aveva compreso subito che la situazione era grave e che nessun poliziotto l'avrebbe aiutato. Se non fosse intervenuto lui, quell'angelo fragile e impaurito sarebbe certamente morto.
Per convincere il persecutore a sparire non sarebbero bastate le minacce e nemmeno le percosse; non si estirpa un'ossessione con il dolore fisico,  come pretendere di spegnere un incendio usando l'arte della persuasione. Il modo pi sicuro per fermare quell'uomo era ucciderlo, ma Genko non era un assassino, perci aveva escogitato un piano. Siccome il tizio lavorava come broker per una nota banca d'affari, Bruno aveva pagato un hacker per entrare nel sistema informatico della societ e spostare ingenti somme dai conti degli investitori a quello personale dell'uomo. Poi gli era bastato attendere che qualcuno si accorgesse del furto. L'uomo aveva rimediato una condanna a dieci anni per truffa e appropriazione indebita. In galera avrebbe potuto sfogare liberamente i propri istinti, oppure essere in balia di quelli altrui. Michael era finalmente libero. 
-Che significa?
La voce di Linda tremava appena e, anche senza guardarla, Bruno cap subito che era sconvolta. Volt leggermente il capo e la vide, immobile sulla soglia, con la giacca di lino appoggiata a un braccio e un foglio fra le mani. E subito gli fu tutto chiaro: prima di mettere l'indumento nell'asciugatrice, aveva svuotato le tasche per non rovinarne il contenuto.
-Che cos' ? gli chiese di nuovo, stavolta quasi con rabbia.
Bruno si tir un po' su. Ci siamo, si disse. Non ne aveva parlato con nessuno, perch  temeva che l'idea si materializzasse. Se invece le parole rimanevano prigioniere della carta, allora forse c'era ancora una speranza di scamparla.
No, non c'  alcuna speranza.
-E' un talismano- rispose.
Linda, per, sembrava disorientata.
-Sai cos'  un talismano? E' un oggetto a cui attribuiamo il potere di proteggerci. Un po' come i tuoi unicorni.
-Che cazzo dici, Genko? Era irritata. -Qui sopra dice che morirai...
Sapeva cos'era accaduto. Dopo aver riconosciuto che si trattava di un referto medico, lei aveva scorso velocemente il testo, ma le frasi le erano risultate incomprensibili perch  la mente andava alla disperata ricerca di altro. E l'aveva trovato solo all'ultima riga. La risposta a una domanda terribile. Due parole.
-Prognosi: infausta.
Era successo lo stesso a Genko quando i suoi occhi avevano esplorato il documento. Ci che c'era scritto prima dell'ultima riga non contava. Anzi, poteva esserci scritta qualunque cosa. Tanto, che differenza faceva? Quelle parole facevano parte di un tempo che se n'era andato, e ormai tutto il passato aveva perso valore, la vita che aveva preceduto quel momento non aveva pi senso. Quei due termini freddi, formali, costituivano uno spartiacque. Niente sarebbe pi stato come prima. 
-Che succede? chiese lei, impaurita. -perch ?
Bruno si alz, and a prenderla perch  lei non riusciva a muoversi. Le tolse il referto dalle mani e la port con s  sul divano. -Senti, adesso provo a spiegarti ma tu devi ascoltarmi. Va bene?
Annu, ma stava per mettersi a piangere.
-Ho una specie di infezione- e si indic il torace. -Un batterio mi si   infilato nel pericardio, non so come e non lo sanno neanche i dottori. Un mostro alieno gli stava mangiando il cuore. -Dicono che non c'  rimedio, perch  l'abbiamo scoperto troppo tardi.
Linda era confusa. -Dovresti essere in ospedale. Dovrebbero almeno provare qualcosa... Non possono lasciarti morire cos, senza fare niente. La voce stava diventando stridula, quasi isterica.
Bruno le strinse le mani, poi scosse il capo. Non ebbe la forza di rivelarle che, quando aveva chiesto se esisteva una cura, il medico gli aveva consigliato il ricovero in un hospice. Ma a Genko non andava di rinchiudersi in un posto dove si va solo per morire.
-La cosa positiva   che accadr all'improvviso, praticamente non me ne accorger neanche. Una piccola esplosione nel petto, e me ne andr in pochi secondi. Sar come un colpo di pistola. Una pallottola invisibile, sparata dritta al cuore - l'immagine non gli dispiaceva.
-E quanto tempo... Non riusciva a chiederlo. -Insomma, quanto tempo...
-Due mesi.
-Soltanto? Era sconvolta. -E da quanto tempo lo sai?
-Da due mesi- afferm lui, senza pensarci troppo.
La notizia la spiazz. Linda non riusciva a dire nulla.
-Il termine   scaduto oggi. Bruno rise, ma un bolo acido di terrore gli precipit nello stomaco. -E' curioso: fino a ieri avevo davanti un traguardo, dovevo solo aspettare la fine del conto alla rovescia. Ma da oggi... Da oggi che succede? Chin il capo, lo sguardo perso sulla moquette. -Mi sento come il condannato a morte a cui non hanno comunicato l'ora dell'esecuzione. Rise di nuovo, stavolta sinceramente. -Ieri sera fissavo l'orologio, mi aspettavo che a mezzanotte accadesse qualcosa. Come Cenerentola, ci pensi? Che idiota... In realt, era arrabbiato: aveva passato sessanta giorni preparandosi al momento cruciale. E adesso non esistevano pi regole. Una silenziosa anarchia governava gli eventi. -Ecco perch  questo foglio   un talismano- disse ripiegando per bene il referto. -Mi protegge contro il caos. perch  si pu anche impazzire aspettando di morire.
Linda, per, non ce la faceva a essere altrettanto lucida. -E me lo dici soltanto ora?
-Non riuscivo ad ammetterlo nemmeno a me stesso... Se l'avessi rivelato a qualcuno, sarebbe diventato tutto vero: stavo per morire. Poi si corresse: -Sto per morire. O forse sono gi morto, dipende dai punti di vista-. Sarebbe stato un interessante problema filosofico. Quand'  che si comincia a morire? Quando si contrae la malattia letale o quando la si scopre?
Linda si alz dal divano. -Adesso faccio un paio di chiamate e annullo gli appuntamenti. Oggi non ti muovi da qui- disse con ritrovata determinazione.
Bruno le prese delicatamente la mano. -Non sono venuto qui a morire, anche se in pratica potrebbe accadere in questo istante. Stava provando a smorzare la tensione e anche ad alleggerirle i sensi di colpa.
-Allora perch ? Per dirmi addio? Ce l'aveva con lui.
Si avvicin e le baci la fronte. -Ho capito: hai paura che mi infili una pistola in bocca e la faccia finita subito, senza aspettare. Lo ammetto: ho preso in considerazione l'idea e non lo escludo se le cose dovessero andare troppo per le lunghe. Ma non sar tenendomi qui che eviterai il peggio, perch  il peggio   gi scritto su quel foglio.
-Non puoi pretendere che mi rassegni, lo capisci?
Lo capiva, perch  sapeva che lei lo amava. -Hai sentito i telegiornali, la donna che quarantott'ore fa   riuscita a scappare al suo carceriere dopo quindici anni di prigionia?
-S, ma che c'entra con te?
-Ho pensato che, se una ragazzina di tredici anni pu resistere all'orrore per cos tanto tempo, allora tutto   possibile... Perfino un miracolo.
Lei lo guard, confusa.
-No, non penso che guarir- afferm, fugando ogni illusione al riguardo. -Ma forse non   solo un caso che stia accadendo tutto adesso... Una telefonata anonima, ricord. Ma non poteva rivelare a Linda la soffiata ricevuta da Quimby.
-Promettimi che non ti ammazzerai...
-Non posso. Ma ti assicuro che al momento   l'ultimo dei miei pensieri. Poi cambi subito argomento: -Ho bisogno di un favore- disse. -Una settimana fa ho prenotato una camera all'Ambrus Hotel, un piccolo albergo vicino al ponte della ferrovia. Prese il portafoglio ed estrasse un bigliettino. -La stanza   la 115 ed   pagata per altri sette giorni. In verit, non pensava di occuparla cos a lungo. Si era trasferito l  perch  temeva che, se fosse morto in casa, nessuno avrebbe ritrovato il cadavere. Lo atterriva l'idea di putrefarsi lentamente sul pavimento perch  non aveva amici e parenti che si interessassero a lui. In albergo era pi semplice. Una mattina, la donna delle pulizie sarebbe entrata nella camera e l'avrebbe trovato stecchito. Ma non spieg a Linda quella parte del piano. -Nella stanza c'  una cassaforte e la combinazione  : undici-zero-sette.
-E' la mia data di nascita- si sorprese lei.
-Lo so, per questo l'ho scelta. Per, ora ascolta bene: quando verrai a sapere che... Non riusciva a dirlo. -S, insomma, quando accadr ci che deve accadere, va' l  e recupera il contenuto della cassaforte... Troverai un plico sigillato.
-Cosa c'  dentro?
-Non importa e non ti riguarda- la ammon. -Non devi assolutamente aprirlo. Te ne sbarazzerai al pi presto, chiaro? E non gettarlo, devi distruggerlo e assicurarti che non rimanga nulla.
Linda non comprendeva la necessit di simili sotterfugi. -perch  non lo fai tu?
Eluse la domanda. -Il portiere ha gi ricevuto istruzioni, ti lascer passare.
Linda non insistette, ma Genko era sicuro che avrebbe mantenuto la parola. Si alz e si infil la giacca di lino, poi guard l'ora. Le sedici - doveva proprio andare.
-Mi telefoni pi tardi? gli domand con occhi da cerbiatta.
Bruno si avvicin e le accarezz il viso. -Magari me ne scordo e pensi che invece sono crepato...
-Basta che non ti scordi di essere ancora vivo- disse lei, prendendo di nuovo la sua mano e portandosela alle labbra per baciarla. -Ricorda: finch  c'  aria nei polmoni, non   finita.
Gli piaceva l'idea semplice eppure illuminante contenuta in quella frase: finch  avesse avuto aria nei polmoni non avrebbe dimenticato di essere ancora vivo. -Sta' tranquilla: ho una cosa da sbrigare prima che accada l'irreparabile... E si avvi verso la porta d'ingresso.
Linda non sapeva cosa credere. -Dove vai?
Bruno si volt, le sorrise. -All'inferno.

 5.
-La casa delle cose- era un capannone situato in una zona industriale, poco fuori citt. Qualcuno aveva rilevato un'ex area di stoccaggio riconvertendola in un grande deposito per privati. Con una modica spesa annuale, si poteva affittare un box e metterci la roba di cui non si aveva pi bisogno - perlopi si trattava di vecchio mobilio e ciarpame vario.
Bruno arriv nei pressi dell'entrata e, piegato nell'abitacolo della Saab, si mise a frugare nel cassettino del cruscotto in cerca della chiave che apriva la sbarra automatizzata. La trov andando a tentoni, quindi la infil nell'apposita serratura posta su una colonnina, con la speranza che funzionasse ancora.
La barriera si sollev.
Percorse una serie di viali interni, che scorrevano ortogonali in mezzo alle file dei box. cos   scopr che il luogo ormai non ospitava pi soltanto oggetti, perch  alcune saracinesche erano parzialmente sollevate e all'interno si riconoscevano chiari segni di presenza umana. Gli affittuari avevano trasformato i depositi in abitazioni di fortuna. Bruno non si meravigli, conosceva il fenomeno. La popolazione della -casa delle cose- era costituita essenzialmente da soggetti di sesso maschile. Uomini senza famiglia che avevano perso il lavoro per via della crisi, oppure mariti divorziati che, per pagare gli alimenti, non erano pi in grado di permettersi un appartamento e nemmeno una stanza. A volte, entrambe le cose. Poveri e disperati. E incattiviti. Genko si sentiva addosso i loro occhi pieni di vergogna e rancore - nascosti nell'ombra delle loro tane, scrutavano con sospetto il passaggio della Saab. Ma in fondo erano soprattutto impauriti perch, dopo quel posto, non rimaneva che la strada.
Giunse nei pressi del box che aveva preso in affitto molti anni prima.
Scese dall'auto e si chin per aprire il pesante lucchetto. La saracinesca era chiusa da troppo tempo e, quando la sollev fino all'altezza della propria testa, produsse un forte clangore metallico. La luce accecante del sole si arrestava sul confine esatto di quell'antro, come se non avesse il coraggio di varcarlo. Mentre il rumore e il pulviscolo si diradavano, Genko ne approfitt per pulirsi le mani sporche di grasso sui fianchi della giacca di lino e per lasciare che gli occhi si abituassero alla penombra.
Poco a poco, apparve una serie di scaffali che arrivavano al soffitto. Su un ripiano erano schierate con ordine cinque scatole grigie di cartone, ognuna contrassegnata da un'etichetta che indicava un anno, un codice e il contenuto.
Non amava recarsi l. In quel buco aveva esiliato le prove disonorevoli dei suoi pochi fallimenti. In fondo, in quelle scatole era rinchiuso anche un pezzo della sua vita. C'erano gli errori a cui non poteva pi rimediare, le occasioni sprecate, i peccati che nessuno avrebbe potuto o voluto perdonare.
Ma forse qualcosa si pu ancora fare, si disse. perch  si era messo in testa di lasciare un segno.
Scelse una scatola, la terza, e la estrasse dal mosaico delle altre, sollev il coperchio e inizi a consultare i documenti. Finalmente, trov ci che gli serviva.
Una cartelletta sottile, che conteneva appena un foglio, uno soltanto.
Ma, come aveva in parte anticipato a Linda, quel pezzo di carta poteva essere la chiave per accedere all'inferno.


 6.
Le mani. Le mani erano diverse. Queste non sono le mie mani. Queste mani appartengono a un'altra.
Eppure era lei a comandare il movimento delle dita, quindi doveva esserci per forza una spiegazione. Non si era pi voltata verso la parete con il grande specchio, non ne aveva il coraggio. Per continuava a fissarsi le mani, cercando di capire come fosse potuto accadere.
Quindici anni, e non se n'era accorta.
-Sam. La voce del dottor Green attravers un deserto di silenzio per riportarla indietro da quei pensieri. -Sam, devi fidarti di me.
Spost lo sguardo sul registratore. Eccomi, sono qui.
-Lo so che ora ti sembra tutto assurdo. Ma se mi lascerai fare il mio lavoro rimetteremo a posto le cose, te lo garantisco. L'uomo era sempre seduto accanto al letto e le aveva lasciato un po' di tempo per elaborare la rivelazione di non avere pi tredici anni. -La terapia fa effetto, il tuo organismo si sta liberando dalla droga che ti   stata somministrata. La memoria sta gi tornando.
Mosse gli occhi verso la flebo collegata al suo braccio. In quel liquido che stillava lentamente c'erano le risposte, i fotogrammi di un incubo lunghissimo.
Non so se voglio ricordare.
Il dottor Green sembrava riporre grandi aspettative in lei. Si accorse che, stranamente, non voleva deluderlo. Era un buon segno? In fondo, lo conosceva appena. s  era una cosa buona. perch  ogni volta che lui le ripeteva di fidarsi, lei gli credeva un po' di pi. -Va bene- disse.
Green sembrava soddisfatto. -Andremo per gradi- premise. -La memoria di una persona   uno strano meccanismo. Non   come questo registratore, non basta rimandare indietro il nastro per riascoltare. Anzi, molto spesso i ricordi vengono incisi l'uno sull'altro e si confondono fra loro. Oppure la registrazione non   completa o ci sono buchi o difetti: la mente li ripara a modo suo, mettendoci toppe che sono in realt falsi ricordi e possono confondere. Per questo   necessario adottare alcune regole per distinguere ci che   reale da ci che non lo  . Finora   tutto chiaro?
Annu.
Green attese qualche istante prima di proseguire. -Adesso, Sam, voglio che torni con me nel labirinto.
La proposta la terrorizz. Non voleva tornare l. Mai pi. Voleva restare in quel letto comodo, in mezzo ai suoni del mondo in frenetico movimento dietro la porta della sua stanza, i rumori dell'ospedale mescolati alle voci ovattate della gente. Ti prego, non riportarmi nel silenzio.
-Tranquilla, ci sar io con te stavolta- la rassicur.
-D'accordo... Andiamo.
-Iniziamo da qualcosa di semplice... Voglio che ripensi al colore dei muri.
Chiuse gli occhi. -Grigi- disse senza esitare. -I muri del labirinto sono grigi. L'immagine era apparsa fugacemente nel suo campo visivo.
-Che grigio  ? Chiaro o scuro? E' uniforme oppure, per esempio, ci sono crepe o macchie di umidit?
-E' sempre uguale. E le pareti sono lisce. Le sembr di accarezzarle. Dischiuse gli occhi per un istante e si accorse che Green prendeva nota sul taccuino. La sua presenza la confortava. cos come le pareti candide della stanza d'ospedale, un bianco attenuato dalla luce blu dei neon che ricordava il fondo dell'oceano.
-Sai dirmi se ci sono dei rumori?
Scosse il capo. -I suoni non possono entrare nel labirinto.
-Odori?
Prov a dare una definizione precisa alle sensazioni che confluivano rapide nella memoria, e che venivano da chiss dove. -Terra... C'  odore di terra bagnata. E poi, muffa... Quindi mise insieme le informazioni: niente finestre, n suoni, odore di umido. -E' una grotta.
-Stai dicendo che il labirinto   sottoterra?
-S... Mi sembra di s... Anzi, ne sono sicura- si corresse alla fine.
-Chi l'ha chiamato cos  ?
-Sono stata io- ammise subito.
-perch ?
Rivide se stessa percorrere un lungo corridoio su cui si affacciavano diverse stanze.
Il luogo   ben illuminato da lampade al neon sul soffitto. Non ha freddo, ma nemmeno caldo. Cammina a piedi scalzi ed esplora l'ambiente circostante. Due file parallele di porte di ferro. Alcune sono aperte e introducono in camere vuote. Altre, invece, sono chiuse a chiave. Arriva in fondo al corridoio e svolta a destra: la scena si ripete. Altre porte, altre stanze grigie. Tutte uguali. Continua ad andare avanti e incontra un bivio. Qualunque direzione scelga, poco dopo si ritrova di nuovo al punto di partenza. Almeno cos   sembra. Non c'  modo di orientarsi. Apparentemente, non c'  un'uscita. E nemmeno un'entrata. Come sono arrivata qui?
-Il luogo in cui mi trovo non ha una fine. E nemmeno un inizio.
-Perci non ci vive nessuno, a parte te- concluse il dottor Green.
-No, non sembra una casa- ribatt lei, decisa. E' un labirinto, te l'ho gi detto.
Ma Green voleva capire meglio. -Per esempio, c'  un bagno?
E' uno sgabuzzino piccolo e angusto. E ha solo il water. E puzza. Puzza tantissimo. Non si pu nemmeno tirare lo sciacquone. Non vuole farla l.
-Non voglio farla l- disse con un po' di imbarazzo, e scrut la reazione di Green. -Allora me la tengo. Me la tengo per tutto il tempo.
Per non   possibile trattenerla cos a lungo. Si tiene la pancia e sente gi le gocce calde che le bagnano le mutandine.
-perch  non la fai e basta? chiese il dottor Green. -Cosa ti blocca?
-Mi vergogno- ammise.
E' in piedi e fissa il water - la ceramica ingiallita e sbeccata, un rivolo di ruggine che scende nello scolo. L'acqua stagnante   coperta da una patina opaca. Prova ribrezzo. Saltella da un piede all'altro, non ce la fa pi.
-perch  ti vergogni? Poi azzard: -Sei davvero sola?
La domanda la gel.
E' accovacciata in precario equilibrio sulla tazza, la vescica si libera con un getto fortissimo. Il suono dell'orina che esce si disperde nell'ambiente vuoto.
-Riesci a vedere o sentire qualcuno?
-No.
Green si limit a prendere atto del dato, senza commentarlo.
Forse l'aveva deluso. Forse avrebbe dovuto spiegare meglio come stavano le cose. -Il labirinto mi guarda- disse d'impulso, e not subito che l'affermazione aveva risvegliato l'attenzione dell'altro. Infatti, il dottore si volt impercettibilmente verso lo specchio, come a voler mandare un segnale ai poliziotti che assistevano alla scena. -Il labirinto conosce ogni cosa- ribad.
-Ci sono telecamere?
Scosse il capo.
-Allora come fa? Spiegami, per favore...
-Il cubo- disse. Ma si accorse subito che lui non capiva. -E' stato il primo gioco.
-Parlamene.
-Mi sono svegliata e stava l...
Dopo aver vagato per ore in cerca di aiuto, entra in una delle stanze e si distende per terra. Si addormenta subito, esausta. Quando riapre gli occhi, ci mette un po' a ricordare dove si trova - pochi attimi di quiete prima del ritorno della paura. E l'oggetto   per terra, a un metro dalla sua faccia. Una visione familiare, che appartiene al passato. Un cubo pieno di colori. Verde, giallo, rosso, bianco, arancione e blu.
Io so come si chiama. Cubo di Rubik, cos   si chiama.
-Sei facce. Su ognuna ci sono nove quadratini. Ogni piccolo quadrato ha un colore diverso.
-Lo conosco- conferm Green. -Quando ero bambino era un gioco molto popolare. Non ci crederai, ma la gente impazziva per risolverlo.
-Invece ci credo- disse, perch  anche lei stava impazzendo. Ma ci a cui associava l'oggetto non era affatto divertente.
Green sembr accorgersi del suo turbamento e quasi si scus. -Va' avanti, ti prego...
-Quando l'ho trovato, i colori erano mischiati.
Cosa deve farci? Passarci il tempo? E' assurdo. Non sa dove si trova, chi l'ha portata l. Ha paura. Ha fame. -Vi prego, voglio tornare a casa mia...  Ma nessuno risponde.
-Sono rimasta accucciata in un angolo a osservare quel coso per non so quanto tempo. Non volevo nemmeno toccarlo. Se lo facevo, allora sarebbe successo qualcosa di brutto - me lo sentivo. Ma pensavo sempre a una cosa, cio  che ero l  e non potevo uscire. E quel pensiero mi faceva male. Non c'era modo di mandarlo via. Fece una pausa. -O forse s.
-Allora che hai fatto?
Sollev gli occhi pieni di lacrime su di lui. -Ho preso il cubo.
Lo osserva, poi inizia a far ruotare le facce multicolori. Tutto pur di mandare via il fastidio del tempo che non vuole passare. La mente non riesce a concentrarsi,   distratta dall'ansia. Ma, poco a poco, la pressione si attenua, il terrore prende una distanza - arretra pur rimanendo vicino. Ora pu tenerlo a bada. L'attenzione   tutta per quei colori che si combinano fra loro. E, dopo pochi minuti, riesce a completare uno dei lati, quello arancione. Lo ripone per terra, il terrore torna a braccarla. Lei scruta l'oggetto sul pavimento. Ha corretto parte dell'imperfezione. Il lato finito   ordine, pulizia. Le d sicurezza. Deve esserci per forza una spiegazione per ci che le sta capitando. E in quel momento, i suoi sensi allertati percepiscono qualcosa.
Un cambiamento.
La mente impiega pochi attimi a decifrare il nuovo segnale. Un odore. Come il cubo, anche quello   familiare. Si alza dall'angolo ed esce in corridoio. Si guarda intorno. Non c'  nessuno. Inizia a cercare, cauta. Si lascia guidare dall'olfatto, ma teme che sia solo un'allucinazione. No, non lo  :   reale. Giunge sulla soglia di una delle stanze. La porta di ferro   socchiusa. La spinge con il palmo della mano. Al centro dell'ambiente c'  un sacchetto di carta.
McDonald's.
-Hamburger, Coca-Cola e patatine fritte- elenc, e poi precis a beneficio di Green: -Tante patatine-.
Non pensa di dover essere prudente,   la fame a decidere per lei. Si precipita verso il cibo e mangia con voracit. Non si domanda come sia arrivato l, chi l'abbia acquistato. Sta imparando la sua prima lezione.
La sopravvivenza.
Solo quando   sazia, il cervello comincia a razionalizzare l'accaduto. Torna nella stanza dove ha lasciato il cubo: deve continuare a risolvere il rebus. Passeggia per i lunghi corridoi, con la testa china sul gioco. Con un po' di difficolt, ha completato anche un altro lato - verde - e si sta dedicando al terzo - rosso. Non   affatto semplice gestire tre colori diversi. Passa davanti a una delle stanze e, con la coda dell'occhio, intravede qualcosa. Torna indietro e si blocca.
Il premio per aver terminato il secondo lato del cubo   un materasso con delle coperte e un cuscino.
In poco tempo ha fatto enormi progressi: ha lo stomaco pieno e non deve pi dormire per terra. Ma finire il terzo lato   pi difficoltoso del previsto.
-Forse sono passati giorni, ma poi ho capito che non ce la facevo a terminare il lato rosso. Non ero brava come pensavo. Intanto, niente cibo e niente acqua.
-Allora, che   successo? chiese Green. -Come hai fatto a sopravvivere?
E' distesa sul materasso. I vestiti cominciano a starle larghi, e non ha quasi pi forze. Da quant'  che non beve e non mangia? Dorme per quasi tutto il tempo,   preda di incubi. A volte non sa nemmeno se dorme oppure   sveglia. Quella che la tormenta non   propriamente fame, perch  non si manifesta come voglia di cibo. Sono crampi improvvisi all'addome, come se il suo stomaco cercasse di uscire e si scavasse una via dentro di lei.
Dopo un po', forse qualche giorno, le fitte cessano. Ma allora diventa anche peggio. perch  sopraggiunge la sete. Nessuno gliel'ha mai detto, che la sete   peggio della fame. perch  ti fa perdere la ragione. perch , mentre ti senti prosciugare, non fai altro che pensare a bere. E ti strapperesti a morsi le vene dai polsi e succhieresti il tuo stesso sangue pur di appagare quel bisogno...
Sa che c'  un modo per mandar via la smania, ma non l'ha ancora messo in pratica. Perfino l'idea le fa troppo schifo.
Ma se vuole sopravvivere, non ha scelta.
Cos, con le poche forze che le rimangono, si trascina fino allo sgabuzzino. Davanti alla tazza lurida, osserva la brodaglia melmosa e maleodorante. Per prima cosa, infila una mano. Ne saggia la consistenza. Poi chiude gli occhi e la tira su, mentre all'idea un conato la scuote. Non pensarci. Non devi pensarci. Come quando da piccola si sbucciava un ginocchio e, se si concentrava, il dolore svaniva. Adesso deve dimenticare il sapore. Allora affonda la bocca nella conca del palmo. Inizia a succhiare. Il liquido filtra fra le labbra e i denti, lo deglutisce senza trattenerlo in bocca... Quando torna nella stanza, si sente sporca dentro. E' ancora viva. Ma non   un sollievo, perch  sa gi che dovr rifarlo.
Intanto il maledetto cubo sta sopra il cuscino e la fissa.
Ma lei   cos arrabbiata che lo afferra e inizia a disfare i lati che ha completato...
-Me ne sono pentita quasi subito, e ho cominciato a piangere. Ero disperata, e ho provato a rimettere a posto i colori.
-Mi dispiace- disse Green, e sembrava sincero.
-Sono riuscita a finire solo il lato verde, poi mi sono addormentata... Quando ho riaperto gli occhi, nella stanza c'erano un cestino con una zuppa fredda e una bottiglia di gassosa calda.
Il dottore annu. -E come ti sei spiegata quel regalo?
-Non era un regalo- lo corresse. -Ogni volta che avevo bisogno di qualcosa di semplice - cibo, biancheria pulita o uno spazzolino da denti - bastava che finissi il primo lato. Non sapevo che gusto c'era a costringermi a quel gioco stupido, visto che completare un solo lato era abbastanza facile. Poi ho capito... Chiuse gli occhi, una lacrima scivol lungo la guancia, infilandosi nella mascherina d'ossigeno. -Se avessi completato i sei lati, lui mi avrebbe lasciata andare.
-Lui chi?
-Il labirinto- rispose.
-E' questo che   successo? Hai portato a termine il gioco e il labirinto ti ha liberata?
Scosse il capo, ora piangeva. -Non sono mai arrivata oltre il quarto lato.


 7.
Per il mondo la notizia del giorno era la riapparizione di Samantha Andretti. Per Bruno Genko, invece, era che per lui non era ancora giunta la fine del mondo.
Mentre guidava la Saab coi finestrini aperti, la radio trasmetteva Take The Money And Run della Steve Miller Band. Per quanto la sua situazione fosse disperata, l'ascolto del brano gli aveva messo allegria. Ma era durata poco. Quella canzone non suonava per lui, era per coloro che potevano ancora immaginare il proprio futuro. Bruno invece era incastrato nel presente. E presto sarebbe diventato passato. Molti credono che un moribondo rimpianga ci che non ha fatto o che ha rimandato nel corso della vita. Invece la cosa pi difficile per lui era non essere pi capace di gustare i piccoli piaceri, come una canzone spensierata alla radio.
perch  ogni volta diventava l'ultima volta.
Gonfio di livore, Genko spense la radio e si concentr sulla strada. Aveva lasciato la citt per recarsi nell'interno, verso la zona delle paludi. Man mano che si allontanava dalla costa, il caldo si faceva pi opprimente. Ma Bruno si rese conto che, nonostante fosse triste, aveva smesso di avere paura.
Samantha aveva cambiato tutto.
In realt, il tempo supplementare che gli veniva concesso senza che lui l'avesse chiesto non era un dono, bens una tortura. Ecco perch  aveva bisogno di qualcosa che desse uno scopo a quell'intervallo prima dell'inevitabile finale.
Un ultimo compito... finch  c'  ancora aria nei polmoni, si disse ripensando alla frase di Linda.
Accanto a lui, sul sedile del passeggero, il vento continuava a sollevare la copertina della cartelletta che poco prima aveva portato via dal deposito. Il documento all'interno era l'unica speranza che avesse.
Presto sarebbe giunto a destinazione, ormai mancava poco. Chiss se il profiler che si occupava di Sam le aveva gi rivelato quanto fosse cambiato il mondo in tutto il tempo in cui era stata assente. Chiss se lei aveva domandato della sua famiglia. Le avevano detto che la madre non aveva retto al dolore? Qualcuno aveva trovato il coraggio di rivelarle che un brutto male se l'era portata via sei anni prima?
La paziente ricoverata al Saint Catherine era stata riconosciuta ufficialmente come Samantha Andretti anche grazie a un campione di DNA conservato nel fascicolo della scomparsa. Altrimenti la polizia si sarebbe trovata con un grosso problema da risolvere visto che il padre di Sam, dopo la morte della moglie, si era trasferito per rifarsi una vita e aveva fatto perdere le proprie tracce. Ancora non riuscivano a trovarlo per dirgli che la sua unica figlia era viva. Ed evidentemente, la notizia ripetuta di continuo in tv non l'aveva raggiunto.
Per Genko era determinante che l'uomo non riapparisse nelle ore successive.
Percorse la statale incrociando solo un paio di veicoli che procedevano in senso opposto. Quando la strada inizi a addentrarsi nell'area palustre, Genko non incontr pi un'anima. La striscia d'asfalto sembrava sospesa nell'aria, perch  tutt'intorno c'era solo un acquitrino verde, immobile come la bassa vegetazione che lo ricopriva. Poi attravers un fitto bosco di betulle morte, i tronchi anneriti si specchiavano nell'acqua putrida. I riflessi ballavano sulla superficie una danza di spettri.
Bruno individu in lontananza la prima autopattuglia, uno dei tanti posti di blocco con cui era stata circoscritta la zona del ritrovamento di Samantha. A bordo del mezzo c'erano due agenti, uno dei quali scese e gli mostr la paletta, intimandogli a distanza di fare inversione. Genko, invece, prosegu. Per non creare inutili allarmismi, rallent l'andatura e tenne le mani bene in vista sul volante. Giunto in prossimit degli sbirri, attese che quello con la paletta si avvicinasse al finestrino della Saab.
-Non pu passare di qui, deve tornare subito indietro- disse, perentorio.
-Lo so, agente. Ma   una cosa importante, mi lasci spiegare, la prego. Sapeva che il tono accondiscendente era un balsamo per le orecchie dei tutori della legge. Bruno Genko si odiava quando era costretto a leccare il culo alla polizia.
-Non mi interessano le sue spiegazioni. Le consiglio di fare come ho detto- intim, portandosi una mano alla fondina sul fianco.
Il tipo era un duro, doveva andarci piano. -Sono un investigatore privato, mi chiamo Genko. Se vuole le mostro la licenza, ce l'ho nel portafoglio.
-Nessuno   autorizzato a passare- rispose l'ottuso in divisa.
-Ma io non voglio passare- precis lui, e per un attimo spiazz l'interlocutore. -Sono qui per conferire con gli agenti Bauer e Delacroix. Pu chiamarmeli, per favore?
-Non credo che vogliano essere disturbati.
-Mi scusi, signore, ma mi permetto di dissentire. I paroloni a volte servivano per confondere chi era dotato di scarsi strumenti di valutazione. -Credo di possedere informazioni sul caso di Samantha Andretti che gli agenti che le ho test nominato troveranno sicuramente di grande utilit. Poi indic con un cenno del capo la cartelletta sul sedile. -Ho con me alcuni documenti che ritengo debbano visionare subito.
L'altro allung la mano. -Li dia a me, glieli faccio avere io.
-Non posso, sono riservati.
-Se sono importanti, deve darmeli.
-Le ripeto che non posso.
Lo sbirro stava perdendo la pazienza. -Potrei arrestarla per intralcio alla giustizia, lo sa?
-No, non pu- afferm Bruno, dismettendo i panni del mite cittadino e inchiodandolo con lo sguardo. -Secondo la legge, un investigatore privato in possesso di materiale utile alla soluzione di un caso di polizia ne   personalmente responsabile finch  non lo consegna all'autorit incaricata dell'indagine. Perci, con tutto il rispetto, non posso affidarlo al primo agente che incontro. Lo capisce questo, vero?
L'ottuso rimase muto per qualche secondo, senza perdere l'aria marziale. Poi si avvi verso l'auto di servizio.
Trascorse un lungo quarto d'ora di silenzio durante il quale Genko fum un paio di sigarette appoggiato al cofano della Saab, mentre gli agenti lo fissavano dall'altro lato della strada. Si udivano solo le cicale della palude.
Poi, in fondo alla strada, l'orizzonte cominci a deformarsi.
Di l  a poco, nell'aria calda e rarefatta emerse il muso di una berlina marrone. Sembrava un miraggio. Sebbene non si percepisse ancora il rumore del motore, l'auto procedeva a forte velocit, sollevando una nuvola di polvere dietro di s .
A bordo dovevano essere alquanto incazzati, suppose Genko.
La berlina fren bruscamente e ne scesero due uomini robusti, in camicia e cravatta. Uno biondo che sembrava uscito da una rivista e l'altro di colore con un'aria serafica - tipica coppia di sbirri da telefilm, pens Bruno vedendoli.
-Non so se devo prenderti a calci nel culo o spaccarti la faccia- lo aggred subito Bauer. -Se hai acquisito delle prove senza consultarci, posso sbatterti in prigione senza neanche passare da un giudice- lo minacci.
Delacroix mandava avanti il collega, limitandosi a controllare la situazione, ma era pronto a intervenire. I due agenti di pattuglia osservavano la scena divertiti. Bruno sapeva cosa pensavano: ora sono cazzi tuoi, investigatore privato.
-Calma, ragazzi. Genko sfoder il pi conciliante dei sorrisi. -Nessuno ha preso iniziative qui, chiaro? Sto facendo solo il mio dovere di bravo cittadino. Era consapevole di quanto fosse irritante per un poliziotto un atteggiamento strafottente. Ma doveva far credere loro di avere per le mani qualcosa di grosso.
-Genko, ti consiglio di tirare subito fuori ci che hai: consegnacelo e sparisci- intervenne Delacroix. -E' gi una pessima giornata anche senza di te.
-Per favore- finse di supplicarli lui.
-Non abbiamo tempo da perdere.
-Vi chiedo solo cinque minuti.
Bauer era rosso in volto per la rabbia e madido di sudore. -Sar meglio per te che si tratti di qualcosa d'importante.
Bruno si spost verso il lato passeggero della Saab, infil una mano nel finestrino aperto e recuper la cartelletta dal sedile. Mentre tornava verso di loro, la apr  ed estrasse il foglio che conteneva. Quindi lo porse a Delacroix.
-Cosa sarebbe? chiese l'altro sprezzante, senza neanche guardare.
-Un contratto.
I due sbirri sembravano interdetti, entrambi abbassarono lo sguardo per leggere le poche righe. 
Genko volle anticipare il succo della questione. -Quindici anni fa, mentre voi poliziotti andavate a caccia di farfalle, i genitori di Samantha Andretti si sono rivolti a me perch  li aiutassi a fare luce sulla scomparsa della loro unica figlia.
Ricordava ancora il giorno in cui li aveva incontrati fra i separ di una tavola calda affollata, un luned  mattina. Sam era sparita da settimane e loro non dormivano da chiss quante notti. Si tenevano per mano. Gli avevano spiegato di aver ricevuto il suo contatto da un poliziotto del dipartimento. Aveva fatto intendere loro che, se non avessero tentato anche altre vie oltre quella ufficiale, forse non avrebbero avuto pi speranze di scoprire che fine avesse fatto la loro bambina.
Il poliziotto pietoso aveva detto la verit: le possibilit di risolvere un caso di scomparsa si assottigliavano rapidamente col passare delle ore. Dopo appena tre giorni erano pressoch  nulle. A meno che non ci fosse una pista, ovviamente. Ma per Samantha non c'erano indizi, n  testimoni. Sembrava che fosse evaporata al pallido sole di una fredda mattina di febbraio, lungo il tragitto per andare a scuola.
Bruno non si occupava di ritrovare ragazzini scomparsi, e poi era trascorso troppo tempo. A distanza di settimane, le prove erano contaminate e la memoria dei testimoni ormai era corrotta. Aveva provato anche a spiegarlo ai due, ma loro avevano insistito. -Sappiamo che lei   molto bravo, abbiamo ricevuto ottime referenze. La supplichiamo, non ci lasci soli con questo dubbio. cos   aveva detto il padre di Sam.
Una delle regole fondamentali dell'investigazione privata   non empatizzare col cliente.
Sembrava cinico, ma Genko sapeva bene che era essenziale non farsi condizionare dalle ragioni emotive che spingono il committente di un'indagine. L'odio o la piet sono contagiosi. Spesso costituiscono un ostacolo al ragionamento, che invece deve restare lucido e imparziale. A volte, i sentimenti diventano perfino un pericolo.
C'era un tizio che aveva rubato dei soldi al suo capo per curare la moglie malata di cancro. Bruno l'aveva rintracciato ma, mosso dalla compassione, gli aveva concesso del tempo per rimettere insieme la somma sottratta e restituirla al legittimo proprietario. Solo che aveva sottovalutato la determinazione del ladro che, pur di salvare la donna che amava, non aveva esitato a ingannarlo per darsi nuovamente alla fuga.
Genko era consapevole che con gli Andretti correva un grosso rischio. Per questo aveva accettato il caso ma solo con precisi limiti. -Mi pagherete il doppio della tariffa normale e in anticipo. Non mi chiamerete per domandarmi come procedono le indagini, non avr alcun obbligo di aggiornarvi puntualmente. Sar io a cercarvi quando sar pronto a comunicarvi qualcosa. Se non mi far vivo entro un mese, allora saprete che non ho trovato nulla.
I due erano sembrati confusi davanti a simili condizioni, Genko sperava di averli scoraggiati. Invece, con sua grande sorpresa, avevano firmato senza fiatare il contratto che, a distanza di anni, adesso si trovava sotto gli occhi di Bauer e Delacroix.
-Che cazzo significa? Il biondo sollev lo sguardo furente su Genko.
-Significa che, secondo quel foglio, sono incaricato di seguire il caso.
-Questo contratto   vecchio,   passato troppo tempo- replic con calma Delacroix e glielo restitu.
Ma Bruno non se lo riprese. -Stai scherzando, vero? Non c'  mica una scadenza: l'incarico   in vigore finch  non viene revocato.
Bauer stava di nuovo scattando verso di lui, ma Delacroix lo ferm con un gesto della mano. -Be', visto che Samantha Andretti   stata ritrovata, mi sembra che non ci sia pi bisogno di te. Ma se vuoi continuare a cercarla, fai pure... Alla battuta, il collega biondo si plac e si mise a ridere. Poi Delacroix prov di nuovo a rendergli il foglio.
Anche stavolta, Bruno ignor il gesto. -I giornali dicono che Sam   stata trovata per caso due notti fa da una pattuglia di passaggio in questa zona. Com'  che invece a me risulta una segnalazione anonima?
Il sorriso svan improvvisamente dal volto di Bauer. L'espressione di Delacroix, invece, non lasciava trasparire alcuna reazione.
-Capisco che la polizia adesso rischi un calo di popolarit per non aver cercato adeguatamente la ragazza all'epoca- rincar la dose Bruno. -Ma prendersi addirittura il merito del ritrovamento, facendo sembrare eroi due agenti di passaggio, mi pare francamente un po' troppo. Lo disse osservando i due poliziotti accanto all'autopattuglia che, sentendosi chiamare in causa in quanto esponenti della categoria, distolsero lo sguardo imbarazzati.
-Non siamo tenuti a confermare niente, n  a condividere informazioni riservate con te. Pur conservando il proprio aplomb, Delacroix volle fargli capire che lo scherzo stava durando troppo. 
-Ed   proprio qui che ti sbagli-  ribatt Genko e indic il contratto. -Secondo l'articolo undici, comma b, i genitori di Samantha mi hanno dato mandato di rappresentarli presso la polizia, nominandomi addirittura tutore della figlia in assenza di altri familiari. La clausola conteneva la previsione che, nel caso lui avesse ritrovato l'allora minorenne, sarebbe stato responsabile della sua incolumit finch  non l'avesse riportata a casa. La circostanza non si era mai avverata, ma adesso quel cavillo poteva tornargli utile per altri scopi.
-L'accordo non   pi valido- protest Bauer con la solita veemenza. -Samantha   maggiorenne. Inoltre la madre   morta e il padre   introvabile.
-Anche se non   pi minorenne, bisogna stabilire se   in grado di intendere e volere. Sinceramente, ne dubito visto che   in stato di shock... Non rimane che il padre. Ma finch  non l'avrete rintracciato, e finch  non mi avr personalmente revocato l'incarico, il mio compito   rappresentare al meglio le esigenze della mia cliente: Samantha Andretti.
Delacroix era meno impulsivo del collega e molto pi pragmatico. -Andremo da un giudice e gli faremo annullare il contratto. Non credo ci vorr molto a convincerlo: gli baster darti un'occhiata.
Era vero, Genko lo sapeva: un giudice avrebbe scambiato le sue buone intenzioni per il tentativo di speculare sul caso a quindici anni di distanza. Perci finse di pensarci su, ma aveva previsto anche la mossa successiva. -Va bene, allora vi propongo un patto.
I due agenti non dissero nulla, in attesa del resto.
-Nel mio archivio c'  un fascicolo bello spesso con le risultanze della mia indagine di quindici anni fa. Sperava che una menzogna cos   ben argomentata facesse breccia nella coppia. In realt, il fascicolo millantato conteneva solo il foglio che avevano davanti. perch  il caso di Samantha Andretti era il pi rognoso che gli fosse mai capitato. Esattamente come la polizia, anche Genko non aveva trovato nulla.
Non esiste azione umana che non lasci tracce. Specie se si tratta di un atto criminale.
La lezione rientrava a pieno titolo nell'addestramento di ogni investigatore privato. Anzi, si poteva dire che il mestiere si basava proprio su questo semplice assunto, che faceva il paio con un'altra regola aurea.
Non esiste il crimine perfetto, esiste solo l'indagine imperfetta.
Ecco perch , fra i pochi fallimenti della carriera di Bruno Genko, il caso Andretti rappresentava forse il pi clamoroso. perch  lui, per tutto quel tempo, era arrivato addirittura a dubitare che ci fosse un rapitore.
Il trucco pi riuscito del mostro era stato convincere tutti che lui non esisteva.
-Ci stai proponendo uno scambio? chiese Bauer. -Ho capito bene? Ci dai il tuo fascicolo se ti lasciamo ficcare il naso nella nostra indagine,   questo che vuoi?
-No- lo corresse Delacroix, che invece aveva intuito prima di lui la natura del patto proposto. -Si sta offrendo di salvarci il culo...
Genko annu. -Il mio fascicolo contiene dichiarazioni di testimoni mai ascoltati dalla polizia, indizi mai raccolti, una serie di piste interessanti che all'epoca furono inspiegabilmente ignorate... Insomma, le prove che il dipartimento ha abbandonato il caso troppo presto. Aveva calato il punto sul tavolo. -Sarebbe un vero peccato se i media entrassero in possesso di quelle carte. D'altronde, per, in quanto tutore legale di Samantha sono obbligato a fare luce con ogni mezzo sugli aspetti fumosi di questa incresciosa vicenda.
I due si chiusero in un rigido silenzio.
Bruno sapeva che non era mai consigliabile mettere gli sbirri con le spalle al muro, perch  prima o poi te la facevano pagare. E l'atteggiamento di Bauer e Delacroix non lasciava presagire nulla di buono. Era semplicemente folle chiedere loro di partecipare all'indagine di polizia. Oltre che irricevibile, una simile pretesa gli avrebbe portato solo guai. Anche perch  il ricatto si basava su un bluff. Per questo decise di riaprire la trattativa. -Non ho alcuna intenzione di divulgare il materiale in mio possesso- assicur con calma. -So bene che, se lo facessi, poi non avrei pi nulla per impedirvi di massacrarmi. Non sono cos   stupido... Vi chiedo solo un piccolo favore, poi sparisco, promesso.
-Io non gli concederei proprio nulla- disse Bauer rivolgendosi al collega. -Anzi, voglio proprio vedere se questo stronzetto ha le palle per spifferare tutto ai giornali.
Probabilmente, il biondo pregustava gi l'idea di mettergli le mani addosso. Ma non puoi farmi niente, pens Genko mentre lo fissava dritto negli occhi bovini. Questo era uno dei pochi vantaggi quando si stava per morire. La fine imminente   come un superpotere. Rende invulnerabili.
-D'accordo- disse inaspettatamente Delacroix. -Cosa vuoi?
Bruno si volt verso di lui. -Voglio ascoltare la registrazione della chiamata anonima.


 8.
Il campo base da cui venivano coordinate le ricerche della prigione di Samantha Andretti era stato allestito proprio al centro della zona palustre, in uno spiazzo con lo scheletro di una stazione di servizio abbandonata. Ogni anno, l'acquitrino si mangiava una consistente porzione di terra, scacciando chiunque provasse a sfidare l'ostilit dei luoghi.
Anche con la presenza dei poliziotti, il posto era lugubre, pens Genko.
Quando scese dalla macchina e si guard intorno, fu subito frastornato dal frenetico viavai di tecnici e agenti che entravano e uscivano dalle tende e dai caravan.
Nella palude erano impegnate diverse squadre di esploratori, con mezzi anfibi e cani molecolari. Alle forze sul campo si aggiungevano i gruppi di specialisti che, all'interno dei laboratori mobili, analizzavano ogni indizio raccolto. Dove un tempo erano installate le pompe di benzina, adesso c'era un elicottero pronto a ripartire per perlustrare il territorio dall'alto.
Bauer e Delacroix, che lo avevano guidato fin l, scesero dall'auto e si diressero verso di lui.
-Sai che sei molto fortunato a essere qui, vero? gli ramment il biondo. -I poliziotti non dovrebbero farsela coi luridi ricattatori.
Genko sorrise e stava per replicare con una battuta, quando furono interrotti.
-Delacroix- chiam una voce, in tono adirato.
Bruno si volt e vide un uomo con un completo blu e la cravatta, che si avvicinava con un'espressione poco amichevole. Aveva accanto a s  un grosso cane peloso.
-Me la sbrigo in un istante- assicur Delacroix, quindi si mosse per raggiungere lo sconosciuto.
Bauer tir Genko per la manica della giacca. -Andiamo- gli intim.
Mentre si allontanavano, Bruno continu a tenere d'occhio ci che accadeva fra gli altri due.
-Ormai nessuno risponde pi alle mie telefonate- si stava lamentando lo sconosciuto. -Quando comincerete a cercarla?
Genko si domand per un istante a chi si riferisse. Cercare chi? Samantha Andretti era stata ritrovata. Ma il cane cominci ad abbaiare e copr le voci dei due.
-Sta' buono, Hitchcock- gli ordin il padrone.
Genko rallent il passo osservando la discussione che si animava.
Intanto Bauer lo attendeva impaziente sulla scaletta di un caravan. -Allora, ti decidi?
L'interno del caravan era stato attrezzato con apparecchiature sofisticatissime che, al momento, erano impiegate per analizzare la registrazione della chiamata anonima. Il file audio era scomposto in diagrammi di diverso colore sugli schermi dei computer. Quattro tecnici andavano a caccia di suoni inabissati nel rumore di fondo con la speranza di trarre qualche indicazione circa l'identit dell'uomo che aveva effettuato la telefonata.
In uno qualsiasi dei picchi del grafico potevano nascondersi una voce estranea o i rintocchi di un campanile oppure, se si era veramente fortunati, addirittura un nome. L'intento era risalire al luogo della chiamata e individuare eventuali testimoni che potessero fornire una descrizione dello sconosciuto.
Genko si guardava intorno da cinque minuti con le braccia incrociate, non riusciva a stare immobile sulla sedia girevole. Bauer lo teneva d'occhio stando in piedi, evidentemente infastidito dal continuo movimento. Ma nessuno dei due disse una parola fino al ritorno di Delacroix.
-Scusate- afferm lo sbirro quando sal sul veicolo, madido di sudore. Mentre si versava un bicchiere d'acqua da un distributore automatico, si rivolse al collega. -Gli hai gi spiegato qualcosa?
-Non ancora.
Delacroix prese una sedia e si piazz di fronte a Genko. -Ovviamente ci che ti diremo dovr rimanere confidenziale. Si fece passare da Bauer un modulo e una penna. -Se dovesse uscire anche mezza parola, verr direttamente da te.
-Dovr augurarmi che nessuno dei poliziotti qui intorno prenda mazzette dai media- li provoc Bruno, quindi firm il foglio e lo riconsegn allo sbirro biondo.
-E' stato usato un cellulare rubato- cominci Delacroix. -Dopo   stato spento o forse distrutto, perci   impossibile rintracciare il possessore.
-Samantha Andretti, invece, si trovava a circa dodici chilometri dalla cella che ha agganciato la chiamata- aggiunse Bauer. -Perci, chi l'ha trovata ha avuto tutto il tempo di decidere se avvertire o meno la polizia.
-Allora non pensate che sia stato il rapitore? chiese Bruno, ma aveva gi scartato l'ipotesi che il mostro fosse stato mosso a un atto di piet dopo averla segregata e brutalizzata in chiss quanti modi per quindici anni.
-L'abbiamo escluso perch  le frequenze della voce appartengono a una persona giovane, che all'epoca del sequestro doveva essere appena adolescente- spieg Delacroix. -Ma potrebbe sempre trattarsi di un complice pentito o che ha avuto paura di essere scoperto.
Le opzioni sul tavolo erano molteplici, consider Genko. Ebbe l'impressione che l'indagine fosse a un punto morto. I due agenti erano abbastanza collaborativi, chiss se era solo una tattica e invece gli stavano tacendo qualcosa d'importante. -Adesso posso sentire la telefonata?
Bauer indirizz un cenno a uno dei tecnici che, a sua volta, fece partire la registrazione. Le casse diffusero subito un fruscio, interrotto dal tipico suono ritmato di una chiamata in entrata.
-Emergenze- rispose un'operatrice.
-Ehm... Vorrei parlare con la polizia... disse una voce maschile dal tono incerto.
-Di che si tratta, signore? replic l'altra senza scomporsi. -Mi dica di che tipo di emergenza si tratta e poi le passer la polizia.
Dall'altra parte segu un breve silenzio. -C'  una donna nuda, penso sia ferita. Forse ha una gamba rotta e ha bisogno di aiuto.
L'operatrice era addestrata a non allarmarsi, perci conserv un approccio neutro. -Ha avuto un incidente?
-Non lo so, ma non credo... Non c'era un'auto.
-Conosce la donna? E' una sua parente?
-No.
-Sa come si chiama?
-No...
-Dove si trova la persona che ha bisogno di aiuto?
-Ehm... Sulla cinquantasette, non so di preciso in che punto. E' la strada che passa in mezzo alla palude, direzione nord.
-E' cosciente?
-Credo di s  mi   sembrato di s...
-Si trova con lei in questo momento?
Silenzio.
-Signore, mi ha sentito? E' con quella donna adesso?
Dopo un attimo di esitazione: -No-.
-Pu darmi le sue generalit, per favore?
L'uomo si spazient. -Senta, io ve l'ho detto, adesso non sono pi affari miei... La linea cadde bruscamente. Aveva riattaccato.
Il tecnico interruppe la registrazione. Bauer e Delacroix si voltarono verso Bruno come per lasciargli intendere che aveva avuto ci che voleva e ormai non avevano altro da dirsi.
Ma a Genko non bastava. -Se non   il rapitore e nemmeno un complice, perch  non si   fatto avanti? Si era gi posto la stessa domanda. -perch  rimanere nell'ombra? 
-Se lo sapessimo, non verremmo certo a raccontarlo a te- rispose Bauer.
Bruno lo ignor, perch  Delacroix invece sembrava improvvisamente interessato alla sua opinione. -Il ritrovamento   avvenuto in piena notte- prosegu  l'investigatore privato. -Ma chi va in giro in una palude in piena notte? E con un cellulare rubato? In verit, si poteva sospettare di due categorie di persone, e i presenti su quel caravan erano giunti alla stessa conclusione di Genko. -Trafficanti di droga e bracconieri.
-Qualcuno che ha qualcosa da nascondere, e ha tutto l'interesse a non dire il proprio nome a un numero di emergenza- conferm Delacroix.
La risposta, per, convinceva Bruno solo in parte. Lui aveva colto qualcos'altro. -Posso sentire di nuovo la registrazione? chiese, spiazzando tutti.
-perch ? ringhi Bauer, che non era pi disposto a fare concessioni.
Genko si rivolse direttamente a Delacroix, allargando le braccia. Il collega fu pi ragionevole e annu all'indirizzo del tecnico.
La registrazione ripart dall'inizio.
Stavolta Bruno cerc di memorizzare il pi possibile la voce dello sconosciuto, cogliendone ogni dettaglio, inflessione o venatura.
Accento locale, tipico tono rauco del forte fumatore, un marcato cedimento sulle consonanti palatali.
Non si era sbagliato. C'era qualcosa di oscuro nel modo in cui parlava. Una vibrazione che nessuna tecnologia sarebbe stata in grado di cogliere. Non era solo il timore di essere scoperto perch  colpevole di un'attivit illecita, come il traffico di droga o il bracconaggio. C'era altro, Genko non aveva dubbi.
Era terrore.


 9.
-Allora, come stai?
-Bene.
-Sicuro?
-Non   cambiato nulla da oggi pomeriggio... Col calare della sera, nella palude i grilli avevano preso il posto delle cicale. Il caldo era sempre insopportabile, ma c'era la luna piena. La Saab era ferma al lato della strada, nascosta fra le lunghe fronde di un salice. Bruno aveva approfittato della sosta per telefonare a Linda.
-Ma almeno hai mangiato qualcosa?
-Non ancora, ma prometto che lo far. L'apprensione dell'amica era una piacevole novit per Genko, nessuno si era mai occupato di lui. Forse perch  aveva sempre tenuto tutti a distanza. Non si era mai pentito della scelta, nemmeno dopo aver appreso dai dottori di non avere scampo. Nessun esame di coscienza per Bruno Genko. Nessun rimpianto. Solo un rimorso.
-Cosa c'  nella cassaforte della stanza centoquindici dell'Ambrus Hotel? domand Linda, inaspettatamente.
Bruno tacque, avrebbe voluto concludere l la telefonata. Dall'altra parte della linea, per, non c'era alcuna intenzione di lasciar perdere l'argomento.
-E' da oggi che ci penso... Se devo distruggerlo, allora dovresti dirmelo: cosa c'  nel plico sigillato?
L'investigatore appoggi una mano sullo sterzo, mentre con l'altra continuava a reggere il cellulare: all'improvviso, era diventato pesantissimo. -Nessuno ti obbliga a farlo- afferm con insolita durezza. -Solo che credevo di potermi fidare di te.
-Conosco il numero della stanza e la combinazione: potrei anche andarci adesso e aprire il pacco- replic, testarda.
-Quel plico non ha niente a che fare con te.
-perch  ho l'impressione che tu mi stia nascondendo molto di pi?
perch    vero, mi spaventa. Ma non glielo disse, invece chiuse gli occhi e respir profondamente. Si accorse che Linda cominciava a piangere.
-Mi hai salvato la vita, hai idea di cosa significhi? Adesso io non posso fare la stessa cosa per te... Riesci a immaginare come mi sento?
No, non riusciva proprio a immaginarlo. I sentimenti non erano mai stati il suo forte. In quel momento, un furgone nero transit accanto al suo finestrino. Genko guard subito l'orologio, annotando mentalmente che erano le ventuno e sei minuti. -Devo andare- disse al telefono.
-finch  c'  ancora aria nei polmoni... gli ramment Linda, tirando su col naso.
Gli sembr di vederla, stretta nel kimono di seta, rannicchiata sul letto, alla penombra di una candela. -Certo- conferm con dolcezza, e riattacc. Poi sollev il capo, lo sguardo oltrepass il parabrezza.
A un centinaio di metri davanti a lui c'era il Duran, un locale con le insegne al neon che promettevano biliardi e tv satellitare per guardare gli eventi sportivi. Nel parcheggio si contavano una ventina di veicoli, soprattutto fuoristrada e pick-up.
Sembrava che ci fosse il pienone.
Genko aveva passato le ultime tre ore a controllare la situazione. Gli appostamenti in auto erano la parte pi difficile del suo lavoro. Potevano durare settimane. Nei film, gli investigatori privati per far passare il tempo si munivano sempre di parole crociate e termos di caff . Ma i veri professionisti sapevano che anche la pi piccola distrazione poteva vanificare ore e ore di sorveglianza, e che la caffeina stimola la diuresi.
Non bastava la pazienza, ci voleva disciplina. perch  il problema non era la noia, bens la routine. Avere davanti agli occhi per tanto tempo la stessa scena poteva creare una pericolosa assuefazione.
Genko non avrebbe mai immaginato di buttar via in un appostamento parte del tempo che il suo cuore malato gli stava concedendo. Il sedile infossato della Saab era la prova di quanta vita avesse sprecato in attesa nella propria auto.
Una volta, era stato incaricato di rintracciare un debitore. A differenza dei creditori che l'avevano ingaggiato, Bruno era convinto che l'uomo non avesse mai lasciato la citt. cos si era piazzato fuori da casa sua e, per venti lunghi giorni, non aveva fatto altro che fissare le finestre e la porta d'ingresso. I familiari dell'uomo andavano e venivano a tutte le ore del giorno e della notte, ma di lui non c'era traccia. Allora decise di stanarlo. Due cose motivavano ogni essere umano, a volte facendogli perdere il senso della ragione. Il sesso e il denaro. A Genko era bastato fare una telefonata alla moglie del debitore, fingendosi un funzionario di un'ambasciata straniera. Comunic alla donna che il marito aveva ereditato una somma da un lontano parente, emigrato all'estero molti anni prima. Ma era necessario che il beneficiario si presentasse personalmente presso l'ufficio per accettare il lascito e compiere le consuete operazioni burocratiche. Di l  a un'ora, il debitore usc dalla propria abitazione.
Mentre rievocava il ricordo di quel caso, il furgone nero passato poco prima stava tornando indietro dalla direzione opposta. Stavolta rallent davanti al parcheggio del Duran, fino quasi a fermarsi. Dopo alcuni secondi, acceler allontanandosi. Quando pass accanto alla Saab, Bruno controll l'orario: ventuno e trentuno.
Calcol di avere al massimo venticinque minuti.
Parcheggi davanti al Duran, scese dall'auto e si diresse all'ingresso del locale.
Varcata la soglia, almeno una trentina di sguardi si spostarono su di lui e lo scrutarono con sospetto. Era comprensibile. Col completo di lino chiaro e l'aria sbattuta, Genko stonava alquanto in mezzo a camicie a scacchi, stivali e cappellini con visiera.
Sopra il bancone del bar aleggiava una nuvola grigia di fumo di sigarette. Alla canzone folk che proveniva dall'impianto stereo ogni tanto si sovrapponeva il rumore delle palle da biliardo che sbattevano fra loro.
Per dare un nome allo sconosciuto che aveva trovato Samantha Andretti, la polizia avrebbe sicuramente cercato tra i frequentatori abituali della palude. Nell'incontro con Bauer e Delacroix era stato assodato che potesse trattarsi solo di un trafficante di droga o di un bracconiere. Genko aveva scommesso sul secondo. Anche perch , di solito, per i trafficanti di droga il rischio di essere scoperti e rimediare anni di prigione non valeva la salvezza di nessuna donna.
-Cosa ti servo? chiese una giovane cameriera. Indossava una canottiera verde militare ed era piena di tatuaggi.
-Una weiss e una tequila- le rispose Bruno, ma non si sedette ad aspettare l'ordinazione. Invece si piazz davanti al grande schermo che trasmetteva una partita di calcio. Non c'era l'audio, cos  poteva fingere interesse per l'incontro e, contemporaneamente, controllare ci che avveniva intorno a s  e, soprattutto, dare modo ai clienti di abituarsi alla sua presenza. Poco dopo, la cameriera si ripresent con la consumazione. Bruno trangugi subito lo shot di tequila, pag la ragazza e inizi ad aggirarsi per il locale con il boccale di birra in mano.
Percepiva l'ostilit degli altri avventori: gente di palude, avvezza alle asprezze di una vita difficile e poco incline alle buone maniere, specie coi forestieri. Fece il giro dei biliardi, assistette a un paio di colpi ma solo per studiare meglio il volto dei giocatori.
Il Duran, oltre a essere l'unico luogo di svago nella zona, era il ritrovo di bracconieri e pescatori di frodo. Ma Genko non aveva alcuna certezza che l'uomo che cercava si trovasse in quella sala. Tuttavia, il furgone nero transitato due volte davanti al locale rappresentava quasi una conferma che fosse sulla pista giusta.
-Abbiamo escluso che si tratti del rapitore perch  le frequenze della voce appartengono a una persona giovane, che all'epoca del sequestro doveva essere appena adolescente- aveva detto Delacroix. cos   Genko inizi a scartare i presenti che avevano pi di trentacinque anni. Il conto si riduceva a una decina di individui, ma erano ancora troppi. Per restringere ulteriormente la cerchia, pass accanto ad alcuni di loro che chiacchieravano, tendendo le orecchie per cercare di cogliere un suono familiare nelle loro parole.
Aveva ascoltato soltanto due volte la registrazione della telefonata, non sarebbe certo bastato l'udito a riconoscere l'uomo che cercava. Ma una voce poteva rivelare molte cose: la provenienza, le abitudini e perfino l'aspetto di una persona.
Accento locale, tipico tono rauco del forte fumatore, un marcato cedimento sulle consonanti palatali, riepilog Genko. Ma le prime due caratteristiche erano pressoch  inutili considerando che si trattava di gente nata e cresciuta in quella zona e che la percentuale di tabagisti l  dentro era altissima. La terza, inoltre, non rappresentava un'anomalia: il difetto di pronuncia poteva essere causato dalla mancanza di alcuni denti o, semplicemente, dal fatto che mentre telefonava l'uomo stava masticando una gomma.
Genko si volt verso uno dei tavolini a ridosso della vetrata, ed ebbe una rivelazione.
C'era seduto un giovane robusto. Se ne stava solo e in disparte, e guardava fuori con un'aria pensierosa. Da una prima occhiata, dimostrava meno di trent'anni. Davanti a lui, una bottiglia di birra e un piatto di patatine mezzo vuoto. Disegnava delle forme intingendo uno stuzzicadenti nel ketchup.
Ad aver destato l'interesse dell'investigatore erano state proprio le mani, interamente ricoperte di vecchie vesciche. La pelle si presentava come cera sciolta. Un'ustione, pens subito. C'era una cicatrice ancor pi estesa che risaliva lungo il collo fino alla parte inferiore del volto, con chiazze di barba rada con cui provava a nascondere la bruciatura.
Genko decise di puntare tutto su di lui.
-Posso sedermi? disse, poggiando il bicchiere di birra sul tavolo.
L'altro sollev il capo. -Ci conosciamo? domand con un tono rauco. Non era per via del tabacco di troppe sigarette, si corresse mentalmente Genko. Era l'effetto dell'inalazione del fumo di un incendio. Ci spiegava anche il marcato cedimento sulle consonanti palatali che aveva notato nella voce registrata, perch  probabilmente la cicatrice proseguiva nel cavo orale fino alla laringe.
Ha respirato le fiamme, si disse Bruno. Solo il cherosene poteva ridurre cos un uomo. E i bracconieri se ne servivano per appiccare il fuoco e stanare le anatre dalla boscaglia.
Genko si sedette anche senza consenso. Prima che il ragazzo potesse protestare, lo inchiod con poche, precise parole. -La polizia sa che sei stato tu a fare la telefonata.
-Ma che... scatt l'altro.
Bruno non gli concesse il tempo di ribattere. -Ti arresteranno con l'accusa di aver preso parte al sequestro di quella donna, lo capisci o no?
Il ragazzo non replic, era allibito.
Dalla reazione, Bruno cap di aver fatto centro. -Un furgone nero   gi passato un paio di volte qua fuori, significa che gli sbirri stanno sorvegliando il Duran. Non mi stupirei se questo posto fosse pieno di microfoni: possiedono la registrazione della chiamata e hanno attrezzature capaci di riconoscere una voce in mezzo a una folla. Se, come penso, sanno che sei nel locale, allora le teste di cuoio sono gi appostate qua intorno ed entreranno in forze da quella porta da un momento all'altro. Si volt verso l'ingresso.
Il giovane lo imit, e l'idea bast a pietrificarlo.
-Quando il furgone civetta ripasser qua davanti, sar il segnale e scatter il blitz- afferm Genko, indicando la vetrata. Poi controll l'orario: -Abbiamo meno di dieci minuti-.
Il ragazzo era frastornato come un pugile che ha appena ricevuto una gragnuola di ganci in pieno volto.
Bene, non doveva lasciargli il tempo di pensare. -Non mi interessa il tuo nome, solo quello che hai da dire.
-Cosa vuoi da me? rispose l'altro, e fiss ancora la vetrata, scioccato.
Bruno doveva lasciargli intendere di essere la sua unica speranza, e ci stava riuscendo. -Ho bisogno di farti delle semplici domande, dovrai solo confermare se ci che dir corrisponde o meno a come sono andate le cose.
Il ragazzo dalla faccia di cera si volt a guardarlo con gli occhi smarriti.
-Due notti fa stavi tornando da una battuta di caccia nella palude, quando hai notato la donna in mezzo alla strada.
Il ragazzo annu.
-Ti sei fermato e sei sceso dall'auto.
-Dal pick-up- lo corresse l'altro, anche se non era necessario.
-Va bene: dal pick-up. Le hai parlato, era sconvolta.
-Mi pregava di restare con lei.
Bruno si figur per un attimo la scena. Vide Samantha - nuda, fragile e impaurita - che si aggrappava alle gambe del primo essere umano che incontrava dopo tanto tempo, e che non era il mostro. Per quanto ne sapeva lei, il mondo fuori dalla prigione poteva essere finito da un pezzo.
-Era piena di graffi e aveva una gamba rotta- prosegu il ragazzo. -Ho pensato che avesse avuto un incidente.
-Un incidente? ripet Genko per fargli intendere che non se la beveva. -E, sentiamo un po', perch  te ne sei andato lasciandola in quelle condizioni?
-Ho dei precedenti- prov a giustificarsi. -Non volevo guai. Ma, dicendolo, abbass lo sguardo.
Non stava semplicemente mentendo, pens Bruno. Si vergognava. -Che razza di incidente   quello in cui ti rompi una gamba e resti senza vestiti? L'investigatore privato ramment la nota oscura che aveva percepito nella voce dell'uomo durante l'ascolto della chiamata.
Terrore.
-Mi stai raccontando solo un mucchio di balle- sbott. -La verit   che te la sei fatta sotto. Prov una strana pena nel pronunciare quelle parole. Sicuramente, con la faccia che sembrava un toast, non aveva una vita facile.
Il ragazzo si guard intorno, spaurito. -Senti, io non...
Con i minuti che scorrevano inesorabili, Bruno non poteva permettersi il lusso della compassione. -Hai avuto paura perch  la donna ti ha detto che qualcuno la stava inseguendo. Il ragazzo tacque per un momento, e Genko pens di averci azzeccato.
Ma poi quello scosse il capo.
-Qualcuno per la inseguiva, vero? insistette, per essere sicuro di avere capito bene - intanto l'adrenalina cominciava a montargli dentro.
Ancora silenzio. Ma stavolta l'esitazione valeva quanto una confessione.
Bruno non se lo aspettava. Il ragazzo stava davvero sostenendo di aver visto in faccia il mostro che aveva rapito Samantha Andretti? L'uomo la cui identit era rimasta un mistero per quindici anni? Genko sentiva il proprio cuore malato battere all'impazzata, sper che non lo mollasse proprio in quell'istante. Doveva controllare le emozioni, cercare di rimanere calmo e gestire al meglio la nuova situazione. -Saresti in grado di descriverlo? Mentre lo domandava, prese anche una penna dal taschino della giacca. Poi tir fuori il referto medico, l'unico pezzo di carta a portata di mano.
L'altro sembrava agitato.
-Tranquillo, andremo per gradi- disse, pronto ad annotare tutto. -Aveva i capelli lunghi o corti?
-Non lo so...
-Era alto, basso, magro o grasso?... Com'era vestito?
L'altro sollev le spalle, ma evitava il suo sguardo.
Intanto il tempo scorreva velocemente, troppo velocemente. Entro breve, Bruno avrebbe dovuto uscire dal locale, se non voleva trovarsi in mezzo a un blitz delle teste di cuoio. -Ma come fai a non ricordartelo? La polizia ti far il culo, lo capisci? Intu che il ragazzo era ancora spaventato. Ma non erano gli sbirri a fargli quell'effetto. I suoi occhi si velarono di lacrime. Terrore, si ripet  Genko. Doveva capire cos'era successo - doveva. -Quell'uomo era armato?
-Non lo so...
-Per tu ce l'avevi un'arma, giusto? Facile deduzione, visto che era un bracconiere.
-Il fucile- ammise con un filo di voce.
-E quindi, alla peggio, avresti potuto difenderti. Allora perch  sei scappato?
Il ragazzo si era chiuso in un ostinato mutismo.
Bruno guard l'ora. I dieci minuti stavano per passare. Ormai non era pi sicuro restare l. Ma non poteva andarsene senza sapere. -Ascoltami, gi una volta hai abbandonato una povera donna che supplicava il tuo aiuto, e solo per questo meriteresti di marcire in galera per vent'anni. Non farlo di nuovo... Credevi di poterti lavare la coscienza con una telefonata anonima? Anche il pi bastardo dei criminali non si scorda mai di essere un uomo, e ti assicuro che ne ho incontrati parecchi. Quella che ti offro, probabilmente,   l'ultima occasione che hai per mettere le cose a posto.
-Se te lo dico non mi crederai... Il ragazzo sollev lo sguardo su di lui, implorando clemenza.
-Cosa non dovrei credere? Parla, cazzo... Cominciava a perdere la pazienza - tre minuti: fuori dalla vetrata, la strada era ancora deserta.
-E' arrivato dal bosco. Ho capito che stava cercando la donna. Quando anche lui ci ha visto, si   bloccato.
-E poi?
-Niente,   rimasto fermo l. E ci fissava... Mi ha fatto gelare il sangue.
-perch ?
-perch  quel tizio...
-Cosa aveva quel tizio?
Ma l'altro era evasivo. -Non potevo dirlo al numero delle emergenze, mi avrebbero preso per matto e nessuno avrebbe aiutato quella donna.
Di cosa stava parlando? Cosa non poteva dire? Mentre cercava un modo per ottenere l'informazione, Bruno not con la coda dell'occhio una macchia nera che transitava oltre la vetrata del Duran.
Il furgone civetta. Tempo scaduto.
Genko si alz di scatto, intenzionato a uscire al pi presto. Stava per rimettersi in tasca il foglio del referto e la penna, quando il ragazzo gli afferr il braccio.
-Tu sei qui per aiutarmi? chiese, col labbro che gli tremava.
-No- gli confess dopo averlo ingannato. Delusione e paura apparvero sul volto del giovane bracconiere, ma a Bruno non interessava pi. Fiss la porta del Duran, calcol mentalmente quanto ci volesse a raggiungerla prima che le luci del locale si spegnessero improvvisamente e il rumore di vetri infranti precedesse il fragore accecante delle flash-bang, usate dai corpi speciali per stordire i potenziali nemici e neutralizzare ogni possibile minaccia.
-Era un coniglio.
Bruno Genko stava per liberare il braccio dalla presa del ragazzo, ma indugi. -Cosa? si sorprese a domandare.
Allora l'altro gli strapp di mano il referto e la penna e inizi a disegnare. Era un tratteggio approssimativo, molto infantile. Poi gli riconsegn il foglio con la mano che tremava. Genko lo guard, confuso.
Era un uomo con la testa di un coniglio e gli occhi a forma di cuore.


 10.
Il dottor Green si protese verso di lei per sfilarle la mascherina dell'ossigeno. Poi la guard e sorrise. -Come va adesso?
Faticava ancora a respirare da sola.
-Lascia che i tuoi polmoni si abituino. Le mim anche come fare, portandosi le mani sul torace.
In effetti, la respirazione migliorava a ogni boccata d'aria. -Grazie- disse, poi si volt verso il comodino.
Il telefono giallo era sempre l, non era frutto della sua fantasia.
-Vuoi chiamare qualcuno? domand Green, che si era accorto del gesto.
-Posso? domand, incredula.
L'altro rise. -Certo che puoi, Samantha.
Allora prov a tirarsi un po' pi su.
-Aspetta, ti aiuto. La afferr per le braccia e le sistem un cuscino dietro la schiena. Quindi le porse l'apparecchio, posandoglielo in grembo.
Lei sollev la cornetta e se la port all'orecchio. Ma non sentiva nulla.
-Per le chiamate esterne devi premere il nove- le spieg.
Lo fece e la linea risult libera. Quel suono era piacevole, le trasmise il brivido gioioso della libert. Poi osserv la tastiera coi numeri, e si incup.
-Che succede? chiese Green, che si era accorto che qualcosa non andava.
-Non ricordo nessun numero di telefono.
-E' comprensibile- prov a consolarla. -E' passato troppo tempo. E magari i numeri saranno anche cambiati, non credi?
Il pensiero la sollev.
-Sono accadute tante cose nel mondo mentre tu eri via, Samantha.
-Per esempio?
-Avrai molto tempo per scoprirlo, credimi. Prese l'apparecchio e lo rimise a posto. -E' a portata di mano. Appena ti verr in mente un numero, non dovrai fare altro che comporlo.
Annu, gli era grata per come le spiegava le cose - con garbo, tranquillizzandola. -Anche loro si sono dimenticati di me, non   vero? Si riferiva ai familiari e agli amici, di cui per non ricordava nulla.
-Be', non   stato facile per nessuno- afferm Green tornando a sedersi al proprio posto. -Con la morte si patteggia: dopo un po', il ricordo prende il posto del dolore. Ma quando non sai che fine ha fatto una persona a cui vuoi bene, ti resta solo il dubbio. E non ti abbandona finch  non ottieni qualche risposta.
-perch  allora i miei genitori non sono qui adesso?
-Tuo padre arriver presto. Si   trasferito ma lo stanno cercando per dargli la bella notizia. Quanto a tua madre... Green si rabbui. -Mi dispiace Sam, ma tua madre   venuta a mancare sei anni fa.
Avrebbe dovuto provare dispiacere. perch    cos che fa una figlia quando le comunicano che sua madre non c'  pi, no? Invece non provava niente. -D'accordo- si sent  dire con lucida freddezza, come a lasciar intendere che il suo cuore non aveva bisogno di -patteggiare con la morte- della donna che l'aveva messa al mondo, avendo gi accettato la cosa come un fatto.
-Quando riacquisterai la memoria, troverai anche il dolore ad attenderti insieme ai ricordi- la rassicur il dottore.
-Non sarebbe meglio di no? Lo dice come se una cosa del genere dovesse farmi addirittura bene.
-Nessuno di noi pu sfuggire alla sofferenza, Sam. Non sarebbe sano.
-Ma lei non pensa che abbia sofferto abbastanza? All'improvviso, s'infuri. -E poi lei che ne sa? Che cosa ne sa, eh? Avr la sua bella famiglia, dei figli e una moglie. E io, invece? Mi hanno rubato quindici anni. Anzi, peggio: qualcuno si   preso una parte di me.
-Ti dice niente il nome di Tony Baretta?
Chi  ? E cosa c'entra adesso?
-Sicuramente no. Green si rispose da s . -Quando sei scomparsa, la tua amica Tina - la compagna di banco di cui probabilmente non rammenti nulla - rifer alla polizia che quel giorno di febbraio avevi un appuntamento con Tony: andavate a scuola assieme e ti aveva fatto sapere che aveva qualcosa da dirti.
Temette che il resto della storia non le sarebbe piaciuto.
-Solo per questo, il ragazzo   finito in cima alla lista dei sospettati- prosegu Green. -I poliziotti sono arrivati perfino a ipotizzare che ti avesse uccisa e poi si fosse sbarazzato del cadavere. La fiss, serio. -Io penso che invece Tony Baretta si fosse preso una cotta e volesse semplicemente dichiararsi... E come te, Tony aveva solo tredici anni.
Trascorsero alcuni secondi di silenzio.
-Non volevo turbarti, scusami. Non sto dicendo che   stata colpa tua. Ma ci che ti   successo si   riverberato su un sacco di persone. Sono vittime innocenti, esattamente come lo sei tu. E meritano il nostro dolore. Anche il tuo, credimi.
Una fitta di rimorso le strinse lo stomaco. -E cosa posso fare per loro ormai?
-Aiutami a prendere quel mostro. Green sostitu il nastro nel registratore. -Devi sforzarti di pi, Sam- le disse con inaspettata severit. -Non abbiamo molto tempo e tu devi darmi almeno qualcosa... Lo capisci questo, vero?
-Io non so... la frase si perse nell'incertezza.
-Magari   ancora presto per ricordare tutto, ma almeno un dettaglio: quanto era alto, che voce aveva...
Lo fiss. -Lui non parla mai con me.
Green non replic subito. Prima, riavvi la registrazione. -In quindici anni, neanche una parola?
-Pensa che sono pazza,   cos  ?
-Affatto- si affrett ad affermare il dottore. -E' una questione di fede. Poi la guard negli occhi: -Vedi Sam, molte persone sono convinte che la loro esistenza sia vegliata costantemente da un'entit superiore. Lo chiamano Dio e gli attribuiscono un potere sulle cose terrene. Anche se non possono vederlo, loro sanno che c' . E sono anche convinti che Dio abbia a che fare con la loro presenza nel mondo e con lo scopo della loro vita. Senza di lui, si sentirebbero persi e abbandonati. Dio   un bisogno-.
-Sta dicendo che ho bisogno di quel mostro? Che lo sto proteggendo?
-No. Mi stai chiedendo di aver fede nell'esistenza di qualcuno che non hai mai visto n  sentito, e io ci sto: sono con te. Ma alcune cose necessitano di una spiegazione razionale. Per esempio, come hai fatto a scappare dopo tanto tempo?
Non riusciva a capire cosa volesse da lei il dottor Green. Cosa cercava di fare? In quel momento, qualcosa vibr piano in sottofondo.
L'uomo estrasse il cellulare dalla giacca appesa allo schienale della sedia. Aveva ricevuto un sms. -Fra poco l'antidoto agli psicotropi che ti stiamo somministrando ti aiuter a ricordare- le disse, mentre leggeva il messaggio sul telefonino. -Ora, per, devi scusarmi un istante.
L'uomo si alz, diede un'occhiata alla flebo collegata al braccio di Samantha, poi si diresse verso l'uscita.
-Dottor Green... lo richiam lei. -Potrebbe lasciare la porta aperta?
Le sorrise. -La accosto, pu andar bene?
Gli fece cenno di s. Il dottore le lasci un sottile spiraglio da cui poteva scorgere il corridoio del reparto. Non si capiva se era notte oppure giorno. Per il poliziotto di guardia era sempre l di spalle al lato della porta. C'era un piacevole silenzio - i suoni dell'ospedale erano presenti ma lontani. Avrebbe voluto chiudere gli occhi, ma aveva anche paura di addormentarsi. perch  era sicura che nei sogni lui sarebbe tornato.
Fu allora che il telefono giallo squill.
Una scossa di paura le attravers il corpo, inchiodandola al letto come se sotto di lei ci fosse un'enorme calamita. Lentamente, gir il capo verso il comodino.
L'apparecchio strillava imperterrito. Pretendeva la sua attenzione.
Con la coda dell'occhio, controll la reazione del poliziotto fuori dalla porta. Non si era nemmeno mosso. Avrebbe voluto chiamarlo, supplicare il suo aiuto. Ma l'ansia le stringeva la gola, impedendole di parlare.
Intanto gli squilli continuavano a stillare uno a uno nel silenzio ovattato. Come un richiamo, o una minaccia.
Una parte di lei negava l'evidenza. L'altra, invece, le sussurrava qualcosa che non voleva ammettere. Cio  che all'altro capo della linea c'era una vecchia conoscenza - un vecchio amico che la stava chiamando per farle sapere che presto sarebbe venuto a trovarla.
Per riportarla a casa, nel labirinto.
Avrebbe voluto alzarsi, allontanarsi dal telefono. Ma la gamba ingessata le impediva ogni movimento. Allora si volt verso la parete con lo specchio. Green aveva detto che l dietro c'erano i poliziotti, che ascoltavano ogni loro parola. Possibile che ora non ci fosse nessuno? Sollev la mano per attirare la loro attenzione. Contemporaneamente si volt verso la porta e finalmente, con un filo di voce, inizi a chiamare il poliziotto. -Scusi... Mi scusi... disse con terrore ma anche con timidezza - consapevole che la paura rende stupidi.
Ma gli squilli se ne andarono cos   come erano apparsi.
Ora sentiva solo il proprio respiro ansimante. E un fischio nelle orecchie, fastidioso residuo di quel suono diabolico. Si volt ancora verso il telefono, per assicurarsi che avesse davvero smesso. E, in effetti, era di nuovo muto.
Per fortuna, le venne in soccorso un suono familiare: riconobbe il tintinnio delle chiavi che il dottor Green portava nel moschettone attaccato alla cintura. Di l  a poco, la porta si apr  e l'uomo rientr nella stanza. -Sam, va tutto bene?
-Il telefono- disse lei, e lo indic. -Stava squillando.
Green and verso il letto. -Tranquilla, si sar trattato di uno sbaglio. Qualcuno avr composto il numero per errore.
Lei per non bad a ci che le diceva l'uomo. Anzi, non lo ascolt neanche. Adesso nella sua mente si era formato un pensiero nebuloso. Lo squillo del telefono aveva aperto un varco nella memoria, da cui fuoriusciva qualcosa - una reminiscenza impalpabile. Un ricordo sonoro.
-Scusi... Mi scusi...
Era la sua voce, erano le stesse parole che aveva pronunciato poco prima cercando di richiamare l'attenzione del poliziotto di guardia. Ma ora le udiva di nuovo solo nella sua mente, perch  lei stessa le aveva pronunciate in un altro tempo, in un altro luogo...
Cammina nel labirinto. Il lungo corridoio grigio termina con una porta di ferro. La porta   chiusa. E' sempre stata chiusa - lei lo rammenta con assoluta certezza. Ma adesso dall'altra parte proviene un suono.
Come se stessero grattando la superficie del metallo.
E' un suono insignificante, somiglia al rosicchiare di un topolino o a un insetto che mastica. Ma nel silenzio del labirinto anche il rumore pi piccolo diventa enorme. E lei l'ha sentito dalla sua stanza. Ed   venuta subito a cercarne la provenienza.
Mentre si avvicina lentamente alla porta di ferro, si domanda anche cosa possa essere. Ha paura di scoprirlo, ma capisce pure che non pu sottrarsi. La sua non   semplice curiosit. Ha imparato a verificare ogni dettaglio, ad approfondire qualunque cambiamento nella routine della prigione.
perch  non sa mai quando e come pu iniziare un nuovo gioco.
E il suo istinto le dice che dietro quella soglia c'  qualcosa che l'aspetta.
-Scusi... Mi scusi... continua a chiamare con assurda gentilezza, sperando di ricevere una risposta.
-Ha ragione lei- disse allora, fissando il dottor Green. -Non ero sola.


 11.
Si era lasciato il Duran alle spalle appena in tempo per assistere all'inizio del blitz delle teste di cuoio nel retrovisore della Saab.
Non aveva neanche raggiunto la periferia della citt, e gi la radio stava dando la notizia dell'arresto di un primo sospettato nel caso del rapimento di Samantha Andretti. Genko guidava e continuava a ripensare a ci che era avvenuto nel locale. Era ancora incredulo per la storia dell'uomo con la testa di coniglio.
-Ancora non sappiamo su quali basi Tom Creedy sia stato fermato- disse lo speaker. -In questo momento lo stanno conducendo in una localit segreta dove presto sar interrogato dalla polizia.
Il ragazzo si chiamava Tom Creedy. Se la prenderanno con lui, pens. Era il candidato perfetto per distrarre i media e l'opinione pubblica dalla caccia al vero rapitore. E se avessero fallito, sarebbe stato solo il bracconiere a pagare.
Ma se Tom avesse raccontato anche a Bauer e Delacroix la storia dell'uomo-coniglio, allora forse avrebbe potuto cavarsela con l'infermit mentale. Genko immagin la faccia dei due poliziotti quando avrebbero scoperto che non potevano usare il poveraccio come capro espiatorio, e gli venne da ridere. 
La risata fu soffocata da un accesso di tosse. Avvert un peso improvviso sullo sterno. La Saab sband pericolosamente e invase l'altra corsia mentre sopraggiungeva un'altra auto. Genko riusc  a correggere la traiettoria appena in tempo. Quando credette che fosse giunta la fine, il dolore cess di colpo cos   come era arrivato.
Cap che si era trattato di un campanello d'allarme. Il suo cuore voleva rammentargli di risparmiarsi. Ma risparmiarsi per cosa? La polizia possedeva i mezzi e le risorse per indagare pi a fondo. La sua ricerca, invece, era inevitabilmente limitata. E l'unica pista che aveva finiva con Tom Creedy e le sue inutili visioni.
Prov un immenso senso di vuoto e di sconforto. Non aveva pi uno scopo. Gli restava solo morire.
Giunse in citt verso l'una del mattino. Le strade erano intasate dal traffico. La gente, che per colpa del caldo ormai viveva soltanto di notte, si era riversata per le vie in cerca di svago. Poi c'erano quelli che lavoravano: i grattacieli che ospitavano gli uffici erano illuminati, all'interno spiccava il viavai di persone operose.
Genko consider che tutti avevano qualcosa da fare, tranne lui. E poi non sapeva dove andare. Poteva tornare da Quimby al Q-Bar e provare a distrarsi o a chiacchierare con qualcuno davanti a un bicchiere. Oppure poteva rintanarsi nella camera 115 dell'Ambrus Hotel, distendersi sul copriletto macchiato e attendere qualcosa - il sonno, o forse la morte. E poi c'era sempre l'appartamento di Linda. In mezzo ai suoi unicorni avrebbe trovato calore umano, ma ormai il rapporto con lei era contaminato dalla tristezza e lui non voleva sentirsi triste. Non quella notte. Voleva un giorno qualsiasi della sua vecchia vita, un giorno come tanti, di quelli che dimentichi il mattino dopo. Un giorno banale, in cui ti scordi di essere vivo. Quante ne aveva avute di giornate cos? Da accantonare nel passato senza domandarsi se fossero servite a qualcosa. Eppure, erano le pi desiderabili in quel momento. Se avesse potuto rivivere un solo giorno della sua precedente esistenza, non avrebbe scelto il pi bello, ma il pi normale.
Voglio tornare a casa, si disse. perch  non gli fregava pi niente del fatto che poi qualcuno trovasse il suo cadavere.
Come al solito, parcheggi la Saab a due isolati di distanza. Poi prosegu  a piedi, controllando di non essere seguito - un accorgimento che negli anni si era rivelato necessario: nessuno doveva sapere dove abitava.
La zona era a ridosso del centro, conservava un fascino legato al passato ma non era ancora stata scoperta dai nuovi ricchi. Il loro denaro avrebbe sicuramente ripulito le strade dalla feccia che le popolava, ma per il momento gli unici soldi che giravano erano legati allo spaccio di sostanze stupefacenti.
Genko raggiunse il palazzo in cui viveva da quasi vent'anni e dovette subito scansare un senzatetto ubriaco per entrare nel portone. Siccome l'ascensore si bloccava in continuazione, sal le scale. Si sentiva improvvisamente spossato. Ogni cinque o sei gradini, il caldo asfissiante lo costringeva a fermarsi per riprendere fiato.
A ogni piano c'erano liti e baccano. Per fortuna i suoi vicini preferivano scannarsi nel chiuso delle loro abitazioni. Ogni tanto arrivava la polizia e si portava via qualcuno, ma tutto sommato quello era il posto perfetto per nascondersi.
Arrivato sul pianerottolo del quarto piano, Bruno infil la chiave nella toppa. Entr e chiuse rapidamente l'uscio alle proprie spalle. Rimase per qualche secondo immobile, al buio, a godersi la fresca accoglienza dell'aria condizionata programmata per attivarsi a orari precisi. Inspir profondamente e si lasci pervadere dall'odore di casa.
Odore di ordine, e di pulito.
Accese la luce e a quel punto gli apparvero i pochi mobili che arredavano il soggiorno. L'essenziale, niente di pi. Un divano, un televisore, un tavolo per mangiare. La cucina era a vista e ogni cosa collocata in modo appropriato - gli utensili, la macchina dell'espresso, un estrattore con accanto una coppa per la frutta e la verdura. Le provviste erano disposte sui ripiani, il frigorifero era pieno.
Prima di proseguire, Genko si sfil le scarpe, i vestiti e la biancheria, fino a rimanere completamente nudo. Poi appese il completo di lino sgualcito e la camicia che puzzava di sudore a una gruccia che mise in un porta-abiti, richiudendo il tutto con una zip, e lo agganci a un attaccapanni.
Camminando scalzo sul parquet, entr in camera da letto. Nella stanza, teneva anche gli attrezzi ginnici - un tapis roulant e una panca con i pesi e i bilancieri. Non vedeva l'ora di distendersi sul largo materasso ortopedico, fra le lenzuola fresche di bucato. Ma prima and in bagno per infilarsi sotto la doccia.
Fuori di casa ostentava trasandatezza e sciatteria, ma fra quelle mura Genko si riconciliava con la sua vera indole.
La prima regola del mestiere di investigatore privato non era passare inosservati, anzi tutt'altro. L'apparenza era fondamentale, perch  l'attenzione degli estranei doveva concentrarsi sugli abiti stazzonati che puzzavano di sudore e nicotina, sulla barba ispida e incolta. In realt, l'aspetto dimesso era un'armatura. perch  gli altri dovevano accontentarsi della superficie. Vedendo solo un miserabile, di solito si credevano pi furbi e, inevitabilmente, abbassavano la guardia.
Simulare, era quello il trucco.
Mentre l'acqua calda della doccia lavava via il sudore e la fatica, Bruno chiuse gli occhi e prov a riappacificarsi con le proprie inquietudini. Ho fallito una seconda volta, si disse. Dopo quindici anni, il pensiero di Samantha Andretti era tornato soltanto per tormentarlo. perch  proprio adesso? Si era scordato di lei, l'aveva sepolta insieme agli altri casi irrisolti nel box della -casa delle cose-. Sarebbe bastato che fosse riapparsa una settimana dopo e lui, molto probabilmente, non l'avrebbe mai saputo. Che stupido era stato a pensare di poter aggiustare le cose. In fondo, che cosa avrebbe potuto fare? Catturare il mostro? E a cosa sarebbe servito?
Non a Samantha, che non aveva avuto certo bisogno di lui per salvarsi. Ci era riuscita da sola.
Ma davvero credeva che trovare il rapitore l'avrebbe assolto dalle proprie colpe verso di lei? perch  ci che pi gli rodeva, in quel momento, era che, in fondo, si era reso complice di quel bastardo. Quando i genitori di Sam erano andati da lui per chiedergli aiuto, avrebbe dovuto rifiutare. E invece, aveva accettato l'incarico. Aveva intascato i loro soldi ed era stato severo con loro. -Mi pagherete il doppio della tariffa normale e in anticipo. Non mi chiamerete per domandarmi come procedono le indagini, non avr alcun obbligo di aggiornarvi puntualmente. Sar io a cercarvi quando sar pronto a comunicarvi qualcosa. Se non mi far vivo entro un mese, allora saprete che non ho trovato nulla.
In realt, fin dall'inizio Genko non aveva nutrito speranze di risolvere il mistero della sparizione. perch , allora, aveva mentito? Era soltanto una delle assurde prove di autodisciplina a cui sottoponeva la propria forza di volont e, a volte, la propria anima? Se fosse riuscito a spogliarsi della piet per una ragazzina di tredici anni e per i suoi imploranti genitori, allora l'esame poteva ritenersi superato? Era tutta l  la verit? Cercava solo un altro trofeo per il proprio maledetto autocontrollo?
Apr gli occhi, deciso a tirare un pugno alle mattonelle della doccia. Ma si ferm. No, si disse. E' l'esatto contrario.
Non ho creduto al caso. Questa   la mia unica colpa.
E' vero: avrei dovuto rifiutare l'incarico, ma non sono riuscito a razionalizzare. Ho fatto abbastanza quindici anni fa? Non lo so. Ora non posso fare pi nulla. E' troppo tardi?
Un uomo con la testa di coniglio era la risposta beffarda che meritava.
Avrebbe voluto riderne con qualcuno - Dio, come sarebbe stato bello portare qualcuno l  quella sera. Una donna, un amico. Invece, nessuno aveva mai messo piede in quella casa. Non era un rimpianto, aveva dovuto fare delle scelte.
La solitudine potenzia la percezione delle cose, ramment a se stesso.
Nel suo lavoro era essenziale possedere quasi un sesto senso. Entrare nella testa delle persone. Ma per pensare i pensieri di qualcun altro bisognava essere sempre concentrati. E la famiglia, gli amici, erano pericolose distrazioni.
Torn in camera da letto e fin di asciugarsi davanti allo specchio. Sul suo corpo erano evidenti i segni di un rapido dimagrimento. I muscoli scolpiti dai lunghi allenamenti quotidiani stavano sparendo in fretta. Quando non recitava la parte dell'investigatore privato con l'aura maledetta, Bruno non beveva n  fumava, e si atteneva a una dieta ferrea. Ci non aveva impedito che il suo fisico si ammalasse, ma certamente tanta abnegazione l'aveva portato a essere uno dei migliori nel suo campo.
Il mio campo   la caccia. E l'animale pi difficile da cacciare   l'uomo.
Bruno lo ripet  davanti allo specchio, come a volersi convincere che la sua era quasi una missione.
Per riuscire a catturare un uomo bisognava possedere doti particolarmente affinate. Ingegno, spirito di osservazione, sapiente uso della tecnologia, prontezza di riflessi, calma, resistenza allo stress e coraggio.
Soprattutto, occorreva una profonda comprensione della natura umana.
Debitori incalliti, piccoli o grandi truffatori, criminali informatici, ladri professionisti. Erano queste le sue prede. Per catturarle e assicurarsi che pagassero quanto dovevano o restituissero il maltolto, Bruno Genko riceveva generose parcelle da importanti societ private. Denaro che aveva occultato in conti bancari all'estero, con l'idea di spenderlo una volta dismessi i panni lerci che indossava da sempre.
Tuttavia, aveva rimandato troppo quel momento.
La cosa pi triste era che nessun altro avrebbe potuto godere delle sue ricchezze. Certo, poteva darle in beneficenza o lasciare tutto a Linda. Ma a quel punto sarebbero emerse anche le cose che aveva dovuto fare per guadagnare quei soldi. Raggiri, inganni, compromessi e sotterfugi di cui non andava fiero. E poi, se qualcuno si fosse interrogato sulla provenienza del denaro, avrebbe messo a rischio la privacy dei suoi clienti.
Meglio lasciare le cose come stanno, si disse.
Alla sua morte, i conti sarebbero diventati -dormienti-, come si diceva in gergo. E, trascorso un certo numero di anni, la banca sarebbe entrata in possesso delle somme.
Adesso l'unica eredit che poteva lasciare era un mostro. E la destinataria del lascito era un'ex ragazzina di tredici anni di nome Samantha Andretti.
Il plico nella cassaforte dell'Ambrus Hotel poteva cambiare qualcosa? Il contenuto del pacco era troppo pericoloso. Allora perch  non l'aveva distrutto subito? perch  aveva chiesto a Linda di farlo?
Conosceva la risposta, ma prefer ignorarla.
Scost il lenzuolo, si sedette sul letto dal lato in cui dormiva di solito. Prima di coricarsi, apr  il cassetto del comodino. C'erano tre flaconi arancioni di pillole. Erano parte della terapia palliativa che il medico gli aveva prescritto -per facilitare le cose- - cos   aveva detto. In sostanza, si trattava di antidepressivi. Bruno apr  uno dei flaconi e fece scivolare un paio di pillole rosa sul palmo della mano. Si blocc un momento, poi decise di aumentare la dose e le pillole divennero cinque. Non aveva intenzione di suicidarsi - anche perch  con quei farmaci non ci sarebbe riuscito. Ma non c'era niente di male a dare un piccolo aiuto alla morte. Si vers un bicchiere d'acqua dalla brocca che stava sul comodino ma, prima di mandare gi tutto, ripens a Samantha Andretti.
Era salva. Anzi - come si era detto prima - si era salvata da sola. Ma come aveva fatto a evadere dalla prigione?
Era improbabile che fosse riuscita a sopraffare il rapitore, quindici anni di sevizie e privazioni dovevano aver minato per forza il suo fisico. Tant'  che forse   bastata una corsa nel bosco a procurarle una frattura, riflett. Allora aveva ingannato il carceriere? O aveva approfittato di una distrazione? Forse, il mostro dopo tanto tempo si sentiva troppo sicuro di s  e lei aveva colto il momento giusto per fuggire.
Ma l'idea non lo convinceva ancora. Mancava qualcosa alla ricostruzione.
Prov a figurarsi la scena di lei che scappava fra gli alberi, inseguita dal carceriere. Per un attimo gli torn in mente l'immagine irrazionale del rapitore con la testa di coniglio, ma la scacci via subito. Sam era nuda. perch  era nuda? Nella corsa disperata verso un'improbabile salvezza, la donna era caduta e si era rotta una gamba. Forse era riuscita a trascinarsi dal bosco fino alla strada. Che vantaggio aveva sull'inseguitore? Mentre era l, incapace di muoversi, Sam aveva sperato - pregato - che passasse qualcuno. Ma non arrivava nessuno. E il rapitore presto l'avrebbe raggiunta.
Per poi la donna aveva sentito qualcosa: un rumore in lontananza, un suono familiare. Il motore di un veicolo in avvicinamento. Aveva visto apparire i fari del pick-up, si era sbracciata per farsi notare. Probabilmente, aveva scorto l'espressione di stupore sul volto del guidatore. Aveva temuto che, invece di fermarsi, potesse accelerare e lasciarla l. Sarebbe stata una beffa insopportabile.
Ma il veicolo si era fermato. Ne era sceso un ragazzo con il volto sfigurato. Un mostro che, per, non sembrava un mostro. Si era illusa che volesse aiutarla, portarla via da l  - svegliarla dall'incubo. Invece il ragazzo si era accorto che qualcuno stava arrivando dal bosco. -Ho capito che stava cercando la donna. Quando anche lui ci ha visto, si   bloccato. cos   aveva detto Tom. -E' rimasto fermo l. E ci fissava. Mi ha fatto gelare il sangue... Sam aveva scorto un terrore familiare nello sguardo del suo salvatore - Genko ne era sicuro, aveva ascoltato il suono oscuro di quel terrore nella voce registrata. Samantha aveva capito che l'avrebbe lasciata di nuovo sola. Infatti, Tom era risalito sul veicolo e se n'era andato. Poco dopo, aveva chiamato il numero delle emergenze.
Da allora, mentre un profiler raccoglieva il racconto della donna in ospedale, la polizia aveva iniziato a battere palmo a palmo la palude in cerca della prigione di Samantha Andretti.
perch  gli sbirri non l'hanno ancora trovata?
Bruno non si era accorto di fissare il vuoto, col bicchiere in una mano e le pillole nell'altra. Un brivido lo attravers.
Non hanno trovato la prigione perch  non   nella palude, si disse. E' stato il rapitore a portare l  la ragazza.
Ma perch  l'ha fatto?
-Per lo stesso motivo per cui c'era andato Tom- disse Genko a bassa voce. Il giovane bracconiere gli aveva suggerito la risposta. La palude   un perfetto terreno di caccia... E l'animale pi difficile da cacciare   l'uomo, si ripet .
Sam non   evasa,   stato il rapitore a liberarla.
Per Genko fu come un'illuminazione. Il mostro l'aveva portata l  e poi l'aveva lasciata andare. Nuda e sperduta nei boschi che lambivano la palude. Le aveva concesso un discreto vantaggio. Quindi si era messo sulle sue tracce.
Una specie di prova, pens l'investigatore. Un sadico gioco.
Nella fuga, la preda si era ferita a una gamba. Il predatore l'avrebbe certamente raggiunta, ma si era verificato un imprevisto.
Il pick-up del bracconiere.
Genko pos il bicchiere e le pillole sul comodino e se ne dimentic. Si scord perfino che la morte inseguiva anche lui. Si alz dal letto e inizi a passeggiare per la stanza. L'adrenalina si era impadronita della sua mente. I tasselli si stavano componendo e di l  a poco avrebbe visto l'intero disegno, ne era convinto.
Cosa ancora non quadrava nella ricostruzione? In effetti, qualcosa c'era.
perch , dopo la fuga di Tom, il rapitore non ne aveva approfittato per raggiungere Samantha? Poteva trascinarla via con s . Forse ha temuto che il ragazzo avvertisse subito la polizia, si disse Bruno. Forse credeva di non avere abbastanza tempo per scappare con lei.
Per avrebbe sempre potuto ucciderla.
Adesso la donna forse stava fornendo indizi utili alla cattura del mostro. perch  correre un simile rischio?
C'era soltanto una spiegazione per un comportamento tanto anomalo. Il rapitore aveva avuto paura. Esattamente come Tom, aveva deciso di darsi alla fuga. Ma perch  avrebbe dovuto farlo? Cosa l'aveva spaventato? Doveva mettersi al sicuro. Al sicuro da cosa? Forse aveva timore di essere stato riconosciuto. O che comunque Tom avrebbe presto fornito indicazioni per risalire alla sua identit. Ma ci avrebbe avuto un senso solo se Tom l'avesse guardato in faccia. Invece il ragazzo aveva visto solo...
-Un coniglio- afferm Genko a voce alta, e si stup mentre lo diceva.
perch  un uomo con una maschera avrebbe dovuto scappare?
perch  la maschera era di per s  un indizio.


 12.
Per quanto fosse assurda, l'ipotesi andava verificata.
Bruno non aveva scelta, anche perch  gi una volta aveva dato scarso credito alla possibilit di risolvere il mistero legato alla scomparsa di Samantha Andretti. E ci era costato alla ragazza quindici anni di oblio.
Si precipit nell'ingresso, apr  il porta-abiti e and in cerca del foglio col referto che aveva riposto nella tasca della giacca di lino. Se non si fosse trattato del suo prezioso talismano, probabilmente l'avrebbe gettato via subito. Osserv meglio il disegno di Tom.
Nonostante il tratteggio infantile, l'uomo con la testa di coniglio dava l'idea di avere una corporatura abbastanza normale. Non c'erano particolari che potessero richiamare l'attenzione, tranne forse gli occhi a forma di cuore.
Genko ci pens su. Era venuto il momento di riaprire la terza stanza da cui era composto il suo appartamento.
Non ci metteva piede da quando i medici avevano sentenziato la sua imminente dipartita, due mesi prima. Digit un codice di sette cifre sulla tastiera a parete che era accanto alla porta blindata.
La serratura elettronica scatt.
Un tempo Bruno adorava rinchiudersi nel suo studio. Oltre a essere il luogo in cui custodiva i segreti pi delicati, era un rifugio per i pensieri. C'erano uno schedario e una libreria con i testi di giurisprudenza, manuali di tecnica investigativa e di tattica militare e l'opera omnia di Machiavelli.
Le pareti erano dipinte di verde. Una di esse era riservata a un indecifrabile collage di Hans Arp.
Genko adorava i dadaisti e l'aveva acquistato a un'asta per una cifra spropositata. Una delle poche follie della sua vita che fosse valsa la pena di fare. Entrando nello studio, pass davanti al capolavoro e lo ignor con una punta di rimpianto perch  non poteva portarselo appresso nella tomba, invece si diresse subito al mobile stereo. Scelse un disco della sua collezione e lo pos sul piatto. Quando la puntina centr il solco, le Variazioni Goldberg di Bach, eseguite da Glenn Gould in un'incisione del 1959, riempirono la stanza.
Poi Genko and a sedersi alla scrivania circolare.
Sopra c'era un MacBook Air collegato via Internet, tramite una linea protetta, a un server esterno in cui era immagazzinato il prezioso archivio dell'investigatore. Dati sensibili raccolti in vent'anni di professione. Sarebbe stato un guaio se fossero finiti nelle mani sbagliate.
Inoltre, da quella postazione, Bruno era in grado di accedere ai database di ogni ufficio governativo o forza di polizia. Poteva effettuare incursioni nei sistemi informatici di enti o societ private. Attingere dati sensibili dagli elenchi degli istituti bancari o assicurativi. Il tutto senza correre il rischio di essere individuato.
Con un pezzo di scotch, attacc il referto con dietro il disegno del giovane bracconiere sulla lampada orientabile, in modo da averlo davanti, quasi all'altezza dello schermo. -Vediamo se riesco a trovarti- disse alla strana figura animale con gli occhi a forma di cuore. Quindi inizi la ricerca inserendo nel terminale la parola chiave: -coniglio-.
Il primo screening di Bruno riguard le banche dati delle forze dell'ordine. Era possibile che il rapitore di Samantha avesse commesso altri reati, anche piccoli, in passato. Magari usando proprio una maschera per celare la propria identit.
Sullo schermo apparve un lungo elenco di crimini. Dal furto di conigli, al maltrattamento di conigli, fino ad arrivare alla storia di un tizio che si era travestito da coniglio gigante per molestare le donne per strada. Genko diede una rapida scorsa alla lista senza che nulla gli saltasse agli occhi. Allora decise di affinare la ricerca, inserendo una seconda parola.
-Bambini.
Davanti a lui si apr  una nuova lista. Non c'era limite alla crudelt umana. I coniglietti di Pasqua avvelenati, distribuiti da una psicopatica all'uscita di una scuola. I minori usati come corrieri della droga, nascosta in conigli di peluche. Per non parlare delle -conigliette-, ragazzine che si mostravano nude in webcam in cambio di un acquisto online o della ricarica del cellulare.
Anche stavolta, Bruno non trov alcuna connessione interessante. Allora prov ad allargare l'ambito andando progressivamente indietro nel tempo.
Fu allora che l'attenzione dell'investigatore venne attirata dal file di un certo -R.S., un bambino degli anni Ottanta. Il nome del minore era stato occultato perch  il caso aveva implicazioni di natura sessuale.
All'epoca -R.S. aveva dieci anni. Era scomparso un luned  mattina e riapparso, come se nulla fosse, tre giorni dopo.
Fra il caso in questione e il rapimento di Samantha Andretti c'era un intervallo di quasi vent'anni. Improbabile che entrambe le scomparse fossero opera della stessa mano.
Inoltre, la parola chiave -coniglio- non compariva nello scarno racconto contenuto nel rapporto di polizia, bens come semplice appunto in fondo alla pagina e poteva anche trattarsi di un refuso.
-Sparizione minore-supporto psicologico-coniglio-servizi sociali-massima riservatezza.
Per il resto, una nota rimandava all'ufficio persone scomparse.
Il Limbo.
Era la sezione pi oscura del dipartimento di polizia. I dati relativi alle sparizioni di innocenti restavano un enigma. Le statistiche calcolavano all'incirca un nuovo episodio al giorno, ma i numeri ufficiali non erano disponibili. Il motivo era semplice: se era vero che molti scomparsi tornavano indietro volontariamente, il destino degli altri rimaneva un mistero irrisolto. E ci non costituiva certo una buona pubblicit per il dipartimento.
Per questo l'archivio del Limbo non era mai stato informatizzato e su Internet non se ne trovava traccia.
-Vent'anni- riflett Genko, ed ebbe la tentazione di passare oltre. Ma il caso di -R.S. era anche l'unico appiglio che aveva, forse valeva la pena approfondirlo comunque. Aveva due possibilit: recarsi all'ufficio persone scomparse e chiedere il fascicolo cartaceo con il rischio di essere liquidato oppure provare con un approccio pi astuto, partendo da una semplice telefonata.
Opt per la seconda.
Si colleg al sito del dipartimento e and in cerca delle informazioni di contatto del Limbo. La responsabile dell'ufficio si chiamava Maria Elna Vasquez - aveva gi sentito quel nome.
Annot il numero e lo compose sul telefono. Gli squilli si susseguivano inutilmente. Impossibile, pens. perch , anche se era notte, secondo le nuove disposizioni era pieno orario di lavoro.
-Pronto? rispose finalmente una voce maschile.
-S, mi scusi... Sono l'agente speciale Bauer, vorrei parlare con la responsabile. L'uomo all'altro capo della linea tacque e Genko ebbe subito una spiacevole sensazione.
Il silenzio fu interrotto dall'abbaiare di un cane. -Buono, Hitchcock- disse la voce.
Appena sent  il nome del cane, Bruno cap di aver commesso un passo falso. L'uomo al telefono era lo stesso che, il giorno prima, aveva avuto una discussione con Delacroix al campo base nella palude. Lo sconosciuto col completo blu e la cravatta era un poliziotto, quindi. E sicuramente conosceva bene anche Bauer.
-La responsabile non   qui al momento. Ma, se vuole, posso aiutarla io- afferm con tono neutro. -Sono l'agente speciale Simon Berish.
Genko sapeva che era rischioso proseguire la recita. -Si tratta di un vecchio caso di scomparsa- azzard. Quindi gli rifer gli estremi del fascicolo e trattenne il respiro finch  riconobbe il rumore dei tasti di un computer mentre l'altro immetteva i dati nel terminale.
Berish borbott qualcosa. -Nel database non c'  molto: solo una copia del rapporto di chiusura delle indagini redatto dalla polizia. Poi lesse: -'R.S.' di anni dieci... Scomparso per tre giorni... Tornato a casa spontaneamente...
-Come mai non   indicato il vero nome del ragazzino? Era sorpreso.
-Se   per questo, non c'  nemmeno un accenno a ci che gli   accaduto nelle settantadue ore in cui   sparito.
-Com'  possibile?
-Il fascicolo completo   in forma cartacea e risulta catalogato nella parte pi vecchia dell'archivio... Temo che dovr venire qui di persona, agente Bauer.
Genko ignor la proposta. -Potrebbe riferirmi cos'altro c'  nel rapporto che ha davanti?
-Qui c'  scritto soltanto che, successivamente ai fatti, la madre e il padre hanno rinunciato alla potest genitoriale. Il bambino allora   stato affidato a una casa famiglia: la fattoria Wilson.
Fattoria Wilson, annot Genko su un taccuino.
-Se le interessa, c'  un estratto della perizia psichiatrica- afferm Berish. -Vuole che gliela mandi?
-Non si preoccupi, sar sufficiente che me la legga... Sempre che la cosa non la disturbi.
-Nessun problema- gli assicur l'altro. Poi inizi la lettura: -'Pur non essendo affetto da alcun deficit mentale, il minore presenta una difficile modulazione dell'affettivit che si traduce spesso in un atteggiamento iperansioso accompagnato da mancanza di inibizioni sessuali, picacismo, enuresi.'-
La pica era la ripetuta ingestione di sostanze non nutritive come terra o carta. Quanto all'enuresi, Genko pens che farsi la pip addosso fosse uno strascico dello shock subito. Ma era la mancanza di inibizione sessuale a metterlo in allarme. Cosa significava?
-'A complicare il quadro psichico contribuiscono i disturbi del sonno, che spesso generano, al risveglio, fantasie morbose che il bambino descrive in disegni in cui   evidente una visione immatura della realt.'- Berish fece una pausa. -Alla perizia sono allegati alcuni di quei disegni- annunci inaspettatamente.
La notizia prese alla sprovvista Bruno. Visione immatura della realt, si ripet . -Ho cambiato idea: le dispiace inviarmene copia?
-Mi dia la sua mail.
Se non avesse fornito un indirizzo del dipartimento, l'altro avrebbe capito subito di non avere a che fare con Bauer. -Le do un numero di fax.
-Siete messi peggio di noi- afferm Berish.
Genko non capiva se era solo una battuta o un modo per fargli intendere che fin dall'inizio non aveva creduto alla commediola. -Certo- comment con una risatina forzata, quindi gli forn un recapito che non era rintracciabile.
-Riavvio il nostro vecchio fax e le mando tutto- promise Berish. -In ogni modo, le rinnovo l'invito a venire qui, perch  i fascicoli in archivio riservano sempre sorprese interessanti.
-Magari faccio un salto- ment Bruno. -Intanto la ringrazio. Riattacc e cominci a fissare l'apparecchio nello studio in attesa che si avviasse.
Lo colse il sospetto che quel Simon Berish non gli avrebbe inviato proprio nulla.
Aveva sfidato la sorte presentandosi come Bauer. Ma, a ogni modo, l'aveva fatto perch  al Limbo non venivano trattati casi di particolare importanza per il dipartimento. E, comunque, quello di -R.S. risaliva pur sempre agli anni Ottanta e si era anche concluso positivamente con la riapparizione del ragazzino scomparso.
L'imminenza della morte lo aveva reso sprovveduto, in passato non avrebbe mai commesso una simile leggerezza. Ma mentre si torturava nella preoccupazione, il fax si attiv. E, di l  a poco, inizi a espellere una serie di fogli.
Il sollievo di Genko non dur molto.
All'inizio pens a un errore di trasmissione, perch  le stampate erano tutte uguali. Ma poi si rese conto che si trattava di disegni diversi in cui si ripetevano gli stessi elementi, riprodotti in maniera ossessiva.
Un cielo pieno di uccelli, una citt o forse solo un quartiere con case popolari. Al centro del foglio c'era una grande chiesa e, alle spalle dell'edificio religioso, un campo di calcio.
Ma ci che colp Genko, lasciandolo senza fiato, fu il modo in cui -R.S. aveva raffigurato le persone.
Visione immatura della realt. I piccoli abitanti di quel posto avevano tutti la testa di coniglio e gli occhi a forma di cuore.


 13.
Mentre guidava in mezzo alla campagna, l'alba non era nemmeno un presagio all'orizzonte. La luna era gi sparita dal cielo, le stelle per si vedevano ancora. Entro tre ore al massimo il sole sarebbe sorto e il calore avrebbe ricominciato a bruciare il mondo, costringendo gli esseri umani a rintanarsi per scampare a quell'estate apocalittica.
Prima di uscire Genko aveva indossato di nuovo l'abito di lino stazzonato e maleodorante. Teneva sempre in tasca il talismano su cui Tom il bracconiere aveva abbozzato il ritratto dell'uomo coniglio.
Era diretto alla casa famiglia che aveva ospitato il bambino di dieci anni dopo che i genitori avevano rinunciato a occuparsi di lui. In rete aveva trovato l'indirizzo del posto, che non risultava pi in attivit da parecchio.
Dopo aver lasciato la strada principale per imboccare uno sterrato, la Saab percorse un dedalo di viottoli fra i campi di girasoli. Genko temette di essersi perso, quando finalmente i fari dell'auto illuminarono un cartello che indicava la direzione giusta per la fattoria dei Wilson.
Circa sei chilometri dopo, vide la sagoma di una grande casa stagliarsi contro il cielo stellato. Era su una collina e due cipressi le facevano la guardia.
La Saab super un arco di legno e and a fermarsi nello spiazzo antistante, vicino al fienile. Bruno scese dall'auto e si guard intorno, cercando di capire se ci fosse qualcuno. Le luci erano spente. Pens che forse in campagna non avevano adottato l'accorgimento di invertire il giorno con la notte. Allung il braccio nell'abitacolo della macchina e suon il clacson per richiamare l'attenzione.
Due cani iniziarono ad abbaiare dall'interno della casa. Dietro una finestra del secondo piano si accese una luce. Poco dopo, la porta d'ingresso si apr  e venne fuori qualcuno. Bruno non fece in tempo a distinguerne la figura perch  gli fu subito puntata in faccia una torcia elettrica.
-Chi  ? domand una voce femminile mentre i due cani continuavano ad abbaiare al suo fianco.
-Signora Wilson- disse Genko schermandosi gli occhi con la mano per non essere abbagliato. -Mi scusi se piombo a casa sua in questo modo, ma ho bisogno di parlare con lei.
-Non mi ha ancora detto il suo nome- protest la donna.
-Ha ragione: mi chiamo Leonard Muster- ment, poi tir fuori dalla tasca della giacca un finto tesserino. -Lavoro per l'ufficio del procuratore.
La donna abbass la torcia e tacque per un momento. Probabilmente stava studiando il visitatore inatteso, chiedendosi se poteva fidarsi. -Cosa vuole a quest'ora il procuratore da una povera vecchia?
Genko rise. -Una semplice formalit.
-Va bene, venga avanti: parleremo dentro.
Tamitria Wilson e i suoi due bastardini precedettero Genko oltre la soglia della fattoria. La donna indossava una camicia da notte lunga fino alle caviglie. Nonostante avesse i capelli bianchi, li portava ancora lunghi fino alla schiena. Camminava appoggiandosi a un bastone che probabilmente aveva ricavato lei stessa da un ramo. Condusse l'ospite in una spaziosa cucina con al centro un grande tavolo di quercia.
A un suo gesto, i due cani andarono ad accucciarsi accanto al camino spento. -Cosa posso fare per lei, signor Muster? disse mentre accendeva un fornello e vi riponeva un bricco per scaldare del caff  gi fatto.
Leonard Muster era un'identit fittizia di cui Bruno si era gi servito in passato. Il tesserino di un grigio burocrate non aveva il potere intimidatorio del distintivo di un poliziotto, ma possedeva il vantaggio di non rappresentare una barriera. Genko aveva imparato che talvolta le persone fornivano informazioni fuorvianti ai tutori della legge perch  in segreto ne disprezzavano l'autorit. Perci, per ottenere una piena collaborazione, un bravo investigatore privato doveva mettersi alla pari del proprio interlocutore?
-Mi scuso un'altra volta per l'orario, ma in citt, a causa del caldo, gli uffici hanno cambiato i turni e adesso ci fanno lavorare di notte- prov ad abbozzare una giustificazione. -Ho provato a chiamarla, ma squillava a vuoto.
-In realt, la linea non funziona pi da un anno- afferm la donna con asprezza. -E a quelli della compagnia telefonica non gliene frega niente.
Bruno non stent a crederle, visto che lungo il tragitto non aveva incontrato altre abitazioni. -Sono qui perch  il procuratore mi ha chiesto di integrare la documentazione di alcuni casi di scomparsa di minori nell'ipotesi che ci fosse sfuggito qualcosa... Sa, dopo la riapparizione di Samantha Andretti al dipartimento siamo tutti sotto pressione, i capi non vogliono che escano altri scheletri dall'armadio.
-Capisco- afferm la donna ma con scarsa convinzione. -Ma io come posso aiutarla?
-Sa dirmi quanti fra i bambini che avete ospitato alla fattoria avevano storie simili a quella della Andretti?
La donna si volt a guardarlo. -Tutti.
Genko cerc di contenere il proprio stupore, non aveva previsto una simile risposta. -Tutti? si ritrov a domandare.
La donna pos il bastone e prese il bricco col caff  dal fornello. Zoppicando, lo port fino al grande tavolo di quercia insieme a due tazze di latta smaltate di rosso. Invit Bruno a sedersi su uno degli sgabelli, poi fece lo stesso. -Io e mio marito abbiamo creato questo posto molti anni fa- disse, indicando qualcosa alle spalle di Genko.
Lui si volt e cap che si riferiva alla foto incorniciata sul camino: ritraeva un uomo che posava sorridente, con un fucile da caccia in mano e circondato da bambini.
-Non abbiamo avuto figli, cos   decidemmo di dedicarci a quelli sfortunati di qualcun altro.
-Una nobile missione.
-Lo spero... afferm la donna. -I miei ragazzi speciali, cos li chiamavo... Li ho amati come se li avessi messi al mondo io, dal primo all'ultimo. E loro non mi hanno mai delusa. Anche se adesso non so pi dove si trovano, sono certa di essere ancora nei loro pensieri. Tutto ci che gli ho insegnato gli torna utile nella vita.
Parlava di loro come fossero davvero esseri straordinari, e non solo bambini problematici. Bruno pens che solo la forza dell'amore pu trasformare un difetto in una dote.
-Ha mai sentito parlare dei 'figli del buio', signor Muster?
-No- ammise Genko, ma la definizione gli fece drizzare i peli sul collo.
-Be', sono i minori scomparsi che poi vengono ritrovati dalla polizia oppure riappaiono inspiegabilmente come Samantha Andretti- spieg Tamitria Wilson. -Vengono rapiti da uomini senza scrupoli che abusano di loro. Alcuni scappano, altri vengono lasciati andare. Ma il periodo di cattivit li segna per il resto dell'esistenza.
-perch  'figli del buio'?
-perch  spesso vengono segregati in tane sotterranee, sepolti vivi. E quando rivedono la luce del giorno,   come se rinascessero una seconda volta. Ma non saranno mai pi gli stessi. Nel silenzio che segu  l'anziana donna vers il caff  nelle tazze e ne porse una a Genko.
L'investigatore sorseggi la bevanda nera, ma subito azzard: -Fra i casi che spulciavo in ufficio prima di venire qui, c'  quello di un bambino di dieci anni che sui documenti ufficiali   citato solo con le iniziali del nome: 'R.S.'-.
La donna ci pens su. -Dovrei sapere a quando risale la permanenza qui alla fattoria- afferm.
-Pi o meno all'inizio degli anni Ottanta.
Stavolta Tamitria Wilson si blocc, folgorata da un ricordo. -Robin Sullivan- disse di colpo.
-Fu una scomparsa breve- le ramment Bruno. -Appena tre giorni. Ma poi la famiglia non ha pi voluto occuparsi di lui.
-La madre era una poco di buono, il padre anche peggio- sentenzi la Wilson con una punta di disprezzo. -Non so perch  quei due si ostinassero a rimanere insieme. Robin finiva sempre in mezzo alle loro liti ed era anche il solo che, alla fine, ne faceva le spese. Non credo che i genitori gli volessero bene.
L'ultima frase e la sicurezza con cui era stata pronunciata fecero provare a Genko un'improvvisa tristezza per quel bambino. -Secondo lei, cosa   accaduto a Robin in quei tre giorni?
-Non ha mai voluto parlarne- afferm la vecchia, perdendosi con lo sguardo in chiss quali pensieri. -Era un bambino fragile, estremamente bisognoso d'affetto, compassionevole... La preda perfetta per qualsiasi malintenzionato.
-Ma chi ci dice che si sia trattato di un rapimento e non di una fuga da casa?
-Li attirano offrendogli le attenzioni che non hanno altrove- disse lei, fissandolo. -Si fingono interessati a loro, ma ci che vogliono   solo portarli in un posto buio...
-S, ma Robin... prov a obiettare Genko.
La donna sbatt la mano sul tavolo e lo inchiod con lo sguardo. -Vuole davvero sapere come faccio a essere sicura che Robin   stato vittima di un mostro?
Genko non rispose.
-Per esperienza so che, prima di sparire, Robin Sullivan era un bambino normale. Forse problematico come molti figli abbandonati a se stessi, ma normale- ribad lei. -Dopo i terribili giorni di cui non ha mai voluto parlare, era cambiato. Se ha letto il suo fascicolo, sa a cosa mi riferisco.
-Picacismo, enuresi... elenc Bruno, ricordando lo scarno file che gli aveva letto l'agente Berish al telefono.
-Ingeriva terra, calcinacci, carta igienica. Dovevamo sorvegliarlo costantemente, ha fatto almeno sei lavande gastriche. Poi ha cominciato con gli insetti. Al ricordo, sospir. -Aveva anche perso il controllo degli sfinteri, una totale regressione alla prima infanzia. Fummo costretti a mettergli il pannolino, e ci non giovava nel rapporto con gli altri: lo prendevano in giro, lo picchiavano.
Il pi debole fra i deboli, pens Bruno. -Era chiuso, solitario?
-Tutt'altro- rispose la donna. -Robin ha manifestato da subito un'affettivit disturbata.
La mancanza di inibizioni sessuali a cui si riferiva la perizia che lo aveva in cura, ramment l'investigatore privato. -Che intende?
-Cercava costantemente un contatto fisico con le persone. Dapprima i familiari, poi i compagni che erano qui alla fattoria. L'ha fatto anche con me e mio marito... Ma spesso la ricerca d'affetto sfociava in qualcosa di morboso. Ogni gesto di Robin conteneva malizia insolita per la sua et.
-Per questo i genitori non hanno pi voluto occuparsi di lui, vero?
La donna lo fiss, cupa. -Il buio l'ha infettato.
Genko prov lo stesso brivido di prima. Il buio l'ha infettato, memorizz. perch  era sicuro che potesse essere una chiave per entrare nel mondo segreto di Robin. -Mi spiace costringerla a rievocare certi ricordi- disse dopo un altro sorso dell'orrendo caff . -Ma, lei capisce, il mio dipartimento sarebbe in imbarazzo se saltasse fuori che abbiamo ignorato il caso di un altro ragazzino rapito.
-Quindi cos'altro vuole sapere? chiese Tamitria Wilson, perplessa.
-Nella perizia psichiatrica di Robin Sullivan c'  scritto che soffriva di disturbi del sonno.
-Incubi, vorr dire- lo schern la donna. -Non capisco perch  certi dottori usino paroloni per descrivere cose tanto semplici.
Genko la incalz. -C'era un elemento ricorrente negli incubi di Robin?
-I bambini usano i sogni per parlare della realt. Quando provano disagio o vergogna, dicono che   stato un sogno.
Genko not che la Wilson era stata evasiva. -Al risveglio, Robin disegnava- aggiunse, e osserv la reazione della donna. -E in quei disegni le persone avevano le sembianze di conigli.
Tamitria Wilson si ferm a fissarlo. -Io so perch    venuto qui stanotte, signor Muster.
Bruno temette che la sua copertura fosse saltata. -Ah s? abbozz, con un'espressione divertita, cercando di conservare la calma.
-S- conferm la donna, seria. E poi aggiunse: -Forse   giunto il momento di farle conoscere Bunny-.


 14.
-Venga dietro di me e stia attento a dove mette i piedi.
Tamitria Wilson aveva aperto una botola nel pavimento di un ripostiglio, svelando una scala che conduceva nel sottosuolo. Munita di una torcia, aveva cominciato a scendere lentamente i gradini col bastone. Genko la seguiva, ma aveva anche paura che cadesse.
-Mi spiace, ma qui sotto non c'  corrente- si scus lei mentre puntava la luce. -La fattoria va in pezzi, ma non ce la faccio pi a mandarla avanti. Ci ho provato, ma un giorno ho deciso che la casa sarebbe invecchiata insieme a me. Siamo entrambe piene di acciacchi, ma nessuno pu farci niente.
Bruno colleg il pensiero di un'anziana sola in una grande casa con quello del telefono che non funzionava. Se si fosse sentita male o avesse avuto un incidente, Tamitria non avrebbe nemmeno potuto chiamare i soccorsi. I suoi adorati cagnolini avrebbero banchettato col cadavere.
-Avrei dovuto andarmene da un pezzo- disse la vecchia. -Ma questo   l'unico posto che conosco.
Intanto Bruno si teneva al corrimano e sentiva scricchiolare le assi di legno a ogni passo. Non riusciva a capire dove stessero andando. La cosa un po' lo preoccupava, perch  Tamitria Wilson non aveva voluto fornirgli spiegazioni: doveva vedere con i suoi occhi, altrimenti non avrebbe capito - cos   si era giustificata. Chi era Bunny? La vecchia non aveva appena detto di essere sola in quella casa? Era possibile che il prolungato isolamento non le avesse giovato, consider. Forse ora non ci stava pi tanto con la testa. Genko avrebbe voluto soltanto raccogliere informazioni sul destino di Robin Sullivan e andare via, ma adesso non aveva altra scelta che seguirla nel sottosuolo.
Quando finalmente giunsero ai piedi della scala, Tamitria spazi col fascio di luce nell'ambiente.
Era un magazzino in cui erano stati accantonati letti di ferro arrugginiti, materassi, mobili, scatole e cianfrusaglie varie. C'era talmente tanta roba che era impossibile stabilire quanto fosse ampio il locale.
-Dopo la morte di mio marito sono andata avanti ancora un po'- spieg la donna mentre si addentrava claudicante fra armadi traboccanti e cataste di oggetti. -Poi, per, il governo ha smesso di aiutarci, non ho potuto assumere altro personale e ho dovuto arrendermi.
-Quando   successo? domand Genko.
-L'ultimo ragazzo speciale ha lasciato il nido pi o meno nove anni fa.
-E Robin?
Tamitria si appoggi al braccio di Genko per scavalcare un mucchio di scatole che erano cadute da una pila. -Se n'  andato quando ha compiuto diciotto anni, come gli altri del resto. Almeno l'ho aiutato a prendere il diploma- aggiunse con fierezza.
Bruno aveva paura che la donna potesse inciampare in mezzo a tutto quel ciarpame. -Non ha pi avuto sue notizie? Non ha un indirizzo o un numero di telefono?
-Una volta mi ha spedito una cartolina da una localit turistica a sud della baia- rispose la donna mentre aggiravano una montagna di vecchie riviste ingiallite. -Ma poi pi niente.
I due bastardini non li avevano seguiti l sotto, e ogni tanto abbaiavano in cima alla scala. I guaiti diventavano sempre pi distanti e Bruno non biasimava la loro codardia. Bunny, si ripet . Sperava che ne valesse la pena.
Giunsero nei pressi di un muro di mattoni annerito dall'umidit. Tamitria si blocc e punt la torcia ai piedi della parete. Bruno fece un passo avanti e vide che sul pavimento c'era un grande baule verde con le finiture in ottone, come quelli di una volta. Il coperchio era chiuso con un lucchetto.
-Ecco- annunci la vecchia signora. -L dentro c'  Bunny.
Genko ebbe la sgradevole impressione di trovarsi al cospetto di una bara. La donna non aggiunse altro: gli pass la torcia, pos il bastone per terra e si inginocchi con fatica davanti alla cassa.
La vide trafficare con una collanina. Se la tolse e Bruno intu che vi fosse appesa una chiave perch , subito dopo, Tamitria si dedic al lucchetto. Quando ebbe finito di sfilarlo dagli anelli di ferro, sollev il coperchio. Genko non si mosse.
-Mi faccia luce, per piacere.
L'investigatore si avvicin e illumin il contenuto del baule.
Dentro c'erano solo lenzuola candide e asciugamani ricamati. Un antico corredo.
-Ho pensato di custodire Bunny qui in mezzo, perch  non sapevo dove metterlo- disse la Wilson mentre rovistava fra la biancheria. -Forse avrei dovuto gettarlo via, ma una parte di me mi diceva di non farlo.
Di che stava parlando? Cosa c'era nella cassa?
Tamitria smise improvvisamente di cercare. Bruno cap che aveva trovato qualcosa, ma la schiena della donna gli ostruiva ancora la visuale. La vecchia osservava l'oggetto tenendolo fra le mani. -Bunny- le sent  dire a bassa voce, come se avesse appena incontrato un amico che non vedeva da tempo.
Finalmente, si volt verso di lui. Stringeva al petto un libriccino.
-Bunny   arrivato qui con Robin. Controllavamo sempre il bagaglio dei ragazzi nuovi, non volevamo che introducessero in casa oggetti pericolosi per s  e per gli altri, come una fionda o un taglierino... Quando aprii la valigia di Robin Sullivan e vidi questo, capii subito che qualcosa non andava. Lo porse a Genko.
-Ha mai provato una brutta sensazione senza riuscire a spiegarsela, signor Muster? disse la Wilson.
Bruno si stup a esitare per un breve momento, qualcosa frenava la sua curiosit - un presentimento. Ma poi prese il libriccino dalle mani della donna e lo osserv.
Era solo un vecchio fumetto.
I colori della copertina erano sbiaditi, vi era raffigurato un grande coniglio azzurro con gli occhi a forma di cuore. L'animale aveva un'aria giocosa e tenerissima. Sorrideva. Fra le lunghe orecchie campeggiava il titolo dell'albo. Un'unica parola.
BUNNY.
-Posso sfogliarlo? chiese alla donna.
-Certo, faccia pure.
Genko si guard intorno e individu una pila di valigie. Vi appoggi sopra la torcia, in modo da avere le mani libere. apr  il fumetto e inizi a esplorarne le pagine. I disegni, in bianco e nero, erano di fattura modesta. La storia narrata era alquanto infantile. Bunny lasciava il bosco per trasferirsi nel parco di una grande citt. Qui incontrava un gruppo di bambini che diventavano suoi amici. Con loro giocava, si divertiva.
Il racconto e le illustrazioni non rivelavano nulla di anomalo. Per, invece di infondere gioia o serenit, trasmettevano qualcosa di disturbante. Pi sfogliava le pagine, pi Bruno si sentiva a disagio.
La vecchia aveva ragione, c'era qualcosa che non andava in quel fumetto.
Una cosa in particolare lo inquiet: gli adulti presenti nella storia non erano consapevoli dell'esistenza di Bunny.
Potevano vederlo soltanto i bambini.
Genko si impose di approfondire la lettura. Era cosciente di essere arrivato in prossimit di un confine sottile. E, anche se non riusciva a vedere oltre, sapeva che dall'altra parte c'era ad aspettarlo qualcosa di malvagio.
Era cos  concentrato da non accorgersi che gi da un po' la vecchia signora non diceva una parola. Genko non si rese conto nemmeno della lunga ombra che si sollevava sulla sua testa, n  del rapido spostamento d'aria mentre il bastone di Tamitria Wilson gli calava pesantemente sulla nuca.
L'ultima immagine che vide fu Bunny che gli sorrideva.


 15.
Ebbe la prova di essere ancora vivo quando sent  il sapore del proprio sangue.
Esplor la bocca con la lingua e scopr di aver perso un dente. Doveva essersi spezzato quando era crollato con la faccia sul pavimento. Vecchia bastarda, pens. Le tenebre lo circondavano, ma dall'odore di polvere e muffa intu che si trovava ancora nell'enorme scantinato sotto la fattoria dei Wilson. Prov a rimettersi in piedi, ma la testa cominci a girare. Nausea, sudore freddo e palpitazioni. Per, stranamente, stavolta non ebbe paura di essere arrivato al capolinea.
Era quasi peggio che morire.
Bloccato sottoterra - senza una via d'uscita, senza luce. Sepolto vivo. Un figlio del buio, secondo l'espressione usata da Tamitria Wilson per descrivere i bambini rapiti.
Il suo mostro era una vecchia zoppa e solitaria.
Prima che il panico lo soverchiasse, Genko prov a ragionare sull'accaduto. Ricordava la lettura del fumetto, il volto di Bunny, poi l'improvvisa mazzata sulla nuca. perch  mai la Wilson l'aveva colpito? Avrebbe potuto sbarazzarsi di lui con un pretesto, senza neanche farlo entrare in casa. Invece l'aveva portato l sotto per mostrargli l'albo a fumetti di Robin Sullivan. Non aveva senso. Forse era semplicemente pazza.
Cerc a tentoni un appiglio per sorreggersi, si aggrapp al bordo di una cassapanca. Punt un ginocchio sul pavimento e si tir su. sent  il collo irrigidirsi - lampi di dolore acuto invasero il campo visivo. Emise un breve verso, cupo e profondo: era lo stomaco che si riassestava. Poi allung una mano in cerca della pila di valigie su cui aveva poggiato il fumetto e lo trov, ancora spalancato. Lo richiuse e lo mise nella tasca della giacca, in compagnia del talismano. In quel momento, si rese anche conto di non avere pi il portafoglio, il cellulare, n  il tesserino falso che aveva mostrato alla donna all'arrivo.
Non mi sono caduti. Li ha presi lei.
La prima cosa da fare era tornare alla scala che conduceva in superficie. Ma non ricordava il percorso compiuto per arrivare fino al baule verde. Sarebbe stato difficile muoversi a ritroso nell'assoluta oscurit. Per non voleva arrendersi senza nemmeno provare.
Cos tese le braccia in avanti e inizi a scandagliare il buio in cerca di una via.
Mentre avanzava, provava a riconoscere gli oggetti che gli si paravano davanti. L'anta di un armadio, un attaccapanni, un lume. Ogni tanto le ginocchia urtavano qualcosa e rischi d'inciampare un paio di volte. Genko, per, era concentrato solo sul proprio respiro.
finch  c'  ancora aria nei polmoni - ramment a se stesso la promessa fatta a Linda.
Il piano era arrivare alla botola che dava sul ripostiglio. Era certo di trovarla chiusa, avrebbe dovuto provare a sfondarla a spallate. Ma non era affatto convinto di riuscirci, gli era sembrata abbastanza robusta. Una volta fuori, era sicuro che si sarebbe ritrovato davanti Tamitria Wilson e il suo bastone. O forse la donna aveva un'arma in casa - ricord il fucile da caccia impugnato dal signor Wilson nella foto sul camino. A Bruno Genko non piacevano le armi. Nel suo lavoro ne aveva avuto bisogno solo un paio di volte, e in entrambe le occasioni non aveva esploso neanche un colpo. Per sapeva maneggiarle e si esercitava regolarmente in un poligono privato. Possedeva due pistole. Una Beretta, custodita nella cassaforte dello studio, e una semiautomatica che si trovava in un astuccio di plastica celato sotto la ruota di scorta della Saab. Al momento, erano entrambe irraggiungibili.
Procedette lentamente senza sapere cosa aspettarsi, finch  i polpastrelli non toccarono qualcosa di viscido e duro. Allora si accorse di essere finito in un vicolo cieco, perch  aveva davanti una parete di mattoni. -Merda- esclam. Ma non aveva ragione di arrabbiarsi. Forse quella situazione era un assaggio di ci che lo aspettava dopo la morte. Un buio inferno solo per lui. La giusta punizione per i peccati che aveva commesso nel corso della propria vita. Per il contenuto della cassaforte della camera 115 dell'Ambrus Hotel, si disse. E se ne vergogn. Ma poi sent  dei suoni bassi e soffocati che provenivano dalla sua sinistra.
Un lamento. No, una voce.
Si mosse in quella direzione. Tastando il muro, poco dopo incontr una specie di colonna. La esamin meglio al tatto. Si trattava di un grosso tubo di ghisa collegato alla superficie. Lo cap perch  nell'interno cavo riecheggiava proprio la voce ascoltata poco prima.
Giungeva dalla casa sopra di lui.
Non riuscendo a capire bene, Genko appoggi l'orecchio al metallo. I suoni erano confusi, per gli sembr di riconoscere la voce di Tamitria Wilson. Le parole svanivano prima di assumere un significato. Bruno prov a concentrarsi meglio. Niente da fare, lo spessore del tubo gli impediva di comprendere il senso di quella specie di canto gutturale. Ma poi d'un tratto la conduttura capt meglio la voce e le parole divennero pi chiare. La donna doveva essersi avvicinata al punto sotto cui si trovava lui, e finalmente Genko riusc a carpire qualche frase.
-... Mi ha mostrato un tesserino falso. Poi, per, gli ho preso il portafoglio e dai documenti ho scoperto che si chiama Bruno Genko e fa l'investigatore privato. Maledetto...
Era alquanto adirata. Non si capiva con chi stesse discutendo, perch  nessuno replicava alle invettive. Sta parlando da sola, vecchia pazza. O magari coi suoi cani, si disse Bruno.
-... L'ho portato da Bunny, cosa potevo fare? Non mi   venuto in mente altro. E poi ho pensato che l sotto gli avrei dato una botta in testa. Infatti, ne ho approfittato appena mi ha voltato le spalle...
Bruno non sapeva se avercela pi con lei o con se stesso, per essersi fatto fregare in un modo tanto idiota.
-... Non l'ho mai visto prima di stanotte. Non lo so se l'ha mandato qualcuno...
L'ultima frase non sembrava detta a caso. Piuttosto, assomigliava a una risposta. Un freddo improvviso, come il bacio di uno spettro. Non sta parlando da sola, si disse.
-... Ho pensato subito ad avvertirti...
Era al telefono con qualcuno. La linea fissa non funzionava, ma la vecchia doveva avere un cellulare.
-L'ho chiuso dentro... s  sta' tranquillo: da l  non pu uscire...
Chi doveva stare tranquillo? Con chi ce l'aveva la vecchia? Bruno prov una brutta sensazione. Si era cacciato da solo in quella trappola, e le cose stavano per peggiorare. Chi era il misterioso interlocutore di Tamitria Wilson?
-... Va bene, allora ti aspetto...
Genko smise di cercare una risposta.
Chiunque fosse, stava arrivando.


 16.
Sta venendo per me.
Il respiro si era fatto affannoso, si sentiva come un topo imprigionato in una scatola. Quanto avrebbe impiegato l'uomo al telefono per giungere alla fattoria? Quanto tempo aveva a disposizione per escogitare qualcosa? Vagava per il deposito senza pi badare a dove metteva i piedi. Era intento a cercare un oggetto con cui difendersi, ma al buio era difficile orientarsi.
Fino a poche ore prima, l'idea che gli restasse poco da vivere era una specie di superpotere che lo faceva sentire invulnerabile. Tanto, non poteva andargli peggio, no? Adesso, invece, si stupiva di come l'istinto di sopravvivenza fosse ancora cos  forte dentro di lui. La dimostrazione era la paura che provava.
Arriver, e sar la fine.
Scivol e rovin su un mucchio di scatole di latta che precipitarono rumorosamente sul pavimento, anche qualcosa di vetro si infranse in mille pezzi. Si ritrov disteso per terra, a pancia sotto, con le braccia protese in avanti. Inavvertitamente, la mano destra si era infilata in qualcosa di morbido. Sembrava la tana di un grosso insetto. Sollevando il braccio, tir a s  alcuni filamenti, simili a una ragnatela. Prov subito a districarsi, ripugnato. Ma, esaminandoli meglio al tatto, si accorse che era solo lana. Sotto di lui c'era una cesta di gomitoli.
Mentre provava a calmarsi, cap che ormai aveva perso il controllo. In compenso, not un lieve bagliore davanti a s . Aveva ritrovato la scala che conduceva alla botola del ripostiglio.
La risal.
In cima ai gradini, la luce del piano di sopra filtrava tra le fessure del portello di legno. Ogni tanto veniva interrotta da un'ombra di passaggio. Erano i cani che facevano la guardia all'unica via d'uscita. Genko appoggi la spalla destra sulla botola e fece leva nel tentativo di sollevarla. Come previsto, dall'altro lato c'era un fermo - dal suono metallico, cap che si trattava di un chiavistello. La malattia aveva minato il suo fisico: era troppo debole, non ce l'avrebbe fatta a scardinarlo.
Per, dalla posizione in cui si trovava, poteva intuire meglio cosa accadeva in superficie. Riconobbe il suono del bastone di Tamitria Wilson che accompagnava il trascinamento della gamba zoppa. Insieme producevano un ritmo ossessivo, quasi ipnotico - un colpo e un breve strofinamento, un colpo e un breve strofinamento, e cos via. 
C'era odore di caff  appena fatto e di biscotti. La vecchia strega trafficava in cucina in attesa dell'ospite.
Gli sembr di riconoscere il rumore di un'auto che sopraggiungeva. Ud la Wilson allontanarsi. Dopo qualche minuto, la sent  tornare indietro. Dal numero dei passi sul pavimento, comprese che non era pi sola.
-Ho pensato di chiamarti perch  ho capito subito che qualcosa non andava- stava spiegando la donna - il tono di voce non aveva pi l'asprezza di poco prima, adesso era gentile. -Come ti ho anticipato al telefono, il chiacchierone mi ha fatto un sacco di domande sui ragazzi che stavano qui, quando in realt gliene interessava solo uno.
A quanto pareva, era bastato nominare Robin Sullivan per provocare inquietudine nella vecchia. Genko si rese conto di aver aperto una pericolosa porta sul passato. Da l  era precipitato in un abisso sconosciuto, e adesso l'unica via d'uscita si stava richiudendo in fretta alle sue spalle.
-L'ho perquisito bene: non   armato. Qui ci sono il cellulare e i documenti- afferm Tamitria mentre probabilmente mostrava gli oggetti che gli aveva sottratto.
Bruno si sent  uno stupido. Di solito, quando doveva fare una visita a domicilio, nascondeva sempre da qualche parte telefono e portafoglio - la cassetta della posta di un vicino, oppure li infilava in uno scomparto nel vano motore della Saab. Adesso quei due sapevano troppo di lui.
-E' di sotto. Si   ripreso dalla botta perch  poco fa ho sentito dei rumori. Adesso   da un po' che se ne sta tranquillo, magari si   nascosto o sta meditando qualcosa.
L'ospite di Tamitria ascoltava e continuava a tacere.
-Non ho idea del perch  sia venuto a ficcare il naso- prosegu la Wilson.
A quel punto, Genko li sent  camminare e spostarsi nella sua direzione. Il cuore malato era uno stantuffo nel torace, sembrava dovesse esplodere da un momento all'altro, cos  come avevano pronosticato i dottori.
Arrivati nei pressi della botola, i due si fermarono. Bruno si avvicin a una delle fessure, voleva guardare in volto l'uomo che era con Tamitria Wilson. Ma la posizione di lei gli impediva la visuale.
-Che vuoi fare con lui? chiese la donna.
Bella domanda, si disse Genko. Anche lui avrebbe voluto saperlo.
L'ospite, per, non rispose.
Non era un buon segno, pens l'investigatore. Poi si ud uno sparo. Trascorsero alcuni secondi di silenzio assoluto. Bruno si stava appunto chiedendo cosa stesse accadendo, quando nella fessura apparve improvvisamente l'occhio della vecchia strega.
Si ritrasse subito, ma era troppo tardi.
Si aspettava che Tamitria Wilson si mettesse a urlare. Invece la donna non disse nulla. Continu a fissarlo, finch  un rivolo sottile di sangue scivol sull'iride immobile.
Era morta.
Genko arretr lentamente sulla scala di legno, cercando di non fare troppo rumore. Intanto continuava a sorvegliare la botola, aspettandosi che si aprisse da un momento all'altro. riusc  a riguadagnare le tenebre del deposito sotterraneo e rimase in attesa dietro un mobile.
Qui sotto saremmo entrambi al buio, lui non vorr correre rischi. Mi staner col fumo, pens. O, peggio: dar fuoco alla fattoria e lascer che siano le fiamme a occuparsi di me e del corpo della vecchia. Ma Bruno scart subito l'idea. Non lo far, si disse. Deve prima recuperare qualcosa che gli sta troppo a cuore. Si port una mano al fianco e accarezz l'albo a fumetti che custodiva nella giacca.
Bunny. Lui non lo lascerebbe mai bruciare.
Preg di avere ragione, e intanto passarono altri interminabili minuti. Poi, finalmente, accadde qualcosa. Ud il suono del chiavistello che veniva sbloccato. La botola inizi a sollevarsi. La luce del ripostiglio s'infil nell'apertura, scivolando come un rivolo per le scale fino al pavimento del deposito, dove si raccolse intorno a una lunga ombra nera.
Eccolo, si disse Genko. Avanti, vieni qui sotto. Vieni da me, coraggio.
L'uomo, per, non si decideva. Bruno riconobbe il rumore del carrello di una pistola automatica. Era un avvertimento: l'ospite voleva fargli sapere che il proiettile successivo sarebbe toccato a lui. Finalmente mosse il primo passo verso il baratro. Poi un secondo, un terzo. Genko si sporse meglio dal proprio nascondiglio e cap che l'altro era arrivato a met della scala. Prese dal pavimento le estremit dei fili di lana che aveva trovato nella cesta di gomitoli poco prima, e tir con forza.
Vide tendersi la ragnatela nel momento esatto in cui la preda ci finiva dentro.
Lo sconosciuto sulle scale prov a liberarsi dalla trappola. Ma, preso alla sprovvista, perse l'equilibrio e precipit in avanti. Genko segu la parabola del volo come fosse al rallentatore, e lo vide planare al suolo. Produsse un tonfo cupo, accompagnato da un lamento. Ma non di dolore, bens   pieno di rabbia.
Ne approfitt, scatt in avanti e corse verso le scale.
Scavalc l'uomo per terra, mentre questi si dimenava cercando di districarsi. Protese anche un braccio per afferrarlo - Bruno avvert sulla caviglia la carezza delle dita che mancavano la presa. Sal i gradini due alla volta, andando incontro alla botola che lo attendeva con le fauci aperte. Prima di tuffarsi in mezzo alla luce, sent  il rumore inconfondibile di uno sparo. Il proiettile gli sfior un orecchio. Genko si afferr al pavimento del ripostiglio e, con un colpo di reni, riusc  a infilarsi nel buco. Si ritrov davanti lo sguardo pietrificante di Tamitria Wilson. Stava per ricadere all'indietro, ma riusc  a evitare il peggio, atterrando su un fianco. Gli manc il fiato ma si volt subito con l'intenzione di chiudere il portello e imprigionare l'uomo nel deposito. Un secondo sparo lo fece desistere: il proiettile and a impattare contro il legno e Bruno fu investito al volto da una miriade di schegge. Fu preso dal panico. Ma se ne freg della botola e scapp senza voltarsi indietro, precipitandosi verso l'uscita.
Il breve tragitto gli sembr interminabile. Quando finalmente arriv alla porta, si aggrapp alla maniglia. La abbass e la tir a s . Ma la porta non si mosse. Non aveva calcolato la possibilit che potesse essere chiusa a chiave.
Sent i passi che risalivano pesantemente la scala alle sue spalle.
Non si volt a guardare. Assurdamente, era convinto che se l'avesse fatto sarebbe morto all'istante. Inizi a prendere a calci la porta in maniera quasi isterica, rivelando una voglia di salvarsi alquanto singolare in uno che aveva quasi esaurito il proprio bonus con la vita.
I passi dietro di lui si bloccarono.
Sta prendendo la mira, si disse in attesa di sentire un proiettile perforargli le carni. Ma ebbe il tempo di individuare una finestra nel soggiorno. Con la sola forza della disperazione, corse verso di essa, la tir su e la scavalc.
Una volta all'esterno, punt la Saab. Era ancora dove l'aveva parcheggiata, ad appena una ventina di metri dal portico. Quindici, dieci, cinque. Nessuno sparo - come   possibile? Bruno aggir il veicolo, si accucci accanto a una ruota e strisci verso il posto di guida. apr  la portiera e si tuff sul sedile. Tenendo sempre la testa bassa per paura che un colpo lo centrasse attraverso il lunotto posteriore, and in cerca della chiave che aveva provvidenzialmente lasciato nel cilindro dell'avviamento. Pest il piede sull'acceleratore. Il motore produsse un rantolo prolungato, come se si stesse ingolfando. Ma poi il carburatore assimil la benzina in eccesso e l'auto part con un sobbalzo. Solo allora, Genko si rialz sul sedile. Dal retrovisore gett un'ultima occhiata alla casa.
Nello specchio, intravide una figura stagliarsi dietro la stessa finestra da cui poco prima era riuscito a evadere.
Bunny il coniglio lo stava salutando.


 17.
-Sam, parlami della porta.
Sente la voce del dottor Green, ma non riesce a rispondergli. La sua mente   bloccata nel labirinto, davanti alla porta di ferro dietro cui si cela un suono ossessivo.
Simile a un topolino che rosicchia o a un insetto che mastica.
-Chi c'  dietro la porta, Sam?
-C'  qualcuno con me nel labirinto...
Un'altra voce si sovrappone a quella del dottor Green, ma non   nella stanza d'ospedale. Una voce sottile. Un'altra bambina. Gratta la porta e piange.
-Ehi tu, mi senti? le dice.
Nessuna risposta.
-Riesci a sentirmi?
Tira su col naso.
-Come ti chiami?
Niente da fare.
-Sei sorda? No, invece ci sente benissimo. E' solo spaventata. Spaventata a morte. -Ascolta: non devi avere paura, non voglio farti del male. Sono come te, anche a me   capitata la stessa cosa. E adesso mi trovo qui e non so dove sono. Prova una strana euforia. Lo sa,   da egoista. Ma   contenta di non essere pi sola. -Ti prometto che ti aiuter. Le sta mentendo, ne   consapevole perch  anche lei ha bisogno di aiuto. Dovrebbe dirle: -Nessuno ci aiuter qua sotto-. Invece le racconta bugie. Il fatto   che non vuole perdere la sua nuova amica. -E' solo un gioco- le dice. -E' facile, non devi fare altro che rispettare le regole. Dovrebbe aggiungere che le regole le decide lui, ma non lo fa. -Io ci sono arrivata dopo un po', ma quando capisci il meccanismo allora   tutto pi semplice... Lui vuole solo giocare con noi.
-Lui chi? chiede finalmente una vocina flebile al di l della porta.
Non lo so, pensa. Forse   Dio. perch  lui   Dio l sotto, e decide se devi stare bene o male, se devi vivere oppure morire. E ti mette alla prova coi suoi giochi. -Lui non risponde mai alle mie preghiere. Dipende solo da noi... Possiamo scegliere se giocare oppure no. Ma chi non gioca non riceve cibo, n  acqua... Chi non gioca non sopravvive...
-Quanti giochi hai fatto? chiede la voce. 
-Tanti... Ormai ha perso il conto. -Ma, vedrai, ti piacer. E' assurdo - come potrebbe piacerle? perch  le ha detto una cosa del genere? Non c'  niente di piacevole nello stare l -piacevole-   la parola meno adatta per definire ci che accade nel labirinto. Lo odierai, avrebbe dovuto dirle. Odierai ogni cosa, perfino te stessa per ci che lui ti costringer a fare. -Ora dobbiamo solo capire come farti uscire da l- dice mentre saggia la robustezza della porta di ferro.
-Ho la chiave.
L'informazione la coglie alla sprovvista. -E cosa aspetti? Apri e vieni fuori...
Silenzio.
Ma lei non demorde. -Hai fame? Ho del cibo di l...
Nessuna reazione.
-Non ti fidi? Forse ha ragione, con tutte le bugie che le ha raccontato. -Non fare la stupida. Sta perdendo la pazienza. -Te l'ho gi detto: non ti far del male. E' frustrante. -Ma se vuoi restare chiusa l fa' pure... Morirai l dentro, lo sai? Si sente un verme per la frase che ha pronunciato. Ricorda ancora il suo primo giorno nel labirinto - era terrorizzata da tutto. -Va bene, scusa... Ma   da troppo tempo che non parlo con qualcuno. Non mi sembra vero che tu sia qui adesso. Io... Sta piangendo, piange e si detesta per questo. -Io... vorrei solo che fossimo amiche.
Un rumore metallico interrompe il silenzio. E' una chiave che gira nella serratura - due, tre mandate.
Non riesce a crederci: l'ha convinta.
La porta di ferro si apre, ma solo di uno spiraglio. Sente dei passi che si allontanano - indietreggiano, cauti. Allora con una mano spinge l'uscio che si dischiude lentamente, svelando una ragazzina impaurita, in piedi al centro della stanza. Indossa una camicia da notte strappata in pi punti. E' scalza e i piedi le sanguinano. I capelli biondi e il viso sono sporchi di fango. La guarda con occhi azzurrissimi. Tiene le braccia incrociate dietro la schiena, e si dondola - proprio come una bambina.
-Ciao- le dice.
-Ciao- risponde lei. Fa per avvicinarsi, ma la ragazzina arretra. Capisce che   ancora diffidente - va bene, per la fiducia ci vuole tempo. -Vieni con me, ho dei vestiti puliti che ti andranno bene. Le porge la mano, ma l'altra non ricambia il gesto. -Ti mostro dove sto, la stanza in cui tengo tutte le mie cose. C'  anche un materasso, puoi riposare se vuoi. Ma la prospettiva non deve sembrarle allettante, perch  ancora non si muove. -Devi nutrirti, dormire. Altrimenti non sarai pronta.
-Pronta per cosa? domanda.
-Per un nuovo gioco- le risponde. -Non si sa mai quando pu cominciare. Ma ti spiegher tutto, promesso. Le gira le spalle e si avvia nel corridoio perch  spera che lei finalmente si decida a seguirla.
-So tutto- dice la ragazzina.
Si stupisce. Che significa che sa gi tutto?
-Sono io il gioco.
Le ultime parole rimbalzano nella sua testa come la pallina di un flipper. Si sta voltando e gi ha notato un cambiamento con la coda dell'occhio. La ragazzina scioglie le braccia intrecciate fino ad allora dietro la schiena, e lei vede apparire un lampo brillante all'altezza del suo fianco. E' la luce del neon che si riflette sulla lama mentre viene svelata.
-Lui ha detto che lo devo fare- dice mentre solleva il coltello. -perch  se lo faccio, poi potr andare a casa.
Quanti passi le separano? Una decina? L'istinto sviluppato nella lunghissima prigionia le suggerisce che ha solo tre opzioni davanti a s . Scappare. Lottare. Soccombere. Sta per scegliere la prima, ma ci ripensa. E invece di correre via, scatta verso la ragazzina. E lei fa altrettanto, perch  ha capito le sue intenzioni. Sono entrambe dirette verso la porta - la porta di ferro fa la differenza fra la vita e la morte. Lei   in vantaggio ma deve recuperare la chiave. Allunga un braccio, curva il polso, flette le dita. La prende. La sfila. Ce l'ha in pugno. Tira a s  l'uscio nel momento in cui l'avversaria si aggancia al bordo con entrambe le mani, lasciando cadere il coltello. Lo seguono tutte e due con lo sguardo mentre precipita verso il pavimento. Poi lei tira pi forte che pu, mentre l'altra punta i piedi e grida: -No! No! No! La porta si chiude con un potente clangore che riecheggia in tutto il labirinto. Ha la prontezza di infilare la chiave nella serratura. Le mani le tremano, ma riesce a dare la prima mandata. Poi la seconda. La terza. E intanto la ragazzina continua a gridare, e piange. E lei la odia. La odia tantissimo. Poi inizia a urlare anche lei.
-E' finita... Sam, mi senti? E' finita.
Il dottor Green la cingeva in un abbraccio. Ma lei continuava a dibattersi.
-Ascolta, Sam, sei al sicuro ora. Non ti accadr nulla.
Tremava per la disperazione e non riusciva a fermarsi.
-Voglio che tu faccia un bel respiro... Avanti...
Lei ci prov e per un attimo sembr riuscirci.
-Non mollare adesso, Sam.
In effetti, and meglio. -Io non volevo... disse con un filo di voce.
-Cosa non volevi? domand Green stringendola a s .
-Ti prego, perdonami...
-Di cosa dovrei perdonarti, Sam? Non hai fatto niente...
Ma Green non capiva che non era lei che parlava, bens  la ragazzina nel labirinto.
-Apri, ti prego. Perdonami- implora dietro la porta chiusa la ragazzina. -Ti prego, non mi lasciare qui!
La sente dalla sua stanza, ma ha deciso di non risponderle. Se ne sta seduta sul materasso, con le ginocchia strette al petto, lo sguardo perso nel vuoto. E la ignora.
-Non lo far pi, puoi credermi.
Ora   lei che non pu fidarsi. La ragazzina non le ha lasciato altra scelta. Sono le regole del gioco. E il gioco adesso prevede che la bambina chiusa nella stanza continui a gridare e a piangere finch  ne avr le forze.
-Non so per quanto   andata avanti...
-Di che parli, Sam?
-Forse per giorni, o settimane... Intanto io sapevo cosa stava succedendo dietro quella porta. All'inizio voleva che la liberassi. Supplicava, a volte mi malediceva. Poi ha iniziato a chiedere cibo, e acqua. Poi pi nulla... Non ha detto pi una parola... Ma io lo sapevo che era ancora viva - lo sapevo... E non ho fatto niente, non ho mosso un dito... Avrei dovuto aprire la porta... Ma lui mi ha messo alla prova, voleva sapere se ero capace di resistere, se avrei provato pi pena per lei o per me. Era questo lo scopo del gioco...
Green aveva sciolto l'abbraccio.
Lei se ne accorse e lo fiss. -E quando ho cominciato a sentire l'odore, ho capito che avevo vinto io.



 18.

-Robin Sullivan nei primi anni Ottanta aveva dieci anni, oggi dovrebbe averne meno di cinquanta. Non era ancora l'alba e gi faceva un caldo insopportabile. Il ventilatore sul soffitto girava troppo lentamente per smuovere l'aria stagnante nell'ufficetto del posto di polizia. Le pale producevano un mesto cigolio, simile a un richiamo per uccelli. Genko ne era infastidito, ma cercava lo stesso di spiegare cosa aveva scoperto. -Dovreste diramare un ordine di cattura.
Bauer era appoggiato al tavolo e si tergeva il sudore dal collo con un fazzoletto di carta. Delacroix stava di fronte a Bruno, a cavalcioni sulla sedia e con le braccia incrociate sotto al mento. I due non si sforzavano nemmeno di sembrare interessati.
-Avanti, ragazzi, ho avuto una nottataccia... prov a protestare l'investigatore privato. Aveva il volto graffiato dalle schegge di legno schizzate dalla botola. E continuava a tornargli in mente l'immagine di Bunny che lo guardava andar via dalla finestra della fattoria.
Il poliziotto bianco appallottol il fazzolettino e lo lanci verso un cestino dei rifiuti, mancandolo di poco. L'altro sospir, come se stesse ponderando l'informazione. -Fammi capire: tu sostieni che questo Robin Sullivan ha ucciso una donna e poi ha cercato di ammazzare pure te?
Solo due colpi, in realt. perch  poi aveva smesso di sparargli addosso. perch  l'aveva fatto? -Se andate a controllare, troverete il cadavere della vecchia.
-Per quale motivo avrebbe cercato di farti fuori? Continuo a non capire... lo liquid Bauer.
Era sconfortante. -perch  sono arrivato fino a lui- disse Bruno come se fosse la cosa pi lapalissiana del mondo. -E' l'uomo che state cercando, il rapitore di Samantha Andretti. Immaginava un po' pi di entusiasmo dopo una simile rivelazione. -Pensateci bene: Robin Sullivan   stato un 'figlio del buio'- afferm citando Tamitria Wilson. -Da piccolo l'hanno rapito per tre giorni e dopo non   stato pi lo stesso. Il bambino non aveva mai voluto rivelare cosa gli fosse successo, ramment l'investigatore.
-E con ci? chiese ancora una volta Bauer.
Genko li fiss entrambi. -State scherzando, vero? Allarg le braccia. -Vi basta aprire un qualsiasi manuale di psichiatria: chi da piccolo   stato vittima di abusi ha pi possibilit di ripetere da adulto gli stessi comportamenti ai danni di vittime innocenti.
Il buio l'ha infettato, aveva detto la Wilson riferendosi a Robin.
-Ma, se ho capito bene, questa   solo una congettura- replic Bauer. -perch  non hai visto in faccia l'uomo che ti ha sparato.
Ripens ai momenti in cui aveva preso a calci la porta d'ingresso per scappare dalla fattoria. Risent il rumore dei passi alle sue spalle. Il terrore gli aveva perfino impedito di voltarsi a guardare il suo inseguitore, mentre l'altro esitava invece di sparare. perch  aveva tentennato? -Ve l'ho detto: aveva il volto coperto. Non aveva specificato che si trattava di una maschera da coniglio. E considerando il credito che davano al resto della storia, aveva fatto bene.
-Perci, se anche trovassimo Robin Sullivan, non saresti in grado di riconoscerlo. Bauer scosse il capo. -Ripeti un po': com'  che sei arrivato fino a questa Tamitria Wilson?
-Devo ricordarti che non sono tenuto a svelare le mie fonti? Ma il poliziotto lo sapeva benissimo, voleva solo giocare con lui.
-Strano, perch  di l abbiamo un bracconiere di nome Tom Creedy che sostiene di essere stato avvicinato recentemente in un bar da un tizio che puzzava da far schifo e che gli ha fatto un sacco di domande su Samantha Andretti e poi l'ha pure intimidito. Bauer si volt verso Delacroix. -Tu dici che   sufficiente ad accusare entrambi di complicit in sequestro di persona?
Genko sorrise, non riusciva a crederci. -E vi ha parlato anche del tizio con la testa di coniglio? domand a bruciapelo. -perch , diciamocela tutta, ragazzi, se intendete usare il caro Tom contro di me, dovrete rendere pubblica anche la faccenda dell'uomo-coniglio e il fatto che il vostro principale testimone ha bisogno di una perizia psichiatrica.
I due non si scomposero. -Cosa sai di questa storia? chiese invece Delacroix.
Genko non aveva menzionato Bunny e il fumetto. Erano gli elementi pi deboli dell'indagine, neanche lui ne aveva ancora compreso ruolo e significato.
Solo i bambini possono vedere il coniglio, ramment.
-Se   stato Tom Creedy a portarti fino a Tamitria Wilson, allora ti ha rivelato per forza qualcosa che a noi non ha detto- lo incalz Delacroix.
-O dovremmo credere che ti ha rifilato solo la balla dell'uomo-coniglio? afferm Bauer, sprezzante.
Che tu ci creda o no,   cos  che   andata - pens Bruno, ma non replic.
Delacroix cercava di essere conciliante. -Forse Creedy, involontariamente, ti ha fornito un dettaglio che poi ha dimenticato, perch  non lo riteneva essenziale.
-State perdendo il vostro tempo- li interruppe Genko. -Non sono venuto qui solo per denunciare un omicidio, chiaro? Sono qui per darvi una mano, vi ho detto ci che so e vi ho invitato a verificarlo. Ho fatto il mio dovere di cittadino, e non ero nemmeno obbligato. E in quanto tutore legale di Samantha Andretti...
Bauer scatt verso di lui e lo afferr per il bavero della giacca. -Senti, stronzo, abbiamo rintracciato suo padre. Quando gli abbiamo fatto il tuo nome, ha detto che quindici anni fa gli hai spillato un sacco di soldi e sei sparito.
Non aveva tutti i torti, pens Bruno.
-Perci io lo so cosa hai in testa: stai cercando di farti pubblicit vantando un incarico che nessuno ti ha assegnato. Sei solo uno schifoso parassita.
Bruno non prov nemmeno a respingere le accuse. Dopo qualche secondo, Bauer moll la presa sulla giacca e se ne torn al proprio posto.
Il cellulare di Delacroix si mise a squillare. Il poliziotto rispose e ascolt brevemente. -D'accordo, grazie. Quando riattacc, si rivolse a Bruno. -La pattuglia che abbiamo mandato alla fattoria Wilson a controllare non ha trovato nessun cadavere.
Genko avrebbe voluto controbattere che era prevedibile che Robin Sullivan si sbarazzasse del corpo. Ma non lo fece, perch  Delacroix non aveva ancora finito.
-Gli agenti, per, hanno detto che in casa c'erano segni di colluttazione. Inoltre, sulla botola che conduce al seminterrato, c'erano scalfitture compatibili con un colpo d'arma da fuoco.
-Hanno trovato il cellulare della Wilson? cos  potete risalire all'ultima chiamata- chiese Genko.
-Nessun cellulare.
Nessuno disse nulla per un po' di tempo, poi qualcuno buss alla porta dell'ufficio. Bauer and ad aprire.
-Scusate, il dottor Green vuole parlarvi- disse una giovane agente.
-Arrivo subito- disse Delacroix rivolgendosi a Bauer, il collega afferr il messaggio e li lasci soli. Il poliziotto di colore si alz dal proprio posto. -L'uomo a cui stiamo dando la caccia   molto pericoloso- disse.
-Forse lo so anch'io, visto che ha cercato di ammazzarmi- ironizz Bruno.
-No, non lo sai- lo ammon l'altro. Ed era serio. -Non   un avvertimento o un consiglio a lasciar perdere. Quando parlo di pericolo intendo dire che   capace di malvagit che io e te non saremmo neanche in grado di immaginare... Green l'ha definito un 'sadico virtuoso'. Fa parte di una categoria di psicopatici che i profiler chiamano 'consolatori'.
Genko assimil il termine, non l'aveva mai sentito. Intu che quel Green era il profiler dai metodi poco ortodossi che seguiva Samantha Andretti.
-La parola 'consolatore' mi ha fatto subito pensare a un'accezione positiva- prosegu il poliziotto. -In fondo, il rapitore di Samantha l'ha tenuta in vita per quindici anni. Si potrebbe addirittura pensare che non avesse il coraggio di ammazzarla, che si fosse occupato di lei e che potesse provare perfino piet. Ma mi sbagliavo... Delacroix si morse un labbro, sembrava molto coinvolto dal racconto. -A differenza di un serial killer, un sadico consolatore non si accontenta di uccidere: la morte   un fatto puramente marginale.
Bruno pens a Bunny e al fatto che l'avesse risparmiato.
-Lo scopo principale di questi psicopatici   trasformare la vittima in un essere abietto- prosegu lo sbirro. -Nella prigione di un consolatore si viene sottoposti a prove crudeli, plagiati con la paura, costretti ad atti abominevoli... E' in questo modo che loro consolano se stessi per il fatto di essere dei mostri.
Bruno non replic.
Delacroix si alz. -Se commetti un errore e finisci nelle mani di quel maniaco, pregherai di morire in fretta- concluse. Poi gli riserv un ultimo sguardo di biasimo e se ne and lasciando la porta aperta.
Fuori dalla stanza c'era un viavai di agenti. Genko si sent  fuori posto in mezzo a tutte quelle divise. Prima di uscire, trasse un profondo respiro, poi sbuff. Avrebbe dovuto aspettarselo che i due sbirri non avrebbero creduto alla sua storia. Mentre considerava l'idea di un buon caff  nero al Q-Bar, vide passare un grosso cane peloso nel corridoio.
Hitchcock, ramment. 
Poi ud anche delle urla. And a controllare cosa stesse accadendo. Dalla soglia, vide Simon Berish che veniva quasi alle mani con Bauer. Gli agenti faticavano a separare il poliziotto del Limbo dal collega.
E' colpa mia, si disse Bruno ripensando alla telefonata in cui si era spacciato proprio per Bauer per ottenere informazioni sul fascicolo di -R.S..
Si accorse che il grosso cane lo fissava. E prima che anche Berish lo notasse, svicol verso l'uscita.

 19.
-Se commetti un errore e finisci nelle mani di quel maniaco, pregherai di morire in fretta- aveva detto Delacroix.
Bruno Genko non aveva il problema di morire in fretta. perch  stava gi morendo, in fretta.
Tuttavia, quando il poliziotto aveva affermato che la categoria di mostri a cui apparteneva Bunny non era interessata a uccidere le proprie vittime, gli si era spezzato qualcosa dentro. perch  alla fattoria dei Wilson, quando ormai era in trappola davanti alla porta chiusa e sapeva che il mostro gli era alle spalle, Bunny aveva esitato invece di sparare.
Mi voleva vivo, pens Genko, mentre raggiungeva la Saab nel parcheggio del posto di polizia. Voleva riportarmi nel deposito sotterraneo. Trascinarmi l sotto, nel buio. E mostrarmi di cosa   capace.
Entr in macchina, ma attese un po' prima di mettere in moto. Da quanto non dormiva? Era spossato. Scart l'idea di un caff  al Q-Bar perch  ne aveva abbastanza di sbirri. Poteva passare da Linda e chiederle di preparargli la colazione. Magari poteva anche stendersi sul suo divano e riposare almeno mezz'ora, vegliato dai suoi unicorni. Non sembrava una cattiva idea, perch  lei era sicuramente in pensiero visto che non l'aveva pi richiamata. Come avrebbe potuto? Bunny aveva il suo portafogli e il cellulare. Per fortuna dalla fattoria dei Wilson aveva portato via la cosa pi importante.
Infil una mano sotto al sedile del passeggero ed estrasse l'albo a fumetti. Il simpatico coniglio gli sorrise, sinistro.
Pur non essendo un esperto in materia, Bruno si accorse che sulla copertina era riportato solo il titolo e nient'altro. Gir il fumetto e vide che anche sul retro non c'era scritto nulla. Lo esamin all'interno e si accorse che mancavano il nome dell'editore e l'indicazione dello stabilimento tipografico. Non c'era un prezzo di vendita e nemmeno un codice a barre. Strano, pens. Ma era convinto che dietro al mistero dell'origine del libriccino si nascondesse qualcosa. Per questo scord subito Linda e i suoi unicorni: ora pi che mai, doveva conoscere il significato del fumetto.
Gli adulti non vedono Bunny. Solo i bambini.
Avvi il motore e si diresse verso il centro.
Erano passate da poco le sei del mattino e le strade si stavano svuotando. I vampiri tornavano a nascondersi dalla luce del sole. Percorse la suburbana e attravers il ponte. Di solito, a quell'ora, il traffico era gi insopportabile e le auto procedevano a passo d'uomo. Ma il caldo aveva mondato la citt dal caos e dalla frenesia: impieg meno di venti minuti per giungere a destinazione.
La vecchia Saab stonava in quel quartiere residenziale molto in voga, con i viali alberati, che un tempo era stato il ritrovo bohmien di artisti e intellettuali ma che adesso ospitava soprattutto startupper di successo e rampolli dell'alta borghesia.
Ferm la macchina accanto a una palazzina bianca di tre piani che risaliva ai primi del Novecento. Su un'elegante targhetta in vinile si stagliavano i caratteri argentati: M.L. - GALLERIA D'ARTE.
Ma le ampie vetrate che davano sulla strada ora erano coperte da pesanti tende grigie, probabilmente per preservare le opere dall'aggressione di un altro torrido mattino.
Prima di bussare alla porta, l'investigatore privato consider il proprio abbigliamento. In altri frangenti, in contesti di simile eleganza, il suo aspetto attuale non l'avrebbe aiutato a ottenere l'informazione che cercava. Ma stavolta poteva contare sulla diretta conoscenza del titolare.
Venne ad aprirgli un anziano signore, con i capelli bianchi pettinati perfettamente all'indietro e un paio d'occhiali da lettura appoggiati sul naso. Nonostante il caldo soffocante, Mordecai Lumann era impeccabile come al solito: blazer blu, camicia button-down, cravatta rossa, pantaloni grigi e un paio di mocassini neri. Portava sempre un fazzoletto colorato nel taschino della giacca. Squadr Bruno dalla testa ai piedi. -Signor Genko- esclam appena lo riconobbe. Erano tre anni che non si incontravano.
-Non l'ho svegliata, vero? chiese Bruno, anche se non credeva che l'uomo andasse a letto vestito di tutto punto. 
-Non condivido la follia di vivere di notte. E poi, soffro di insonnia. Si scans dalla soglia. -Prego, si accomodi.
Genko lo segu all'interno della casa, lungo un corridoio con le pareti verde scuro e la boiserie bianca.
In passato, Lumann si era rivolto a lui per risolvere una delicata questione di famiglia. Un nipote un po' troppo vivace gli aveva sottratto un'opera di grande valore per ripianare alcuni debiti di gioco. cos, per non dare un dispiacere alla sorella, lo zio aveva deciso di non ricorrere alla polizia. Genko era riuscito a stanare il ragazzo nell'albergo di un grande casin. Si era accertato che fosse ancora in possesso della refurtiva e aveva finto di essere un mercante d'arte ansioso di investire il proprio denaro. Aveva recuperato il maltolto e ricondotto lo scapestrato a casa.
-Gradisce una tazza di t ? chiese Mordecai. Il tono di voce era austero, i modi affettati.
-S, grazie.
Entrarono nell'ampio salone che ospitava le opere in vendita. Lumann non era un comune gallerista. Non gli interessavano i quadri o le sculture. Si occupava esclusivamente di fumetti e graphic novel. Saghe di supereroi e manga giapponesi erano i pezzi forti delle sue esposizioni.
In un angolo della sala, Mordecai preparava il t  servendosi di un bollitore. Intanto Genko si aggirava fra le tavole originali in mostra. Al momento ce n'erano in vendita soltanto cinque, posizionate su altrettanti cavalletti.
-Pochi pezzi, ma preziosi- disse il padrone di casa immaginando i suoi pensieri.
Bruno si avvicin a uno dei disegni per osservarlo meglio. Era raffigurato lo scontro fra un ragazzo ninja dagli occhi sproporzionati e alcuni mostri robot.
-Rappresenta l'ultima battaglia dell'umanit, l'apoteosi della lotta, la sfida finale fra l'uomo e il prodotto pi sublime del suo stesso intelletto: la macchina- afferm Mordecai, descrivendo l'opera. -La prego di notare come il disegnatore tratteggia i robot: sembrano quasi delle divinit. E il giovane ninja raccoglie l'eredit gloriosa dei secoli. Poi lo raggiunse con due tazze bollenti. -Non   la bevanda pi adatta al clima attuale, me ne rendo conto, ma considero il t  freddo una bestemmia. Ne porse una all'investigatore. -Cosa posso fare per lei, signor Genko?
-Niente di speciale- minimizz. -Una semplice consulenza. Poi, tenendo in equilibrio il piattino con la tazza, tir fuori dalla giacca l'albo a fumetti di Bunny e lo porse all'uomo.
Mordecai stava per prendere il libriccino ma si blocc.
Genko not l'espressione stupita sul suo volto.
-Non   possibile- disse, posando la tazza su un tavolino. Poi si frug nelle tasche del blazer ed estrasse un paio di guanti bianchi di cotone. Li indoss e si appropri dell'albo con un gesto delicato, sollevandolo con la punta delle dita. -Venga con me- disse, e non aggiunse altro.
Bruno lo tallon fino a una stanzetta nel retro, che era il suo studio privato. Lo vide posare il fumetto su un leggio.
L'uomo accese una lampada orientabile e la punt sulla copertina. Quindi inizi a sfogliare l'albo attentamente. -Ne avevo sentito parlare, ma non mi era mai capitato di vederne uno di persona.
Genko non riusciva ancora a comprendere il senso di tanta meraviglia, visto che la fattura del fumetto gli era sembrata alquanto dozzinale. Ma dopo la prima reazione dell'esperto, cap che era stata una buona idea portare Bunny da Mordecai Lumann, invece di sottoporlo al commesso nerd di una qualsiasi fumetteria.
Il gallerista aveva la faccia immersa fra le pagine, mentre con le dita scorreva la trama dei disegni con la stessa ammirazione di uno storico che si dedica a preziose miniature, e con l'eccitazione di un bambino alle prese col giornaletto appena comprato coi propri risparmi. -Bunny il coniglio- afferm, come se lo salutasse. -Molti miei colleghi pensano che sia soltanto una leggenda... In verit, anch'io ho spesso nutrito dei dubbi al riguardo.
-Scusi se mi permetto- intervenne Bruno interrompendo la sua concentrazione. -Dubbi per cosa? Potrebbe spiegarsi meglio?
-Semplice, signor Genko: questo fumetto non dovrebbe esistere.
La notizia lo stord. -Che significa?
-La qualit della stampa, la carta utilizzata e il metodo di rilegatura fanno risalire la pubblicazione verosimilmente agli anni Quaranta del secolo scorso. Infatti, Bunny il coniglio fu un esperimento editoriale di quel periodo... Era un momento di grande fermento nel mondo dei fumetti. cos, per attrarre nuove fette di pubblico, gli editori erano incentivati a cercare nuove strade.
-Non mi sembra di aver mai sentito parlare di questo personaggio.
-E come avrebbe potuto? disse Lumann. -La vita di Bunny   stata alquanto breve: come capitava spesso all'epoca, l'insuccesso ne ha decretato un rapido declino nell'oblio.
-Col tempo le copie sono diventate oggetti rari e ricercati,   cos ? chiese Bruno, pensando che dopo pi di settant'anni il valore del fumetto fosse aumentato a dismisura a causa della follia dei collezionisti.
-Neanche questo   esatto- lo corresse l'altro. -I fumetti di Bunny non sono affatto una rarit, li potrebbe scovare facilmente presso qualche rigattiere o sulle bancarelle di certe fiere di settore. Ma esiste un'eccezione: l'albo che mi ha portato oggi. Mordecai si volt verso Genko: aveva gli occhi che brillavano. -Si tratta di un testo apocrifo.
-Nessun autore, disegnatore, editore o stampatore- conferm Bruno. -Nessuna indicazione sull'origine.
-E, cosa pi evidente quando si parla di un fumetto, manca il numero di serie- aggiunse Lumann. -Ci significa che non fa parte di una collana. E' un pezzo unico.
-E ci ne aumenta il valore? Non capisco...
-Non   una questione di denaro, signor Genko. Lumann si tolse gli occhialini dal naso, sfil il fazzoletto dal taschino della giacca e cominci a pulirli. -Anche se sono convinto che qualcuno pagherebbe somme spropositate per possederlo, la peculiarit di questo oggetto non risiede nell'unicit... Ma nel suo scopo.
-Intrattenere i pi piccoli- afferm Genko candidamente.
-Ne   sicuro? domand l'altro. -Non ha notato niente di particolare quando l'ha sfogliato?
La domanda lo fece sentire un ingenuo. -Nella storia, solo i bambini possono vedere il coniglio. Agli adulti non   concesso- disse.
-E non si   domandato il perch ?
Genko non sapeva cosa rispondere.
Intanto Mordecai si era spostato verso una scrivania. -E' decisamente brutto, non trova? disse mentre frugava fra le carte sul tavolo. -I disegni e i dialoghi sono pessimi.
-S,   cos .
Finalmente, Mordecai trov ci che stava cercando e torn al leggio con un piccolo specchio rettangolare. -Ogni epoca decide la propria estetica e, a volte, anche il brutto pu generare il bello. E' d'accordo?
A Bruno venne in mente il collage di Hans Arp che era appeso a casa, nello studio. Non tutti l'avrebbero definito un'opera d'arte. Era necessario un certo gusto o una certa cultura. Forse aveva commesso lo stesso errore di valutazione riguardo al fumetto di Bunny. -Secondo lei, quel coniglio   arte?
Mordecai si fece serio. -No, amico mio. Nient'affatto. Poi si avvicin con lo specchio al leggio, lo posizion di profilo e in diagonale su una pagina a caso, e si rivolse a Genko. -Guardi lei stesso...
Bruno si avvicin lentamente, e vide.
Nel riflesso i disegni grossolani e infantili si trasfiguravano. L'espressione di Bunny, tenera e sorridente, era diventata ambigua. Il coniglio dagli occhi a forma di cuore ora si esibiva in espliciti atti sessuali con una donna. Genko ripet  l'esperimento dello specchio in altre pagine. Bunny era sempre ritratto in situazioni oscene condite di violenza e crudelt. Feticismo, bondage e altre pratiche di sadomasochismo estremo.
-Pornografia. L'investigatore ramment la sensazione di disagio provata sfogliando l'albo per la prima volta, senza immaginarne nemmeno lontanamente il contenuto subliminale.
-La narrazione speculare   una tecnica grafica nota gi nell'Ottocento, ma fu in voga per un breve periodo negli anni Quaranta- spieg Lumann. -Viene utilizzata ancora in alcune graphic novel per nascondere una seconda trama o un sottotesto. Spesso l'editore non ne   a conoscenza, si tratta perlopi di goliardate dei disegnatori. Ci sono collezionisti che amano andare a caccia di queste 'anomalie'.
-Poco fa lei ha parlato di uno scopo... gli ricord Bruno. -A cosa si riferiva?
Mordecai respir profondamente. -Ho dedicato un'intera esistenza ai fumetti perch  li considero opere di gioia: la mia professione consiste nel guidare i collezionisti nell'acquisto di un oggetto d'arte, ma so bene che la finalit che li muove nel profondo   quella di riprovare l'emozione di tornare all'infanzia o all'adolescenza. Fece una pausa. -Perci, in tutta onest, non so cosa possa spingere qualcuno a creare una cosa tanto ambigua- disse, riferendosi al fumetto sul leggio.
Solo i bambini riescono a vedere Bunny.
Mordecai Lumann richiuse il libriccino e lo porse nuovamente a Bruno. -La mia curiosit si ferma qui, signor Genko. Ma se vuole accettare il consiglio di un amico: se ne liberi al pi presto.
Non posso farlo, avrebbe voluto dirgli Genko. Doveva onorare il proprio debito con Samantha Andretti, contratto quindici anni prima attraverso i suoi genitori. Ma questo per Bruno significava anche fare i conti col proprio passato. E con un plico sepolto nella cassaforte della camera 115 dell'Ambrus Hotel. Aveva chiesto a Linda di distruggerne il contenuto dopo la sua morte. Ma aveva cambiato idea.
Cos, mentre Mordecai Lumann lo accompagnava all'uscita, Genko decise che era venuto il momento di riaprire quella busta.


 20.
L'Ambrus Hotel era uno stretto parallelepipedo, incastonato in mezzo a una fila di edifici tutti uguali, nei pressi del ponte della ferrovia.
La struttura era fatiscente e si raccontavano strane storie sul conto dell'albergo. Una di queste era che in una delle stanze la gente spariva nel nulla. A Genko non interessava, l'aveva scelto per andare a morire solo perch  era coerente con l'immagine dimessa di s  che aveva sempre offerto al mondo. Nessuno doveva conoscere il vero Bruno Genko - il professionista scrupoloso, il perfezionista, l'uomo con una fortuna nascosta all'estero e che su una parete di casa propria aveva un'opera di Hans Arp.
Ma, soprattutto, nessuno avrebbe mai dovuto avere accesso ai suoi segreti.
Non si trattava di ci che aveva scoperto nel corso di delicate indagini private: ci che cercava di nascondere erano i metodi usati per risolvere quei casi. Genko non andava fiero di ci che era stato costretto a fare.
Digit la data di nascita di Linda e sblocc la combinazione. Recuper la busta e la soppes con lo sguardo. Non pensava che l'avrebbe pi rivista. Ma allora perch  non se n'era sbarazzato di persona invece di chiedere all'amica di provvedere dopo che fosse morto? In verit, l'aveva conservata perch  sapeva che poteva arrivare un momento simile, in cui era necessario usare ogni strumento - anche illecito - per raggiungere lo scopo. E allora il contenuto del plico gli sarebbe tornato utile.
Lo infil in una borsa di tela della lavanderia dell'albergo e lasci subito la stanza.
Una volta a casa, comp il solito rituale di togliersi i vestiti nell'ingresso, senza mai perdere di vista la borsa momentaneamente appoggiata sul pavimento. Aveva paura, perch  in fondo aveva giurato a se stesso di non scendere pi a patti col demonio.
Grondava sudore e avrebbe fatto volentieri una doccia, invece s'infil una tuta da ginnastica e and a sedersi davanti al terminale dello studio. Niente musica classica stavolta, e l'opera dadaista sulla parete di fronte alla scrivania non aveva pi il potere di risollevarlo.
Tolse i sigilli al plico, lo apr  con l'aiuto di un tagliacarte. Poi estrasse una scatolina argentata. Con un cavo usb la colleg al MacBook Air. Infine, si connesse a Internet.
L'oggetto che aveva nascosto all'Ambrus Hotel apriva un passaggio segreto.
In anni di professione, Bruno Genko aveva imparato che esistono posti sulla faccia della terra in cui le regole - tutte le regole, senza distinzioni - sono sospese a tempo indeterminato. Luoghi in cui il male prospera senza ostacoli e la natura segreta degli uomini pu liberarsi senza incontrare limiti. In questi deserti di egoismo, la vita e la morte hanno un valore relativo e la sofferenza altrui diventa merce di scambio.
Uno di questi luoghi era il deep web - l'Internet oscuro dentro Internet, la rete sotto la rete, la terra di nessuno. Grazie ai bitcoin, la moneta elettronica riconosciuta soltanto online, si poteva vendere e comprare qualsiasi cosa: armi, droga, dati, perfino le persone.
Donne e bambini erano gli articoli pi apprezzati.
Il deep web funzionava esattamente come l'Internet ufficiale. C'erano motori di ricerca come Dark Tor e Ahmia. Oppure Grams, il cui aspetto grafico ricalcava perfettamente quello di Google. Si potevano usare per orientarsi fra i siti che offrivano beni o servizi - una pistola con la matricola abrasa, ma anche la mano che avrebbe premuto il grilletto. C'erano blog che spiegavano come assemblare una bomba sporca con articoli da supermercato e video-tutorial che mostravano come violentare una donna senza lasciare tracce.
Per Bruno Genko, il deep web era soprattutto un luogo perfetto per la compravendita di informazioni. La trattativa non aveva niente di sofisticato, somigliava molto a un mercatino della domenica in cui per alcuni utenti mettevano in vendita i dati sensibili in loro possesso.
La professione di Bruno si basava sulla capacit di scovare notizie che avessero un'utilit o un valore. Per ottenerle, solitamente, un bravo investigatore privato si sottoponeva a infinite e spesso noiose battute di ricerca. Si trattava di andare per strada, parlare con la gente, filtrare ogni dato e verificarne l'attendibilit. Era un processo lungo e laborioso. Ma, a volte, il tempo a disposizione per chiudere un'indagine era cos  esiguo e la posta in gioco cos  elevata da richiedere una scorciatoia.
Bruno era un investigatore all'antica, si serviva di confidenti collaudati e diffondeva notizie manipolate ad arte per ottenere in cambio informazioni depurate. Perci, il deep web non era il suo territorio. Non si sentiva a proprio agio quando doveva mettere piede nel lato oscuro della rete. Per anni aveva semplicemente osservato quell'universo parallelo senza mai rivelarsi. cos, aveva potuto fare un lungo apprendistato, impararne il funzionamento e cautelarsi da possibili pericoli. E, prima di muovere i primi passi, si era anche imposto un codice. Constava di una sola regola.
Nel deep web nessuno   al sicuro.
Se lo ripet  anche in quel momento, mentre al centro della schermata nera appariva un cronometro con un conto alla rovescia. L'accesso non era immediato, bens  condizionato da una serie di passaggi. Per prima cosa, come quando si progetta un viaggio in un paese sconosciuto, era sempre meglio proteggersi. I vaccini usati sul web erano potenti antivirus e firewall. Dopo aver creato le barriere, il navigatore doveva sottoporsi al controllo degli altri utenti. Se non veniva ritenuto abbastanza -affidabile-, veniva espulso come un corpo estraneo.
Nel corso degli anni, Bruno aveva creato diverse identit per muoversi agevolmente nelle tenebre del cyberspazio. Ogni volta che avvertiva che qualcosa non andava, bruciava quella che stava usando e passava alla successiva. Poteva trattarsi anche di una semplice sensazione, ma era sufficiente.
Finalmente, il cronometro termin la scansione e apparve una barra centrale in cui Genko digit il nome di un sito. Ovviamente, anche nel deep web c'erano i social network. E su HOL - Hell On-Line - si poteva incontrare un'umanit variamente maledetta.
Genko sperava di trovarci Bunny.
In altre circostanze, avrebbe usato il proprio tempo per dare la caccia a Robin Sullivan nel mondo reale. Ma visto che il suo tempo stava per terminare, avrebbe cercato l  l'alter ego del rapitore.
Un -sadico consolatore- ramment, facendo propria la definizione riferita da Delacroix. Un -figlio del buio-, l'aveva chiamato Tamitria Wilson. Due espressioni che designavano la stessa cosa, cio  che Robin Sullivan non era padrone della propria natura perversa, era schiavo della propria ossessione. Altrimenti non avrebbe avuto la perseveranza necessaria a prolungare un sequestro di persona per cos  tanto tempo.
E' organizzato, si disse. Socialmente integrato, perci insospettabile. Noi vediamo il mostro, ma sotto le inquietanti sembianze di Bunny c'  un essere umano.
Un uomo con due maschere.
La prima - il coniglio - era solo uno scherzo, una menzogna. La seconda - la sua faccia - era la vera maschera, perch  celava al mondo intorno a lui la sua autentica natura.
Bunny mi ha lasciato andare, si disse ricordando l'esperienza vissuta alla fattoria dei Wilson. Forse perch  ha ancora voglia di darmi la caccia.
HOL era il luogo giusto per capire se era proprio cos . Genko scelse un nickname e apr  un nuovo profilo, accreditandosi come amante del bondage e corredando la propria pagina con immagini inequivocabili.
Poi inizi a interagire con il social.
I maniaci che lo frequentavano si scambiavano perlopi pornografia estrema. Era il posto adatto per rivelare le fantasie pi malate e per dare sfogo alle peggiori perversioni. Erano rappresentate tutte le parafilie. I pi acclamati erano gli stupratori che annunciavano preventivamente le proprie gesta e subito dopo postavano i video delle imprese per raccogliere commenti entusiastici e like dalla community. Si poteva incontrare ogni genere di psicopatico. Dai necrofili ai -parassiti-, che seguivano gente comune, del tutto ignara, e poi condividevano le foto rubate. Spesso, in questo modo, erano loro a fornire i cosiddetti -target- a gruppi di utenti che si riunivano per andare a picchiare un incolpevole padre di famiglia all'uscita dal proprio ufficio oppure a violentare un'ignara studentessa sola in casa di notte.
Negli ultimi giorni, l'argomento di discussione preferito su HOL era Samantha Andretti.
Inneggiavano al suo rapitore, lo definivano -eroe- e lo ringraziavano per aver -dato l'esempio-. E le volgarit sul conto della vittima del sequestro si sprecavano, qualcuno addirittura proponeva di introdursi nell'ospedale in cui si trovava per -portare a termine il lavoro-.
Bruno prov ribrezzo per esseri tanto immondi, che sperperavano la sacralit della vita altrui, oltre che della propria. Li immagin condurre esistenze normali. Chiss se avevano ancora i genitori oppure avevano messo al mondo dei figli. Chiss cosa avrebbero pensato i loro cari se avessero conosciuto la verit. E cosa vi accadr quando, come me, vi troverete alla fine del vostro tempo? Quale sar il vostro atteggiamento al cospetto della morte? Vi porterete nella tomba anche il mostro che alberga in voi, ma non sapete ancora che sar solo lui a farvi compagnia per il resto dell'eternit.
Genko scacci via quei pensieri, non doveva deconcentrarsi. E torn a immergersi nel buio torbido che lo chiamava dallo schermo. Era venuto il momento di gettare l'esca: digit un messaggio rivolto ai compagni dell'inferno.
-Cerco Bunny, un simpatico coniglietto con gli occhi a forma di cuore. Pago bene ogni genere di notizia, anche indiscrezioni. Chi sa qualcosa mi contatti in privato.
Aveva usato riferimenti che solo chi aveva una conoscenza diretta dei fatti poteva cogliere. Partiva dall'idea che i mostri come Robin Sullivan non si accontentassero di vivere la loro esperienza in segreto, ma che a un certo punto cercassero un palcoscenico per vantarsi del proprio -lavoro-. Hell On-Line era perfetto allo scopo.
Se si   confidato con qualcuno, la cosa verr fuori. Poi Genko si osserv le mani ancora in bilico sulla tastiera del Mac. Tremavano visibilmente. E' la stanchezza, devo dormire.
Approfittando del fatto che la notte era ancora lontana e che, comunque, non aveva altra scelta che aspettare una risposta dal deep web, si rec in camera sua e si lasci cadere sul letto. Si port le mani al torace, chiuse gli occhi e si concentr sulle pulsazioni del proprio cuore.
Quanti battiti mi rimangono?
Ma prima di immaginare una possibile risposta, si addorment.
Un suono lontano inizi a dissolvere l'oscurit - una goccia bianca in un oceano di acqua nera e densa. Lentamente, Genko riemerse dal sonno. Per un attimo, gli sembr di aver sognato.
Ma il suono esisteva davvero. Forse era un canto.
Non era abituato a sentire voci umane in quella casa. Solo musica classica, e silenzio. Soprattutto, non era una voce come le altre. Apparteneva a una donna. E, a pensarci bene, non era nemmeno un canto.
Anche se a tratti risultava melodioso, era un lamento.
Bruno si alz dal letto, ancora stordito. Che ora era? Fuori era gi buio. Una terribile emicrania gli impediva di pensare. Era disidratato ed era tornata la nausea. Per si costrinse ad andare alla ricerca della fonte del suono misterioso.
Proveniva dallo studio. Pi precisamente, dal computer.
Intorno al Mac c'era come una bolla di luce tenue, prodotta dallo schermo. Genko trascin le gambe pesanti per andare a vedere.
Si sedette al tavolo e si accorse subito che nella pagina del suo profilo su Hell On-Line era cambiato qualcosa. Sotto al messaggio pubblicato qualche ora prima era apparsa una finestrella in cui si muovevano delle figure. Allarg le proporzioni del riquadro e alz il volume.
Era un video pornografico.
La telecamera, per, riprendeva la scena da una strana angolatura. Nella stanza, immersa nella penombra, si distinguevano solo parti di due corpi nudi. Il canto o lamento che aveva sentito poco prima altro non era che il ripetuto gemito di piacere di una donna.
Era prona e il partner, che si intravedeva appena, la penetrava standole dietro.
Genko non diede molto peso alle immagini e pens che il filmato fosse partito accidentalmente. Stava per chiudere la schermata, ma si blocc perch  aveva notato qualcosa. L'ombra sul muro alle spalle di lei non era umana.
Sembrava proprio quella di un coniglio gigante.
Genko non immaginava che Bunny apparisse di persona. Ma non capiva nemmeno cosa stesse guardando in realt. Che senso aveva quel video? Cosa gli voleva mostrare?
I gemiti aumentarono di intensit, lei stava per giungere all'apice del piacere. Una mano femminile apparve all'improvviso in primo piano e spinse inavvertitamente la telecamera che cadde per terra. Nonostante questo, per, continuava a filmare la scena da quella posizione.
Genko cercava di cogliere altri particolari del video, sarebbe stato utile scoprire dove era stato girato. C'erano degli elementi sullo sfondo dell'inquadratura, ma non erano nitidi. L'investigatore privato si sforz di capire cosa fossero. Ingrand la visualizzazione. Sembravano animali. Forse dei cani. E guardavano la scena. E' assurdo, pens. No, non erano cani ma cavalli.
Bruno avvert.un gelo improvviso. Si era sbagliato ancora.
Erano unicorni.
La sua mano si allung spontaneamente verso il telefono della scrivania, ma le dita rimasero sospese sulla tastiera.
Il numero di Linda   nella rubrica del cellulare. Lui me l'ha preso. E' cos  che l'ha trovata.
Ma non era il momento di pensarci, doveva sapere se Linda stava bene. Nel deep web nessuno   al sicuro. Scav nella memoria alla ricerca di quel maledetto numero. Una alla volta, le cifre iniziarono ad affiorare. Cominci a digitarle, ma la sua mente continuava a incepparsi. Allora riattaccava e ricominciava da capo. Nel deep web nessuno   al sicuro. Pensaci,   come una filastrocca: numeri in fila che ormai hanno un proprio ritmo. Esit sulle ultime due cifre. Erano un 7 e un 4. Le inser e attese. Trascorsero attimi infiniti.
Il video di Bunny continuava a scorrere davanti ai suoi occhi. Dall'altro capo, il telefono cominci a suonare libero. Ci che sconvolse Bruno Genko fu sentire gli squilli nell'audio del computer che aveva davanti.
Non si trattava di un filmato registrato.
Era in diretta.
Il suono sembr ridestare l'uomo-coniglio. La ripresa s'interruppe bruscamente. Nell'ultima, fugace inquadratura, Bruno vide apparire la lama luccicante di un coltello.


 21.
La porta d'ingresso era solo accostata.
Genko la osserv per qualche secondo, fermo sul pianerottolo. Poteva essere una trappola, ne era consapevole. Bunny poteva aver escogitato un modo per attirarlo l  e ucciderlo.
Se   cos  che deve finire, allora mi sta bene.
Spinse cauto il battente con la mano sinistra, mentre con l'altra puntava la pistola davanti a s . L'interno della casa era buio, l'unico bagliore proveniva dalle insegne dei negozi sulla strada. Bruno aveva una piccola torcia, ma al momento la teneva nella tasca della giacca.
Super la soglia e controll subito gli angoli ciechi del primo ambiente, per prevenire un agguato del suo avversario. Poi, a piccoli passi, si mosse verso il soggiorno.
Non c'erano suoni, n  rumori in casa. Anche l'impianto di condizionamento era spento e c'era uno sgradevole calore. Tutto sembrava in ordine. Il divano bianco come la moquette, i mobili laccati di nero, gli unicorni. Nonostante non ci fossero segni evidenti, Genko sapeva che era accaduto qualcosa di terribile. Sentiva l'energia negativa nell'aria - come un crepitio elettrostatico sui vestiti.
prosegu  verso la camera da letto. La prima cosa che avvert.non appena mise piede nella stanza fu l'odore - acre, crudo, inconfondibile. Il sangue aveva impregnato la moquette, gocciolando dal letto.
Linda giaceva esanime nell'oscurit.
Bruno and verso di lei, per sempre con cautela, nel caso ci fossero sorprese. Era supina, nuda. Il ventre squartato dalle coltellate. Gli occhi spalancati sul nulla ma ancora pieni di paura. Raccolse la sua mano e prov a sentirle il polso. Nulla. Allora si chin, poggiandole un orecchio sul torace.
finch  c'  ancora aria nei polmoni, si disse. Ma ormai la sua amica non respirava pi.
Stava per piangere. Come era potuto accadere? Le braccia del cadavere erano coperte di graffi e cos  anche le gambe. Segno che non si era arresa subito, che aveva lottato. Bruno fu fiero di lei. Riconobbe sul comodino il portafoglio e il cellulare che gli erano stati sottratti alla fattoria dei Wilson. Ormai Bunny non ne aveva pi bisogno. Si era preso l'unica persona per cui Bruno Genko non era solo un rifiuto umano da ignorare. L'unica che gli volesse bene.
Afferr il telefono e compose il numero delle emergenze. Prima di inoltrare la chiamata, per, incroci lo sguardo dell'occhio elettronico con cui l'assassino aveva ripreso la scena di sesso culminata col massacro: la webcam era ancora sul pavimento. perch  l'ha lasciata qui? Genko si chiese se Bunny lo stesse guardando in quel momento. Forse i ruoli si erano ribaltati. Forse adesso lo spettatore era il mostro.
Mentre formulava quel pensiero, fece partire la telefonata. Fu allora che sent  il rumore.
Un suono netto, pi simile a un colpo. Non era frutto dell'immaginazione, l'aveva percepito distintamente. Proveniva da un'altra parte della casa. E le uniche stanze che non aveva controllato erano la cucina e il bagno.
Tese le braccia davanti a s , in modo che la pistola gli aprisse la strada. Poi si ritrov di nuovo nel corridoio. Si ferm vicino alla soglia della cucina, aspett qualche secondo nel caso in cui il rumore si fosse ripetuto. Quindi entr con uno scatto. Non c'era nessuno. Allora prosegu verso il bagno. Conosceva la casa di Linda, c'era stato diverse volte. Prov a ricordare com'era disposto l'ambiente. Non era molto ampio e c'era la vasca. Adesso la porta era socchiusa. Si avvicin all'uscio e, ancora una volta, prov a cogliere qualcosa con l'udito.
Si percepiva la presenza di qualcuno.
Genko allung la mano verso la maniglia, ma appena pos il palmo sent  al tatto qualcosa di viscido. Era sporca di sangue. Il suo cuore malato gli mandava segnali inequivocabili - non credeva di reggere la tensione. Doveva decidersi, andare a vedere cosa si nascondeva oltre la porta. Ma aveva bisogno di un diversivo.
La torcia, pens.
La recuper dalla tasca e la impugn insieme alla pistola. Quindi cont fino a tre, diede un calcio allo stipite e punt subito l'arma verso l'interno, accendendo contemporaneamente il fascio luminoso per abbagliare il bersaglio.
Impieg qualche istante a razionalizzare la scena che gli si present davanti.
Bunny il coniglio era l accasciato sul pavimento, nudo. Con le spalle al muro e un braccio appoggiato al water. Il coltello con cui aveva ucciso Linda era conficcato nel suo addome. Perdeva molto sangue. Dalla maschera proveniva solo un respiro affannoso, simile a un rantolo. Linda non si era semplicemente difesa, pens Bruno. Aveva ferito gravemente l'assassino.
Ma per Genko ancora non bastava. L'idea che quel bastardo potesse cavarsela gli ripugnava. Era pieno di rabbia e consider che, se avesse portato a termine quanto iniziato da Linda, non ne avrebbe mai pagato il prezzo. Cosa possono farmi, condannarmi? Non avrebbero nemmeno avuto il tempo di processarlo: una giustizia pi alta e inesorabile stava gi agendo su di lui. Cos avanz verso il mostro e prese la mira. -Togliti quella cazzo di maschera- intim. -Voglio guardarti in faccia.
Il grande coniglio in principio non si mosse. Poi, con fatica, sollev un braccio, afferr con le dita una delle lunghe orecchie e inizi a tirare. Mentre veniva rimossa la grottesca sembianza animale, appariva anche il volto di un essere umano. Meno di cinquant'anni, cos  come Bruno aveva pronosticato. Pelle rasata, un naso ordinario, zigomi alti. Occhi marroni, profondi e malinconici che per un momento gli spezzarono il cuore. Una calvizie incipiente. Robin Sullivan, una persona normale.
Ma Bruno non si lasci ingannare. Noi due non siamo uguali. Non lo saremo mai. Avrebbe voluto ucciderlo a mani nude, strappargli gli arti, torturarlo con il suo stesso coltello. Invece caric il colpo in canna, avvicinandosi ancora di un passo, pronto a fare fuoco.
Sullivan chiuse gli occhi, il viso si contrasse in una smorfia di paura. Tremava. -Ti prego... Lasciale andare.
La frase distrasse Bruno dal suo proposito. Cosa stava blaterando? Prov ancora pi collera, perch  non gliene fregava niente delle sue ultime parole.
-Ti supplico... continu l'altro, mettendosi a piangere.
-Che cazzo stai dicendo? Non ti capisco. Era furioso. -E' finita, Robin. E' finita- ribad.
-Ho fatto come hai detto... Ora lasciale andare.
Genko si blocc. Gli sembrava un bluff, ma quell'uomo stava perdendo sangue. Se era un inganno, non aveva senso. Un sospetto cominci a farsi strada nella sua mente, un'idea che non gli piaceva affatto. -Qualcuno ti ha mandato qui?
L'uomo ebbe un sussulto. Probabilmente anche lui pensava di trovarsi davanti qualcun altro.
Genko gli tolse la torcia dalla faccia per farsi guardare. -Chi   stato? si ritrov a domandare, anche se conosceva la risposta.
-Si   introdotto in casa nostra. Ha chiuso mia moglie e le bambine in cantina. Mi ha detto di fare quello che mi ordinava, altrimenti le avrebbe uccise... Scoppi in lacrime. I singulti gli squassavano il petto, il sangue colava dalla ferita nella pancia.
Chi era l'uomo che giaceva ai suoi piedi? -Dove abiti? gli chiese.
-Lacerville, 10/22.
Era un bel quartiere residenziale, composto da villette. Ci vivevano le famiglie borghesi. Poteva essere un bluff, qualcosa gli diceva di non fidarsi. Ma poi, senza abbassare l'arma, Genko prese il cellulare per avvertire la polizia. Chiese un'ambulanza e poi aggiunse: -Dovete mandare subito qualcuno a Lacerville: al 10/22, una donna e le sue bambine potrebbero essere in grave pericolo-. Attese che dall'altro capo prendessero nota, poi aggiunse: -Voglio anche che mi metta in contatto con gli agenti Delacroix e Bauer, gli dica che Bruno Genko ha urgenza di parlargli-.
-Aveva una maschera, ma io lo conosco... mormor il ferito.
Genko si dimentic della telefonata. -Cosa hai detto? chiese, voleva essere sicuro di aver capito bene.
L'uomo lo fiss. -Io so chi  .



 22.
Cinque bussate rapide, poi due lente.
Il suono le mise allegria. Poi la porta della stanza si apr  e Green entr spingendo un carrello con un vecchio televisore. Aveva un sorriso malizioso stampato sulla faccia.
-Ho una buona notizia- annunci. -La polizia   riuscita a rintracciare tuo padre, si   gi messo in viaggio per venire da te.
Non sapeva come reagire. Avrebbe dovuto mostrarsi contenta, ma non riusciva nemmeno a ricordare la faccia di suo padre. Per non deludere Green, si limit a sorridere.
Per fortuna, il dottore cambi subito argomento e indic il televisore. -L'ho preso in prestito dalla sala infermieri- le confid, orgoglioso come un bambino che l'ha combinata grossa. -Vorrei mostrarti una cosa. Quindi posizion l'apparecchio di fronte al letto.
Mentre l'uomo trafficava con i cavi cercando di collegare il televisore alle prese sul muro, lei si tir su per seguire meglio l'operazione, incuriosita.
Quando ebbe finito, Green estrasse platealmente il telecomando che aveva infilato nella tasca posteriore dei pantaloni e, come un cowboy in un duello, lo punt in direzione della tv. -Diamo inizio allo spettacolo- annunci mentre l'accendeva.
Sullo schermo apparvero le immagini trasmesse in diretta da un canale di notizie. Era sera e si vedeva della gente radunata intorno a una distesa di candele, peluche e fiori. Alcuni cantavano, c'era un clima festoso. Davanti a loro, un ospedale.
-Che stanno facendo quelle persone? domand lei, stupita.
Green non le rispose, invece alz il volume.
-... La polizia ha provato pi volte a scoraggiarli, ma continuano ad arrivare- stava spiegando un commentatore. -Sono spinti dal bisogno di portare un segno del loro affetto alla donna ricoverata al Saint Catherine.
Erano davvero l  per lei? Non ci credeva.
-Samantha Andretti oggi   la figlia e la sorella di ognuno di noi- aggiunse una voce femminile. -Ma   anche l'eroina di tutte le donne che ogni giorno subiscono abusi e violenze per strada, sul posto di lavoro o fra le mura domestiche. perch  Sam ce l'ha fatta: salvando se stessa, ha sconfitto il suo mostro.
Si commosse. Nel labirinto cercava di trattenere il pi possibile le lacrime, perch  piangere significava ammettere che il bastardo stava vincendo, che stava indebolendo le sue difese, e che presto lei gli avrebbe ceduto il controllo di s . Ma adesso poteva finalmente lasciarsi andare. Fu quasi liberatorio.
Sullo schermo, intervenne di nuovo il commentatore. -La donna sta fornendo alla polizia una serie di indicazioni che, gi nelle prossime ore, potrebbero portare alla cattura del rapitore...
L'ultima frase la turb. Forse Green se ne accorse, poich spense subito il televisore.
-perch  tutti si aspettano qualcosa da me? chiese. Ma la domanda vera era: perch  non volevano lasciarla in pace?
-perch  nessuno pu fermarlo, a parte te- disse il dottore. Poi torn a sedersi al proprio posto. -Un po' di tempo fa, in un paesino delle Alpi di nome Avechot,   scomparsa una ragazzina. Anche allora la gente si   radunata davanti alla casa in cui abitavano i genitori, portando doni e pregando. Ma ci che   accaduto dopo non sar dimenticato facilmente...
-perch  mi racconta questa storia?
-Il motivo   semplice, Sam. Green si protese verso di lei. -Voglio che ti sbarazzi per sempre di questo incubo. Lo sai meglio di me che, se non lo prendiamo, una volta l fuori non riuscirai ad avere una vita normale...
Spost lo sguardo verso il telefono giallo sul comodino. Il dottore aveva ragione: non voleva avere paura di ogni cosa. Se, poco prima, dei semplici squilli l'avevano spaventata a morte, cosa sarebbe accaduto nel mondo esterno? Non ci sarebbe stato sempre un poliziotto fuori dalla porta a proteggerla. E anche se le avessero fornito una nuova identit e un luogo sicuro in cui stare, avrebbe lo stesso trascorso ogni giorno temendo che lui potesse tornare. -Cosa vuole che faccia? disse, e sembrava decisa.
-Vorrei provare qualcosa di un po' pi... radicale- preannunci l'altro, e gett una rapida occhiata alla parete con lo specchio, come se cercasse l'approvazione di quelli che seguivano la scena da l  dietro. -Se sei d'accordo, accelererei la somministrazione dell'antidoto agli psicotropi- e indic la flebo collegata al suo braccio.
Segu lo sguardo del dottore e fiss la boccia col liquido trasparente. -C'  pericolo?
Green sorrise. -Non ti farei mai correre dei rischi. L'unica controindicazione   che dopo ti stancherai pi in fretta e dovremo sospendere per un po' la nostra chiacchierata perch  tu possa recuperare le forze.
-Va bene, facciamolo- afferm, senza esitare.
Green si alz per andare ad armeggiare con la flebo. Mentre girava la piccola valvola che regolava il flusso del medicinale, si rivolse nuovamente a lei. -Ora dovrai scegliere un punto qualsiasi della stanza e concentrare l'attenzione su di esso.
-Non perder il controllo, vero? chiese, timorosa.
-Non voglio ipnotizzarti- la rasseren il dottore, azionando il registratore. -E' solo un esercizio che aiuta a rilassarsi.
Con gli occhi and in cerca di un segno o di un oggetto - un luogo neutrale. Scelse una leggera macchia di umidit sulla parete accanto al letto. Aveva una forma regolare che le ricordava un cuore.
Un muro con un cuore, le venne da sorridere. -Sono pronta- annunci.
-Sam, c'  mai stato un momento quando eri nel labirinto in cui ti sei sentita felice?
Che razza di domanda era? -Felice? ripet , offesa. -perch  avrei dovuto essere felice?
-Lo so che ti sembra strano, ma dobbiamo esplorare ogni possibile esperienza... In fondo, hai trascorso quindici anni l dentro, non credo che tu abbia provato solo paura o rabbia. Non saresti sopravvissuta cos  a lungo.
-Abitudine- rispose, senza neanche sapere da dove fosse venuta quella parola. La corazza che l'aveva tenuta in vita era fatta di piccoli rituali con cui riempire le giornate. Alzarsi, pettinarsi i lunghi capelli, mangiare, andare in bagno, piegare i vestiti, rifare il letto, coricarsi.
-Vedi, Sam, l'orrore   un ottimo nascondiglio per i mostri: i ricordi sono soverchiati dalle emozioni. Se vogliamo scoprire qualcosa sul tuo rapitore, dobbiamo cercarlo altrove. Non solo nelle cose brutte, ma anche nelle cose piacevoli.
La verit era che, se davvero c'erano stati dei bei momenti, ammetterlo la imbarazzava. Era come confessare di essere stata complice del suo stesso carnefice. Fiss il cuore sul muro e frug in se stessa...
E' in ginocchio sul pavimento, le mani infilate in una bacinella d'acqua fredda. Sta lavando della biancheria. E' arrabbiata perch  ha dovuto sacrificare una delle piccole taniche che il bastardo le fa trovare ogni tanto e che, di solito,   costretta a centellinare per non morire di sete. Ma le   venuto il ciclo, e le   rimasto solo un paio di mutandine. Maledetto figlio di puttana. Ha completato due riquadri del cubo e gli ha chiesto degli assorbenti: l'ha urlato in giro per il labirinto, sperando che la sentisse. Cosa ti costa un pacco di assorbenti, stronzo schifoso? Biascica insulti comprensibili solo a lei, perch  in fondo ha sempre paura di una ritorsione. Le prude il naso, tira fuori una mano dalla bacinella e prova a grattarsi con la punta di un dito. Per farlo,   costretta a sollevare lo sguardo.
Un'ombra strisciante transita davanti alla soglia della stanza.
Lei, per lo spavento, urla e fa un salto all'indietro, finendo con il sedere sul pavimento. Che cazzo era, un topo? Dio, che schifo. Immaginava che ce ne fossero in giro, visto che il labirinto   sicuramente sottoterra. Ma non ne ha mai visto uno. Le viene in mente la figura di un grosso ratto viscido e peloso che si arrampica nel water e sbuca fuori. Pensa anche che le poche provviste rimaste sono accantonate nella stanza accanto. Le scatolette non costituiscono un problema, ma la bestiaccia potrebbe sempre rosicchiare una delle buste col pane affettato oppure dedicarsi alle vaschette di plastica con il disgustoso prosciutto in gelatina che il bastardo compra in grande quantit quando   in offerta al supermercato. Fosse per lei, il ratto potrebbe anche mangiarsi tutto. Ma quegli alimenti sono carburante - se lo ripete sempre quando deve mandare gi un boccone che non le piace. Le servono per resistere e sopravvivere.
Sopravvivere un giorno in pi. Resistere a ogni nuovo gioco.
Per questo, per quanto provi ribrezzo, deve andare nella stanza accanto a controllare. Allora si alza e si rende conto che non possiede nulla con cui dare la caccia al topo. Non ha un bastone, n  delle scarpe da lanciargli. Per potrebbe sempre usare la federa del cuscino, metterci dentro un po' di cibo e preparargli una trappola. s  pu fare cos .
Si affaccia in corridoio e si guarda intorno, cercando di scorgere l'animale. Niente di niente. Si avvia nella direzione verso cui ha visto sfilare l'ombra. Passa in rassegna le stanze, finch  non arriva a quella che usa come dispensa.
Le scatole, le taniche e il resto delle scarse provviste sono accantonate in un angolo. Lei le guarda ma esita sulla soglia. Poi fa un passo all'interno.
E, in effetti, qualcosa nella piccola catasta si muove.
-Ehi! dice, come se bastasse a intimidire un ratto di fogna.
Come risposta, un barattolo cade da una pila e rotola fino ai suoi piedi.
Urla ancora. Ma poi raccoglie il barattolo da terra e lo brandisce come fosse un'arma. Gli fracasser la testolina di merda. Avanza, un passo alla volta. Lentamente si avvicina. Non scorge altri movimenti, ma solleva lo stesso il braccio, pronta a colpire. Si immobilizza.
In mezzo alle provviste non c'  un ratto, ma un gattino che la osserva curioso con occhi grandissimi. E miagola.
Non riesce a crederci. Posa il barattolo e tende le braccia verso di lui. E' cos  felice che le viene da piangere. Ha solo voglia di prenderlo e accarezzarlo. -Su, piccolo... lo incoraggia. E lui si lascia afferrare. Se lo porta al seno, lo stringe piano per non fargli male. Lo bacia sulla testolina e lui ricambia facendo le fusa.
-Era proprio un gatto? Green sembrava divertito dalla cosa.
-S- conferm lei, ridendone a sua volta. -Pensi se gli avessi tirato quel barattolo, ora non me lo perdonerei.
-E l'hai tenuto con te?
-Gli davo da mangiare e dormiva nel mio letto. Giocavamo molto e gli parlavo.
-Anche a me piacciono i gatti- afferm il dottore. -Immagino sia diventato bello grosso.
-Un bel gattone- conferm. Era piacevole quel ricordo. Fu grata a Green per averla aiutata a recuperarlo.
-Come   stato? Voglio dire, cosa hai provato?
-Non mi aspettavo di trovare qualcosa da amare nel labirinto. In effetti,   stato strano- riflett. -perch  in quel periodo non mi piacevo pi. Ero sempre arrabbiata. Ero diventata volgare, sboccata. Anzi, lui mi aveva fatto diventare cos ... Ma, grazie a quel cucciolo, ho ritrovato una piccola gioia di vivere.
-Gli hai dato un nome?
Ci pens. -No.
-perch  no?
Si rabbui. -Io non avevo un nome l dentro, nessuno mi chiamava pi... I nomi non servono nel labirinto, non hanno alcuna utilit.
Green sembr prenderne nota. -Come ti sei spiegata la presenza del gattino?
Fece una pausa. -Per un po' ho pensato che fosse un altro dei suoi giochi cattivi. Che me l'avesse regalato solo per costringermi a fare qualcosa di terribile...
-Cosa ti ha fatto cambiare idea?
-Ho capito che quel dono non veniva da lui. Ecco perch  gliel'ho tenuto nascosto...
-Ma, scusa, come   possibile? Prima hai detto che 'il labirinto ti guardava', che 'il labirinto sapeva ogni cosa'.
Il tono di Green era scettico, non le piaceva. -Infatti   cos - conferm, stizzita.
-Sam, sei sicura che ci fosse un gatto con te?
-Cosa sta cercando di dire, che l'ho solo immaginato? Per la rabbia le veniva da piangere. -Non sono pazza.
-Non sto dicendo questo, ma sono comunque perplesso.
Anche se continuava a parlarle con dolcezza, la stava irritando. -Cosa la rende perplesso? lo sfid.
-Le cose sono due: il gatto non era reale... oppure non lo   lui.
-Che vuole dire con questo?
Green ostentava sicurezza. -Chiariscimi una cosa Sam, per favore- disse con tono cortese. -Sembra sempre che tu sappia perfettamente le regole del labirinto, come se qualcuno ti avesse istruito a dovere. Ma come   possibile se lui non ti parlava mai? A volte sembra che tu lo conosca bene, eppure continui a sostenere di non averlo mai visto...
Ancora quella questione, era stufa di ripetergli che lui non si era mai mostrato. -perch  non vuole credermi?
-Io ti credo, Sam.
Distolse lo sguardo dal dottore e lo punt nuovamente sulla macchia di umido a forma di cuore sul muro. -Non   vero.
-S, invece. Ma vorrei che ti domandassi una cosa... Se non   stato il rapitore a portare il gatto nel labirinto, allora come   entrato?
Il cuore sul muro puls. Non   possibile. Eppure lo aveva visto distintamente, non l'aveva immaginato: si era mosso.
-Io so che conosci la risposta, Sam.
Un secondo battito. Ecco, l'ha fatto di nuovo. Poi un terzo, e un quarto. E lo sentiva accelerare. Si gonfiava e si sgonfiava. Il muro palpitava insieme a lei.
-Sam, vorrei che ti sollevassi la camicia da notte- disse Green, inaspettatamente. -Vorrei che ti guardassi la pancia...
-perch ?
Ma Green tacque.
Esit, ma poi fece come diceva lui. Prima di tirarsi su la camicia e guardare, infil le mani sotto la stoffa ed esplor la pelle con le dita. Girovagando intorno all'ombelico, trov qualcosa. I polpastrelli sfiorarono una leggera depressione. Un solco ruvido, lineare. Scorrendolo, si accorse che terminava nel basso ventre. Una cicatrice.
-Sei sicura che fosse proprio un gatto, Sam?
Nelle sue orecchie, la voce del dottor Green fu coperta dal battito. Il cuore sul muro batteva, batteva forte...
E' in ginocchio sul pavimento, le mani infilate in una bacinella d'acqua fredda. Sta lavando della biancheria. E' arrabbiata perch  ha dovuto sacrificare una delle piccole taniche che il bastardo le fa trovare ogni tanto e che, di solito,   costretta a centellinare per non morire di sete. Ha completato due riquadri del cubo e gli ha chiesto dei pannolini: l'ha urlato in giro per il labirinto, sperando che la sentisse. Cosa ti costa un pacco di pannolini? Biascica insulti comprensibili solo a lei, perch  in fondo ha sempre paura di una ritorsione. Le prude il naso, tira fuori una mano dalla bacinella e prova a grattarsi con la punta di un dito. Per farlo,   costretta a sollevare lo sguardo.
Un'ombra gattona davanti alla soglia della stanza.
Allora si alza e le corre dietro. La sente ridere mentre cerca di sfuggirle. E' un gioco, l'unico gioco buono del labirinto. La insegue, lei si volta e la osserva curiosa con occhi grandissimi. E le sorride. Poi tende le braccia alla sua mamma. Lei la prende. E' cos  felice che le viene da piangere. Ha solo voglia di accarezzarla. La sua bambina. -Su, piccola... la incoraggia. Se la stringe al seno. La bacia sulla fronte, e lei ricambia posando il capo sulla sua spalla.
La sua nascita ha cambiato tutto. E' diventata la ragione pi importante per andare avanti. Per fortuna   passato il periodo peggiore, quando la neonata non cresceva abbastanza perch  l sotto non c'  la luce del sole. Il latte in polvere che non bastava mai e poi gli omogeneizzati da razionare. E quella volta del raffreddore, con la tosse che non voleva passare. Ha sempre paura che possa ammalarsi, perch    troppo fragile e piccola, e nessuno pu aiutarle se succede qualcosa. Mentre dormono insieme sul materasso gettato per terra, lei le posa una mano sul torace per controllare che respiri. E sente anche il suo cuore piccino...
Il cuore sul muro cess di pulsare. -perch  l'ho dimenticato? chiese, gli occhi pieni di lacrime.
-Non credo che tu l'abbia dimenticato, Sam- la consol il dottor Green. -La colpa   dei farmaci con cui ti imbottiva il rapitore per esercitare un controllo su di te.
Aveva paura di fare la domanda successiva, ma doveva sapere. -Che fine ha fatto quella bambina, secondo lei?
-Non lo so, Sam. Ma forse lo scopriremo insieme... Si alz e and verso la flebo, riducendo nuovamente il flusso dell'antidoto. -Adesso, per, devi dormire un po'. Riprenderemo pi tardi la conversazione.


 23.
Per un sadico consolatore la morte   un fatto puramente marginale.
Genko ripet  a se stesso le parole che gli aveva rivolto Delacroix nell'incontro al posto di polizia, quando aveva cercato di metterlo in guardia sulla pericolosit del genere di psicopatico con cui avevano a che fare.
Ecco perch  Bunny si era servito di un estraneo per ammazzare Linda. Il bastardo si sporcava le mani solo se era necessario, come nel caso di Tamitria Wilson, perch  lei conosceva il suo vero volto. Dal punto di vista del mostro, infliggere la morte non era divertente. Invece mostrarla in diretta s  consider Bruno ripensando alle immagini che erano apparse inaspettatamente dal deep web.
-Mi dispiace per il tuo amichetto- disse Bauer.
Genko scosse il capo, incredulo pi che contrariato. Quello stronzo proprio non ce la faceva a riferirsi a Linda come a una donna. Ma non era cattiveria, era sciatteria. Che per Bruno era imperdonabile pi della crudelt.
L'aveva vista sfilare su una barella. Gli era passata davanti in un sacco nero, diretta all'obitorio. E adesso, seduto sul marciapiede, mentre intorno brulicavano pattuglie coi lampeggianti accesi, doveva sorbirsi anche le ridicole condoglianze di uno sbirro che lo odiava.
Pensava all'ultima volta che si erano sentiti, Linda era preoccupata per lui. L'amica non poteva immaginare che anche per lei la fine era imminente.
D'altronde, quando incontri uno che sta per morire, l'ultima cosa che ti viene in mente   che potrebbe succedere prima a te.
Si avvicin Delacroix. -Come stai? gli chiese, sembrava sincero.
-Sono a posto- disse soltanto. Ma non era vero, perch  si sentiva responsabile. Linda era morta perch  lui non l'aveva protetta abbastanza.
D'altronde, se scopri che stai per morire, non pensi certo che qualcun altro possa crepare prima di te.
-Chi   l'uomo? Si riferiva all'assassino dell'amica.
-Si chiama Peter Forman,   un dentista- rispose il poliziotto. -Moglie e due bambine bionde, Meg e Jordan.
-Ha detto la verit? Qualcuno l'ha davvero costretto a uccidere Linda? Genko non riusciva a togliersi dalla mente le immagini della diretta.
-Purtroppo s- conferm Delacroix. -Poco fa una squadra speciale ha fatto irruzione in casa di Forman, a Lacerville. Hanno trovato moglie e figlie rinchiuse in cantina, terrorizzate ma incolumi. La donna sostiene di aver capito poco di ci che stava accadendo:   sotto shock e continua a ripetere che un uomo con una maschera da coniglio si   introdotto nella loro abitazione mentre dormiva.
-Avete trovato impronte dell'uomo a casa dei Forman?
-La Scientifica sta iniziando adesso, non credo avremo novit prima di un paio d'ore.
Bruno era furioso. -Se aveste fatto subito un controllo su Robin Sullivan, forse non saremmo arrivati a questo. Cercava di scaricare su di loro parte dei sensi di colpa per non aver impedito la morte di Linda.
-Il tuo Robin Sullivan   morto! sbrait Bauer.
-Cosa?
-Abbiamo verificato- gli assicur Delacroix. -Ha avuto un incidente stradale quasi vent'anni fa.
Bruno era sconvolto. Fino a quel momento aveva pensato che Sullivan fosse Bunny. Allora con chi parlava Tamitria Wilson al telefono? Chi era l'uomo con la maschera da coniglio che si era precipitato alla fattoria in piena notte soltanto per lui? Genko non riusciva a riordinare le idee. L'unica cosa certa era che aveva seguito la pista sbagliata. -Cosa ne sar di Forman?
-Per ora, l'abbiamo incriminato per omicidio. I medici del Saint Catherine dicono che ha perso molto sangue ma non   ridotto malissimo: lo stanno operando, dovrebbe cavarsela.
-Fammi capire, l'avete messo nello stesso ospedale di Samantha Andretti?
-E' il posto pi sicuro, visto che lo stiamo gi presidiando in forze- spieg Bauer con la solita arroganza, come fosse la cosa pi naturale del mondo. -perch , hai qualcosa da ridire?
-No, anzi: avete fatto la scelta pi saggia- concord Genko. -Fossi in voi mi coccolerei per bene quel bravo cittadino.
Lo sfott non piacque a Bauer, ma Delacroix lo blocc prima che potesse replicare. -Cosa sai che noi non sappiamo? chiese subito, subodorando il giochino dell'investigatore.
Genko fece spallucce. -Niente- disse, ma intendeva esattamente il contrario.
-La prima pattuglia   arrivata dieci minuti dopo la tua chiamata, perci tu e Forman siete rimasti soli per un bel po'. Vuoi farmi credere che per tutto quel tempo non avete parlato di nulla?
Genko li fiss entrambi. Voleva fargli sospettare che aveva qualcosa in mano ma stava ancora ponderando la situazione. Per gli girava la testa e aveva il cuore troppo a pezzi per reggere ancora quella pantomima. -Il dentista potrebbe conoscere il vero aspetto dell'uomo-coniglio.
-Potrebbe o lo sai per certo? lo sollecit Bauer, il meno paziente.
-Dipende...
-Questo stronzo mi ha proprio stancato- sbuff l'altro, rivolgendosi al collega. -Aspettiamo che Forman fra un paio d'ore si risvegli dall'anestesia e ce lo facciamo descrivere.
-Forman ha riconosciuto quell'uomo dalla voce- disse Genko.
-Mi sembra poco attendibile- afferm subito Delacroix, scettico.
Bauer era d'accordo. -Come fa uno che   gi sotto shock perch  un pazzo mascherato gli entra in casa a concentrarsi su una voce?
-L'ho pensato anch'io- li anticip Genko. -Ma baster domandarlo alla moglie: anche lei lo conosce. Genko lasci che assimilassero il colpo di scena. -E' qualcuno che frequenta abitualmente casa loro. Ma la donna non sa che lui e l'uomo-coniglio sono la stessa persona, altrimenti ve lo avrebbe detto.
Riottenne l'attenzione di Delacroix. -Lui chi? Un amico di famiglia? Un conoscente?
-Lascia perdere questo stronzo- si interpose Bauer, provando a trascinarlo via. -Ci sta solo prendendo per il culo.
-Sono sicuro che la moglie di Forman   in grado di fornirvi indicazioni per un identikit. Genko si concesse una pausa a effetto per dare modo ai due di valutare bene cosa avevano per le mani. -Sar sufficiente che qualcuno metta quella donna sulla strada giusta... aggiunse, infine, riferendosi a se stesso.
-Cosa vuoi in cambio, stavolta? chiese Delacroix.
-Voglio vedere l'identikit.
-E poi cosa te ne fai? Vuoi metterti a cercarlo? A fare il giustiziere solitario? Sembrava divertito.
No, non aveva intenzione di vendicare Linda. Si frug in tasca e porse ai due il talismano.
Delacroix apr  il foglio e inizi a leggere il referto medico.
-Sono stanco- disse Genko. -Voglio solo andare via da qui. Da questo schifo di mondo, avrebbe voluto precisare. -Andarmene in pace.
Delacroix pass il foglio a Bauer, poi si rivolse nuovamente a Genko. -E guardare la faccia del mostro ti far sentire in pace?
-Proprio cos - afferm. -Il resto ve lo dico solo in presenza della signora Forman. Avete letto cosa c'  scritto sul referto, no? Non vi servir minacciarmi e nemmeno sbattermi in galera per intralcio alle indagini. La sola cosa che mi terrorizza sta gi per accadere. Perci adesso si fa come dico io, oppure vaffanculo. Faceva il duro ma, in verit, aveva gi deciso di consegnare ai due anche l'albo a fumetti e spiegargli l'origine della maschera di Bunny. Tanto, dopo aver appreso della morte di Robin Sullivan, l'unica pista che aveva si era esaurita e il libriccino non gli serviva pi. Ma ci che disse in seguito Delacroix gli fece cambiare idea.
-E' strano che tu voglia vedere la moglie del dentista- afferm lo sbirro. -perch  anche lei ha chiesto di incontrarti.


 24.
Lo condussero in auto fuori citt. Era ancora notte ma l'indicatore nel cruscotto segnava che all'esterno c'erano trentotto gradi. Nonostante ci, Bruno inizi ad avere freddo.
La morte voleva fargli sapere che non s'era scordata di lui.
Giunsero a un motel. bench fosse situato in una zona che aveva ben poco di turistico, l'insegna proponeva -vacanze per tutta la famiglia-. Una corona di bungalow circondava una piscina colma di liquami e, in generale, la manutenzione lasciava a desiderare. Il posto era presidiato dalla polizia almeno quanto l'ospedale in cui si trovavano Samantha Andretti e Peter Forman.
Bauer parcheggi la macchina nel piazzale e and ad aprire lo sportello posteriore per far scendere Genko. L'investigatore privato si guard intorno: cento occhi di poliziotti si posarono su di lui, mettendo subito in chiaro che l'estraneo non era il benvenuto.
-Da questa parte- indic Delacroix.
Il piccolo appartamento riservato alla signora Forman era il pi centrale e, perci, il pi facile da sorvegliare. Quando Genko varc la soglia del bungalow, not subito l'quipe di supporto psicologico del dipartimento. Gli esperti assistevano la donna e le sue bambine ancora sotto shock per l'esperienza subita.
Meg e Jordan erano bionde e avevano entrambe meno di dieci anni, erano sedute al tavolo della cucina. Una psicologa cercava di distrarle facendole disegnare. Le sorelline sembravano comunque pi tranquille della madre che, nella camera accanto, era distesa sul letto e non riusciva a smettere di piangere, mentre un medico le misurava la pressione. Appena li vide arrivare, si tir su.
-Come sta Peter? chiese, ansiosa.
-E' in buone mani, signora- la rassicur Delacroix, poi fece cenno al medico di lasciare la stanza e chiuse la porta.
-Signora Forman, pu ripetere ci che ci ha raccontato prima? le chiese Bauer.
-Certo. La donna inizi a mangiucchiarsi nervosamente le unghie laccate di rosso.
Forse era un vizio antico, Bruno pens che l'avesse sconfitto con costose sedute di manicure. Ma la paura aveva il potere di far dimenticare le apparenze.
-Ho sempre avuto difficolt ad addormentarmi, fin da ragazza. Prendo un sonnifero prima di andare a letto, perci ho il sonno pesante... Quando sono nate le bambine, era Peter ad alzarsi di notte per i biberon e per cambiare i pannolini.
La donna stava cercando di giustificarsi per non aver vigilato sulle figlie, pens Genko.
-Anche ieri ha preso il solito sonnifero? domand Delacroix.
-Questo caldo folle e anche il fatto di dormire di giorno mi hanno scombussolata... Il suo sguardo si perse nella stanza, in cerca di un ricordo. -Credo che fossero le due del pomeriggio. Devo aver sentito una delle bambine che mi chiamava e ho aperto subito gli occhi. Non riuscivo a capire se era stato un sogno... Le imposte erano chiuse ma, guardando nella penombra, mi sono accorta che Peter non era accanto a me nel letto. Ho pensato che si fosse alzato per andare a controllare le bambine, stavo per rimettermi gi ma ho sentito di nuovo Meg: non me l'ero immaginato, stava proprio chiamando me. La sua voce, per, non proveniva dalla cameretta... Era pi distante, ed era spaventata.
Genko not che il suo volto iniziava a deformarsi. Solo il terrore era capace di sfigurare in quel modo le persone.
-Mi sono alzata e sono andata a vedere- prosegu la Forman. -Meg e Jordan non erano nei loro letti. Ho cominciato a chiamarle, ma non rispondevano. Tir su col naso, stava per mettersi a piangere. -Ho girato per tutta la casa, disperata. Ma poi ho visto che la porta della cantina era accostata. Fece una pausa. -Le bambine sanno che   proibito andare l sotto, che   pericoloso. Ho pensato che avessero disobbedito, o che fossero cadute, e invece... La donna si blocc, smarrita.
-Cosa   successo dopo? la incoraggi Delacroix.
La Forman lo ignor e sollev lo sguardo su Genko. -Mentre andavo verso la porta, mi si   piazzato davanti quel... Non sapeva come definirlo, perci prosegu  oltre. -Indossava una tuta da meccanico, dei guanti da sci... All'inizio, non mi sono spaventata, ero pi... Sorpresa. Ho pensato, chiss che caldo con quella roba addosso.
Non era insolito, consider Genko. La mente impiega un po' di tempo a metabolizzare le stranezze e cerca sempre di razionalizzare l'orrore.
-Ma poi ho visto bene la sua maschera... La donna scoppi in un pianto. -Ero sicura che avesse fatto del male alle bambine.
Genko attese che si calmasse. -Le sue figlie stanno bene- la rassicur perch  immaginava che la donna avesse bisogno che qualcuno glielo ripetesse.
-L'uomo mi ha afferrata per un braccio e mi ha costretta a seguirlo in cantina. Prese fiato. -Aveva legato le bambine. Ha fatto la stessa cosa con me e ci ha lasciate l.
Al termine del racconto, Delacroix guard Genko come per dirgli che adesso toccava a lui. -Signora Forman- disse, per attirare la sua attenzione. -Prima di perdere i sensi, suo marito mi ha detto di aver riconosciuto l'uomo mascherato dalla voce.
La donna ebbe un sussulto, sembrava sconvolta. -Non saprei... Non avevo idea di dove fosse Peter...
Ad ammazzare Linda, pens Genko, ma lo tenne per s .
-Il signor Forman ha fatto riferimento al vostro giardiniere, ma non ha saputo dirmi il nome.
I due sbirri presero mentalmente nota della nuova informazione e fissarono la donna in attesa di una reazione.
Lei ci pens un po'. -Non lo so nemmeno io... Non   assunto, viene ogni tanto... disse soltanto.
-Per caso, ha il suo numero di telefono? chiese Delacroix, interrompendoli.
Genko not che l'agente speciale era impaziente, aveva ottenuto ci che voleva e l'aveva estromesso dal dialogo.
-No, mio marito andava a cercarlo nel parcheggio del centro commerciale- rispose la donna. -Peter mi ha spiegato che l  di solito si radunano i disoccupati che aspettano che qualcuno gli offra una giornata di lavoro.
Genko immagin quel taccagno di Forman che si recava in mezzo a quei poveracci a bordo di una lussuosa berlina, promettendo un compenso in nero.
-Ricorda almeno che veicolo guidava il giardiniere? domand Bauer.
-Mi sembra un vecchio furgone Ford, di colore azzurro.
-Sarebbe in grado di descriverci quell'uomo?
-S, penso di s. Poi la donna si blocc, come se improvvisamente le fosse sovvenuto qualcosa d'importante. -C'  una cosa... Aveva una grossa voglia scura proprio qui- e con una mano si copr interamente l'occhio destro.
Poco dopo erano seduti nel soggiorno del bungalow e la donna inizi a descrivere nei minimi dettagli il giardiniere.
Siccome il risultato dipendeva essenzialmente dall'interazione fra la memoria del testimone e l'immaginazione del disegnatore, per aumentare le possibilit di giungere a un ritratto che si avvicinasse alla realt, la Scientifica di solito impiegava tre diversi specialisti che disegnavano in contemporanea. Al termine dell'operazione, ogni ritrattista avrebbe sottoposto alla Forman il proprio identikit, fra cui lei avrebbe scelto quello pi somigliante.
Era una procedura lunga e complessa.
Mentre Delacroix e Bauer assistevano in prima fila, Genko si teneva a distanza. Stava in piedi, appoggiato a una parete, e teneva le braccia incrociate. Osservava il lavoro dei disegnatori, mentre il vero volto di Bunny prendeva gradualmente forma. I tre identikit avevano parecchi dettagli in comune. Era positivo, significava che i ricordi della donna erano nitidi.
Quando giunse il momento di ricostruire l'aspetto della voglia sul viso, Bruno vide apparire la macchia scura che copriva gran parte del profilo destro, dalla guancia fino al sopracciglio.
E' per questo che indossa una maschera, si disse. Chiss quante prese in giro, quanti soprusi ha dovuto subire fin da bambino per quell'anomalia fisica. Forse la totale mancanza di empatia per le vittime dipendeva dal fatto di aver sperimentato prima di tutto su se stesso quanto fosse spietata la natura umana.
Il lavoro dei ritrattisti era quasi completato, ma Bruno poteva gi guardare in faccia il mostro che gli aveva portato via Linda. Aveva un'espressione asettica, indifferente, ma ci era tipico di ogni identikit. Mentre cercava di decifrare il mistero di quel volto, ebbe un nuovo capogiro e gli manc il fiato. Distolse lo sguardo dalla scena. Voltandosi verso la cucina, vide che al tavolo era rimasta solo una delle figlie dei Forman. Sicuramente Meg, la pi piccola. L'altra doveva essere gi a letto. Proprio come i ritrattisti, anche la bambina era intenta a disegnare. Ma sul suo foglio non c'era il volto banalissimo di un mostro, bens  una barca in mezzo al mare in una bella giornata di sole. Genko espresse il desiderio che l'aldil fosse quieto come il disegno di Meg Forman. s  quello era proprio un bel posto in cui andare. La bambina sollev lo sguardo come se avesse percepito i suoi pensieri, e gli sorrise.
-S,   lui- sentenzi la signora Forman con la voce rotta.
I ritrattisti le avevano presentato l'esito del lavoro, e lei era subito scoppiata a piangere.
Delacroix cerc con lo sguardo Genko e gli fece cenno di avvicinarsi. -Resta ancora un aspetto da chiarire- disse il poliziotto rivolgendosi alla donna. -Dopo che l'abbiamo liberata, lei ha chiesto di incontrare il signor Genko. Indic l'investigatore privato. -Eccolo qui.
-Ha chiesto di vedermi, signora? chiese Genko con gentilezza.
La donna tir su col naso e fu attraversata da un fremito. -Non   stata una mia idea. Me l'ha ordinato l'uomo con la maschera.
Bauer e Delacroix si scambiarono uno sguardo. -Cosa le ha ordinato esattamente? chiese il primo.
-Di portargli un messaggio. Fece una pausa. -Di persona. La donna si alz dal divano e, passando davanti allo sguardo allibito dei presenti, attravers la stanza per andare incontro a Genko.
Bruno la vide avvicinarsi. Anche se non sapeva cosa sarebbe accaduto, non si mosse.
Quando gli fu proprio davanti, la donna si sporse verso il suo orecchio e sussurr: -Robin Sullivan le manda i suoi saluti-.


 25.
La palazzina numero quattro era grigia e anonima. Situata nell'ala ovest, era la pi decentrata del dipartimento di polizia.
Al piano interrato c'era il Limbo.
Era cos  che solitamente gli sbirri si riferivano all'ufficio persone scomparse. Bruno Genko se n'era sempre chiesto il motivo, ma lo comprese non appena varc la soglia. L'impatto con la prima stanza fu emotivamente raggelante.
Migliaia di piccoli occhi lo puntarono simultaneamente. Le alte pareti, prive di finestre, erano interamente ricoperte da fotografie di volti.
Bruno not subito che non erano immagini asettiche, come le foto segnaletiche dei criminali. C'erano persone allegre, ritratte il pi delle volte in una circostanza festosa - un compleanno, una gita oppure a Natale. Chiss perch  erano state scelte proprio quelle, si domand. Sarebbe stato pi logico mettere la foto di un documento, per esempio. O comunque uno scatto in cui il viso non fosse deformato da un sorriso.
Ogni immagine era corredata da una didascalia. Nome, luogo dell'ultimo avvistamento, data di scomparsa. C'erano donne, uomini, vecchi. Ma erano soprattutto i bambini a risaltare. Non esisteva distinzione di sesso, religione o colore della pelle: nel Limbo vigeva un'assoluta democrazia del silenzio.
L'investigatore privato mosse qualche passo all'interno della sala e gli occhi che lo osservavano dai muri lo seguirono. Bruno sentiva che, nonostante la gioia stampata sui loro volti, lo invidiavano. Anche lui, di l  a poco, sarebbe passato nel mondo delle ombre. Ma, a differenza di tutti loro, avrebbe saputo di essere morto.
Gli abitanti del Limbo, invece, non sanno cosa sono. Vivono e muoiono ogni istante nell'immaginario di chi ancora li sta aspettando. E per questo non trovano mai pace.
Mentre formulava quel pensiero, nell'eco della grande stanza cominci a montare un suono in avvicinamento. Indietreggi timoroso. Poco dopo, dalla porta in fondo vide apparire un essere galoppante che si muoveva velocemente verso di lui. Genko stava per essere assalito. Poi si sent  una voce.
-Hitchcock, a cuccia.
Al comando, il grosso cane peloso si blocc e si sedette subito davanti a Genko. Trascorse qualche secondo e, dalla stessa porta da cui era uscito l'animale, sbuc un'alta figura in controluce.
-Posso aiutarla? domand una voce maschile.
Genko riconobbe l'agente speciale con cui aveva parlato al telefono quando aveva chiamato il Limbo per chiedere del fascicolo di Robin Sullivan. -Agente Berish? chiese.
L'altro avanz. Teneva in mano una bottiglietta d'acqua, perch  l dentro c'era un caldo asfissiante. Ancora una volta, era di un'insolita eleganza: indossava un completo blu e una cravatta in tinta.
Non sembrava affatto uno sbirro, consider Bruno. -Mi chiamo Genko, sono un investigatore privato.
-S, sono Simon Berish- si present. Poi lo squadr meglio. -Si sente bene?
Per niente, avrebbe voluto dire. -Ho avuto giorni migliori.
Berish sembr accontentarsi della risposta. -Venga, si accomodi. Insieme al cane, lo scort negli uffici.
-Non avete molto personale- comment Bruno, passando davanti a due scrivanie vuote. Non c'era da stupirsi: il Limbo non era un posto ambito, vista la percentuale di casi destinati a rimanere irrisolti.
-Io non lavoro qui- specific Berish. -Ultimamente vengo per dare una mano e sbrigare la corrispondenza- spieg, indirizzandolo subito verso una terza stanza.
Genko, per, si rese conto che il poliziotto cercava di distrarlo da qualcosa. Prima di entrare, si ferm davanti a una lavagna su cui erano riportate le risultanze di un caso recente.
Una spirale di cartine stradali, appunti vari e immagini di luoghi che non aveva mai visto. Il fulcro era il rudere di un mulino abbandonato dopo un incendio. Sull'immagine era annotato con un pennarello rosso: -Luogo dell'ultimo avvistamento-.
Mentre osservava quella strana composizione, si accorse che Berish era fermo alle sue spalle. -Chi   la persona scomparsa?
-Non   ancora sicuro che si tratti di un caso di scomparsa- rispose il poliziotto. -La responsabile del Limbo sta seguendo una pista sotto copertura.
Bruno si volt a guardarlo, stupito. -Mara Elena Vasquez- ramment.
-Mila- lo corresse l'altro.
Il caso del Suggeritore, le bambine rapite e mutilate - ecco dove aveva gi sentito quel nome. Era accaduto qualche anno prima e Mila Vasquez era coinvolta nell'indagine. Per Genko fu improvvisamente tutto chiaro: le liti di Berish con Bauer e Delacroix a cui aveva assistito, la rissa sfiorata al posto di polizia, le parole dell'agente speciale che contenevano anche un atto di accusa nei confronti dei colleghi. -Quando comincerete a cercarla? aveva domandato loro, senza ottenere risposta. A quanto pareva, Berish si stava occupando da solo della questione.
-Mi ha detto di essere un investigatore privato- tagli corto il poliziotto, passando nell'altra stanza.
Genko lo segu e and a sedersi di fronte alla scrivania, mentre l'altro aveva gi preso posto. Il cagnone and ad accucciarsi accanto a lui.
-Non voglio farle perdere tempo, agente Berish- afferm subito Bruno, anche perch  non credeva di averne molto a disposizione. -Di solito sono abituato a inscenare una recita quando devo avere a che fare coi poliziotti. Il trucco era fargli credere che non avevi bisogno di loro, e che anzi erano loro ad aver bisogno di te. -Ma non ho niente da offrirle per la richiesta che sto per formularle.
-Apprezzo la sincerit.
-E io la cordialit con cui mi ha accolto.
-Qui non facciamo gli schizzinosi- gli assicur Berish, sorridendo. -La filosofia dell'agente Vasquez   di collaborare sempre con chiunque. A differenza di altre divisioni del dipartimento, i casi rischiano di languire nel Limbo per anni senza che si registri il minimo progresso. Mancano i mezzi, le risorse e la volont politica di occuparsi di scomparsi. perch  il pi delle volte   una lotta persa in partenza. E a nessuno piace perdere.
Genko ne sapeva qualcosa. Quindici anni prima aveva accettato il caso di Samantha Andretti, anche se la credeva gi morta. -Mi sto occupando di una scomparsa risalente alla met degli anni Ottanta: un ragazzino di dieci anni, di nome Robin Sullivan.
Berish stava staccando un foglio da un taccuino sul tavolo per prendere nota, ma si blocc. -'R.S.'- ramment. -Allora era lei al telefono l'altra notte... Il poliziotto, per, non sembrava cos  sorpreso.
-Mi spiace essermi fatto passare per l'agente Bauer- ammise Genko. -Lei invece l'aveva capito subito, vero? Per mi ha aiutato lo stesso...
Berish lo fiss per un lungo istante, poi si mise a ridere. -Bauer   uno stronzo- afferm. -E poi, so cosa significa avere a che fare con l'ottusit di certi colleghi.
Probabilmente lo stava sperimentando con il caso di Mila Vasquez, pens Genko. Al campo base nella palude si era lamentato con Delacroix: -Ormai nessuno risponde pi alle mie telefonate- aveva detto. Forse per questo Berish era stato tanto disponibile con lui. -Allora, mi aiuter di nuovo?
Il poliziotto annu. -Mi pare che la scorsa volta al telefono abbiamo appurato che il mistero della scomparsa si   risolto dopo tre giorni, quando il ragazzino   tornato a casa spontaneamente. Cos'altro c'  da sapere?
-Dopo la riapparizione, Robin non era pi lo stesso- inizi a raccontare Bruno. -I genitori si sono visti restituire un bambino problematico, con strane turbe e pulsioni, talmente cambiato da non riconoscerlo pi. Alla fine, hanno deciso di allontanarlo e di affidarlo alle cure di una casa famiglia. I figli del buio, ramment a se stesso. Secondo le parole di Tamitria Wilson, il padre e la madre di Robin erano due poco di buono. -Nessuno ha compreso che il mostro era penetrato segretamente dentro di lui. Il buio l'ha infettato, aveva detto la vecchia alla fattoria. -Negli anni dell'infanzia, Robin Sullivan ha nutrito l'ombra che si portava dentro: l'abbandono, l'indifferenza e la violenza sono stati una pericolosa incubatrice per ci che sarebbe diventato in seguito.
-E cosa   diventato? domand Berish.
-Il rapitore di Samantha Andretti- rispose Genko, suscitando la meraviglia dell'interlocutore. Improvvisamente, forse per la prima volta nella vita, sent  di potersi fidare di qualcuno. Che si trattasse addirittura di un poliziotto era sorprendente. cos  gli raccont nei dettagli da dove era partita la sua indagine privata e ci che era accaduto fino ad allora.
Bunny, l'uomo-coniglio. Il misterioso fumetto apocrifo i cui disegni, riflessi in uno specchio, si tramutavano in scene pornografiche. Il -sadico consolatore- capace di trasformare un comune dentista nello spietato assassino di Linda. Peter Forman che aveva riconosciuto nel proprio giardiniere l'uomo che aveva preso in ostaggio la sua famiglia. Infine, la signora Forman che gli aveva riferito il messaggio del mostro.
-Bauer e Delacroix erano convinti che Robin Sullivan fosse deceduto in un incidente stradale, pi di vent'anni fa. Invece   probabile che sia riuscito a inscenare la propria morte. Adesso la polizia gli sta dando la caccia: hanno l'identikit di un volto con una grossa voglia scura che ricopre la guancia destra fino al sopracciglio.
-E lei conduce un'indagine parallela all'insaputa di tutti- concluse Berish, con lungimiranza.
-Diciamo che io e i suoi colleghi abbiamo un approccio differente alla faccenda- prov a giustificarsi. -Lascio volentieri a loro la caccia all'uomo, ma io ho bisogno di capire. Pi che una motivazione, sembrava una disperata richiesta d'aiuto.
-perch ? Cosa c'  da capire?
-Un paio d'ore fa stavo per mollare l'indagine e non so ancora fino a che punto arriver. Il disegno della piccola Meg Forman - il mare, il sole, la barca. E' l  che sto andando. -Ma se all'inizio mi ero messo in testa di catturare il rapitore di Samantha Andretti, adesso so soltanto che vorrei andare da lei in ospedale e provare almeno a spiegarle chi   veramente l'uomo che le ha rubato quindici anni di vita. Fece una pausa. -Che sia pure la polizia a catturare Sullivan, non mi importa: il futuro non mi riguarda pi. Ormai faccio parte del passato, agente Berish. E voglio scoprire cosa   accaduto a Robin nei tre giorni in cui   sparito all'et di dieci anni.
Berish lo guard, forse intu che non gli rimaneva molto tempo. -Qual   la sua richiesta, signor Genko?
Bruno ripens alla sala con le pareti tappezzate di fotografie. -Vorrei vedere il volto di quel bambino.
Scesero in un angusto sotterraneo pieno di casellari, scarsamente illuminato.
Mentre il cagnolone di nome Hitchcock si mise subito a perlustrare il posto, il suo padrone si piazz davanti a un vecchio pc che occupava una piccola scrivania. Dopo una breve ricerca sul terminale, Berish si inoltr in un cunicolo di scaffali e spar alla vista di Genko.
-Non sar facile, glielo anticipo- si sent  dire poco dopo dalle profondit dell'archivio. -C'  una gran confusione, specie fra i casi risalenti agli anni Ottanta.
Passavano i minuti e a Genko torn in mente Mila Vasquez. Dopo aver risolto brillantemente il caso del Suggeritore, avrebbe potuto scegliere qualsiasi destinazione all'interno del dipartimento, invece era andata a seppellirsi al Limbo. -E' da molto che non sente la sua collega? chiese nell'attesa.
La voce del poliziotto arriv ovattata, come se stesse parlando in un barattolo. -A volte Mila sparisce per settimane per seguire un caso- lo rassicur. -E' gi capitato in passato. Ma non sembrava del tutto sincero, e Bruno cap che era in pena per lei.
-Di cosa si stava occupando esattamente quando ha perso i contatti?
Berish non rispose. Poco dopo, per, lo vide tornare indietro con un fascicolo aperto fra le mani.
-Ha detto che Robin Sullivan ha una voglia sul viso, giusto? Il poliziotto stacc una foto dalla prima pagina e la porse a Genko.
C'erano due ragazzini sui dieci anni che posavano l'uno accanto all'altro. Indossavano la divisa di una squadra di calcio. Uno aveva un pallone sotto al braccio, ma fu il secondo ad attirare l'attenzione dell'investigatore.
Una macchia scura gli copriva quasi met del volto. Era malinconico.
Tamitria Wilson aveva descritto Robin Sullivan come un bambino fragile, estremamente bisognoso d'affetto, compassionevole. Bruno ripens alla scelta dell'ultimo vocabolo. perch  poi la vecchia aveva concluso dicendo che Robin era la preda perfetta per qualsiasi malintenzionato.
Il buio l'ha infettato.
La -compassione- di cui parlava la Wilson era stata il varco, la lesione da cui era passato qualcosa di malvagio che poi gli aveva contaminato il cuore. -E' strano- comment l'investigatore privato.
-Cosa? chiese Berish.
-Vedere il mostro con le sembianze di un bambino...
-Non lo chiami cos , sarebbe un grave errore- lo ammon l'altro. -La mia amica Mila lo ripete sempre... Loro non sanno di essere mostri, pensano di essere persone normali. Se cerca un mostro, non lo trover mai. Se invece pensa a lui come a un uomo comune, come me o come lei, allora ha qualche speranza.
Loro non sanno di essere mostri, Bruno memorizz il consiglio. Poi spost lo sguardo sul secondo bambino della foto, un tipino coi capelli ricci a cui mancava un incisivo - l'amichetto sorridente, con un braccio intorno al pallone e l'altro che cingeva le spalle di Robin. -perch  ci sono due bambini?
-Avr notato la grande stanza all'ingresso: la chiamano 'la sala dei passi perduti'. E' la raccolta dell'ultima immagine degli scomparsi prima di essere ingoiati dal nulla.
Ecco il perch  dei volti sorridenti, si disse. -La gente si scatta le foto nei momenti felici, non certo immaginando che finiranno su quelle pareti.
Berish annu. -Perci capita di frequente che nello scatto sia presente anche un parente o un amico, oppure un estraneo.
Genko osserv ancora l'immagine coi due amichetti che aveva fra le mani. Uno triste, l'altro allegro. Due bambini, due destini. -Suppongo che nel fascicolo non ci sia altro.
Berish sfogli le poche pagine. -Un'altra cosa c' : pare che Robin Sullivan sia cresciuto nello stesso quartiere di Samantha Andretti.


 26.
Era stato quasi catartico parlare del caso con Simon Berish.
L'avergli riferito i dettagli dell'indagine aveva permesso a Bruno di condividere anche l'angoscia che derivava dalla storia di Robin Sullivan. Ora che si era sbarazzato di parte dell'energia negativa accumulata, si sentiva in grado di ricominciare.
Loro non sanno di essere mostri.
Genko continuava a ripetersi le parole di Mila Vasquez che gli aveva riferito Berish, mentre si aggirava a bordo della Saab per le strade di quello che una volta era un quartiere di operai, con le palazzine in mattoni e i viali alberati. Un posto in cui tutti si conoscono, dove vivere in armonia, crescere i figli e immaginare un futuro tranquillo. Poi la prima recessione della fine degli anni Settanta aveva incrinato i sogni e i buoni propositi. Le successive congiunture economiche e, soprattutto, la crisi dell'industria manifatturiera avevano spazzato via ogni illusione e quel luogo era cambiato, trasformandosi rapidamente in ci che l'investigatore aveva davanti agli occhi in quel momento.
Un altro ghetto di periferia.
A Genko quei luoghi sembravano familiari. Pur non avendoci mai messo piede, li aveva gi visti nei disegni che accompagnavano la perizia psichiatrica di -R.S..
E' cominciato tutto qui, si disse. Ed era anche probabile che tutto vi trovasse fine.
Verso mezzogiorno, sotto la cappa di afa che soffocava la citt, Genko teneva il finestrino aperto e si guardava intorno, ma il panorama era desolante. Esercizi commerciali falliti, rifiuti ovunque, scritte che imbrattavano i muri. I condomini erano diventati dormitori e, nonostante il caldo, troppi uomini bighellonavano in giro. Segno che non c'era lavoro e l'unico modo per andare avanti era dedicarsi a traffici illeciti o attaccarsi a una bottiglia.
Il quartiere era gi messo male ai tempi dell'infanzia di Robin Sullivan, figurarsi quando ci viveva Samantha Andretti. Infatti, dopo la scomparsa, suo padre era andato altrove per cercare un'occupazione. Bruno non si era stupito di scoprire che rapita e rapitore provenissero dallo stesso ambiente. Tutti i predatori scelgono luoghi familiari per andare a caccia. In fondo, era una legge di natura.
Da investigatore, Genko conosceva bene l'attitudine delle persone a tornare alle proprie origini. Pericolosi criminali, latitanti ricercati dalle polizie di mezzo mondo, truffatori cos  scaltri da mettere sotto scacco potenti societ, avevano tutti una cosa in comune.
Nessuno era capace di resistere al richiamo di casa.
Molti avevano avuto infanzie terribili, entrando e uscendo dai riformatori. Oppure venivano da esperienze familiari drammatiche e violente. Tuttavia, anche se odiavano i posti in cui erano nati, c'era sempre qualcosa che li riportava indietro. Era come un rito di riconciliazione, come se avessero paura di dimenticare chi erano veramente e da dove venivano.
Una volta Genko stava cercando un tizio che aveva ideato un'articolata frode ai danni di una potente multinazionale, e che, alla fine, gli aveva fruttato un bottino di svariati milioni. Per recuperare il maltolto, la societ si era rivolta subito a tre diversi investigatori. Avevano meno di ventiquattro ore per catturare il truffatore prima che facesse perdere per sempre le proprie tracce. Come per ogni professionista dell'inganno, certamente il suo piano prevedeva anche una sicura via di fuga, con cambi d'identit e depistaggi.
Mentre i colleghi si dedicavano a inseguire il fuggitivo, ipotizzando ogni possibile scenario per anticipare le sue mosse, Genko s'inform sul suo passato, quando non era ancora un abile furfante ma solo un piccolo ladro di quartiere. Da una vecchia foto scopr che era cresciuto con la nonna paterna, morta gi da anni. Si rec nel cimitero in cui era sepolta e attese. Dopo parecchie ore, quando stava gi per imbrunire, not un uomo con impermeabile, cappello e occhiali da sole. Si aggirava tutto solo fra le lapidi. Per, prima di andarsene, lo sconosciuto pass accanto alla tomba che stava sorvegliando Genko e fece cadere distrattamente un fiore. Bruno si accorse del gesto e smascher il truffatore.
Era proprio vero: puoi abbandonare il luogo in cui sei nato, ma il luogo in cui sei nato non ti abbandona mai.
Ecco perch, quando doveva rintracciare qualcuno, per prima cosa Bruno Genko contattava amici e parenti del ricercato e si faceva mostrare album di famiglia e annuari scolastici. In quelle immagini trovava sempre un dettaglio che nessun travestimento o chirurgia plastica potevano cancellare. Ed ecco anche perch  era andato fino al Limbo per procurarsi una foto d'infanzia di Robin Sullivan. Gli sbirri davano la caccia a un giardiniere che guidava un furgone Ford azzurro e che aveva una voglia scura sulla faccia. Lui era venuto a cercare un bambino a cui piaceva giocare a pallone.
E' ancora qui, si disse.
Se quindici anni prima Robin aveva scelto il proprio quartiere d'origine per procurarsi la sua giovane prigioniera, a maggior ragione adesso era il posto pi adatto per trovare rifugio e complicit.
Conosce il territorio, qui sa come nascondersi.
Bruno aveva assicurato a Bauer e Delacroix che non avrebbe dato la caccia al mostro. Ma dopo la visita al Limbo, era cambiato qualcosa. Qualcosa che non aveva messo in conto, che teneva lontano lo spettro della fine e lo faceva sentire ancora vivo. Un antico istinto predatorio.
L'animale pi difficile da cacciare   l'uomo. E lui, come Robin Sullivan, era un cacciatore.
Qualcosa gli diceva che l'ultima verit sul conto di Bunny non era lontana da quelle case fatiscenti e da quella puzza d'immondizia. Forse mi ha mandato i suoi saluti tramite la signora Forman per farmi sapere che   vicino, si disse. Forse mi sta osservando anche adesso, e aspetta solo il momento giusto per comparirmi davanti.
Loro non sanno di essere mostri.
Mentre immaginava come sarebbe stato trovarsi faccia a faccia col suo avversario, intravide un campetto di calcio che sembrava proprio quello della fotografia di Robin insieme all'amichetto con i capelli ricci e l'incisivo rotto.
Si trovava nel retro di una chiesa che, stando a quanto scritto su una targa apposta su una cancellata, era dedicata alla Santissima Misericordia.
Accanto alla canonica c'era anche un giardino con due altalene e uno scivolo su cui vegliava un grande tiglio. Genko scorse un giovane prete con le maniche della tonaca arrotolate fino ai gomiti che cercava di aggiustare un tubo esterno con una chiave inglese. Accost e scese dall'auto per parlargli.
-Cos lei   cresciuto qui- disse il sacerdote mentre, chino sul tubo, continuava la riparazione.
-E' passato tanto tempo, coi miei siamo andati via che avevo quattordici anni- afferm Genko, per avvalorare la bugia che gli aveva raccontato presentandosi. -Mi trovo in citt per una questione di affari e mi   venuta voglia di tornare a dare un'occhiata.
-Io sono sempre vissuto a nord, mi hanno trasferito qui appena due anni fa.
-Infatti, ricordo che negli anni Ottanta c'era un altro prete- ment.
-Padre Edward- precis l'altro mentre, con fatica, cercava di stringere una valvola. -E' venuto a mancare nel 2007.
-Gi, padre Edward- conferm Genko, mostrandosi anche dispiaciuto. -Lei ha avuto modo di conoscerlo?
-No, purtroppo. Ma il vescovo, quando mi ha assegnato qui, me ne ha molto parlato: padre Edward   stato parroco cos  a lungo che tutti lo ricordano nel quartiere. Lasci cadere la chiave inglese in una cassetta degli attrezzi, si tir su e inizi a risistemarsi le maniche arrotolate della tonaca.
-Padre Edward era un'istituzione da queste parti- concord Genko. -Se   morto nel 2007, immagino che fosse ancora in servizio quando   scomparsa quella ragazza di cui parlano in tv... Samantha Andretti- afferm, gettando un'esca.
Il prete si rabbui. -A padre Edward avrebbe fatto sicuramente piacere sapere che   ancora viva. I parrocchiani mi hanno raccontato che lui non ha mai smesso di crederci e, per questo, molti lo prendevano per matto. Pensi che ogni anno, nel giorno della scomparsa, diceva una messa per lei e invitava tutti a pregare perch  tornasse a casa. Poi si mise a raccogliere lattine e cartacce dal prato del giardino. -Ha sperato fino all'ultimo che qualcuno gli rivelasse qualcosa nel segreto del confessionale... Magari anche un familiare del rapitore che nutriva solo un sospetto, oppure un complice.
-Ho sentito dire che in Vaticano c'  un archivio segreto in cui vengono raccolti i peccati che i malvagi rivelano in confessione- disse Genko, per non mostrarsi troppo interessato all'argomento.
L'altro scosse il capo, divertito. -Ogni volta che sento una nuova storia sui misteri vaticani, penso sempre che la gente dimentica troppo facilmente la missione di carit che Cristo ha assegnato alla sua Chiesa.
-Ha ragione- si scus Genko, simulando anche imbarazzo.
Il giovane prete fin di ripulire il giardinetto e and a depositare i rifiuti raccolti in un bidone di plastica nero. Poi si terse la fronte sudata col dorso della mano e si volt verso Bruno. -Posso fare qualcos'altro per lei, signor Genko?
-Be', sa... Mi piacerebbe rivedere gli amici di un tempo, sempre se sono ancora qua.
-Non so se posso esserle d'aiuto: come le ho detto, sono arrivato da poco.
-Aspetti- disse Bruno mentre si frugava in tasca. -Ho portato una vecchia foto, ci sono due compagni della mia squadra di calcio. Giocavamo sempre nel campetto qua dietro. Estrasse lo scatto che aveva preso al Limbo e lo mostr al sacerdote.
Il prete prese la foto e la studi attentamente. -Quello con la voglia me lo ricorderei se l'avessi gi visto- afferm, scettico.
Genko era deluso. Ma pens che poteva ancora rintracciare l'amico di Robin, quello riccio con l'incisivo rotto. -E dell'altro che mi dice?
Il sacerdote scosse il capo. -Mi dispiace- e gli rese la fotografia.
Genko se la rimise in tasca. -Va bene, grazie lo stesso- e si volt per andarsene.
-Magari le va di rivedere l'oratorio- afferm il prete, forse per consolarlo dalla delusione. -C'  una vetrinetta coi trofei della squadra di calcio, e l  ci sono altre foto.
Attraversarono una sala con un tavolo da ping-pong, aleggiava un odore pungente di chiuso e di scarpe da ginnastica. C'erano i poster di alcuni calciatori, campioni moderni oppure del passato, che condividevano quei muri con le immagini di Ges.
-Ormai ci vengono solo i pi piccoli- disse il prete, sconsolato. -Appena raggiungono gli undici o dodici anni, sono gi per strada a combinare guai. E quel che   peggio   che l'et degli adolescenti che hanno problemi con la giustizia si abbassa ogni anno.
Mentre il prete parlava, Genko punt la vetrinetta con i trofei.
Era situata in un corridoio di passaggio, di fronte a una porta scorrevole con un cartello che recitava: -Biblioteca padre Edward Johnston-.
Bruno si piazz davanti al mobile e si chin per osservare meglio le foto di squadra incorniciate in mezzo a coppe e medaglie. And alla ricerca delle immagini risalenti agli anni Ottanta. Sperava che il prete riconoscesse in qualche vecchio compagno di Robin le sembianze di un adulto in grado di dargli una dritta.
L'investigatore individu l'amico riccioluto di Bunny, ritratto in un'epoca in cui aveva ancora entrambi gli incisivi. Ma poi, con grande stupore, fra gli altri giocatori in posa non riconobbe il futuro rapitore di Samantha Andretti.
-Quest'anno siamo arrivati ultimi in campionato- si lament il prete alle sue spalle. -L'anno prossimo non so nemmeno se saremo in grado di schierare una squadra.
-Capisco- comment Genko distratto, rendendosi conto di aver fallito ancora.
-Padre Edward, invece, era straordinario nel coinvolgere i ragazzi- prosegu  l'altro. -Il suo punto di forza era la biblioteca.
A Bruno l'ultima frase suon subito strana. Come poteva essere che padre Edward riuscisse a convincere dei ragazzini a leggere? In quel momento, sent che il prete alle sue spalle stava gi aprendo la porta scorrevole della sala intitolata all'illustre predecessore. Incuriosito, Genko si volt a guardare. Ci che vide nella stanza lo paralizz.
Nella biblioteca di padre Edward c'erano solo fumetti.
Interi scaffali che ricoprivano le pareti fino al soffitto. Ammutolito, Bruno inizi a passarli in rassegna. Ce n'erano per tutte le et. Si andava dai personaggi adatti ai pi piccini fino ai supereroi.
-Immagino che anche lei da piccolo abbia trascorso molto tempo qua dentro- comment il prete.
Bruno si limit ad annuire, perch  intanto la sua mente tentava di far combaciare i vari indizi in cerca di una soluzione.
Un prete che gode della fiducia incondizionata dei bambini. Una biblioteca di fumetti. Bunny il coniglio. Un albo con immagini pornografiche. E, infine, i tre giorni in cui Robin Sullivan era sparito da casa.
Nessuno aveva mai scoperto dove fosse stato, n  lui aveva mai raccontato cosa gli fosse accaduto in quel breve lasso di tempo. Il buio l'ha infettato. Ma chi crederebbe mai a un bambino che accusa un prete? Per questo Robin aveva taciuto.
Padre Edward, si ripet  provando a immaginare quali nefandezze potesse aver commesso ai danni di innocenti ragazzini grazie alla copertura della tonaca. Un insospettabile, un benefattore. Un santo. In fondo, anche lui era un mostro con una maschera.
Bruno cominci a odiarlo per ci che aveva fatto a un bambino di soli dieci anni, molto tempo prima. Ora ne aveva la conferma: Robin non era nato mostro, lo era diventato. Per cui, anche ci che aveva subito Samantha Andretti era colpa di padre Edward.
-Che lei sappia, c'  qualcun altro a cui potrei chiedere informazioni sui miei due amici nella fotografia? domand Genko. Il suo tono era cambiato, non era pi gentile ma deciso. L'investigatore era determinato a trovare almeno il compagno di Robin.
-Mi faccia pensare- disse il giovane sacerdote. -L'unico che pu saperne qualcosa   Bunny.
Quel nome lo raggel. Si volt lentamente a guardare il prete. -Chi?
-Il vecchio custode- specific l'altro. -Si occupava lui della manutenzione. In verit si chiama William, il soprannome devono averglielo dato i ragazzi tanto tempo fa. Sta qui da una vita. Non se lo ricorda?
-Certo,   vero. L'avevo dimenticato- disse Genko con calma, mentre cercava di assimilare la cosa. -Bunny.
-Da quando l'hanno ricoverato sono costretto ad aggiustare tutto da solo. Il prete sorrise. -Per questo poco fa mi ha visto lavorare in giardino.
-Ricoverato? domand Genko per essere sicuro di aver capito.
-Ha un brutto male- rispose l'altro, di nuovo serio. Forse aveva letto un turbamento nell'espressione del visitatore.
Genko lo fiss. -E dove sta di solito Bunny?
Il sacerdote indic in basso. -Qui sotto, in una stanza accanto al locale caldaie.

 27.
Aveva commesso un errore di valutazione.
Se non fosse stato corretto dall'intervento provvidenziale del giovane sacerdote, Genko avrebbe ancora maledetto il defunto padre Edward invece di trovarsi in cima alla scala di pietra che conduceva nel sottosuolo della Santissima Misericordia.
La casa di Bunny il custode.
-Le dispiace se non l'accompagno? disse il prete.
-No, affatto- rispose Genko, concentrato sul buio che lo attendeva l sotto.
Appena l'altro si allontan, Bruno allung la mano verso un interruttore e il sotterraneo si illumin di una debole luce giallastra, intermittente. Scese lentamente i gradini. Venne ad accoglierlo un'umida frescura che risaliva dalle fondamenta della chiesa. Sarebbe stata una sensazione piacevole nel caldo torrido di quel mattino, ma lui rabbrivid come se quell'alito giungesse da qualcosa di malefico.
Qualcosa che si annidava l sotto e che lui aveva risvegliato con la sua presenza.
Arrivato alla base della scala, si volt verso destra. Dal basso soffitto pendeva una lampadina che sfrigolava, pronta a fulminarsi. Genko le diede un paio di colpetti con la punta dell'indice e quella vibr come se stesse per spegnersi. Poi invece, inaspettatamente, la luce divenne brillantissima - come una stella che sta per morire. Produceva un suono elettrico, come una nota prolungata. Con quell'accompagnamento, Bruno prosegu l'esplorazione del sottomondo.
Davanti a lui c'era un lungo corridoio di tubature di diametri diversi che scorrevano sul soffitto e si arrampicavano sui muri. C'era odore di cherosene e trementina. In fondo al tunnel, c'era un'alta rete metallica. Genko si mosse in quella direzione.
La rete circoscriveva il perimetro di una stanzetta.
Accanto all'ingresso c'era un tavolo da lavoro con uno sgabello e una lampada orientabile. Genko l'accese per vedere meglio. Insieme alla luce, apparvero le note gracchianti di una canzone blues. Provenivano da una radio a transistor che si trovava su uno scaffale, era stata assemblata in una scatola per scarpe con pezzi di altri apparecchi. A giudicare dagli attrezzi presenti sul piano di lavoro, era sicuramente opera di Bunny.
La camera, per, non era solo un laboratorio per le riparazioni, perch  di fronte al tavolo c'era una branda con le lenzuola immacolate, un cuscino sottile da sotto cui spuntava il collo di una bottiglia di whisky, e una coperta marrone scuro perfettamente rimboccata sotto il materasso. Il letto era sormontato da una mensola su cui il custode teneva oggetti di scarso valore, che sembravano recuperati dalla spazzatura. Un vaso di ceramica incollato alla meglio, una abatjour con le sembianze di Marilyn Monroe, una sveglia a carica manuale ferma sulle sei e ventotto.
Genko pass in rassegna la paccottiglia, quindi si avvicin a un armadietto di metallo. Lo apr  e vide che all'interno c'erano soltanto quattro grucce con appese un paio di camicie, jeans sbiaditi e un giaccone invernale. C'era anche un completo nero, abbinato a una cravatta scura, che odorava d'incenso. Probabilmente, veniva usato in occasione dei funerali che si celebravano alla Santissima Misericordia, quando il custode aiutava i becchini a portare la cassa e suonava le campane a morto. Sul ripiano sotto i vestiti c'erano due paia di scarpe. Le prime erano da lavoro, le altre nere con i lacci. Accanto, un vecchio proiettore Super8. Erano anni che Genko non ne vedeva uno.
L'investigatore privato richiuse le ante dell'armadietto e si dedic al cassetto del comodino. Ma il custode ci teneva solo un piccolo specchio e un pettinino, un libretto bancario dalle pagine ingiallite su cui erano segnati i miseri risparmi e, infine, qualche ritaglio di un giornale sportivo.
Il mondo di William il custode, alias -Bunny-, era tutto l.
Genko si sedette sulla branda, spossato. La canzone blues alla radio termin e ne cominci subito un'altra. Come si fa a vivere come un ratto? si domand. Un'esistenza nascosta e solitaria. Pens a se stesso. Gli bast paragonare il collage di Hans Arp, appeso al muro del suo studio, con la paccottiglia che c'era sullo scaffale alle sue spalle, quindi sostituire Bach col blues... e il gioco era fatto.
La vita di quell'uomo e la sua si somigliavano.
Entrambi avevano scelto di sparire agli occhi del mondo. C'era solo un motivo che poteva spingere un uomo ad annullarsi in quel modo.
Un segreto.
Per Bruno riguardava essenzialmente la professione di investigatore privato. E per Bunny?
Hai fatto qualcosa a Robin Sullivan. Gli hai fatto del male. L'hai infettato col tuo buio, e l'hai fatto diventare un mostro. Esattamente come te.
Bruno pens anche che non doveva andare troppo lontano per comprendere l'essenza di quell'uomo. Bastava continuare a pensare a s . Siccome lui custodiva in casa un'opera dadaista e i dischi di Glenn Gould, era sicuro che anche William volesse tenersi vicino ci che amava di pi. Allora, istintivamente, si chin e infil una mano sotto la branda su cui era seduto. Nel buio and in cerca di qualcosa. E quando finalmente le sue dita lo trovarono, lo tir fuori rapidamente.
La scatola di cartone stava l ai suoi piedi.
Bruno sollev il coperchio e riconobbe subito il sorriso familiare del coniglietto con gli occhi a forma di cuore. Ma stavolta non era solo. perch  di fumetti ce n'era un'intera pila.
Genko inizi a esaminarli. Nessun autore o editore, niente numeri di serie. Erano apocrifi come l'esemplare che si portava appresso nella tasca della giacca di lino. Ed erano identici.
Recuper lo specchietto che aveva notato nel cassetto del comodino e verific che gli albi custodissero lo stesso maleficio. Era proprio cos . Chiss quanti ragazzini come Robin Sullivan erano stati adescati con quel subdolo strumento e poi istruiti a pratiche immonde per la loro giovane et.
Pieno di rabbia, Bruno cominci a rimettere in ordine gli albi, senza neanche sapere cosa ne avrebbe fatto. E allora si accorse che nella scatola c'era ancora qualcos'altro.
Un sottile astuccio di metallo.
Lo prese, cercando di capire cosa fosse. Quando lo apr, gli scivol fra le mani una bobina di pellicola.
Un film.
Allora si ricord anche del proiettore Super8 che aveva visto nell'armadio.



 28.
Il cuore sul muro pulsava. Tutm, tutm, tutm. Aveva dimenticato la sua bambina. Tutm, tutm, tutm. Nel sogno che stava facendo la vedeva muovere i suoi primi passi incerti, con l'equilibrio precario che   proprio dei neonati, mentre si avventurava per esplorare il labirinto. Ma ogni volta che provava a raggiungerla per guardarla in viso, lei scompariva. Le rimaneva soltanto la sua risata cristallina che evaporava nell'eco della prigione sotterranea.
Tutm, tutm, tutm.
Non riuscire pi a vedere la faccia di sua figlia era la punizione per averne sostituito il ricordo con quello di un gatto immaginario - ora lo sapeva.
Tutm, tutm, tutm.
-Gli hai dato un nome? aveva chiesto Green, riferendosi all'animale.
-No- aveva risposto lei.
-perch  no?
-Io non avevo un nome l dentro, nessuno mi chiamava pi... I nomi non servono nel labirinto, non hanno alcuna utilit.
Tutm, tutm, tutm.
Dov'era adesso quella bambina senza nome? Green le aveva promesso che avrebbero cercato insieme la risposta. Per lei aveva anche paura di scoprirla.
Tutm, tutm, tutm.
Si dibatteva in un tempestoso dormiveglia. Ogni tanto apriva gli occhi e riconosceva la stanza d'ospedale, provava a rimanere a galla nella realt, ma poi la stanchezza la risucchiava gi, e le sembrava di precipitare all'interno del letto, come attraverso un buco nero - un passaggio segreto che la riportava direttamente nel labirinto.
No, adesso sono salva. Non pu accadermi nulla qui, c'  un poliziotto fuori dalla mia porta.
Tutm, tutm, tutm.
In uno dei momenti di confuso risveglio, sent  una mano calda che si appoggiava delicatamente sulla sua fronte. Le parve d'intravedere una figura vestita di bianco accanto al letto. L'infermiera dai capelli fulvi si volt di spalle per sostituire la flebo. -Riposa, cara, riposa... disse dolcemente.
Il battito finalmente cess. Le palpebre diventarono pesanti, il buio venne ad abbracciarla.
Sbarr gli occhi di colpo.
Sembrava passato un istante, invece chiss quanto tempo era trascorso. Lo cap perch  l'infermiera non c'era pi ed era riapparso il dottor Green. Si era addormentato sulla sedia - gambe distese in avanti, piedi e braccia incrociati, testa reclinata su una spalla. Gli occhialini gli erano scivolati sulla punta del naso.
Osserv meglio quell'uomo. Un sessantenne ancora piacente, con un certo gusto nel vestire - cravatta ton sur ton con la camicia blu. Si domand se fosse la moglie a scegliergli gli abiti da indossare. Magari li prendeva lei stessa dall'armadio e glieli faceva trovare pronti sul letto ogni mattina. Quel pensiero cos  tenero e banale la fece riflettere di nuovo sulla sua condizione. Le erano stati sottratti quindici anni di vita - ordinaria, convenzionale, forse mediocre ma sempre vita. Chiss com'era cambiato il mondo nel frattempo. Era una fortuna che l'avessero messa nel reparto ustionati del Saint Catherine, perch  cos  la sua stanza non aveva una finestra. La spaventava uscire da quella porta. Era come essere stati ibernati per tanto tempo o aver fatto un viaggio nel futuro. Non sapeva cosa l'attendesse oltre la soglia.
Oppure chi.
-Voglio che ti sbarazzi per sempre di questo incubo- aveva detto Green. -Lo sai meglio di me che, se non lo prendiamo, una volta l fuori non riuscirai ad avere una vita normale...
Era gi difficile cos , non poteva convivere anche col terrore che lui volesse riportarla nel labirinto.
Green si ridest. Dapprima strizz gli occhi, quindi si risistem gli occhiali spingendoli con un dito verso la fronte. Si accorse che anche lei era sveglia, le sorrise. -Come stai? chiese mentre si sgranchiva.
-Sono stata io a portare la bambina nel labirinto? domand prontamente. La angosciava l'idea che avesse potuto coinvolgere, anche involontariamente, un altro innocente nell'incubo. E per giunta si trattava di sua figlia.
Il dottore si sistem meglio sulla sedia e fece partire la registrazione. -Non credo che tu fossi gi incinta quando ti hanno rapita. In fondo, avevi solo tredici anni.
-Allora come   stato possibile? Era confusa.
-La vera domanda non   come la bambina sia entrata nel labirinto, ma come abbia fatto a entrare dentro di te... Capisci la differenza, vero Sam?
Certo che la capiva, non aveva mica otto anni. -So come nascono i bambini... Qualcuno ha messo il suo seme dentro di me.
-E hai anche idea di chi possa essere questo 'qualcuno'?
Si sofferm a pensarci. -Qualcuno che era con me nel labirinto- rispose, perch  era la cosa pi logica da dire. Ma le sembr subito che il dottor Green non fosse soddisfatto.
-Potresti essere pi precisa, per favore?
Ci prov. -Forse un altro prigioniero.
-Sam, a parte la ragazzina di cui mi hai parlato, non credo che ci fossero altri prigionieri- disse.
-E come fa a esserne cos  sicuro? Vide che Green cercava ancora un modo per spiegarle, e ci la irrit. Non sono stupida, avrebbe voluto dirgli.
-Vedi, Sam, l'uomo che ti ha rapita ti ha anche scelta.
-Che vuol dire?
-Che tu rientravi in un canone di desiderabilit... In altre parole, noi tutti sappiamo bene cosa ci piace e cosa   meglio per noi. Sei d'accordo?
-S- rispose, senza sapere dove volesse arrivare l'altro.
-Pensa al gelato. Hai dei gusti preferiti?
-Crema, e anche caramello- disse, senza sapere per da dove venisse quel ricordo.
-Bene: se ti piacciono soprattutto 'crema e caramello' non sarai portata a chiedere un cono di cioccolato o di vaniglia.
Annu, anche se quel discorso le sembrava cretino.
-E' altamente improbabile che scegliamo qualcosa che non ci soddisfa, non ti pare? prosegu Green. -Per questo tendiamo a ripetere le stesse preferenze, perch  conosciamo noi stessi. E il modo di comportarsi del rapitore suggerisce che concentra le sue attenzioni sulle femmine. Lui prende le ragazzine, Sam. Poi precis: -Femmine, non maschi-.
perch  tutto quel giro di parole? -Che sta cercando di dirmi?
Green si concesse un profondo respiro. -Che l'unico maschio presente nel labirinto era il tuo rapitore, Sam. Ed   illogico che se lui   il padre della tua bambina tu non l'abbia mai visto in volto.
perch  Green insisteva con quella storia? perch  si ostinava a volerle fare del male? -Non   vero- disse, impuntandosi. -Non   cos  che   andata. Ci deve essere per forza un'altra spiegazione. Ma non le veniva in mente niente.
-Sam, io voglio aiutarti. Green si avvicin, le prese la mano. -Lo voglio sul serio- ripet , guardandola negli occhi. -Ma se non accetti questa realt, non riuscir mai a farti ricordare che fine ha fatto tua figlia.
Sent che gli occhi le si riempivano di lacrime calde e pesanti. -Non   vero- ripet  piano, con la voce rotta.
-perch  non proviamo a rifare l'esercizio di poco fa? Potresti concentrarti di nuovo su un punto della stanza e rilassarti, prima ha funzionato- insistette il dottore. -Forse tua figlia   ancora l sotto, Sam. E ti sta aspettando... Aspetta solo che la sua mamma vada a liberarla.
Fiss nuovamente la leggera macchia di umidit sul muro che somigliava a un cuore - un cuore pulsante, il cuore della sua bambina. L'ho abbandonata? si chiese. Sono scappata e l'ho lasciata l  per salvarmi?
-Coraggio Sam- la esort Green. -Parlami di quando lui veniva a trovarti nel labirinto...
-Il buio- disse allora lei e si blocc.
-Va bene, Sam: va' avanti...
-Io lo chiamavo il gioco del buio...
I neon iniziano a tremare. Sa che significa. E' gi successo. E accadr ancora.
E' un segnale, il gioco del buio sta per iniziare.
Se vuole salvarsi, c'  una procedura da rispettare. L'ha perfezionata col tempo. Non sempre funziona, ma a volte s. Per prima cosa,   inutile cercare un nascondiglio: il labirinto non ha anfratti o angoli in cui ci si possa rifugiare. Il trucco   mimetizzarsi. Bisogna diventare tutt'uno con l'ambiente circostante. Ma, per farlo, deve attendere l'ultimo secondo.
Esce nel corridoio e inizia a correre da una direzione all'altra. Intanto tiene d'occhio i neon. Le lampade sfrigolano sempre di pi. Sta per accadere, manca poco. Conta: -Tre, due, uno...
Buio.
S'infila in una stanza e si appiattisce contro il muro. Ha il fiatone, il cuore le batte forte ma le basteranno pochi secondi per calmarsi. Inizia a regolare il respiro, il battito decelera. Non si muove.
E attende.
Nel labirinto regna una pace apparente. Le sue orecchie percepiscono solo un fischio continuo - il rumore del silenzio. Poi le sembra di cogliere qualcosa. Assomiglia a uno scalpiccio unito a un rumore metallico. Potrebbe essere solo frutto dell'immaginazione, ma sa bene che non   cos .
Lui   l  adesso. E' sceso a farle visita.
Non sa da dove sia arrivato, o da dove arrivi ogni volta. Ma ora c' ,   l con lei. Inizia a udire i suoi passi - lenti, pazienti. La sta cercando.
Anche lui non pu vedere,   proprio questo il gioco. Perci cammina e con le braccia tese perlustra ci che lo circonda - lei pu sentire il fruscio delle sue mani che accarezzano i muri grigi, sembra un essere strisciante. Intanto sa che il mostro spera di catturare un suono, uno qualsiasi, che gli riveli dove si trova la sua prigioniera.
Non   lontano, si sta avvicinando.
Lo sente: sta passando davanti alla porta della stanza. Non ti fermare, non ti fermare. Ecco, la supera. Poi, per, si ferma.
Cosa sta facendo? perch  non prosegue?
Invece torna indietro. E' l davanti alla porta aperta e si interroga. Sta decidendo se entrare o meno.
Vattene. Vattene via.
Lui varca la soglia. Pu sentire il suo respiro - il respiro del mostro. Ma lei non si muove, rimane dov' . Non cercher di scappare, perch    gi successo che lui arrivasse vicino all'obiettivo e, per qualche oscuro motivo, lasciasse perdere o ci ripensasse. Ma stavolta ha il presentimento che non sar cos  fortunata. Stavolta la sorte   dalla parte del suo avversario. Lo sente procedere con cautela verso di lei.
Si ferma, come se la vedesse attraverso l'oscurit.
Sa che sta per accadere qualcosa, ma rimane immobile. Lui avvicina il volto al suo -   a pochi centimetri dalla sua faccia, avverte il calore e l'odore del suo fiato. Dolce e anche amaro, l'alito del mostro.
Poi una mano si posa delicatamente sulla sua guancia. Non   affetto, si dice, e s'irrigidisce - non vuole darsi per vinta. La carezza scende lungo il collo, percorre la spalla, indugia su uno dei piccoli seni. Scivola sul ventre, s'insinua nell'elastico delle mutandine. Le dita esplorano la peluria. Si fermano quando trovano la carne viva. Lei non chiude gli occhi - non vuole sovrapporre buio al buio. Vuole comunque guardarlo in faccia, anche al buio. Non sono una vittima, si ripete. Non sono tua. Ma intanto cerca di farsi venire un'idea per farsi trovare pronta, l sotto. perch  l'ultima volta, mentre si prendeva ci che gli appartiene, lui le ha fatto male...
-Voleva saperlo, dottor Green? Ecco,   proprio cos  che andava- disse con tono sgarbato. -Stronzo, sei contento adesso?
-No, certo che no- disse Green.
Intu che era sinceramente dispiaciuto. E non solo perch  non aveva ottenuto l'informazione che sperava. Sembrava afflitto per lei, per ci che aveva dovuto subire - i giochi perversi di un mostro invisibile. Si sent  in colpa per averlo insultato.
-D'accordo, Sam: cercheremo insieme un'altra via per recuperare dalla tua mente i ricordi del rapitore- promise spegnendo il registratore. Si volt verso lo specchio e con la mano sfior il moschettone con le chiavi attaccato alla cintura. Sembrava un gesto concordato, una specie di segnale per chi stava osservando.


 29.
Il disegno di Meg Forman - la barca dondolata dolcemente da un mare tranquillo, il sole caldo. Il posto in cui Genko voleva stare, alla fine di tutto.
Il paradiso perfetto nella mente di una bambina.
Quel luogo immaginario era un rifugio ambito, ma ancora non poteva andarci. perch  devo restare qui e guardare cosa c'  nel film, si disse.
Posizion il proiettore sullo sgabello di Bunny il custode, sistem la pellicola e lo orient verso il muro. Poi spense la lampada. Nei pochi istanti di buio, prese un profondo respiro.
Quindi diede inizio allo spettacolo.
I primi fotogrammi erano a vuoto, ma presto si incominci a intravedere qualcosa. La ripresa in Super8 era amatoriale, l'operatore non riusciva a mettere bene a fuoco. Poi l'immagine divenne pi nitida.
Un interno: un elegante salotto con poltrone di cuoio, parquet e boiserie in legno scuro. La luce color seppia era concentrata soprattutto nella parte centrale dell'inquadratura, mentre le porzioni inferiore e superiore erano in ombra. Il risultato era che le persone erano perfettamente visibili soltanto dalle ginocchia al mento.
Uomini con completi eleganti - in abito gessato con panciotto, col fazzoletto nel taschino o un garofano nell'occhiello della giacca. Avevano quasi tutti un drink in mano oppure fumavano il sigaro. Conversavano amabilmente e sorridevano, mentre dei camerieri in livrea bianca passavano in mezzo a loro con vassoi di bicchieri e canap .
Sembrava di vedere una scena d'altri tempi, pens Genko. Un club frequentato da gente rispettabile e altolocata. Bruno aveva temuto il contenuto della bobina, ipotizzando chiss quale scena nefanda. Stava per ricredersi.
Poi lo scenario mut improvvisamente.
Esterno. Una fitta boscaglia. L'obiettivo cercava qualcosa nella vegetazione. La trov, mimetizzata fra i cespugli. Una ragazzina dai capelli biondi, scalza. Il vestito azzurro strappato, braccia e gambe graffiate dai rami. Si udivano solo i suoi passi sulle foglie secche. Poi un rumore, la ragazza si volt, impaurita. Qualcuno rise.
Genko si sporse in avanti per cercare di capire chi fosse la giovane, ma il film mut di nuovo.
Ancora un bosco, ma stavolta era un cartone animato che sembrava risalire agli anni Quaranta. Un grande coniglio con gli occhi a forma di cuore in mezzo a un grande prato. Bunny era seduto su un tronco e spiegava qualcosa a due bambini che si erano accomodati sulle sue grandi zampe. Una farfalla pass sulle loro teste, il vento smosse le foglie di un albero.
Uno stacco improvviso. Gemiti.
Una donna nuda impegnata in un rapporto sessuale con due uomini incappucciati. Era distesa su un grande altare di marmo circondato da candele e da coltelli. La donna aveva i capelli sciolti sulle spalle, la pelle ricoperta da una sottile patina di sudore. Teneva gli occhi chiusi mentre i due uomini la penetravano a turno, violentemente. Nelle grida di piacere si celavano parole incomprensibili. Una specie di invocazione o di preghiera.
Un nuovo stacco, un altro ambiente.
Una stanza illuminata dalla luce del giorno, una sedia vuota. Sul muro la scritta -Amore-. L'operatore indugiava inspiegabilmente sulla scena. Poi, di colpo, la stanza divent buia. Sulla sedia era legato un uomo nudo, il capo abbandonato in avanti. La scritta alle sue spalle era appena visibile. L'operatore avanz velocemente verso il prigioniero, aveva in mano qualcosa, forse una lama. L'uomo sollev il capo, url.
Genko si ritrasse come se stesse succedendo a lui. Ma la scena torn di giorno. La sedia era di nuovo vuota. Tutto tranquillo.
Altro stacco.
Il cortile di una scuola. Bambini coi calzoni corti che giocavano a rincorrersi. L'operatore li seguiva a distanza, nascosto dietro un'inferriata. Punt uno dei ragazzini. Era diverso dagli altri. Era albino. Quello si ferm, come se un sesto senso lo avesse avvertito di un pericolo. Si guard intorno, ma poi riprese a giocare come se niente fosse.
Un frenetico montaggio di sequenze. Una donna anziana che allattava al seno un neonato. La tenda di un circo piantata in mezzo a una pianura desolata. La parola -Rosso-. Un uomo senza gambe che si trascinava cantando. Un televisore che trasmetteva la vecchia reclame di un detersivo. La parola -Orgasmo-. Due donne con indosso cappucci neri si accarezzavano e si toglievano i vestiti. La parola -Luce-. Un funerale sotto la pioggia. Ancora pornografia. Sangue. Simboli di morte. Genko era stordito dal continuo cambio di scena. Ma anche profondamente inquietato dalle immagini. Si interrogava su cosa esattamente stesse guardando e sul perch  il custode di una parrocchia possedesse quel filmato.
Altra scena.
Un luogo indefinibile, buio profondo perforato dal raggio polveroso di una torcia. L'operatore stava camminando su un pavimento sconnesso, si sentiva solo il rumore dei suoi passi, ruvidi e pesanti, che si perdeva nell'eco di una grande sala vuota. Stava cercando qualcosa, ma intorno a lui non c'era nulla. Si ferm, in ascolto. Si ud un brusio di piccole voci lontane. L'operatore scart verso la propria destra, la torcia si mosse velocemente, perlustrando l'ambiente. Mentre il fascio scorreva su una parete di mattoni, per un attimo Genko vide apparire un brulicame. La torcia si blocc e torn indietro per inquadrare meglio. In un angolo, scov un gruppetto di occhi spaventati. Ragazzini a torso nudo che si stringevano fra loro cercando di sottrarsi al loro inseguitore. Sette o forse otto, sui dieci anni. L'operatore s'incammin con calma verso di loro. Ma stavolta non era solo.
Dalle sue spalle avanzarono delle ombre scure. Figure umane che lo superarono e andarono incontro ai ragazzini...
Il proiettore ingoi l'ultimo pezzo di pellicola e le immagini scomparvero dal muro, lasciando Genko con un mucchio di domande e una sensazione sgradevole nell'anima.
Ci a cui aveva assistito era a dir poco surreale. E malvagio - s  malvagio. Quale mente disturbata aveva concepito una cosa del genere?
Nel seminterrato della chiesa, al buio, Bruno si pent di aver iniziato l'indagine, e d'essersi incaponito a tenere fede a un patto stretto quindici anni prima con i genitori di Samantha Andretti e anche con lei. Non era cos  che avrebbe voluto concludere la propria vita, avrebbe preferito non conoscere l'assurda e dolorosa verit. Cio  che la natura umana era capace di genio e bellezza, ma anche di generare abissi oscuri e nauseabondi come quello che si era appena richiuso davanti ai suoi occhi.
Per fortuna gli uomini muoiono, si disse. E William il custode stava appunto morendo. Ma prima che la dea nera trovasse entrambi, Genko doveva fare una chiacchierata con Bunny.


 30.
Il posto in cui era diretto si trovava nell'angolo pi remoto del quartiere.
Dai murales sui palazzi, Genko intu che le gang di strada si spartivano ogni centimetro di quella specie di enclave. Infatti, appena superato l'incrocio con una scuola abbandonata, ebbe l'impressione di aver varcato un confine invisibile. Un'auto con a bordo tre ragazzi che indossavano bandana e occhiali da sole si mise subito alle calcagna della Saab. Le sentinelle avevano segnalato la presenza di un estraneo, pens Genko. Quei tre avevano il compito di scortarlo e di tenerlo d'occhio.
Non c'era da meravigliarsi. Un anno prima c'era stata una guerra fra bande che, in poco pi di una settimana, aveva lasciato per strada quasi venti morti ammazzati. Questioni di droga o di territorio - vallo a sapere. Le vittime erano sempre giovanissime, vent'anni al massimo. La vita da quelle parti valeva talmente poco che le madri sapevano che sarebbero sopravvissute ai figli gi quando li davano alla luce.
Fra poco tutto questo non ti riguarder pi, si disse. Il mondo dei vivi, con le sue maledette contraddizioni, poteva anche andarsene affanculo.
Genko guidava con le mani bene in vista sul volante in modo da far capire a chi lo stava sorvegliando che non aveva intenzioni ostili. Sul sedile del passeggero c'era una bottiglia di whisky che aveva acquistato in un negozio di liquori. Aveva sistemato sul cruscotto la rudimentale cartina che il giovane sacerdote della Santissima Misericordia gli aveva disegnato su un foglio per spiegargli come arrivare a destinazione. Da quelle parti i navigatori satellitari si smarrivano e sulle mappe di Internet, al posto della zona, appariva soltanto una grande macchia bianca.
Giunse nei pressi del palazzo che cercava, parcheggi accanto a una panchina, recuper il whisky dal sedile accanto e scese dalla macchina. Il sole di mezzogiorno picchiava, Bruno sentiva come un peso sul cranio. Si guard intorno, anche per dare modo ai suoi sorveglianti di squadrarlo per bene. Quindi, con passo tranquillo, si diresse verso l'ingresso dello stabile.
Varc la soglia e venne travolto da un odore di cucina e disinfettante. Nell'androne c'erano alcune sedie di plastica spaiate e un tavolino su cui erano sparsi dei depliant informativi su argomenti medico-sanitari - dalla prevenzione delle malattie veneree fino ai consigli di igiene dentaria. Al momento, in quella che assomigliava a una sala d'aspetto, c'era solo un senzatetto che dormiva sul pavimento. Probabilmente aveva cercato riparo dalla calura e nessuno l'aveva mandato via.
Il luogo aveva l'aspetto di un consultorio ma, a detta del parroco che l'aveva inviato l era molto di pi.
Lo chiamavano -il porto-, perch  la gente ci andava soprattutto a morire. Poveri, vagabondi e quanti non avevano nessuno al mondo che si occupasse di loro. I parenti non li volevano e non potevano permettersi una degenza in ospedale.
Genko non trov nessuno a cui rivolgersi, perci nascose la bottiglia sotto la giacca e inizi a salire la scala che portava ai piani superiori. I gradini non infondevano alcuna sicurezza e la balaustra dondolava paurosamente. Appena varc la porta a vetri di un reparto, Bruno si rese conto che la sua morte imminente, in fondo, non era affatto una sventura se paragonata a ci che attendeva i relitti umani relegati l dentro. I ventilatori sul soffitto non ce la facevano a rinfrescare l'aria, servivano solo a diffondere i miasmi nell'ambiente. I posti letto non bastavano per tutti e allora ci si arrangiava con le brandine, qualcuno doveva perfino accontentarsi di una sedia a rotelle.
La cosa che colp subito Genko fu che nessuno, per, si lamentava.
Un silenzio quasi assoluto dominava le corsie. Come se tutti avessero accettato da tempo la fine con enorme dignit. O paziente rassegnazione, si corresse per un attimo.
Finalmente not una presenza. Si trattava di una signora di mezza et, coi capelli corti e grigi, non troppo alta e con i fianchi abbondanti. Indossava un paio di vecchie All Star rosse, gonna lunga fino al ginocchio e una t-shirt di almeno due taglie pi grandi con stampata la bocca con la linguaccia dei Rolling Stones. Portava al collo un rosario di plastica rosso.
La donna lo vide e, senza neanche sapere chi fosse, gli rivolse un bellissimo sorriso e gli and incontro. -Buona giornata- disse, accogliendolo.
Quando i limpidissimi occhi azzurri si posarono su di lui, Bruno prov subito un'insolita sensazione di benessere. -Buona giornata a lei- si sforz di ricambiare l'allegro saluto. -Sto cercando un uomo ricoverato qui: il custode alla chiesa della Santissima Misericordia. Il suo nome   William, per si fa chiamare Bunny.
L'altra sembr adombrarsi. -S, certo- disse. -Lei   un amico?
-S- conferm Bruno. -Ho saputo che Bunny sta poco bene e volevo fargli un salutino. Ebbe subito l'impressione che la donna non gli credesse. Forse si era pure accorta del whisky che nascondeva sotto la giacca, ma non disse nulla al riguardo.
-Quell'uomo non ha amici- replic invece con un filo di voce, come se non volesse farsi sentire dagli altri.
-Sorella Nicla, pu venire un momento? si sent  chiamare dall'entrata del reparto.
La donna si volt verso una giovane molto carina che portava una bacinella con degli asciugamani. Bruno si stup nell'apprendere che aveva davanti una suora.
-Arrivo subito- conferm la donna, poi torn a dedicarsi a lui. -Lei non dovrebbe stare qui. Pronunci la frase con grande delicatezza. Poi, inaspettatamente, sollev il braccio e lo accarezz sulla guancia ispida.
Rimase spiazzato da tanta tenerezza. Ebbe la misteriosa consapevolezza che la suora avesse percepito che gli mancava poco e volesse fargli sapere che andava tutto bene, che non doveva avere paura.
-Lei non   credente- afferm la religiosa. -Peccato.
-Ho imparato che il mondo   malvagio- disse Genko, perch  tanto era inutile proseguire con la recita. -E se Dio ha creato il mondo, allora anche lui lo  . In fondo, basta osservare ci che fa ai suoi figli prediletti- afferm, indicandosi intorno.
Nicla rivolse uno sguardo compassionevole a coloro che stavano l in attesa. -Ho chiamato questo luogo 'il porto' non perch    un ultimo approdo. In realt, il loro viaggio non   ancora cominciato, e il posto in cui sono diretti assomiglia a un immenso oceano caldo.
Bruno pens a Meg Forman, e gli sembr che la donna gli avesse letto nel cuore. -Un oceano disegnato dalla mano di un bambino- disse, senza neanche sapere perch .
A Nicla piacque la definizione. -Dio   un bambino, non lo sapeva? Per questo quando ci fa del male non se ne rende conto.
Stavolta fu Bruno a sorridere, e le invidi la fede cos  salda.
La suora torn seria. -L'uomo che cerca   nell'ultima stanza, in fondo al corridoio. Dopo avergli indicato la direzione, lo fiss preoccupata. -Faccia attenzione.


 31.
La porta era accostata. Genko la spinse con la mano. Nonostante il sovraffollamento del porto, l'uomo disteso nel letto era il solo occupante della stanza.
Una debole luce filtrava dalle imposte chiuse della finestra, si posava irriguardosa sul lenzuolo bianco che avvolgeva come un sudario le scarne membra del degente. Spuntavano solo la testa e le braccia magrissime.
A giudicare dall'odore, William il custode aveva iniziato a decomporsi da vivo.
Il vecchio teneva gli occhi chiusi e respirava a fatica. Ma poi si ridest e cerc di capire chi fosse l'intruso che aveva disturbato il suo riposo.
-Salve, Bunny- disse subito Genko.
Dapprima l'altro lo scrut in silenzio. -Chi sei? domand.
Bruno tir fuori la bottiglia di whisky. -L'angelo della morte- rispose.
Quello esit ancora un momento, poi gli mostr un sorriso di denti ingialliti. -Vieni avanti- lo invit, con un gesto della mano ossuta.
Bruno prese l'unica sedia, che stava a ridosso di un muro, e la avvicin al letto. -Ti dispiace se facciamo due chiacchiere? chiese, mentre si sedeva.
-No, affatto- disse l'altro, con voce gracchiante. Poi toss e un grumo di catarro gli risal lungo la gola. -Sei uno sbirro?
-Non esattamente, ma ho comunque delle domande da farti. Si accorse che il vecchio guardava il whisky come un assetato davanti a un'oasi nel deserto. -Se alla fine sar soddisfatto, ti lascer solo con questa- promise.
Bunny rise di gusto. -So cosa sei venuto a chiedermi.
-Se lo sai, perch  non inizi subito a parlarmene? Prima finiamo, meglio sar per tutti.
Il vecchio spost lo sguardo verso il muro, come se cercasse un modo per incominciare. -Ti stupiresti se ti dicessi che il mio nome non   William?
-No, affatto- rispose lui.
-Per quarant'anni sono stato custode nella Santissima Misericordia, ma solo perch  non riuscissero a trovarmi.
-Chi non doveva trovarti?
-La polizia. O quelli come te. Un altro potente colpo di tosse gli squass il torace. -Ma ormai penso di avervi fregati tutti. Rise ancora.
-perch  avremmo dovuto cercarti?
-perch  per voi io sono il diavolo- afferm.
Forse lo disse per autocompatirsi, ma Genko avvert .anche una punta d'orgoglio. -E non   cos ?
-In realt sono solo un servitore, amico mio.
-Al servizio di chi?
Il vecchio si perse per qualche istante nei propri pensieri.
Genko, per, lo sollecit. -Qual era il tuo compito? Adescare ragazzini con quei fumetti? Fargli il lavaggio del cervello? A proposito, ho visto il film.
-Tu non puoi capire- afferm il vecchio, sprezzante. -Nessuno di voi pu.
La luce del sole cal di colpo. Fuori dalle persiane si addensavano nuvole scure. La stanza piomb in una grigia penombra.
-Cosa c'  da capire? perch  non me lo spieghi?
-Sarebbe inutile.
-Tu provaci.
-Lascia perdere, dammi retta. Altra risata, altro accesso di tosse. -Continua a vivere la tua miserabile vita come hai fatto fino a oggi, fidati.
Genko era furioso, ma non voleva farlo trasparire. -Chi stai coprendo?
-Nessuno.
Ma Genko sentiva che stava mentendo. -Cosa ci hai guadagnato, Bunny? A parte vivere in uno scantinato... ironizz.
-Quando mi   stato chiesto di scegliere, io l'ho fatto- disse il vecchio, inaspettatamente.
Da fuori si ud il rumore di un tuono che preannunciava un temporale.
-Che cosa vuoi dire? Che cosa significa che 'hai scelto'? Spiegati meglio- lo sollecit Bruno.
Il vecchio lo fiss coi suoi occhi liquidi e imperscrutabili. -Invece di domandarti chi sono, dovresti chiederti cosa sono.
Bruno ci pens un momento, poi comprese. -Anche tu sei un figlio del buio.
L'uomo annu.
Genko cap che, nonostante l'apparente reticenza, Bunny aveva voglia di parlare, di sputare fuori una storia che si era portato dentro per chiss quanto tempo. Doveva solo attendere e le risposte sarebbero arrivate da sole. Infatti, poco dopo, il vecchio prese a raccontare.
-Un giorno, mentre stavo giocando per strada, si avvicina un uomo. Mi chiama a s  e dice che vuole farmi un regalo. Poi mi mostra un albo a fumetti. Il protagonista   un coniglio, ma lui dice che c'  anche un segreto. Mi spiega cosa devo fare... 'Prendi uno specchio', dice... 'Se ti piace ci che vedi, torna da me'.
-E poi cosa succede?
-Torno da lui, ma solo perch  sono curioso... Mi porta via e mi chiude in una specie di buco nero. E mi lascia l al buio. Ero solo un bambino spaventato a morte. Non so quanto ho urlato, non so nemmeno quanto tempo   passato. Giorni o forse mesi. Ma poi la porticina si   aperta e qualcuno mi ha teso una mano. Era un poliziotto. Sei salvo, mi ha detto... Ma lui non lo sapeva che ormai non potevo pi essere salvato - mai pi. Nessuno immaginava che avevo addosso una specie di maledizione. Neanch'io lo sapevo ancora. Ma il buio mi aveva gi marchiato.
-Come si chiamava l'uomo che ti ha rapito?
Il vecchio distolse lo sguardo. -Bunny, ovviamente... O, perlomeno,   ci che ha detto a me. Gli altri lo conoscevano con un altro nome. Per vent'anni aveva fatto il guardiano notturno di un deposito di fertilizzanti. Di giorno dormiva, perci non aveva alcun contatto umano. Quando sono andati ad arrestarlo, nessuno dei vicini sapeva chi abitasse in quella casa. Al processo non ha detto una parola, nemmeno quando un giudice l'ha condannato a trascorrere in galera il resto dei suoi giorni.
Dal racconto, Genko not che il vecchio nutriva una specie di ammirazione per il proprio aguzzino. Voleva conoscere il seguito della storia. -Non finisce cos , giusto?
-Avevo tredici anni... Un mattino a casa nostra si presenta un agente penitenziario. Dice che Bunny   morto, ma ci spiega pure che, tempo prima, ha fatto testamento e mi ha nominato unico erede. Si pass il dorso della mano sulle labbra secche e mastic la dura saliva che gli si addensava nella bocca. -Mia madre non avrebbe voluto un soldo da quell'uomo, ma eravamo troppo poveri per permetterci di rifiutare. Per poi non arriva solo il denaro, perch  portano da noi anche la sua roba. Qualche vestito, un proiettore Super8, una scatola con dei fumetti tutti uguali e uno strano film.
-Tu l'hai guardato...
-E ho capito. Era come un messaggio... 'Passa il testimone', o una cosa del genere...
-Chi ha iniziato tutto questo?
-Non lo so- rispose l'altro. -Ma io ho portato a termine il mio compito, sono stato bravo- si lod.
Loro non sanno di essere mostri, si ripet  Genko. E anche il custode pensava di essere normale. In fondo, dal proprio punto di vista, William aveva solo svolto bene il proprio lavoro. -Vuoi farmi credere che non sai chi c'  dietro? Chi hai servito con tanta devozione? domand di nuovo.
-Il buio- rispose stavolta il vecchio, senza tergiversare.
Un secondo tuono, ma ancora non si udiva il rumore della pioggia.
Genko era disgustato. -E' questo che hai fatto a Robin Sullivan quando era ancora un bambino?
Sentendo il nome, il vecchio si scosse.
-L'hai rapito per tre giorni e l'hai portato con te... Nel buio? lo incalz l'investigatore.
-Ho passato il testimone- si giustific l'altro con un sorriso.
-Quanti ce ne sono stati prima e dopo? Quanti?
-Non lo so, ho perso il conto. Ma gli altri non sono importanti... Occorrono molti tentativi per trovare il ragazzino giusto. Dopo Robin ho continuato per un po', ma ormai sapevo che lui avrebbe fatto la sua scelta. Proprio come me, quando avevo pi o meno la sua et.
Genko si frug in tasca e prese la foto del fascicolo del Limbo in cui Robin Sullivan era in compagnia dell'amichetto coi capelli ricci e l'incisivo mancante. La mostr al vecchio.
-Eccoti qua, figliolo- lo riconobbe subito. -Da quanto tempo... Gli occhi gli brillavano.
-Chi   l'altro ragazzino nella foto? Quello con i riccioli e senza un dente?
Il vecchio lo guard, smarrito.
-Da questa immagine si deduce che frequentava la parrocchia, perci sono sicuro che lo conosci. E, come incoraggiamento, gli agit la bottiglia di whisky davanti alla faccia.
Il custode si umett le labbra aride con la lingua. -Paul, mi pare... Abitava nella casa verde a due isolati dalla chiesa.
Dopo l'iniziale spaesamento, il custode era stato collaborativo. L'investigatore non seppe dare una spiegazione. Era anche probabile che William gli avesse rifilato una balla solo per toglierselo dai piedi. L'unico modo per scoprirlo era andare a verificare di persona bussando alla porta della casa verde. Prima, per, consegn al moribondo il premio promesso. -Addio, Bunny- gli disse.
-A presto- gli rispose il vecchio.
Al pensiero che forse entrambi erano diretti nello stesso posto, Bruno prov un brivido. Ma aveva ragione l'altro: doveva ancora meritarsi la pace raffigurata nel disegno di Meg Forman, e non era rimasto molto tempo.
Un altro tuono, il temporale era vicino.


 32.
La casa verde si trovava dietro un fitto muro d'acqua.
Genko scese dalla Saab e attravers la pioggia diretto al portico. Arrivato al riparo della pensilina, tir gi il bavero della giacca. Il temporale l'aveva colto all'uscita del porto e non era ancora terminato, capelli e vestito di lino erano zuppi. Si mise una mano sulla fronte, sentiva di avere la febbre. Il cuore, per, continuava a pulsargli nel petto smentendo la previsione dei medici. Non durer, si disse. Era inutile illudersi. Non erano battiti, ma i rintocchi di un orologio che girava al contrario.
Cerc di darsi una sistemata per essere pi presentabile. Poi lesse il nome sulla cassetta per le lettere. -Paul Macinsky- disse fra s  per memorizzarlo meglio. -Paul- ripet , coincideva con la soffiata ricevuta dal custode.
Per qualcosa ancora non gli tornava.
Prov a suonare, ma il campanello non funzionava. Immagin che, a causa della tempesta di fulmini, fosse andata via la corrente. Allora buss alla porta. Attese per qualche secondo. Tent ancora, perch  forse il rumore della pioggia battente impediva agli occupanti della casa di sentire. Anche stavolta, niente.
Allora, si spost verso una finestra per sbirciare all'interno.
Un soggiorno con un divano coperto di giornali e, davanti a un vecchio televisore, una poltrona sformata. Accanto, un tavolino su cui c'erano almeno dieci bottiglie di birra vuote e un posacenere colmo di mozziconi.
Dal disordine - tipico degli uomini che non avevano famiglia - Genko dedusse che Paul Macinsky fosse l'unico occupante dell'abitazione. Ma anche che, probabilmente, al momento l'uomo non era l.
Voleva incontrare il vecchio compagno della squadra parrocchiale di calcio di Robin Sullivan per un motivo preciso. Se il mostro aveva cercato un rifugio sicuro nel quartiere in cui era cresciuto, allora poteva anche darsi che si fosse rivolto a Macinsky per ottenere favori e coperture. Forse Paul sapeva addirittura dove si nascondeva Bunny.
E' ancora qui - lo so.
L'investigatore privato comprese di dover prendere rapidamente una decisione. Avrebbe potuto attendere in auto o sotto al portico il ritorno del padrone di casa, oppure entrare e dare un'occhiata in giro.
La seconda opzione era quella che di solito preferiva.
Quando doveva interrogare una fonte o un testimone, cercava sempre di essere preparato. perch  l'unico modo per indurre qualcuno a parlare era conoscere il pi possibile della sua vita.
Per esempio, una volta aveva bisogno che una donna di mezza et gli rivelasse dove si trovava una conoscente. Se Genko si fosse presentato semplicemente da lei e le avesse fatto una richiesta diretta, quella si sarebbe insospettita e non gli avrebbe detto alcunch. La gente diffidava sempre degli  sconosciuti che facevano domande: anche se si trattava di proteggere qualcuno che frequentavano appena, scattava un automatico senso di solidariet. Non avendo il tempo di stringere un'amicizia preventiva, quella volta Genko dedic qualche ora a sorvegliare la donna. Scopr che passava gran parte delle proprie giornate in compagnia delle soap-opera trasmesse in tv. cos  and da lei e le chiese dove fosse l'amica, dicendole di esserne perdutamente innamorato. La signora, commossa dalla storia, gli disse senza problemi tutto ci che voleva sapere.
Ecco perch, in quel momento, Genko saggi la maniglia della porta della casa verde. E, dopo aver constatato quanto sarebbe stato facile averne ragione, assest un paio di gomitate e la apr.
Una volta all'interno, il primo impatto con la casa fece capire a Bruno molte cose di Paul Macinsky. La prima fu che l'ex ragazzino con l'incisivo rotto da adulto non se la passava affatto bene. I mobili sembravano recuperati da una discarica. Per terra c'era una moquette che forse un tempo era stata beige, ma adesso era un arcipelago di macchie di unto. In giro abbondavano polvere e sporcizia. In un angolo c'era una coperta con due ciotole e un guinzaglio, ma per fortuna non c'era traccia di cani.
L'investigatore si richiuse l'uscio alle spalle. Il frastuono della pioggia si attenu. L'abitazione era composta da due piani. Genko decise di dedicarsi prima a quello superiore.
In cima alle scale c'era un breve corridoio su cui si affacciavano tre stanze. Si avvicin alla porta con un vetro smerigliato e immagin che dietro ci fosse un bagno. La apr  di pochi centimetri e subito un cagnaccio nero gli abbai contro, feroce. Ebbe la prontezza di richiudere prima di essere attaccato. Maledisse l'animale, se stesso e anche il cuore che gli rimbalzava nel torace. Ebbe paura, ma poi si mise a ridere, perch  sarebbe stato un modo proprio idiota di farsi venire un infarto fatale.
prosegu  la perlustrazione. Nella seconda stanza c'erano solo le reti arrugginite di un letto matrimoniale. Per terra si era formata una pozza di acqua piovana proveniente da qualche crepa nel tetto. Nell'armadio erano conservati vestiti da donna che odoravano di naftalina. Bruno pens che appartenessero alla madre di Paul e ipotizz che la signora Macinsky doveva essere morta gi da un po'.
La terza camera, invece, veniva ancora usata regolarmente. Il letto di Paul era un materasso gettato per terra. Sulle pareti nere c'erano alcuni poster di gruppi heavy metal, sembrava la cameretta di un teenager degli anni Ottanta. Solo che l'uomo che dormiva in quella stanza aveva poco meno di cinquant'anni. Di fianco a un giradischi, c'era una discreta collezione di vinili. Su una mensola faceva bella mostra un piccolo trofeo, sulla targhetta in ottone apposta sulla base c'era scritto: -Torneo Parrocchiale '82- '83 - Terzi classificati-. Considerando come si era ridotto, quello doveva essere stato l'unico momento di gloria dell'esistenza di Paul.
Accanto al giaciglio sul pavimento, sotto una pila di riviste porno, c'era una ciotola di creta con tutto l'occorrente per prepararsi una canna. Not anche una porzione del battiscopa che si discostava leggermente dal muro. Genko la sfil senza difficolt e gli si svel un'intercapedine in cui era custodito un panetto di hashish. Lo soppes sul palmo della mano: in fondo, era una quantit modesta, da piccolo spacciatore. La rimise dove l'aveva trovata.
A quel punto, Bruno concluse che l'esplorazione sommaria della casa non gli aveva portato alcuna informazione utile a instaurare un dialogo amichevole con Paul. Era difficile trovare un interesse comune con uno che amava soprattutto sballarsi e leggeva solo pubblicazioni oscene. Avrebbe dovuto cercare un'altra via per conquistare la sua fiducia e convincerlo ad aprirsi. Paul Macinsky era la persona pi vicina a Robin Sullivan che fosse riuscito a scovare.
Se sa dove si trova Bunny potrei spingerlo a tradirsi. Ma come?
Il cane nel bagno continuava ad abbaiare, impedendogli di ragionare. Gli stava venendo anche un'emicrania. Bruno fu scosso da un brivido improvviso, inizi a battere i denti. La febbre stava aumentando. Torn di sotto.
Avrebbe dovuto lasciare subito la casa e appostarsi nella Saab in attesa del ritorno di Paul Macinsky. Ma dopo aver disceso le scale, lo colse un'improvvisa spossatezza. Non poteva tornare l fuori e prendere altra pioggia. Scost i giornali dal divano del soggiorno, ma poi scelse la poltrona e occup quello che sembrava il posto preferito di Paul, davanti alla tv che adesso per era spenta. C'era anche un plaid, sporco e pieno di buchi, ma lo us lo stesso per avvolgersi le spalle. Il fremito che lo attraversava non accennava a smettere. Era anche spaventato, ma cap che doveva scacciare subito l'idea dell'imminenza della morte. Prov a calmarsi. Doveva pensare a qualcosa.
Gli venne in mente di nuovo il vecchio custode e, soprattutto, la facilit con cui gli aveva rivelato il nome del ragazzino riccio col dente rotto ritratto accanto a Robin nella foto del Limbo.
Quando Genko gli aveva rinfacciato di aver portato nel buio un povero bambino indifeso, William si era giustificato con una motivazione assurda.
-Ho passato il testimone- aveva detto.
Si riferiva a Robin come fosse un degno discepolo, ed era proprio questo che adesso non tornava a Bruno. Se il vecchio Bunny riteneva Robin il suo erede - il nuovo Bunny - perch  aveva aiutato un estraneo a scovarlo? Avrebbe dovuto proteggere meglio l'identit dell'amichetto d'infanzia che poteva fornire informazioni utili alla cattura del suo prediletto.
Invece aveva pronunciato quasi subito il nome di Paul.
Non riusciva a venirne a capo. Per almeno i tremori erano cessati. Anche il cane al piano di sopra si era arreso. Coccolato dal silenzio e dalla vecchia poltrona, Genko fiss il proprio riflesso sullo schermo del televisore spento. Si compiacque di essere ancora l  e di non essere morto. L'aveva scampata un'altra volta. Prov gratitudine e sollievo.
Ma, senza accorgersene, scivol anche in un sonno profondissimo.


 33.
Una stretta fortissima alla gola, la bocca spalancata in cerca di ossigeno - disperatamente. Il modo peggiore per svegliarsi da un sonno profondo come la morte: scoprire di essere vivi solo per dover morire ancora - dolorosamente.
L'energumeno alle spalle di Genko non mollava la presa. Sentiva il possente avambraccio che serrava la morsa, implacabile. L'investigatore prov a strapparsi via quell'arto dal collo, ma le sue dita continuavano a scivolare sulla pelle dell'assalitore bagnata di pioggia. Avrebbe voluto avere il tempo di spiegare a Paul Macinsky perch  era entrato in quel modo in casa sua, come un ladro. Dirgli che comprendeva la sua reazione ma che, considerando la situazione, era anche esagerata. Avrebbe voluto dire tutto questo all'uomo che stava per ammazzarlo. Ma poi scorse il suo riflesso nel televisore spento che aveva di fronte.
L'energumeno aveva una macchia scura sul lato destro del volto.
Non era Paul Macinsky. Era Sullivan.
Per questo il vecchio mi ha aiutato. Mi ha mandato qui e, in qualche modo, ha avvertito il suo discepolo. Mi ha fatto finire in trappola.
Bunny non aveva pi bisogno della maschera da coniglio, finalmente erano faccia a faccia. E anche lui lo stava fissando attraverso lo schermo. Non c'era odio nei suoi occhi lucidi come biglie, nemmeno rabbia. Sembrava una fredda e lucida voglia di uccidere.
Il disegno di Meg Forman - il caldo oceano, la barca, il sole. Il paradiso immaginato da una bambina. L'ho meritato, mi spetta - si convinse Bruno. -Dio   un bambino, non lo sapeva? aveva detto la suora del porto. -Per questo quando ci fa del male non se ne rende conto.
Genko inizi ad accettare il dolore della fine.
Scie brillanti, simili a graziose fatine, iniziarono a danzargli nello spettro visivo. I polmoni si svuotavano rapidamente e ormai annaspava. Il caldo oceano, la barca, il sole - gli sembrava quasi di vederli. Sto arrivando, disse. Si sent  strattonare verso l'alto e tir indietro il capo. Fu quasi un riflesso incondizionato. Tuttavia, riusc  ad assestare una botta involontaria al naso dell'assalitore.
Stordito dalla reazione imprevista, Robin Sullivan allent un poco la presa. Bruno ne approfitt per sottrarsi totalmente alla sua stretta, poi diede un colpo di reni per alzarsi dalla poltrona. Cadde in avanti, atterrando con le mani sulla moquette lurida. Prov a respirare, ma ci riusc  a malapena solo al terzo tentativo. Si volt per controllare l'aggressore: Bunny perdeva sangue dal naso e le lacrime gli offuscavano la vista. Ci, per, non gli imped di avventarsi nuovamente su Genko. Lo afferr per la caviglia, ma l'investigatore riusc a sfilare la gamba, quindi scatt in avanti, allontanandosi dal mostro ma anche dalla porta d'ingresso. In realt non sapeva dove stava andando, si comportava come una mosca che non riesce ad accorgersi dello spiraglio in una finestra aperta e rimane prigioniera della propria stupidit.
Cos, barcollando, si ritrov in cucina. L'unico locale della casa che non aveva perlustrato.
E si sent  sollevato quando vide che, di fianco a un vecchio frigorifero con lo sportello ricoperto da magneti, c'era un'uscita che dava su un cortile posteriore.
Genko si accorse che, nel frattempo, Bunny si era ripreso e l'aveva gi puntato.
Essere fuori dalla casa non voleva dire essere anche in salvo, ma era comunque un ottimo stimolo per non darsi per vinto. Con le poche forze che gli restavano si diresse verso la porta, sperando che non fosse chiusa come poche notti prima alla fattoria dei Wilson, mentre Bunny lo seguiva esattamente come adesso.
Afferr la maniglia, tir: la porta era aperta. Stava per muovere un passo fuori, ma indugi. Gli sembr che accadesse tutto lentamente. sent  il proiettile che gli si conficcava nella schiena, dritto fra le scapole. Un pezzo di metallo rovente che gli scavava le carni.
Ma non aveva udito alcuno sparo. Come   possibile? si chiese.
La sensazione era di essere stato trapassato da una pallottola. Ma quando chin il capo si accorse che mancava il foro d'uscita sul torace. Prima di darsi una spiegazione, sent  le gambe che cedevano: cadde in ginocchio. Nelle orecchie, una percussione profonda e controtempo - era il suo cuore che perdeva il ritmo dei battiti.
Nessuno aveva sparato.
Era l'infarto fatale che attendeva da giorni.
Bruno Genko moll la maniglia, fece una breve piroetta sulle ginocchia, appoggi le spalle allo sportello del frigo e si lasci scivolare fino al pavimento portandosi appresso una cascata di magneti colorati.
Sospeso fra la vita e la morte, i suoi occhi si posarono distrattamente su una calamita in particolare: una palma tropicale. Sotto di essa, c'era un disegno.
Lo stile e i colori erano inequivocabili. Era stato fatto da un bambino.
Ritraeva un grosso coniglio con gli occhi a forma di cuore che teneva per mano una bambina dai capelli biondi.
Ma ci che stup Genko fu la firma apposta sotto l'opera. Soltanto il diminutivo del nome di battesimo.
-Meg.


 34.
Era incredibilmente strano come il cervello di un uomo in punto di morte lavorasse rapidamente, pens Genko. perch  adesso il suo riusciva a ragionare al doppio della velocit.
Come fa la figlia pi piccola dei Forman a conoscere Bunny il coniglio?
Bruno sollev lo sguardo, immaginava di trovarsi di fronte l'assalitore pronto a infliggergli il colpo di grazia. Invece, inaspettatamente, l'altro lo fissava immobile. Forse attendeva che crepasse da solo. Ma, qualunque cosa gli passasse per la testa, Genko aveva ancora il tempo per conoscere la verit. Fece uno sforzo e si mise una mano in tasca. Estrasse la foto presa al Limbo e la porse all'uomo con la voglia scura sulla faccia.
Quello esit un attimo, ma poi la prese.
Dalla sua espressione, Genko dedusse che ci aveva visto giusto. -Sei Paul Macinsky, vero? azzard.
L'uomo tacque, ma poi ebbe una reazione. -Che significa questa fotografia? domand nervosamente. -Chi sei tu? E che ci fai in casa mia?
Bast l'ultima frase a confermare a Bruno che non si trovava al cospetto di Robin Sullivan.
Il vecchio custode mi ha fregato, pens. Ecco perch  sembrava come smarrito quando Genko gli aveva chiesto il nome del ricciolino nella foto. Ha capito che cercavo la persona sbagliata. perch  credevo che Robin fosse quello triste con la voglia sul viso. Ma non   cos .
E' l'altro - quello allegro.
Il vecchio Bunny l'aveva depistato, ma lo scambio di persona era iniziato prima. L'errore era stato generato dalla testimonianza del dentista: Peter Forman aveva riconosciuto la voce dell'uomo con la maschera da coniglio che, a suo dire, l'aveva costretto a uccidere Linda minacciando la sua famiglia. Era stato il dentista a indicare per primo il giardiniere.
Come fa la figlia pi piccola dei Forman a conoscere Bunny il coniglio?
-Parlami di Robin- disse Genko a Paul Macinsky con un filo di voce.
-Amico, forse   il caso che ti chiamo un'ambulanza.
Sembrava sinceramente preoccupato, ma Genko scosse il capo. -Robin Sullivan- ripet .
-Non si chiama pi cos , adesso ha cambiato nome. Ci frequentavamo da piccoli, poi non ho pi saputo nulla di lui... Forse pensava che non lo riconoscessi quando   venuto a chiedermi di sistemargli il giardino, ma io ho capito subito che era lui.
-Chi? domand Bruno. -Dimmelo, per favore. Aveva bisogno di sentirlo dalla sua voce.
-Robin... Robin Sullivan... Ha una bella casa, una bella moglie, due bambine. Adesso si fa chiamare Peter Forman e fa il dentista.
Come fa la figlia pi piccola dei Forman a conoscere Bunny?
-Adesso parlami di questo... Genko indic il disegno sotto il magnete a forma di palma.
-Io chiamo il numero delle emergenze- disse invece l'altro, sfilandosi dalla tasca un cellulare.
-Ti prego: il disegno.
L'uomo aveva digitato le cifre sulla tastiera, ma si ferm per rispondere alla domanda. -Me l'ha dato la figlia di Forman, la pi piccola. E' successo una settimana fa.
La bambina aveva provato compassione per quell'uomo solitario, che nelle foto d'infanzia mostrava la tristezza che l'avrebbe accompagnato per l'intera vita. Bruno Genko, invece, l'aveva scambiato per un mostro e si sentiva in colpa. -Meg ti ha spiegato cosa significa il disegno?
-No- disse.
Come fa la figlia pi piccola dei Forman a conoscere Bunny il coniglio? perch  conosce l'uomo sotto la maschera, si disse Genko. Bunny   il suo pap.
Rivide la scena a casa di Linda, quando in bagno aveva trovato Peter Forman gravemente ferito. Era stato allora che il mostro aveva iniziato la recita.
Ma perch  coinvolgere la sua stessa famiglia inscenando un sequestro? -Si   introdotto in casa nostra- aveva detto il dentista fra le lacrime, quando invece lui stesso era apparso alla moglie con la maschera di Bunny, per poi rinchiuderla in cantina insieme alle bambine. -Mi ha detto che se non avessi fatto come diceva, le avrebbe uccise- aveva affermato singhiozzando. Ma perch  fingere anche con loro? perch  non si era semplicemente recato a casa di Linda per ucciderla?
perch  anche quello era uno sporco trucco, pens l'investigatore. -Aveva una maschera, ma io lo conosco... Io so chi  . Non era solo l'inizio di un piano ingegnoso per depistare tutti, indirizzando i sospetti sull'incolpevole giardiniere.
No, lui aveva uno scopo preciso.
Quando aveva rinvenuto l'uomo con la maschera di coniglio accasciato sul pavimento del bagno, nudo e sanguinante, Bruno aveva pensato che Linda si fosse difesa, che avesse ferito gravemente il suo assassino. Ed era stato fiero di lei.
Non   stata Linda a ferirlo col coltello, si disse adesso. Bunny ha fatto tutto da solo.
Bruno si era meravigliato quando Bauer e Delacroix gli avevano riferito che Forman era ricoverato al Saint Catherine. -E' il posto pi sicuro, visto che lo stiamo gi presidiando in forze- aveva detto lo sbirro con la solita arroganza.
Il posto pi sicuro per Bunny era anche quello in cui si trovava Samantha Andretti.
Vuole riprendersela, pens. Quel bastardo vuole riportarla nel buio.
Ma appena ebbe davanti a s  una visione completa del piano, l'investigatore privato Bruno Genko mor.


 35.
Il dottor Green rientr nella stanza e si richiuse rapidamente la porta alle spalle. Nascondeva qualcosa dietro la schiena. -Ecco qui- annunci e le mostr un sacchetto di carta. -Ho pensato che avessi fame.
Lo segu con lo sguardo mentre andava a sedersi al solito posto.
-Il cibo dell'ospedale fa schifo, questo   decisamente meglio. Estrasse dal sacchetto due sandwich avvolti nel cellofan trasparente. -Pollo o tonno? domand.
-Pollo- rispose lei.
Le porse uno dei due panini. -Ottima scelta: l'insalata di pollo di mia moglie   imbattibile.
Lo prese e lo osserv.
-Che fai, non mangi? chiese lui mentre dava il primo morso a quello col tonno.
-S, mi scusi- disse. -Mi   venuta in mente una cosa... Come faceva il rapitore a darmi i farmaci per tenermi buona?
-Intendi gli psicotropi. Green si ferm a riflettere. -Credo che te li somministrasse col cibo.
Si rigir ancora il sandwich fra le mani, era da tanto che non assaggiava qualcosa preparato con amore. -Sua moglie deve volerle un gran bene.
-Abbiamo avuto i nostri alti e bassi- ammise Green. -Ma credo che capiti a tutte le coppie che stanno insieme da tanto tempo.
Si volt verso lo specchio. -Mio padre non   ancora arrivato?
-Ci vorr un po', poi lo faremo venire direttamente qui.
-Non lo so... Non si sentiva ancora pronta a incontrarlo.
-Nessuno ti obbliga, Sam. Puoi prenderti tutto il tempo che vuoi.
-Il fatto   che non mi ricordo nemmeno come   fatto.
-Posso portarti una sua foto, se vuoi. Magari ti torna in mente qualcosa.
Le parole del dottore ebbero l'effetto di sollevarla. Liber il sandwich dal cellofan e lo addent voracemente: aveva ragione Green, era buonissimo. -Marted - disse senza pensarci.
-Cosa? chiese subito l'altro.
Si concentr ancora una volta sulla macchia di umido sul muro - il cuore pulsante. -Il marted   il giorno della pizza- ripet ...
In realt, non sa se   marted. E nemmeno se   giorno oppure notte. Anzi,   persino probabile che quello che lei chiama -il marted della pizza- cada una volta al mese o anche di pi. Ma lei ha deciso cos . E' una delle piccole convenzioni che ha imposto alla routine del labirinto.
Tutto   iniziato la prima volta che   riuscita a terminare la terza faccia del cubo di Rubik. Era orgogliosa di s , tanto fiera del lavoro ben fatto da diventare subito rabbiosa. perch  sentiva di meritare un premio. E allora se n'  andata in giro per il labirinto, con il cubo esibito come un trofeo, marciando e gridando: -Pizza! Pizza! Pizza!
Oltre a rivendicare la giusta ricompensa, il suo intento era anche infastidire il bastardo, semmai fosse stato in ascolto. Ma lei sapeva che poteva sentirla. E provava anche un certo gusto a essere indisciplinata.
Alla fine, aveva ottenuto ci che voleva.
In una delle stanze aveva trovato un cartone con della pizza margherita molliccia, gi vecchia di qualche giorno. Il bastardo pensava di punirla cos, ma lei l'ha mangiata lo stesso di gusto. Da allora, il rito si   ripetuto.
Ogni terza faccia del cubo terminata, arriva un nuovo marted. Pizza scadente.
Il bastardo chiss dove la prende. Il cartone   semplice, anonimo. Nessuna indicazione riguardo al locale di provenienza. Forse   una pizzeria di catena oppure un piccolo esercizio che pratica solo asporto. Lo immagina come un posto con un odore perenne di fritto, con le mattonelle bianche coperte da una patina di unto, lucida e viscida, che ormai nessun sapone mander pi via.
Ogni volta, mentre addenta la prima fetta di quella pizza, si domanda che faccia abbia la persona che l'ha preparata. Chiss perch  se la figura come un ragazzo con le braccia robuste, sporche di farina, e la pancetta da bevitore di birra. Un tipo allegro, a cui piace stare con gli amici, andare insieme al cinema a vedere i film d'azione, o a giocare a bowling. Non ha la fidanzata, ma nella sua vita c'  una brunetta molto carina, fa la cassiera in un supermercato.
Il ragazzo non si domanda mai a chi sono destinate le sue pizze - perch  dovrebbe? Non sospetta nemmeno che quella che sta preparando finir nel labirinto, a sfamare una povera prigioniera. Non sa di essere l'unico contatto, anche se indiretto, che lei ha col mondo esterno. Ma lui   la prova che c'  qualcosa oltre quelle mura. Che l'umanit non si   ancora estinta per un olocausto nucleare o perch  dal cielo   caduto un asteroide...
-Speravo sempre di trovare un messaggio per me in uno dei cartoni che arrivavano nei miei marted immaginari. Non certo un biglietto, anche solo una parola scritta con la salsa di pomodoro. Un semplice saluto - 'ciao', per esempio. Una volta sulla pizza c'era un carciofino, e l'ho interpretato come un segno. Ma poi la cosa non si   pi ripetuta.
-Cosa ti infastidiva di pi del labirinto? domand Green, mentre dava l'ultimo morso al sandwich di tonno.
-Il colore delle pareti... Quel grigio era insopportabile.
-C'  una teoria che sostiene che certi colori abbiano un'influenza sulla psiche- disse il dottore mentre si puliva la bocca con un kleenex. -Il verde trasmette sicurezza, per questo i tavoli da gioco sono quasi sempre verdi: per spingere i giocatori a rischiare... I toni caldi, invece, stimolano la serotonina e, per esempio, inducono le persone a essere loquaci o sessualmente promiscue.
-E il grigio? domand.
-Inibisce l'azione delle endorfine- disse Green. -Le stanze dei manicomi sono dipinte di grigio, e anche le celle delle carceri di massima sicurezza. Poi aggiunse: -Le gabbie degli zoo... Alla lunga, il grigio rende mansueti-.
Il grigio rende mansueti, si ripet . Lui la considerava una specie di animale a cui placare l'istinto.
Forse il dottor Green si accorse che l'argomento l'aveva rabbuiata. Per distrarla appallottol il kleenex, si volt verso il cestino della carta straccia che stava in un angolo, prese la mira e fece canestro. -Sono stato playmaker nella squadra di basket dell'universit: modestamente, ero un fenomeno.
Le strapp un sorriso.
Ma poi lei si accorse che Green, approfittando della sua distrazione, stava nuovamente toccando il moschettone con le chiavi attaccato alla cintura. Ancora una volta quel segnale per comunicare con i poliziotti al di l dello specchio, si disse. Cosa significava? Forse non c'era alcun linguaggio in codice, era solo frutto della sua paranoia.
Il dottore not che gli era caduto un po' di tonno sulla camicia blu. -Ora chi la sente mia moglie- borbott, mentre cercava inutilmente di far sparire la macchia con le dita. -Devo trovare un modo per toglierla- disse alzandosi. -Torno subito.
Meglio cos , pens. Le scappava la pip e, anche se aveva il catetere, si vergognava a farla davanti a lui.
-Ti porto anche qualcosa da bere- promise prima di uscire. -Ma tu non perdere la concentrazione, dopo dobbiamo rimetterci al lavoro.
Rimasta sola, obbed a Green e continu a fissare il cuore sul muro. Fu in quel momento che il telefono giallo sul comodino squill di nuovo.
Ancora una volta, la sensazione paralizzante di terrore.
Ha ragione Green, si disse. E' solo qualcuno che ha sbagliato numero. E' ridicolo avere paura. Ma c'era solo un modo per scoprirlo.
Rispondere.
Gli squilli riecheggiavano sinistri nella stanza e anche nella sua testa. Voleva solo che smettessero in fretta, ma non accadeva.
Allora si decise. Allung una mano verso il comodino. La gamba ingessata le ostacolava il movimento, ma riusc  lo stesso a sfiorare la cornetta con le dita. La tir a s  e l'afferr, portandosela all'orecchio. Sentir solo un profondissimo silenzio, immagin. E dentro quel silenzio si nasconder un respiro. -S? disse soltanto, e rimase in timorosa attesa.
-Avete dimenticato l'indirizzo- afferm subito una voce maschile.
Non capiva, di sottofondo c'era anche parecchio rumore. Era come aveva detto Green, si trattava di uno sbaglio. Si rasseren.
-Pronto? L'uomo dall'altra parte si stava spazientendo.
-Mi scusi, ma non so di cosa parla.
-Mi serve l'indirizzo- ripet  quello. -Per l'ordinazione.
Sgran gli occhi, un fremito l'attravers come una scossa elettrica.
-La pizza- ribad l'uomo al telefono. -Dove dobbiamo consegnarla?
Gett via la cornetta, come se scottasse. Poi, istintivamente, si volt verso la parete con lo specchio. Fu molto pi di un semplice presentimento. Mentre guardava il proprio riflesso, ebbe la vivida sensazione che dietro si nascondesse un'ombra malvagia che aveva ascoltato il suo racconto.
E con quello scherzo voleva farle sapere che era vicino.


 36.
Un suono unico, lineare, in sottofondo.
-Libera!
Non aveva pi il controllo del proprio corpo. Era l ma era anche come se non ci fosse. Prigioniero dentro uno scafandro di carne. Ma non sentiva alcun dolore. Anzi, provava uno strano benessere.
Non riusciva a chiudere le palpebre, perci aveva gli occhi sbarrati e poteva assistere da posizione privilegiata alla scena dei soccorritori che si affannavano sopra di lui. Spettatore della propria morte - figo!
-Libera!
I paramedici erano un uomo e una donna. Lui era un tipo robusto, sulla trentina, con i capelli a spazzola e gli occhi scuri. Il classico compagnone con cui farsi una birra o andare alla partita. Gli teneva premuto un pallone ambu su naso e bocca. Lei era pi minuta, ma non per questo appariva meno determinata. Capelli blu legati in una coda di cavallo, carnagione chiara, lentiggini e occhi verdi. In un altro momento, l'avrebbe invitata volentieri a uscire. Con tono cazzuto, diede un nuovo comando.
-Libera!
L'uomo robusto arretr di un passo e la donna poggi ancora gli elettrodi sul suo torace, poi fece partire un'altra scossa. Ogni volta, era come se qualcuno appiccasse un incendio dentro di lui. Le fiamme divampavano e si estinguevano in un istante.
Dopo una breve pausa, il suono di sottofondo mut, divenne cadenzato.
-Bene- annunci capelli blu, entusiasta. -Lo abbiamo ripreso: adesso   trasportabile.
Nessuno vi ha chiesto di riportarmi indietro. Dovevate lasciarmi dov'ero.
Lo caricarono su una barella. Quindi, dopo aver percorso il vialetto con una serie di scossoni, lo infilarono nell'ambulanza. Le porte del mezzo si richiusero. Poi si accese la sirena.
-Ehi bello, ora resta con noi, va bene? stava dicendogli l'uomo per cercare di tenerlo sveglio. -Sei stato fortunato: il tuo amico ti ha fatto dieci minuti di massaggio cardiaco. Se non c'era lui, noi saremmo stati inutili... Perci pensa a un bel regalo.
Paul Macinsky gli aveva salvato - temporaneamente - la vita, non riusciva a crederci. Avrebbe voluto dire ai due paramedici che l'uomo era innocente, che non c'entrava nulla col rapimento di Samantha Andretti. Che in realt Bunny era... Chi era Bunny? L'aveva dimenticato.
Buio.
Un lampo improvviso - come i flash di magnesio delle macchine fotografiche di una volta - che si dissolse rivelando una scena totalmente diversa. Non era pi in ambulanza. Suoni e rumori frenetici. Intorno, un intenso viavai. Era ancora disteso, una luce bianchissima lo vegliava dall'alto. Mille mani si muovevano su di lui. Voci indistinte. Erano tutti nudi.
-Com'  l'ossimetria? domand una ragazza bassina, con seni enormi.
-Scende... Sessantasette per cento- rispose un tipo con la barba, pelosissimo.
-Asistolia- annunci un altro di cui scorgeva solo la pancia prominente.
-Preparo una siringa di atropina- disse una voce femminile prima di voltarsi e rivelare un bel culetto.
Sono senza vestiti per via del caldo, pens Genko che non riusciva a spiegarsi una simile assurdit. Mentre tutti rimanevano seri, lui cominci a sbellicarsi dalle risate.
-Applichiamo la cpap- comand una giovane dottoressa coi capelli neri che le ricadevano morbidamente sulle spalle. Era l'unica a indossare il camice bianco. Ma sotto non aveva niente. Dio, come gli sarebbe piaciuto toglierglielo!
-Come va la pressione?
-Ottantotto su cinquantanove.
Potresti sfilarti quel camice, che ne dici? Sono sicuro che ti piacerei, baby... Non aveva pi il controllo di s , ma in fondo, morire non era cos  male. Era euforico.
Intanto qualcuno parlava al telefono. -Pronto, qui l'unit coronarica del Saint Catherine: abbiamo bisogno di informazioni riguardo a un paziente... Si chiama Bruno Genko.
Sono al Saint Catherine, si disse. Lo stesso ospedale di Samantha Andretti. E c'era anche Bunny, ramment - chi   Bunny? Il nome non gli veniva. Ma Samantha era in pericolo. Ehi, mi sentite? Sta per accadere qualcosa di terribile, dovete avvertire subito la polizia. O, in alternativa, portatemi una tequila e facciamo una festa.
-Cosa stringe nella mano destra? chiese qualcuno: era il barbuto e prov ad allargargli le dita. -Sembra una pallina di carta, ma non molla la presa.
-Lasciate perdere, l'importante   che non sia un oggetto con cui pu farsi o farci male- disse ancora la dottoressa carina. -Preparate una siringa di adrenalina.
Buio.
Altro lampo, ma stavolta pi simile a un fuoco d'artificio. I rumori di prima si erano placati, adesso c'era di nuovo un suono ritmico che lo cullava - la versione elettronica del battito del suo cuore. Era sempre disteso, avvertiva la pressione di una grande maschera di plastica che gli copriva quasi tutta la faccia e gli pompava forzatamente ossigeno nei polmoni.
Davanti al letto, la giovane dottoressa coi capelli neri e un dottore un po' pi anziano che parlavano fra loro. Stranamente, erano entrambi vestiti.
-Chi vi ha autorizzato a rianimarlo? stava domandando il medico, era alterato e teneva fra le mani un foglio.
Quello   il talismano, si disse Genko.
-L'equipaggio dell'ambulanza non poteva saperlo e noi non abbiamo avuto il tempo di frugargli nelle tasche- si giustific la dottoressa. -Come potevamo immaginare che fosse un caso terminale?
Lo faceva terribilmente incazzare il fatto che parlassero di lui come se non fosse l  presente.
-L'unit dispone di risorse limitate, e tu le sprechi per uno che al massimo ha la speranza di arrivare a domattina.
Magari nemmeno a me andava di essere riportato in vita - ci hai pensato, brutto stronzo? Se fossi crepato mi sarei almeno risparmiato la tua faccia di merda. In realt, per, gli dispiaceva che della sua morte non interessasse proprio a nessuno. Anche se, in fondo, stava solo raccogliendo il frutto di una vita solitaria. Non aveva messo su famiglia e non aveva mai pensato di avere dei figli. Anzi, l'aveva dato addirittura per scontato. Il progetto -mi sposo e poi mi riproduco- non era mai stato preso in considerazione.
Il vecchio Bunny ha passato il testimone al nuovo Bunny, si disse. Persino il mostro ricoverato al porto aveva una discendenza che ne avrebbe perpetrato la memoria. E il nuovo Bunny aveva una moglie e due bambine bionde. Come diavolo si chiamava, per?
Forman, si disse. Peter Forman, e fa il dentista!
Ma l'entusiasmo per quell'epifania svan quasi subito, perch  non c'era modo di comunicarlo all'esterno.
Toglietemi la maschera d'ossigeno, devo dirvi una cosa!
-Hai riportato in vita un vegetale- sentenzi il medico anziano.
Non sono un vegetale, coglione. Toglimi questa cazzo di maschera e te lo dimostro.
-Mi spiace, dottore- disse la dottoressa carina. -Non accadr pi.
L'altro la squadr, severo. Poi le restitu il talismano e se ne and.
La dottoressa scosse il capo, stava per ripiegare il pezzo di carta ma si ferm e lo guard meglio. Non stava leggendo il referto, not Genko. Guardava il disegno che c'era dietro al foglio.
Il ritratto di Bunny abbozzato dal bracconiere che per primo aveva soccorso Samantha Andretti.
In quel momento accadde qualcosa. sent  una vocina nella testa. Linda - la sua Linda - gli stava parlando. Passa il testimone. Ma non era facile. Bruno inizi a concentrarsi. A differenza della mente, il suo corpo era gi quasi morto. Ma doveva farcela. Visualizz la propria mano destra, le dita strette intorno a una pallina di carta. Passa il testimone, ripet  Linda con dolcezza. Cominci dall'indice, che si mosse appena. Non te ne andare, diceva intanto al medico col pensiero. Resta ancora un po'. Tocc al pollice - era una fatica immensa, come spostare un macigno pesantissimo. Passa il testimone! Poi sent  che Linda gli prendeva la mano e lo aiutava. Il medio, poi l'anulare, infine il mignolo. Non sapeva se stava accadendo sul serio o se anche questo avveniva solo nella sua testa. La voce di Linda svan. La dottoressa ripieg il talismano e se lo infil nella tasca del camice. Stava andando via. No, ti prego. No!
Il debole rumore di un rimbalzo.
La dottoressa si blocc, voltandosi verso il letto. Poi abbass lo sguardo. Coraggio, vieni a guardare. E, in effetti, lei and verso di lui. Si chin e raccolse la pallina di carta che era scivolata dalla sua mano. La apr. Un'espressione incerta sul viso. Il suo sguardo fece la spola un paio di volte fra lui e il contenuto del foglio. Poi recuper il talismano dalla tasca. Confront i due pezzi di carta.
Il ritratto del bracconiere e quello della figlia pi piccola di Forman che era attaccato con una calamita al frigo di Paul Macinsky.
Lo stesso soggetto. Un coniglio con gli occhi a forma di cuore.
La dottoressa sembrava confusa. Prese una specie di penna dal taschino del camice. No, era una lucina. Si avvicin alla sua faccia. Con le dita gli sollev la palpebra dell'occhio destro. Gli spar nell'iride quella specie di raggio luminosissimo. Poi ripet  l'operazione passando all'occhio sinistro.
Bruno prov a muovere le labbra, sperando che lei se ne accorgesse nonostante l'enorme maschera di plastica.
Se ne accorse.
Esit un momento, poi gli sollev piano gli elastici, scoprendogli parte del volto. Si avvicin ulteriormente e rivolse l'orecchio in direzione della sua bocca.
Col poco fiato che aveva in corpo, Genko pronunci delle sillabe.
La dottoressa attese, ma poi si tir su. Riposizion la maschera d'ossigeno e lo fiss interdetta.
Non era sicuro di essere riuscito a comunicare. Probabilmente non aveva detto nulla poich la mente gli faceva strani scherzi - l'allucinazione in cui erano tutti nudi, per, gli era piaciuta.
Poi la donna si diresse verso la porta della stanza.
No, maledizione, no...
Invece di uscire, afferr la cornetta di un telefono a muro e compose un numero. -S, sono io- disse all'interlocutore.
Coraggio bellezza, passa il testimone.
-Il paziente della 318 potrebbe avere un parente... Dobbiamo avvertirlo, mi ha appena detto il nome.


 37.
Quel tardo pomeriggio di met giugno l'estate si annusava gi nell'aria.
Lui e Paul tornavano a casa dalla partita di calcio nel campetto della parrocchia, sudati e felici come si pu essere solo a dieci anni. Il sole era una sfera rossa in fondo alla strada e, dalle finestre aperte delle case, arrivavano voci che si mescolavano alle risate delle tv accese, mentre la gente si preparava a cenare.
Paul Macinsky era il suo migliore amico. Almeno cos  aveva deciso padre Edward. Li aveva presi da parte e aveva detto a entrambi: -Da oggi sarete amici per la pelle-. Paul non era molto sveglio, perci si era limitato ad annuire senza fare domande. Robin invece sapeva perch  il prete li aveva messi insieme. C'era una precisa categoria per i ragazzini come lui e Paul, non aveva un nome ma era chiara subito a tutti la differenza fra chi vi apparteneva e gli altri. Raramente qualcuno gli rivolgeva la parola, non ricevevano mai inviti alle feste, erano sempre gli ultimi a essere scelti quando si componevano le squadre di calcio e, soprattutto, nessuno conosceva il loro nome di battesimo e venivano chiamati solo col cognome.
Sullivan e Macinsky.
Non avevano neanche diritto a essere presi di mira dai bulli, come i secchioni o gli effeminati. Semplicemente, non esistevano.
Padre Edward, che sapeva bene quanto possono essere crudeli i bambini nei confronti dei loro pari, li aveva convocati in sacrestia. Decretando la loro amicizia, forse aveva voluto evitare loro l'onta della solitudine che, nell'et della spensieratezza,  il peggior marchio d'infamia.
Nonostante la voglia sul viso, che era anche la causa principale di una tremenda timidezza, Paul non era male. Certo, era dura fargli pronunciare qualche parola. Robin aveva intuito che l'amico viveva con la madre e non aveva mai conosciuto il padre. Per non metterlo in imbarazzo, non aveva mai voluto approfondire la cosa. Ma in giro si diceva che la madre di Paul avesse avuto una storia con un tizio che era gi sposato e che per questo era stata abbandonata dalla famiglia, che l'aveva messa alla porta insieme al bastardo che aveva in grembo.
Nonostante Paul portasse il cognome della madre e fosse considerato a tutti gli effetti un figlio della colpa, Robin lo invidiava. A casa sua le cose non andavano bene e non c'era giorno che non ci fosse una lite. I genitori erano entrambi dediti alla bottiglia e se le davano di santa ragione. Una volta la madre aveva accoltellato il marito all'addome mentre dormiva. Lui era riuscito lo stesso a cavarsela, ma appena tornato dall'ospedale le aveva fratturato il cranio col ferro da stiro. Ogni tanto nelle liti domestiche era Robin a rimetterci, ma Paul non gli domandava mai da dove venissero i lividi.
In fondo, quasi tutti i ragazzini del quartiere avevano guai in famiglia. Ma, a differenza di loro due, se la sapevano cavare nel mondo. Era come se il padreterno li avesse dotati di una specie di corazza, dimenticandosi di darne una anche a lui e a Paul.
Forse era solo questo che li accomunava. Ma poteva bastare come fondamento di un'amicizia? Robin pensava di no, e padre Edward era stato troppo ottimista a sperare che potessero aiutarsi a vicenda. Non avevano niente in comune e non facevano altro che passare il tempo a tirare sassi alle lattine vuote o a dare la caccia ai gatti randagi.
Poi, per, un giorno era accaduta una cosa.
Si erano ritrovati nella stessa squadra di calcio, anche se sempre come rincalzi. In campo era successo una specie di miracolo perch , inaspettatamente, avevano formato una coppia formidabile di difensori. Un muro invalicabile per gli attaccanti avversari. Da allora, le cose erano un po' migliorate. Al di fuori delle partite, gli altri ragazzini continuavano a chiamarli per cognome e a rivolgergli a malapena la parola. Per, per la durata del match, li trattavano con rispetto.
Quel pomeriggio di giugno del 1983, mentre per strada commentavano l'incontro appena disputato, Robin Sullivan e Paul Macinsky erano di nuovo quasi estranei, perch  anche la loro amicizia si concretizzava solo su un campo di pallone. Girato l'angolo della parrocchia, si ritrovarono davanti Bunny il custode che portava fuori un secchio di spazzatura.
-Ehi, ragazzi, come vi va?
Nessuno dei due rispose al saluto, ma rallentarono il passo. All'epoca, Robin riteneva che quel tizio fosse semplicemente strambo. Aveva un sorriso di denti ingialliti dalle troppe sigarette e gli sembrava eccessivamente gentile quando si rivolgeva alle signore che andavano a messa. Anche padre Edward lo trattava con distacco, come se diffidasse di lui. Il pi delle volte, il custode se ne stava per i fatti propri. Quando qualcuno lo nominava, a Robin veniva subito in mente l'immagine di Bunny con una scopa in mano sul sagrato della chiesa. Una volta era passato in bici davanti alla Santissima Misericordia e, voltandosi verso la facciata, aveva scorto l'uomo che aveva smesso di ramazzare per fissarlo. In quello sguardo che l'aveva seguito fino in fondo all'isolato c'era qualcosa che gli faceva rizzare i peli sulle braccia.
-Come   andata la partita? domand il custode posando il secchio della spazzatura.
-Al solito. Stranamente, era stato Paul a rispondere. Robin avrebbe capito solo molti anni dopo che il coraggio dell'amico era determinato dal fatto che voleva liquidare in fretta Bunny perch  forse ne era intimorito.
-Vi ho osservati spesso: voi due siete inseparabili. Non replicarono a quella che sembrava solo un'innocua constatazione, ma Bunny non aveva finito. -Lo vedo, come vi trattano gli altri ragazzi. Per voi due mi piacete e, quasi quasi, vi voglio confidare una cosa che non sa nessuno... Il custode si blocc per tossire, poi sput un grumo di catarro sul marciapiede. -Lo sapete tenere un segreto, vero? Non risposero, ma l'uomo si sent  in dovere di proseguire lo stesso col racconto. -C'  un fumetto che, secondo me, vi piacerebbe un sacco. Ma non   come quelli che compra padre Edward... Il fumetto di cui parlo   speciale. Lo aveva detto con gli occhi che brillavano.
-Che intendi per speciale? domand Robin, incuriosito.
Bunny si guard intorno e poi tir fuori dalla tasca posteriore dei pantaloni un albo arrotolato.
-Un coniglio? Ma questa   roba da poppanti- lo schern Robin, vedendo la copertina.
-E se ti dicessi che invece non   affatto cos? lo sfid l'uomo. -perch  se lo leggi in uno specchio, succede una cosa che non immagini nemmeno.
Paul lo tir per un lembo della maglietta. -Siamo in ritardo per la cena.
Ma Robin ignor l'amico. -Non ci credo- obiett al custode.
-Be', non dobbiamo far altro che andare da me e potrete verificare coi vostri occhi.
-perch  dobbiamo andare da te? chiese Paul, sospettoso.
-In realt non ce n'  bisogno: se avete uno specchio qui con voi, ve lo mostro adesso.
Era evidente che l'uomo li stava provocando. Ma Robin sapeva di essere pi astuto di lui. -Va' a prendere lo specchio, noi ti aspettiamo qui.
Bunny rimase senza parole. Poi, per, sorrise. -Spiacente ragazzi, credevo che vi interessasse. Vorr dire che lo far vedere a qualcuno pi in gamba di voi... Dopodich, si volt per andarsene.
Paul riprese a camminare, invece Robin rimase a fissare l'uomo che si allontanava.
-Allora, non ti muovi? chiese l'amico.
E lui allora lo segu  ma con scarsa convinzione.
Arrivati all'angolo della strada, giunse il momento di separarsi. Paul avrebbe proseguito verso destra, diretto alla casa verde. -Tutto ok? chiese a Robin, vedendolo pensieroso.
-S- rispose lui.
-Siamo sempre amici, vero? domand, timoroso.
-S, lo siamo- gli assicur lui.
Si guardarono per qualche istante, in silenzio.
-Allora, ciao- disse Paul, poi si incammin.
Dopo aver fatto qualche passo, Robin si volt di nuovo a guardarlo. Una vocina cattiva gli diceva che Paul non ce l'avrebbe mai fatta a cavarsela nel mondo. Conosceva quella voce, apparteneva a suo padre. finch  Fred Sullivan beveva non c'erano problemi. Ma appena l'effetto della sbornia cominciava a scemare, diventava crudele. Quando non lo picchiava, se la prendeva con lui anche se non aveva fatto niente di male. E, soprattutto, si ricordava improvvisamente di essere un genitore e gli riservava le sue -perle- educative. Tipo: -Le donne sanno fare solo una cosa-. Oppure: -Non ti far fottere dai negri-. Ma la sua preferita era: -Fattela con quelli meglio di te-. Per Robin non era difficile stabilire con chi -farsela-, visto che praticamente tutti erano meglio di lui. La parte complicata era convincere loro a farsela con lui. Ma se continuava ad andare in giro con -Paul faccia di mostro- non avrebbe avuto alcuna speranza di essere accettato.
Quel giorno di giugno, mentre il pomeriggio si spegneva intorno a lui, non gli andava gi che perfino Bunny il custode si permettesse di prendersi gioco di loro, facendoli passare per codardi. Forse era arrivata l'occasione di dimostrare che lui e Paul erano diversi. Per questo, attese che l'amico si allontanasse sul marciapiede.
Poi torn indietro.
Arrivato alla chiesa, buss alla porta che conduceva al seminterrato della parrocchia. Aveva intenzione di dare una lezione al custode, voleva rubargli qualcosa e scappare. Poi avrebbe esibito la refurtiva per vantarsi del gesto temerario con gli altri ragazzi. Come diceva suo padre, per imparare ad affrontare quelli pi forti bisognava sempre cominciare a prendersela con uno pi debole.
-Vedo che hai cambiato idea- disse Bunny ritrovandoselo sulla soglia.
-S- lo sfid Robin.
-Allora prego, accomodati... E gli indic la scala dietro di lui.
Robin lo segu  ma appena la porta di legno si richiuse alle sue spalle, prov una brutta sensazione.
Scesero nel sotterraneo, nei locali che ospitavano le caldaie. La tana di Bunny era una stanzetta delimitata in parte da una rete metallica. Sembrava un pollaio.
Robin si guard intorno.
Il posto in cui viveva il custode lo metteva a disagio. L sotto non arrivava la luce del sole e c'era un odore penetrante di cherosene. La branda, una collezione di cianfrusaglie senza alcun valore sistemate su una mensola, il tavolo da lavoro, un armadietto di ferro. Bunny accese subito una radio a transistor assemblata in una scatola per scarpe, trasmetteva un blues allegro e chiarissimo, in contrasto con l'ambiente.
Il custode si sedette sul letto, apr  il cassetto del comodino e prese un piccolo specchio per mostrargli il segreto serbato dal fumetto. -Vieni a metterti vicino a me- lo invit, battendo leggermente la mano sulla coperta. La sua voce era cambiata, nel tono c'era una dolcezza sgradevole.
In quel momento, Robin ebbe paura. Avrebbe dovuto dar retta a Paul, perch  adesso non voleva pi stare l. -Forse   meglio che vada- prov a dire.
-perch , non ti piace stare qui? domand il custode, fingendosi offeso. -Sono sicuro che diventeremo amici.
-No, sul serio... Mia madre mi sta aspettando- balbett. -Avr gi preparato la cena. Sua madre al massimo aveva rimediato un pollo arrosto vecchio di un paio di giorni dal supermercato, e gliel'avrebbe sbattuto davanti senza nemmeno scaldarglielo. Ma, al momento, Robin avrebbe mangiato qualsiasi schifezza pur di andare via di l.
-Ti va del latte con i biscotti? chiese Bunny. Prese un cartone dall'armadietto e cominci a versarlo in un bicchiere sporco.
Robin non rispose.
Bunny scosse il capo, contrariato. -perch  fate tutti cos? All'inizio sembrate spavaldi, poi cercate di tirarvi indietro.
-Non mi sto tirando indietro, magari torno un'altra volta. Invece inizi a indietreggiare.
Allora Bunny lo fiss, serio. -Mi dispiace ragazzo, ma non credo sia possibile. Gli porse il bicchiere. -Su, adesso bevi il tuo latte.


 38.
A pi di trent'anni di distanza dal giorno in cui aveva seguito Bunny il custode nel sotterraneo, Robin Sullivan alias Peter Forman non riusciva a dimenticare i dettagli della scena. Risentiva gli odori, il freddo del sotterraneo, i rumori ovattati. Perfino l'eco del pezzo blues era intatta.
Il ricordo che la memoria aveva proiettato sul soffitto bianco della stanza d'ospedale si spense, e riemerse il dolore della ferita all'addome. I punti gli tiravano la pelle, ma era stato bravo a infliggersi la coltellata. Conosceva il punto esatto in cui affondare la lama perch  era lo stesso in cui la madre una volta aveva piantato un coltello da cucina a suo padre. I medici all'epoca avevano detto che, nonostante il sangue perso, l'uomo era stato fortunato perch  l  non c'erano organi vitali.
I suoi genitori avevano costituito un pessimo esempio per quasi tutta l'infanzia, mentre Bunny il custode era stato un buon maestro. Nei tre giorni in cui l'aveva tenuto prigioniero, quel bastardo aveva approfittato di lui ma, in fondo, gli aveva anche insegnato che esisteva un brivido misterioso nella paura altrui.
perch  era proprio ci che il vecchio Bunny cercava. La paura dei bambini era il suo nutrimento, la sua passione.
Settantadue ore di sevizie, abusi e torture psicologiche. Robin era riuscito a fuggire per una pura casualit, solo perch  la terza notte il suo aguzzino si era addormentato ubriaco senza ricordarsi di legarlo alla spalliera del letto. Allora era sgusciato fuori dalla prigione e aveva chiesto aiuto a una donna di passaggio che l'aveva accompagnato subito alla polizia.
Ma perch  nella fuga si era portato appresso il fumetto del coniglio?
La decisione aveva influito anche nella scelta di non raccontare ci che gli era accaduto. All'inizio pensava che fosse per vergogna o per paura che il mostro potesse vendicarsi. Ma non era cos. C'era un motivo, e aveva a che fare con ci che il vecchio Bunny aveva inseminato nella sua mente col fumetto e anche con la visione di uno strano film.
Durante la breve segregazione, il terrore aveva scavato in lui una voragine profonda. Un luogo distante e sconosciuto in cui il Robin adulto aveva accumulato desideri inconfessabili, oscure pulsioni, germi di violenza. Ma a soli dieci anni d'et ancora non poteva sapere che in quel baratro stava incubando qualcosa.
Una presenza.
C'era qualcuno dentro di lui. L'aveva scoperto nello sguardo dei genitori, quando era tornato a casa. C'era un coniglio malvagio riflesso negli occhi di sua madre. E, per la prima volta, lei e suo padre avevano paura di lui. Per questo poi l'avevano allontanato.
Nella fattoria dei Wilson aveva trovato un nuovo tipo d'affetto, da condividere con altri ragazzini simili a lui, prede di uomini e donne senza scrupoli che si erano presi con la forza e con l'inganno l'innocenza della loro infanzia. Ma Robin si sentiva anche diverso dagli altri, perch  non accettava la propria condizione di vittima. Forse per questo Tamitria Wilson gli si era cos affezionata, pensava che Robin volesse semplicemente affrancarsi da una terribile esperienza oppure che si rifiutasse di esserne segnato per il resto della vita. Per questo lo aveva aiutato ad assumere una diversa identit e a prendere un diploma che gli sarebbe servito per frequentare l'universit.
Tamitria aveva colpito alla testa e imprigionato un investigatore privato, Bruno Genko, quando si era presentato qualche notte prima chiedendo di un ragazzo che si chiamava Robin Sullivan. Come una madre premurosa, voleva proteggere un figlio di nome Peter Forman che si era lasciato alle spalle un passato spaventoso.
Voleva bene a Tamitria, ma aveva lo stesso dovuto ucciderla perch  la donna non aveva capito la pi elementare delle verit. Cio  che il bambino Robin Sullivan rifiutava di sentirsi vittima perch  era gi consapevole di far parte della categoria dei carnefici.
Tamitria si era insospettita per l'albo a fumetti che si portava sempre appresso, ma non ne aveva mai compreso il vero significato. Quando aveva lasciato la fattoria, aveva chiesto alla donna di custodirlo per lui perch  non aveva la forza di sbarazzarsene ma, soprattutto, perch  ormai aveva deciso che Bunny meritasse di uscire da quelle pagine.
In segreto, stava gi pensando a una maschera per dargli una sembianza. Ma non umana. perch  Bunny doveva essere una specie di divinit.
Se l'era portata dietro anche la notte in cui Tamitria l'aveva convocato alla fattoria dicendogli dell'impiccione. Aveva seppellito il cadavere della vecchia dietro al fienile, ma non gli era piaciuto doverla ammazzare. In realt, non provava alcuna soddisfazione nel togliere la vita a qualcuno. Anche se spesso era stato costretto a farlo.
A differenza del vecchio Bunny, a lui piacevano le ragazzine.
Nutriva le proprie fantasie andando a caccia sul deep web. Ma poi, quelle che rapiva per portarle nella tana segreta non duravano mai a lungo. Era come con i criceti o i canarini, che dopo qualche mese, massimo un anno, si ammalavano. E allora, piuttosto che assistere a una fine triste e lenta, faceva in modo che le ragazze smettessero di soffrire. In fondo, il suo era un atto di piet.
Con Samantha, per, era andata diversamente.
Lo aveva capito subito che lei non era come le altre. Per prima cosa, il destino aveva voluto che si avvicinasse spontaneamente al suo furgone con i vetri a specchio in una normalissima mattina di febbraio, mentre si recava a scuola. Come una mosca che, inconsapevole, vola troppo in prossimit di una ragnatela, attratta dal proprio riflesso sull'intrico luccicante, Samantha Andretti aveva pagato il giusto prezzo della propria vanit.
Era sicuro che quella ragazzina minuta non avrebbe retto nemmeno un mese in cattivit. Ma poi era diventata il suo orgoglio. Non solo Sam aveva resistito per quindici anni, ma fin da subito gli aveva offerto anche una motivazione per migliorare la propria strategia per occultare Bunny al resto del mondo.
Se Peter Forman si era sposato e aveva messo al mondo due splendide bambine, lo doveva soltanto a lei.
Ben nascosto in una famiglia normale, con un'esistenza apparentemente tranquilla, il quieto dentista poteva avere due vite perfette. Sua moglie non sospettava nemmeno che lui custodisse in s  un altro essere. Doveva confessare che si era perfino divertito a spaventarla a morte la notte prima, quando l'aveva sorpresa con la maschera di Bunny e aveva rinchiuso lei e le piccole in cantina. Proprio l Meg l'aveva trovato con indosso la testa di coniglio. Era riuscito a convincerla a tenere la bocca chiusa, dicendole che era un segreto tra padre e figlia.
A casa riusciva sempre a essere gentile e a dominarsi. Invece con Samantha era stato duro troppe volte, sicuramente per troppo amore. C'era stata la storia della bambina. Era sempre stato attento quando aveva rapporti con lei. E poi erano anni che Sam non aveva pi mestruazioni, perci pensava che non fosse fertile. Invece era rimasta incinta. Forse avrebbe dovuto ammazzarla subito, ma non ce l'aveva fatta. Pensava che sarebbe morta di parto. Ma, quando era giunto il momento, l'aveva aiutata a far venire al mondo la sua bastarda. Grazie alle competenze mediche come dentista, era riuscito a praticarle un rudimentale cesareo - roba da radiazione dall'albo. Poi era andato via e aveva evitato di recarsi alla prigione per quasi una settimana. Era convinto che al suo ritorno avrebbe rinvenuto due cadaveri. Invece quella straordinaria puttanella ce l'aveva fatta a evitare di morire dissanguata.
Portarle via la bambina era stata la parte pi difficile.
Aveva tre anni, ma ne dimostrava meno della met. Non cresceva e aveva diversi problemi legati alla condizione di cattivit.
Sam non glielo aveva perdonato. Nel tempo gli aveva sempre tenuto testa, ma dopo che le aveva sottratto l'unica ragione di vita gli si era rivoltata contro nel modo peggiore. Aveva iniziato a ignorarlo. Non aveva pi rabbia in serbo per lui, la paura che provava costantemente era svanita.
Bunny non la spaventava pi.
Prima che si lasciasse morire, aveva voluto offrirle un'opportunit di cambiare da sola il proprio destino.
Un gioco.
L'aveva infilata nel bagagliaio dell'auto e l'aveva portata nella palude. Qui le aveva tolto i vestiti per ammirarla un'ultima volta, in tutta la sua animalesca bellezza.
Poi l'aveva lasciata andare.
Aveva atteso un'ora e poi era andato a cercarla.
Aveva impiegato parecchio a trovarla. L'aveva avvistata sul ciglio di una strada, era ferita. Mentre attraversava il bosco per recarsi da lei con le sembianze di Bunny, era sopraggiunto un maledetto pick-up. Il ragazzo a bordo del mezzo, sicuramente un bracconiere, si era precipitato a soccorrerla. Robin aveva assistito alla scena, nascosto dietro un tronco.
Sam aveva gettato le braccia al collo di quell'estraneo.
Guardarla mentre abbracciava un altro gli aveva lacerato l'anima di gelosia. Ora lo sapeva: era innamorato di lei, da sempre. Per questo, davanti alla scena, non ce l'aveva fatta pi ed era apparso.
Vedendolo, il giovane che era con Samantha - la sua Sam - aveva esitato, ma poi era fuggito via.
Buon per te, ragazzo. Buon per te.
Mentre il pick-up si allontanava, Samantha aveva cominciato a gridare. Era corso subito da lei, per consolarla e dirle che l'amava. Ma lei aveva pronunciato una parola che l'aveva ferito, facendogli molto male.
Con un filo di voce aveva detto: -Uccidimi-.
Dopo tutti gli anni trascorsi insieme, dopo che avevano condiviso l'esperienza di diventare genitori di una bambina, dopo che lui le aveva confidato cosa provava per lei, quella vigliacca preferiva morire piuttosto che ammettere che erano uniti da un sentimento profondo.
Non poteva accettarlo. Perci, visto che aveva gi un'evidente frattura alla gamba destra, aveva deciso di abbandonarla al proprio destino. -Se   questo ci che vuoi, allora lo otterrai- aveva detto prima di allontanarsi.
Non si era pi voltato a guardarla. Sotto la maschera di Bunny, per, scorrevano lacrime calde di dolore.
Quando era tornato a casa, i telegiornali stavano gi dando la notizia del ritrovamento della donna. La gente era incredula e si riversava per strada per festeggiare. Avrebbe dovuto temere per se stesso perch  la polizia da tempo si era dimenticato di Samantha Andretti e quindi anche di lui, invece adesso gli avrebbero dato di nuovo la caccia. Ma, stranamente, la cosa non gli importava.
Nelle ore successive era stato difficile recitare il ruolo del quieto dentista, specie in famiglia. Temeva sempre che la tristezza valicasse il confine che aveva eretto con tanta disciplina e che dal baratro emergesse il grido sofferto di Bunny, che da qualche parte, in fondo al buio, si disperava.
Ma poi, prima che tramontasse il sole, era giunta una rivelazione.
Anche lei mi ama. Ma, come capita a tutte le coppie, anche noi litighiamo ogni tanto. Ecco cos'era accaduto, una semplice discussione fra innamorati. s    stato solo un bisticcio per la mia assurda gelosia. Aveva peccato d'orgoglio ed era andato via offeso, ma avrebbe dovuto provare a chiarire subito le cose.
Ecco cosa doveva fare.
Era certo che bastasse andare da lei, in ospedale. Se avesse avuto modo di parlarle ancora, tutto si sarebbe chiarito, e le cose sarebbero tornate come prima. Ecco perch  perfino l'idea di ferirsi con un coltello non lo spaventava. Era una prova d'amore, Sam avrebbe apprezzato il gesto.
Era perfino riuscito a servirsi del vecchio Paul Macinsky per portare a termine il suo piano. Poche settimane prima era andato in cerca di un giardiniere nel parcheggio del centro commerciale in cui si radunavano i disoccupati. Aveva identificato l'amico d'infanzia dalla voglia sul viso. Certo, era un azzardo mostrarsi a lui, ma non aveva resistito alla curiosit di sapere se Paul l'avrebbe riconosciuto a sua volta.
No, non   accaduto - si disse.
Provvidenzialmente, quell'incontro casuale gli era tornato utile quando si era trattato di dirottare altrove la polizia e anche lo sciocco investigatore privato. Mentre loro si dedicavano a Paul Macinsky, Robin poteva agire indisturbato.
Da quando era ricoverato nel reparto di chirurgia del Saint Catherine, aveva anche fatto dei progetti per s  e Samantha. Dopo essere scappati insieme dall'ospedale, sarebbero andati a nascondersi per un po'. Magari nella vecchia tana. In fondo, quel luogo era il loro nido d'amore. Sempre che nel frattempo la polizia non l'avesse individuata, nel seminterrato della casa in cui era cresciuto. Unica eredit che gli avevano lasciato i genitori, morti entrambi di cirrosi epatica.
Comunque non potevano rimanere l  a lungo. cos  Robin aveva previsto di ritirare un'ingente somma dal conto in banca, acquistare un'auto usata e dirigersi altrove. Avrebbero girovagato un po' per il paese, per far perdere le proprie tracce. Poi un giorno sarebbero giunti in un tranquillo paesino di montagna. E l  avrebbero potuto rimanere per il resto della vita. Usando nomi falsi, avrebbero potuto prendere una casa vera, trovare due lavori dignitosi e magari riprovare ad avere dei figli - un bambino o forse anche due.
S, sarebbe stato bellissimo. Due fuggiaschi innamorati.
Doveva solo parlarne con Samantha, raccontarle quel sogno e chiederle di realizzarlo insieme. Ovviamente, prima avrebbe dovuto scusarsi con lei. Ma Sam era intelligente e comprensiva: gliene aveva perdonate gi tante, l'avrebbe fatto anche stavolta.
Robin guard di nuovo il soffitto della stanza d'ospedale. La sua dolce Sam era a poca distanza da lui, nel reparto ustionati. Li separavano appena due piani. Non poteva credere di essere riuscito a resistere cos  a lungo alla tentazione di andare subito a trovarla. Con un po' di fatica, ancora sofferente per i punti alla ferita, si tir su. Era contento.
Finalmente, fra poco avrebbe potuto riabbracciare la donna che amava.


 39.
La porta tagliafuoco da cui si accedeva alla scala antincendio era solo accostata.
Robin Sullivan la teneva d'occhio gi da un po' e aveva notato un discreto viavai di poliziotti. Si avvicin e avvert .subito l'odore inconfondibile di nicotina. La spinse verso l'esterno e si ritrov davanti due sbirri che conversavano fumando una sigaretta. Appena lo videro, si fermarono per squadrarlo per bene: indossava solo il leggero camice in dotazione ai pazienti dell'ospedale e un paio di ciabattine di spugna. Li salut con un cenno del capo e quelli ripresero a parlare e a fumare come se niente fosse.
Si appoggi alla balaustra. Una brezza rendeva pi sopportabile il caldo e c'era un magnifico cielo stellato. s  era davvero la notte perfetta. Inspir ed espir a pieni polmoni, con un orecchio sempre teso a ci che avveniva alle sue spalle. Uno dei due sbirri spense il mozzicone schiacciandolo sul muro e lo lanci nel vuoto, quindi si conged dal collega per tornare in servizio. Rimasti soli, Robin s'infil una mano in tasca.
Anche il secondo poliziotto termin di fumare. Stava per imitare il collega ma, appena si volt verso il muro per spegnere il mozzicone, Robin tir fuori una siringa che aveva preparato poco prima nella medicheria. Con un gesto rapidissimo, gliela conficc nel collo. Quindi indietreggi prontamente. Lo sbirro si port subito una mano alla gola, contemporaneamente si gir verso di lui con gli occhi sgranati per la sorpresa. Allung l'altro braccio per afferrarlo, ma il potente barbiturico iniettato direttamente nella giugulare aveva gi raggiunto il sistema nervoso centrale. Il poliziotto barcoll e cadde sulle ginocchia.
Robin si accert che avesse perso conoscenza.
Poi inizi a spogliarlo della divisa.
Il reparto ustionati si trovava all'ultimo piano del nosocomio. Le camere dei degenti erano concentrate nella parte interna ed erano prive di finestre perch  la luce del sole e il calore potevano essere dannosi per la pelle dei pazienti. Erano stati astuti a ricoverare l  Samantha, pens. cos  potevano sorvegliarla meglio.
Raggiunse il piano con un ascensore di servizio. Appena si aprirono le porte, gli vennero incontro due poliziotte ma abbass il capo per celarsi meglio sotto la visiera del berretto. Non badarono a lui e proseguirono oltre.
Nel corridoio c'erano solo medici e infermieri. Il grosso delle forze dell'ordine era concentrato intorno all'ospedale e c'era solo un servizio di ronda fra i piani perch  bisognava comunque preservare la sterilit degli ambienti per gli altri ricoverati.
S'incammin fra le stanze, cercando quella che ospitava Sam. Gli spiaceva presentarsi da lei a mani vuote. Avrebbe voluto portarle qualcosa, magari dei fiori, ma c'era il rischio di dare troppo nell'occhio. Aveva gi in mente cosa avrebbe fatto: si sarebbe inginocchiato di fronte a lei e le avrebbe chiesto perdono.
Individu la porta della camera perch  fuori c'era un agente di guardia. And verso di lui.
Quando si accorse che si avvicinava, il poliziotto lo squadr. Probabilmente si stava domandando il perch  di quella visita. -Che succede? disse.
-Non saprei- rispose Robin. -Mi hanno ordinato di venire qui.
L'agente guard l'orologio. -Strano, il mio cambio   previsto alle due.
Sollev le spalle. -Non so che dirti.
Il poliziotto prese la radio che aveva attaccata alla cintura. -Chiediamo al sergente.
Robin lo blocc. -Sicuramente c'  stato un errore, torno di sotto e li avverto.
-Va bene- acconsent l'altro.
-Come va l dentro? chiese indicando la porta, come se fosse semplicemente curioso.
-Il profiler ha fatto una pausa, credo che ora la ragazza stia dormendo.
Annu e si avvi, ma poi torn a voltarsi. -Gi che sono qui, se vuoi andare a fumare una sigaretta o fare un goccio d'acqua, posso trattenermi cinque minuti.
-Oh cavoli, s- disse subito lo sbirro. -Grazie, sei un amico.
Lo guard allontanarsi e svoltare l'angolo del corridoio. Aspett ancora qualche secondo poi si appoggi con la schiena alla porta, allung il braccio verso la maniglia. Dopo essersi assicurato che nessuno lo stava osservando, apr  e s'introdusse rapidamente nella stanza.
Era buio. L'unico, tenue bagliore proveniva dalle lucine dei macchinari medici disposti intorno al letto. Attese che gli occhi si abituassero alla penombra e, poco a poco, gli oggetti cominciarono ad affiorare nel suo campo visivo. Sentiva un respiro provenire dal letto - cadenzato, tranquillo.
Il mio amore sta dormendo, pens. Chiss come sar felice di vedermi. In fondo, quindici anni insieme sono una specie di matrimonio.
Cominci ad avvicinarsi a lei. Voleva svegliarla con un bacio.
Arrivato davanti al letto si ferm, sorrise. Tese una mano per accarezzarla, ma non riusc  a trovarla.
Il letto era vuoto.
-Salve, Bunny.
La voce maschile era venuta da dietro di lui. Istintivamente, fece per voltarsi.
-Non ti muovere- lo ammon l'altro.
Ud chiaramente il rumore pesante degli stivali che si spostavano per la stanza, mentre gli uomini si posizionavano intorno al bersaglio. Immagin i fucili che lo tenevano sotto tiro, i loro visori notturni. Hanno mandato una squadra speciale, si disse. Era lusingato da tanta attenzione. Scosse il capo, incredulo di essere giunto all'epilogo, poi cominci a sollevare le braccia in segno di resa.
-In ginocchio- disse ancora la voce.
Non era perentoria. Aveva un tono calmo, paziente. E ci lo confort.
-Mani dietro la nuca.
Obbed. Mentre lo faceva sent  che il cuore si spezzava, una lacrima gli rig il viso. L'idea che fosse finita non era dolorosa quanto il pensiero che non avrebbe mai pi rivisto il suo amore. Lo afferrarono e gli misero le manette. -Posso sapere almeno chi mi sta arrestando? domand.
-Agente speciale Simon Berish- si present la voce.


 40.
Dopo aver scoperto che il letto di Sullivan era vuoto, avevano capito immediatamente che il mostro si muoveva indisturbato nell'ospedale. Una caccia all'uomo avrebbe messo a rischio troppe persone innocenti, per questo l'idea di Berish era stata subito accolta da tutti con favore.
Non era stato necessario spostare Samantha Andretti. Era bastato piazzare un agente di guardia davanti alla porta di una stanza diversa e attendere all'interno che scattasse la trappola.
Alla fine avevano arrestato Sullivan. Mentre lo portavano via, piangeva come un bambino. La sua prima richiesta era stata alquanto singolare. Latte e biscotti.
Berish continuava a pensarci, mentre raggiungeva il camper dell'unit operativa. Aveva dovuto lasciare Hitchcock nel piazzale esterno. Per fortuna, qualcuno gli aveva messo accanto una ciotola con dell'acqua. Erano le tre del mattino ma faceva caldo come a mezzogiorno, ed era evidente che il cane patisse pi di altri il clima impazzito. -Fra poco ce ne torniamo a casa, va bene? disse il poliziotto accarezzando il muso all'hovawart. Nel frattempo, per, prov anche a chiamare Mila, senza farsi illusioni. Infatti, il cellulare della responsabile del Limbo risultava sempre spento.
Vasquez, dove diavolo sei?
Non aveva idea del caso di cui si stava occupando, n  del perch  fosse sparita per settimane. Le ultime parole che le aveva sentito dire si riferivano a una pista molto promettente. Quando le aveva domandato in cosa consistesse, lei lo aveva liquidato malamente.
-Lasciami in pace, Berish.
Non era certo una novit per Mila, ma stavolta aveva giurato a se stesso che non gliel'avrebbe perdonata. L'amica dimenticava troppo spesso i propri doveri di madre: Alice era ancora piccola e aveva bisogno di lei. Ma appena fosse tornata dalla sua stramaledetta missione, le avrebbe detto a muso duro come la pensava - tutto quanto.
-La chiamata   stata trasferita alla segreteria telefonica- annunci una voce registrata al telefono. Berish stava per lasciare un messaggio ma si blocc.
Bauer e Delacroix stavano venendo verso di lui.
-Allora, ci puoi dare una spiegazione? domand il biondo. -Che c'entri tu con Bruno Genko?
-E' venuto al Limbo ieri notte, ci siamo conosciuti cos . Cercava informazioni sulla scomparsa di Robin Sullivan.
-E tu gliel'hai fornite? Bauer allarg le braccia, incredulo. -Non sei nemmeno in servizio l  e offri collaborazione a chiunque ne faccia semplice richiesta?
Berish non lo sopportava. -Sentite ragazzi, mettiamo subito in chiaro una cosa: state per caso cercando qualcuno su cui scaricare le colpe del vostro disastro?
Il biondo stava per replicare, ma Delacroix si mise in mezzo. -Nessuno ha intenzione di fare processi qui, vogliamo solo capire come sono andate le cose.
Berish valut la situazione prima di parlare. -Genko mi ha raccontato ci che aveva scoperto: il fumetto, Bunny e l'uomo con la voglia sul viso... Credo avesse un disperato bisogno di liberarsi dall'angoscia. Ripens al volto pallido dell'investigatore privato, all'evidente fatica con cui stava affrontando quella storia. -Cos, senza volerlo, sono entrato in possesso di tutti gli elementi del caso.
-E tu cosa gli hai dato in cambio? domand Bauer, sempre pi agitato.
-Una fotografia- rispose Berish, senza esitazione. -Genko voleva sapere com'era Robin Sullivan da bambino... Lo scatto conservato nel fascicolo del Limbo lo ritraeva accanto a un amichetto d'infanzia.
-Tutto molto commovente- lo schern il poliziotto bianco.
Berish lo ignor e continu rivolgendosi a Delacroix. -Un paio d'ore fa, mi ha chiamato una dottoressa del Saint Catherine: mi ha riferito che un loro paziente che versava in gravi condizioni le aveva fatto il mio nome - credeva fossi un parente o un amico. Quando sono arrivato, mi hanno spiegato che a prestargli i primi soccorsi era stato un certo Paul Macinsky, che l'aveva accompagnato fino in ospedale. Me l'hanno indicato e ho capito che c'era stato un errore di persona, che il bambino con la voglia sul viso nella foto del Limbo non era Robin Sullivan e che, di conseguenza, il dentista aveva mentito.
Delacroix lo scrut, forse cercava di capire se avesse detto tutta la verit.
Berish era consapevole di non godere di una fama favorevole fra i colleghi, per anni era stato una specie di reietto. Forse era per questo che si era trovato a proprio agio con Bruno Genko. -Dovreste ringraziare l'investigatore privato- disse. -Senza di lui, Samantha Andretti avrebbe corso un serio pericolo.
-E' morto venti minuti fa- disse Bauer, bruscamente. Quindi gli volt le spalle e se ne and.
La notizia colse Berish impreparato. Conosceva a malapena quell'uomo, ma gli dispiacque lo stesso. -Mi ha detto che alla fine di tutto avrebbe voluto incontrare Samantha, credo volesse scusarsi con lei per qualcosa...
Delacroix gli appoggi una mano sulla spalla. -Tanto non sarebbe servito.
Berish lo fiss, stupito. -perch ?
-Fra mezz'ora il capo convocher una conferenza stampa.
Di cosa diavolo stava parlando Delacroix?
-C'  una notizia che ancora non abbiamo diffuso. E riguarda proprio Samantha Andretti...


 41.
Si era tirata il lenzuolo sulla testa, non voleva pi essere osservata dallo specchio. E non voleva pi ascoltare lo squillo del telefono giallo sul comodino.
Lui sa che sono qui, sta venendo a prendermi per riportarmi nel labirinto. Ripens alla prigione dalle pareti grigie, senza uscita.
-Le stanze dei manicomi sono dipinte di grigio, e anche le celle delle carceri di massima sicurezza, le gabbie degli zoo... cos  aveva detto Green. -Alla lunga, il grigio rende mansueti.
Dov'era finito il dottore? Ormai era trascorsa almeno un'ora da quando era uscito dalla stanza per andare a pulire la camicia che si era macchiato col sandwich. Aveva detto che sarebbe tornato subito, invece l'aveva lasciata sola.
Il lenzuolo era un bozzolo, l'ultima difesa che le restava.
All'inizio aveva funzionato, era bastato per calmarla. Ma poi qualcosa si era insinuato nel suo rifugio. Insieme ai suoni familiari dell'ospedale, era tornato il battito del cuore sul muro.
Il cuore della bambina nata in cattivit di cui non ricordava pi nulla. Il cuore di sua figlia. Ma che era anche figlia del mostro.
Smettila di battere. Ti prego, smettila. Ma non smetteva.
Il palpito ossessivo rischiava di farla impazzire. cap che doveva fare qualcosa, perch  altrimenti non l'avrebbe mai lasciata in pace. Allora prese coraggio e, lentamente, tir fuori la testa dal lenzuolo.
Gli avevano spiegato che avrebbe potuto osservare la donna da dietro un falso specchio. Perci adesso ci che separava Simon Berish da Samantha Andretti era solo un vetro sottile.
A parte il bracconiere che l'aveva salvata, i poliziotti, il profiler che la stava seguendo e, naturalmente, il mostro che l'aveva tenuta prigioniera, nessuno l fuori conosceva il suo aspetto da adulta. La maggioranza della gente se la ricordava ancora com'era a tredici anni. Per il resto del mondo, Sam era ancora una bambina.
Berish era fra coloro che erano stati ammessi ad assistere alla verit.
Ci che l'agente speciale vedeva era solo una creatura fragile e indifesa. Delacroix gli aveva detto che Samantha si era fratturata una gamba mentre scappava, e questo perch  la prigionia aveva indebolito le sue ossa. Anche il sistema immunitario era compromesso, per questo avevano scelto di ricoverarla in un ambiente sterile.
Esistevano davvero uomini capaci di fare una cosa del genere a un'innocente?
Il cuore sul muro era diventato enorme e continuava a crescere.
E' solo una macchia di umido su una parete bianca, si ripeteva. E' un'allucinazione. Sono i farmaci psicotropi che mi somministrava il bastardo. Sparir presto, quando l'antidoto nella flebo mi avr ripulito il sangue e il cervello.
Le pulsazioni erano colpi di tamburo. E la chiamavano.
E' la mia bambina, vuole solo una carezza dalla sua mamma. La mamma che l'ha abbandonata. Le venne da piangere. Non fidarti, lei   la figlia del mostro, vuole solo riportarti nel labirinto. Tu sai che   ancora l e ti aspetta. Se non vuoi tornarci, devi ignorarla.
No, non posso. Sono sua madre, non posso.
Tir via il lenzuolo con un gesto deciso. Poi si mise a sedere sul letto. Allarg le gambe e si strapp via il catetere, lo gett via - sul pavimento si allarg una pozza di urina. Guard la flebo, con cautela si sfil l'ago dalla vena - l'avrebbe ricollegato dopo. Non era sicura di avere forze sufficienti a mettersi in piedi, ricordava ancora quando ci aveva provato la prima volta ed era franata per terra - il dottor Green l'aveva subito soccorsa, profumava di acqua di colonia. Allora, prima mosse la gamba destra e appoggi il piede per terra, poi afferr quella ingessata con entrambe le mani e, sollevandola, inizi a spostarla verso il margine del letto - un po' alla volta, gradualmente. Quando giunse proprio sul bordo, diede una spinta col bacino e la adagi piano fino a farle toccare il suolo. Infine si puntell con le braccia sul materasso, fece un profondo respiro e si tir su.
All'inizio, la stanza gir intorno a lei, ma riusc  comunque a non perdere l'equilibrio. Bene, si disse. E punt subito il cuore sul muro bianco.
Doveva dimostrare al suo cervello che non esisteva realmente, che si trattava di un inganno, di una falsa percezione. Mosse per primo il piede destro, avanz col busto e quindi si trascin dietro anche l'arto ingessato. Calcol che la separavano un paio di metri dal traguardo, confid di farcela.
Procedette, passo dopo passo, faticosamente. Al quarto si ferm, riprese fiato. Intanto il battito sulla parete aveva accelerato. Devo arrivare fin l. Fermarlo.
Giunta a meno di un metro sorrise. Mancava davvero poco al termine della sua piccola impresa. Un ultimo sforzo, avanti.
Quando fu in prossimit del muro, non resistette e allung un braccio. Pos delicatamente la mano sul cuore. E quello smise di battere.
Finalmente si era placato.
Al tatto prov una sensazione di bagnato. Ecco, avevo ragione:   solo una maledetta macchia di umidit.
Ma quando tir via la mano dal muro bianco, anche il suo cuore si ferm.
Berish continuava a osservare la ragazza distesa nel letto d'ospedale, provando una pena infinita per lei.
-C'  una notizia che ancora non abbiamo diffuso. E riguarda proprio Samantha Andretti... aveva affermato Delacroix.
Berish capiva le resistenze del dipartimento, perch  appena la gente l fuori avesse conosciuto la verit se la sarebbe presa con la polizia per non aver salvato Samantha Andretti in quindici, lunghi anni.
-Lo so cosa sta pensando- disse una voce femminile alle sue spalle.
Berish si volt e si ritrov davanti una splendida donna di colore, sui quaranta, molto elegante. -E' vero ci che dicono? E' in una specie di coma? domand.
-Non proprio- lo corresse l'altra. -In realt,   in stato catatonico e alterna momenti in cui   parzialmente vigile ad altri in cui   completamente assente.
-A dire il vero, l'agente speciale Delacroix ha usato un'altra espressione per descrivermi lo stato in cui versa Samantha...
-E sarebbe?
-Come qualcuno imprigionato per sempre in un incubo, senza potersi risvegliare.
La donna sospir. -Speravamo che potesse fornirci indicazioni utili alla cattura del rapitore o a individuare la prigione in cui   rimasta segregata per quindici anni, invece ogni tentativo   stato inutile. Fece una pausa e scosse il capo. -La vera prigione   nella sua mente, liberarla da l    ormai impossibile.
Si accorse della delusione sul suo volto e si domand che ruolo avesse avuto la donna nella vicenda di Samantha Andretti. -Sono l'agente speciale Simon Berish- disse porgendole la mano.
Lei ricambi la stretta e gli sorrise debolmente. -Sono la profiler incaricata di seguire il caso, il mio nome   Clara Green.
La parete sotto la macchia di umido era grigia.
Il palmo della sua mano, invece, era sporco di vernice bianca. Non pu essere, si disse. Un'ondata di terrore la travolse. Non sta succedendo sul serio. Non sta succedendo a me.
Doveva avvertire subito qualcuno. Il telefono giallo, pens. Adesso non era pi ostile, era suo amico.
Si diresse pi velocemente che poteva verso il comodino, fregandosene della fatica di trascinarsi dietro la gamba ingessata. Appena arriv davanti all'apparecchio, afferr la cornetta e se la port all'orecchio. Compose il nove, come le aveva spiegato il dottor Green... Ma era muto, non c'era linea.
Avrebbe voluto urlare, ma si trattenne.
Si volt verso la porta, per chiedere aiuto. Ma se ci che stava accadendo era reale, allora era del tutto irrazionale sperare che qualcuno la soccorresse.
Ciononostante, si diresse verso l'uscita con la frenesia ma anche la paura di scoprire come stavano le cose. Giunta di fronte alla porta, saggi dapprima la maniglia: non era chiusa a chiave. Lo interpret come un buon segno.
La apr  e scorse la schiena del poliziotto di guardia fuori dall'uscio. Per la gioia, stava quasi per saltargli al collo. L'euforia dur un istante, perch  la sua mente intu che ci che aveva di fronte era solo un oggetto senza vita.
Un manichino sorridente, come quelli dei grandi magazzini, con indosso una divisa.
Su un tavolino, in mezzo a siringhe e medicinali, era appoggiato un vecchio stereo portatile: dalle casse proveniva un sottofondo di suoni ospedalieri. C'era il televisore su cui Green le aveva mostrato le immagini della diretta fuori dall'ospedale, ma solo ora si accorse che era collegato a un videoregistratore.
C'era una catasta di vecchi giornali ingialliti, sul primo della pila spiccava un articolo sulla sua insperata riapparizione. Su una sedia erano appoggiati una parrucca fulva e un camice da infermiera. -Riposa cara, riposa... aveva detto con voce materna la donna mentre le sostituiva la flebo.
Infine si guard intorno. Riconobbe le pareti grigie e le porte di ferro delle stanze che si affacciavano nel corridoio. La speranza di essersi sbagliata fu spazzata via dalla realt. Ora sapeva perfettamente di cosa si trattava.
Un gioco.
Non aveva mai lasciato il labirinto.
-Mi hanno riferito del suo amico investigatore privato, mi dispiace- afferm la dottoressa Green.
-Non eravamo amici- precis Berish ma avrebbe voluto aggiungere che gli sarebbe piaciuto conoscere meglio Bruno Genko. -Comunque, grazie.
-Le va una tazza di caff ? propose la donna.
-Con piacere- rispose. Gett un'ultima occhiata al di l del falso specchio. Chiss quante Samantha Andretti erano prigioniere da qualche parte, senza che nessuno lo sapesse, e senza che nessuno potesse salvarle.
Poi Berish ripens anche al fumetto del coniglio con gli occhi a forma di cuore. Chiss quanti bambini erano stati infettati dal buio e da adulti erano diventati mostri.
Chiss quanti Bunny c'erano l 


 42
Io non sono Samantha Andretti.
La consapevolezza la schiacci. Doveva andare via di l. Sapeva che era impossibile, ma il suo stupido cervello si rifiutava di accettare l'idea che si era trattato solo di un'illusione.
Il gioco sadico di un mostro.
Continuava a spingersi lungo il corridoio, tirandosi appresso la gamba ingessata come un peso morto. Probabilmente anche la frattura   un inganno, si disse. Un modo per trattenermi a letto, impedendomi di andare in giro a scoprire la verit. E dietro lo specchio di cui aveva tanta paura non si celava alcuno sguardo minaccioso, ma soltanto un altro maledetto muro.
Dopo aver percorso una ventina di metri, si blocc. La sua attenzione era stata attratta da un debole suono. Proveniva dalla terza stanza sulla destra.
Sembrava una trasmissione radio.
Procedette in quella direzione e si ferm poco prima della soglia. Tese le orecchie: era proprio una conversazione.
Decise di sbirciare all'interno.
Il dottor Green era in piedi, di spalle. Davanti a lui, l'apparecchio con cui aveva registrato le loro conversazioni. Portava delle cuffie. Il volume era abbastanza alto perch  i suoni trasbordassero.
-Non lo so se sono capace.
Riconobbe la propria voce. Poi sent  anche quella del dottore.
-Ascolta, Sam: tu vuoi che quell'uomo paghi per ci che ti ha fatto, vero? E, soprattutto, non vorresti mai che facesse la stessa cosa a qualcun altro... Erano le parole che le aveva detto quando si era risvegliata senza ricordare nulla, dopo averle mostrato il volantino con la foto di Samantha Andretti tredicenne. -Come avrai capito, non sono un poliziotto. Non ho una pistola e non vado in giro a inseguire i criminali e a farmi sparare addosso. Anzi, a dire il vero, non sono nemmeno tanto coraggioso. Lo sent  ridere alla sua stessa battuta. -Ma una cosa posso assicurartela: lo prenderemo insieme, io e te. Lui non lo sa, ma c'  un posto da cui non pu scappare. Ed   l  che avverr la caccia: non l fuori, ma nella tua mente.
L'ultima frase del dottor Green la fece rabbrividire come la prima volta.
-Che ne dici: ti fidi di me?
Ramment di aver teso la mano per farsi restituire il volantino con la foto. Senza saperlo, cos  aveva dato inizio al gioco.
-Bene, brava la mia ragazza.
Io non sono la tua ragazza. E non sono nemmeno brava.
Tu non sei un dottore. E non vuoi aiutarmi.
Tu sei lui.
Ora che sapeva com'era fatto, il mostro le appariva ancora pi mostruoso. perch  il pensiero che un uomo tanto normale celasse in s  una simile malvagit era peggio di qualunque incubo. I mostri, come quelli delle fiabe, erano talmente orripilanti da generare nelle vittime l'utopia di poterli sconfiggere. Invece, con un essere tanto banale non poteva esserci speranza di salvezza.
Magari il sandwich con l'insalata di pollo che le aveva offerto l'aveva preparato veramente la moglie. E, quando usciva da l andava a coricarsi con lei in un letto caldo, sotto il tetto di una casa come tante. Forse aveva figli o nipoti, sicuramente amici o compagni di scuola che pensavano di conoscerlo veramente e invece non sapevano niente di lui.
Solo io so chi  .
Fu allora che not di nuovo il moschettone con le chiavi appeso alla cintura dell'uomo.
Poi pieg lo sguardo sul proprio ventre e con le dita and alla ricerca della cicatrice che lo solcava. Se sono sopravvissuta fino ad ora, vuol dire che sono pi forte di quanto possa ricordare adesso. E allora decise che era giunto anche il momento di porsi la domanda che aveva evitato fino ad allora.
Chi sono io?


 43.
-Ho una notizia grandiosa- annunci Green, rientrando nella stanza. -Siamo riusciti a prenderlo: il tuo rapitore   stato arrestato!
Finse di essere ammutolita per la sorpresa. In realt era la paura che le impediva di reagire. Preg che lui non lo notasse. -Come   successo?
-Purtroppo non posso ancora condividere i particolari con te, ma sappi che non ce l'avremmo mai fatta senza il tuo aiuto. Sembrava euforico. -Puoi essere fiera di te.
-Perci abbiamo terminato?
-S, cara- disse l'altro, recuperando la giacca dalla spalliera della sedia. -Tuo padre   arrivato in ospedale- aggiunse. -Abbiamo fatto una chiacchierata: gli ho spiegato che per te non   facile incontrarlo subito, ma ha detto che attender finch  non sarai pronta per parlare con lui.
-Lei dove andr invece, dottor Green?
Le sorrise. -Me ne torner a casa, ma prometto che verr a trovarti presto.
-Ha una bella casa?
-E anche un bel mutuo, se   per questo.
-Come si chiama sua moglie? Si accorse subito che la domanda l'aveva colto alla sprovvista.
-Adriana- rispose lui dopo una breve esitazione.
Chiss se era vero, pens. -Avete figli?
La fiss interdetto. -S- disse soltanto.
-E qual   il loro nome?
-Come mai ti incuriosisce tanto la mia vita? Rise ancora, ma era in imbarazzo. -Non sono poi cos  interessante, sai?
-Voglio sapere- disse lei, per nulla intimorita.
Allora l'uomo riappoggi la giacca alla spalliera e si rimise a sedere al proprio posto. Improvvisamente, non aveva pi premura di andar via. -Johanna   la pi grande, ha trentasei anni. Poi c'  George, trentaquattro. Infine il pi piccolo, Marco, che ne ha ventitr.
Annu, come se ne prendesse atto. Ma ancora non le bastava. -Cosa fanno?
-Marco studia all'universit, gli mancano tre esami per laurearsi in legge. George ha fondato una piccola societ di servizi informatici insieme a un paio di amici. Johanna si   sposata l'anno scorso, fa l'agente immobiliare.
Scrutava il volto dell'uomo per capire se stava recitando. No:   tutto vero, si disse. -Come ha conosciuto sua moglie?
-Al liceo- disse con tono neutro. -Stiamo insieme da pi di quarant'anni.
-E' stato difficile conquistarla?
-Corteggiavo la sua migliore amica,   stata lei a presentarci. Dopo averla vista per la prima volta, le ho dato il tormento finch  non ha accettato di uscire con me.
La fissava intensamente, ma lei non distoglieva lo sguardo. -Le ha chiesto subito di sposarla?
-Dopo un mese.
-Con un anello?
-Non potevo permettermelo, gliel'ho domandato e basta.
-Cosa c'  nella mia flebo?
-Un farmaco psicotropo.
-I miei ricordi sono reali?
-In parte s  gli altri sono allucinazioni indotte.
-Da quanto tempo sono qui?
-Quasi un anno.
-perch  mi ha fatto credere di essere Samantha Andretti?
-E' un gioco.
-Chi   lei?
L'altro non rispose.
Lo inchiod con uno sguardo di sfida. -Chi sono io? gli domand.
L'uomo le sorrise, ma adesso nella sua espressione c'era qualcosa di diverso. La dolcezza del dottor Green era svanita.
-Mi dispiace- disse lei. -Stavolta ho vinto io.
Il mostro trasse un profondo respiro. -Complimenti, sei stata in gamba.
-Che succeder adesso?
-Ci che succede sempre- afferm l'altro, poi frug nella tasca della giacca ed estrasse una piccola siringa gi pronta per l'uso. -Ti inietter un po' di questo, dormirai tranquilla. Al risveglio, non ricorderai pi nulla.
-Quante volte abbiamo gi fatto questo gioco?
-Innumerevoli- disse. E sorrise. -E' il nostro preferito.
L'uomo si avvicin al letto. Lei tese il braccio destro, per fargli capire che era pronta. -Facciamola finita. E' un miserabile, solo un miserabile - ramment.
Mentre si accingeva a farle l'iniezione, lei allung la mano sinistra e, repentinamente, afferr l'asta della flebo. La tir a s  con forza e la boccia precipit sulla nuca del falso profiler, infrangendosi in mille pezzi.
L'uomo le lasci andare il braccio e scivol a peso morto dal letto al pavimento. Era stordito ma non aveva perso i sensi. Lei cap di avere poco tempo, perch  presto il mostro avrebbe ritrovato la lucidit e sarebbe tornato alla carica.
Si lasci cadere su di lui e gli sfil dalla cintura il moschettone con le chiavi del labirinto. Quindi lo scavalc e punt l'uscita. Ancora senza fiato e con la gola in fiamme, si lanci verso la porta. La gamba ingessata era una zavorra. Ma doveva farcela - doveva. Un passo alla volta, ma con quel peso la distanza che la separava dalla soglia sembrava allungarsi. Ogni tanto si voltava per controllare la situazione.
Il vigliacco si stava riprendendo. All'inizio, si port semplicemente una mano alla testa. Poi si accorse delle chiavi e tutto gli fu chiaro. Il mite dottor Green era scomparso, ora l'odio grondava come cera dal suo volto.
Lo vide rialzarsi, pronto a gettarsi su di lei come una belva rabbiosa. Il mostro fece un balzo. I palmi delle mani la schiaffeggiarono, ma non riuscirono ad afferrarle la camicia da notte. Al secondo tentativo, non sarebbe stata cos  fortunata.
Giunse davanti alla porta di ferro che lui aveva dipinto di bianco per farla sembrare quella di una stanza d'ospedale, la apr  pi velocemente che pot.
Varc la soglia e tir a s  la maniglia.
Il tempo infinitesimamente breve in cui l'uscio si richiudeva si dilat, rallentando ogni gesto. Le sembr di vivere un dj-vu, come con la ragazza che lui aveva mandato per ucciderla - chiss se era reale oppure un altro delirio chimico. Mentre l'azione si compiva, inesorabile, catalog sul volto del mostro una serie di espressioni che andavano dalla collera allo sdegno, fino all'assoluta meraviglia.
Con le mani che tremavano, lei and alla ricerca della chiave. Ne prov un paio, ma erano almeno una ventina. Non ce la far mai. E rischi persino che il moschettone le scivolasse per terra. Al quarto tentativo, sent  la serratura che girava.
Una, due, tre mandate.
Dall'interno, qualcosa si abbatt violentemente sulla porta. Era lui che cercava di liberarsi. Lo sent  urlare e percuotere il ferro, ebbe paura che alla fine ce la facesse ma decise di ignorarlo e cominci la sua ricerca, perch  era sicura che la salvezza fosse sempre stata vicina.
Col mazzo di chiavi, test tutte le serrature. E dopo una serie di stanze vuote, ne trov una con una scala arrugginita che conduceva in alto, fino a una botola.
Per salire, per, doveva liberarsi del gesso alla gamba. Cominci a prendere a calci il battente della porta di ferro, finch  non riusc  ad aprire delle crepe. Le allarg con le dita, strappandoselo via pezzo dopo pezzo.
Poi si arrampic senza sapere cosa avrebbe trovato dall'altra parte. Forse perfino un altro labirinto - dopo ci che aveva vissuto, non era pi sicura di niente.
Arrivata in cima ai gradini, gir con entrambe le mani una specie di valvola di sicurezza che chiudeva il tombino. Ci volle molta energia per sollevarlo di pochissimo. Ma appena ci riusc , fu ricompensata con una folata di aria fredda che si accompagnava alla pallida luce del giorno. Spinse pi forte che poteva e il coperchio della botola ricadde all'esterno con un clangore metallico.
Si tir su e cerc di capire dove fosse.
Sopra di lei, il rudere di un mulino abbandonato e le rovine di un incendio. Intorno a lei, un paesaggio di boschi innevati che si perdeva a vista d'occhio.
Non un suono, non una presenza umana o animale. Nessun punto di riferimento. Per quanto ne sapeva, quel luogo poteva essere ovunque. Come faceva il mostro ogni volta ad arrivare fin l? Aveva immaginato di trovare un'auto. La parcheggia lontano da qui -   prudente. Non sapeva neanche dove fosse - o se ci fosse - una strada. Indossava solo una camicia leggera ed era scalza. Non riuscir a sopravvivere a lungo con questa temperatura, si disse. Se non trovo aiuto, quando giunger la notte morir assiderata. L'alternativa era tornare di sotto e prepararsi meglio alla spedizione o addirittura rimandarla a quando fosse stata abbastanza in forze.
Ma voleva solo andarsene di l  al pi presto. Costi quel che costi.
Prima di incamminarsi, per, rialz il coperchio di ferro. Nel buco sotto di lei riecheggiavano ancora le grida dell'uomo del labirinto. Lasci ricadere pesantemente il portello sulla botola. Il rumore si disperse rapidamente nell'aria. Il mostro aveva ricevuto il destino che meritava.
Sepolto vivo.
A quel punto s'incammin nella neve che le arrivava ai polpacci. Aveva freddo, ma si sentiva libera. cap che la condizione disagevole per il corpo aveva invece un effetto benefico sulla mente, perch  all'improvviso tornarono frammenti di ricordi.
La cicatrice sulla pancia: sono madre di una bambina, ma non ho mai partorito nel labirinto. Lei   a casa, al sicuro.
Il mostro non mi ha rapita: sono stata io a cercare lui.
Faccio la poliziotta e sono in servizio al Limbo. Mi chiamo Mara Elena Vasquez.
Ma da sempre il mio nome   Mila.
...
.
...
FINE.